L’almanacco di Rock by Wild – 19 maggio

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6 Ricorrenze per il 19 maggio

Nasce Pete Townshend

(Londra, 19 maggio 1945)

Oggi è il compleanno di Peter “Pete” Dennis Blandford Townshend, chitarrista, compositore e cantante britannico, noto principalmente per essere il leader e chitarrista dello storico gruppo rock The Who. Pete Townshend nacque da una famiglia di musicisti a Chiswick, West London. Suo padre Cliff suonava il sax tenore negli Squadronaires, banda della RAF, e sua madre Betty Dennis era una cantante professionista. Una zia lo incoraggiò a prendere lezioni di piano, ma dopo aver visto il film Rock Around the Clock nel 1956 s’ammaliò di rock’n’roll, interesse in cui venne sostenuto dai genitori. Dopo aver imparato i primi accordi alla chitarra, il suo primo “vero” strumento fu un banjo, che suonava nei Confederates, la band traditional jazz della scuola. Nel gruppo, alla tromba, vi era anche John Entwistle e dopo che questi iniziò a suonare il basso i due entrarono in un altro complesso della scuola, The Scorpions, con Pete alla chitarra. Pete e John frequentavano entrambi la Acton County School, assieme anche a Roger Daltrey, di un anno più grande, che aveva una sua band chiamata The Detours. Roger chiese a John di entrare a far parte della band e nell’arco di sei mesi circa il nucleo originario dei The Who era fatto, dopo che John riuscì a persuadere Roger riguardo all’ingresso di Pete nel gruppo. Nel frattempo Townshend era entrato all’Ealing Art College, dove ebbe l’occasione di nutrire il suo spirito secondo una dieta a base di performance art e blues, entrambe forti influenze; inoltre i Detours cominciano ad allargare il proprio campo passando al circuito dei pub londinesi. Con l’arrivo del batterista Keith Moon nel 1964 e dei manager Kit Lambert e Chris Stamp, The Who erano finalmente sulla carreggiata, con Pete che assunse il ruolo di leader e principale portavoce. Presto Pete si trovò dinnanzi al boom musicale britannico dei Sixties. In qualità di chitarrista e compositore del gruppo divenne la forza trainante di una delle creature più potenti, innovative e articolate del panorama rock. Dai primi classici singoli di tre minuti come “I Can’t Explain“, “Substitute” e “My Generation“, passando successivamente per le grandi opere rock quali “Tommy”, “Lifehouse” e “Quadrophenia“, Townshend si guadagnò il titolo di uno dei più grandi musicisti e compositori in campo rock. Spese tutti gli anni Sessanta e gran parte dei Settanta concentrando le sue forze creative sugli Who. In concerto divenne famoso come il chitarrista più teatrale della sua generazione, (e di quelle future), vagando per il palco, saltando e roteando il braccio nel suonare accordi col windmill (“mulinello”), suo marchio di fabbrica. Sviluppò un proprio stile chitarristico, alternando parti ritmiche e soliste, spaziando da violente pennate d’accordi ed energici power chord a delicati arpeggi e scale cromatiche. Al culmine degli spettacoli il colpo di grazia: la rituale distruzione della chitarra. In seguito Pete svelerà il motivo insito per cui aveva deciso di spaccare la chitarra:

Distruggo la mia chitarra sull’altoparlante perché è di grande effetto visivo. È molto artistico. Si ottiene un suono tremendo e l’effetto è grandioso…

L’ispirazione a fare dello strumento un oggetto da distruggere arrivava direttamente dalla corrente artistica più in voga in quel momento, la Pop Art. Nel 1967 Pete divenne un seguace del santone indiano “Meher Baba”, ispiratore di tre devoti album di privata circolazione. Ciò lo portò alla pubblicazione di “Who Came First“, nel 1972, il primo d’una serie di album solisti, seguito nel ’77 da “Rough Mix“, frutto della collaborazione con un altro devoto di Meher Baba, il bassista degli Small Faces, Ronnie Lane, “Empty Glass” (1980), “All The Best Cowboys Have Chinese Eyes” (1982), “White City: A Novel” (1985), “The Iron Man” (1988, adattamento d’una storia per bambini di Ted Hughes), e “Psychoderelict” (1993). Nel 1984, con gli Who momentaneamente sciolti, guidò un supergruppo chiamato Deep End, (in cui tra gli altri vi era alla chitarra David Gilmour dei Pink Floyd), con i quali pubblicò un live nel 1986; inoltre pubblicò una serie di album col nome di Scoop che raccoglievano demo, materiale solista e vari altri progetti non completati. A tempi alterni durante gli anni ’90 girò con una band di supporto per il Nord America, inizialmente promuovendo “Psychoderelict“, e poi sia materiale solista che classici dei The Who. Molti di questi show, assieme con qualche occasionale apparizione nel Regno Unito, venivano fatti per beneficenza. Torna con i vecchi compagni nel 1989, portando “Tommy” in tutto il mondo per festeggiare il 25º anniversario del gruppo; tocca poi a “Quadrophenia” nel 1996/’97. Altri tour con gli Who nel 1999, 2000 e 2002, (adesso senza Entwistle, tragicamente scomparso alla vigilia della tranche statunitense del tour), e poi ancora nel 2004, che vede l’arrivo di due nuovi pezzi poi pubblicati nella raccolta The Who: “Then and Now, Real Good Looking Boy” e “Old Red Wine“. Negli ultimi anni, Townshend ha partecipato ad una serie di tour con i membri superstiti del gruppo, nonostante la morte, nel 2002, di Entwistle. Nel febbraio 2006, è stato annunciato un importante tour mondiale per promuovere il loro primo album dal 1982, “Endless Wire“. Il 7 febbraio 2010, si è esibito insieme a Daltrey allo show d’intervallo del XLIV Super Bowl, eseguendo: “Pinball Wizard“, “Who Are You“, “Baba O’Riley“, “See Me Feel Me” e “Won’t Get Fooled Again“. Nel 2012 inizia la tornee europea dei The Who, suonando l’opera rock “Quadrophenia” ed altri classici della band. Ha suonato alla cerimonia finale della XXX Olimpiade a Londra. Riconosciuto a lungo come uno dei più dotati e poliedrici performer della musica rock, Pete ha anche promosso una sua casa editrice e ha lavorato come editore per la Faber & Faber, che ha tra l’altro pubblicato nel 1985 il suo libro Horse’s Neck, una raccolta di brevi racconti. Da sempre interessato alle nuove tecnologie, ha sfruttato e sfrutta il web come mezzo d’espressione della sua vena artistica, pubblicando articoli e saggi disponibili ai fan. Per certi versi Pete può addirittura esser considerato un pioniere, se non un profeta, di Internet, un cui primitivo modello (“the Grid”) era già presente in “Lifehouse“, il progetto che stava dietro ai brani poi confluiti in “Who’s Next“. Al tempo, (parliamo dei primi anni Settanta), il pubblico non fu in grado di cogliere la genialità del progetto, che di troppo anticipava i suoi tempi, fatto sta che Townshend non fu in grado di rappresentarlo nella sua interezza (o quasi) se non trent’anni dopo, quando ebbe la tecnologia necessaria, raggiungendo via webcast la possibilità di un’audience globale. Cura un suo sito ed un blog, su cui nel 2005 dà l’annuncio dell’uscita posticipata a data da destinarsi del tanto atteso nuovo album a firma The Who. Sul blog pubblica una novella, The Boy Who Heard Music, la cui trama si ricollega a “Lifehouse” e verrà trasposta musicalmente in “Wire and Glass“, mini-opera uscita prima come singolo e poi contenuta nel famigerato nuovo album, “Endless Wire“, il primo a 24 anni di distanza da “It’s Hard“, pubblicato nell’ottobre 2006 e promosso in un tour, già partito nell’estate dello stesso anno e conclusosi nel luglio 2007. Con l’apertura del sito www.eelpie.com rende possibile l’acquisto di nuovo esclusivo materiale e delle Encore Series delle date del tour degli Who, nonché promuove aste di beneficenza vendendo effetti personali e quant’altro. L’attività caritatevole sua e del gruppo non si limita a questo: ricordiamo la partecipazione dei The Who al Live Aid nell’85 e al Live 8 nel 2005; il gruppo è tra l’altro sempre presente agli show annuali del Teenage Cancer Trust, di cui Daltrey è presidente. Svariati a livello solista i concerti benefici già a partire dagli anni Settanta. L’8 ottobre 2012 è uscita la sua autobiografia, denominata “Who I Am“, edito da HarperCollins. Il libro, che ha ricevuto buone critiche sia dal mondo musicale, che da quello letterario è stato pubblicato in Italia da RCS nella collana Controtempo il 16 ottobre 2013 nella traduzione di Tommaso Labranca. Durante la sua carriera da solista e la sua carriera con gli Who, Townshend ha suonato (e distrutto) una grande varietà di chitarre.
Nei primi giorni, con i The Who, ha suonato in massima parte una Emile Grimshaw SS De Luxe, una Rickenbacker 6 corde e una 12 corde semi-hollow, (in particolare la Grimshaw con le classiche due buche). Tuttavia, come “distruttore di chitarre” da parte sua vennero sempre più utilizzate in concerto chitarre più durevoli e resistenti, (e talvolta meno costose), da fracassare, come la Fender Stratocaster, Fender Telecaster e vari modelli di Danelectro. Nella famosa apparizione allo Smothers Brothers Comedy Hour nel 1967, ha utilizzato una Vox Cheetah, che ha utilizzato solo per quell’occasione in quanto è stata distrutta in mille pezzi da Townshend e dall’esplosione della batteria di Keith Moon.
Nei tardi anni ’60, ha iniziato a suonare Gibson SG quasi esclusivamente, in particolare il modello Special. Questa chitarra, grazie ai 4 volumi e al selettore, gli permetteva di gestire facilmente il volume e la distorsione, ma soprattutto di saltare istantaneamente da una parte distorta a una parte pulita solo selezionando un altro pickup, impostato precedentemente con un volume più basso. Ha utilizzato questa chitarra a Woodstock e all’Isola di Wight, lo stesso nel Live at Leeds. Nel 1972, la Gibson ha cambiato il design del SG Special che Townshend stava usando, quindi ha iniziato a utilizzare altre chitarre. Per la maggior parte del 1970, ha usato delle Gibson Les Paul Deluxe, alcune con solo due mini-humbucker e altre modificate con un terzo pick-up nella posizione centrale, (che era un DiMarzio Superdistortion/Dual Sound). Lo si può vedere con queste chitarre nel documentario The Kids Are Alright, anche se in studio ha spesso suonato una Gretsch 6120 del ’59, ma più negli album “Who’s Next” e “Quadrophenia“. Durante gli anni 80, ha usato principalmente Rickenbacker e un modello stile Telecaster costruito per lui da Schecter, (marchio che ancora oggi propone un modello a lui dedicato), e vari altri liutai. Dai tardi anni 80, Townshend ha utilizzato la Signature Fender Stratocaster di Eric Clapton, con Lace-Sensor pickup, sia in studio che in tour. Alcune delle sue chitarre Stratocaster sono caratterizzate da un PowerBridge Fishman piezo pick-up per simulare il suono di una chitarra acustica. Questo sistema piezo è controllato da un volume dietro il ponte. Townshend ha utilizzato una serie di altre chitarre elettriche, comprese le varie Gretsch, Gibson e Fender. Ha anche utilizzato delle acustiche marca Guild, Takamine e Gibson J-200. Una Gretsch vintage gli è stata data da Joe Walsh.
Ha anche utilizzato la Gibson ES-335, una delle quali ha donato per l’Hard Rock Cafe. Per un breve periodo nel 1968 ha anche utilizzato una Gibson EDS-1275, una Harmony Sovrano H1270 e una Fender XII per le sessioni di studio di “Tommy“.
Ci sono diverse Gibson signature di Townshend, come la SG Pete Townshend, la Pete Townshend J-200 e tre diverse Les Paul Pete Townshend Deluxe. Ci sono anche Signature della Rickenbacker in edizione limitata del 1997.
Egli ha sempre considerato i suoi strumenti come attrezzi del mestiere e ha, in questi ultimi anni, mantenuto i suoi più pregiati strumenti ben lontani dal palco dei suoi concerti. Questi includono un paio di Rickenbacker vintage e reissue, una Gretsch 6120, delle Gibson in edizione limitata reissue delle Les Paul Deluxe 1, 3 e 9 e la sua Signature Gibson SG Special Reissue. Tra gli strumenti che ha conservato citiamo la sua preferita, una Fender Telecaster Vintage del 1952. Nel corso degli anni, Pete Townshend ha utilizzato molti tipi di amplificatori, compresi Vox, Fender, Marshall, etc. ma per la maggior parte ha usato Hiwatt. Al tempo di “Who’s Next“, ha usato amplificatori Fender. Per un periodo la sua attrezzatura consisteva di quattro Fender Vibro-King e una testata Hiwatt che pilotava due 2×12” Hiwatt/Mesa Boogie customizzati.
Townshend negli ambienti rock di quegli anni fu uno dei primi utilizzatori di Marshall, che diventavano famosi proprio in quel periodo. Egli ha anche ordinato diverse casse con otto altoparlanti che avevano la metà superiore del cabinet leggermente inclinata verso l’alto. Queste erano difficilissime da trasportare perché enormi e incredibilmente pesanti. Su suggerimento di Townshend, Jim Marshall quindi tagliò il massiccio case in due casse separate che contenevano ognuna quattro altoparlanti da 12 pollici. Uno dei cabinet era inclinato verso l’alto da metà in su e potevano essere sovrapposti a due a due. Il “Marshall Stack” era nato e Townshend lo utilizzò in questi anni allo stesso modo degli Hiwatt. Oggi il suo Set-Up di amplificatori di solito consiste di quattro amplificatori Fender vibro-King con i rispettivi cabinet. Nei tardi anni ’60 fu uno dei primi ad usare gli effetti a pedale facendo un largo uso dell’Univox Fuzz che nei suoi concerti impostava al massimo per ottenere il tipico suono acido distorto di quegli anni. Questo distorsore gli consentiva di avere sustain infiniti accompagnati da molta presenza dello strumento, (fondamentale per un gruppo come gli Who che aveva un solo chitarrista in live), ma soprattutto contribuì a renderlo uno dei “pionieri del feedback”: infatti poteva ottenere, (ovviamente a livelli di volume fuori dalla norma), tutta una serie di ritorni di suono a seconda della sua posizione rispetto agli amplificatori soltanto sfiorando una corda.
Più recentemente, nel 2006, Townshend aveva una pedaliera progettata da Pete Cornish. Questa probabilmente è composta da un compressore, un vecchio Boss OD-1 overdrive e da un T-Rex Replica Delay.

Nasce Dusty Hill

(Dallas, 19 maggio 1949)

Oggi è il compleanno di Joseph Michael “Dusty” Hill, bassista, cantante e tastierista statunitense. La sua fama è dovuta alla militanza negli ZZ Top, (nel ruolo di bassista e tastierista), fin dalla loro fondazione. A volte, Dusty ha anche cantato in alcuni brani dei ZZ Top, (ad esempio in uno dei loro successi:”Tush“). Assieme al collega Billy Gibbons sfoggia una caratteristica barba. Hill è nato a Dallas, Texas, e cresciuto nel quartiere di Lakewood di East Dallas. Ha frequentato la Woodrow Wilson High School dove ha suonato il violoncello.
Insieme a suo fratello Rocky Hill e il futuro compagno negli ZZ Top Frank Beard, Dusty ha suonato in band locali di Dallas; The Warlocks, The Cellar Dwellers e gli American Blues.
Nel 1968, la band decide di lasciare l’area di Dallas-Fort Worth e si trasferisce a Houston. In questo momento, però, il chitarrista Rocky Hill lascia la band e a loro si unisce il chitarrista/cantante Billy Gibbons. Nascono così gli ZZ TOP che pubblicano il loro primo singolo nel 1969. Apparizioni di Dusty Hill sullo schermo includono anche Ritorno al futuro parte III, Mother Goose Rock ‘n’ Rhyme, WWE Raw e Deadwood, e come se stesso nell’undicesima puntata della serie King of the Hill, Hank Gets Dusted.

Nasceva Joey Ramone

(New York, 19 maggio 1951 – New York, 15 aprile 2001)

Oggi si ricorda il compleanno di Joey Ramone, pseudonimo di Jeffrey Ross Hyman, ricordato per essere stato il cantante della storica punk rock band americana dei Ramones. Joey ha sofferto fin da piccolo di un disturbo ossessivo-compulsivo che lo portava a dover compiere ripetutamente determinate azioni per neutralizzare l’ossessione. Prima dell’esperienza nei Ramones, suonò negli Snipers. Portava stivali rosa, maglia nera, guanti fino al gomito, capelli lunghi e occhiali rotondi. Ammirava gli Who, i Beatles, ma in particolare gli Stooges e Iggy Pop, suo artista preferito. Nel Queens, a Forest Hills, conobbe altri due ragazzi, Douglas Glenn Colvin e John Cummings, rispettivamente i futuri Dee Dee Ramone e Johnny Ramone, il nucleo storico dei Ramones. Joey cominciò come batterista, diventò cantante in seguito per sopperire alla mancanza di voce di Dee Dee, il quale faceva fatica a suonare il basso e a cantare contemporaneamente. Gli anni nella band furono costellati di successi ed eccessi, ma anche di problemi e cambi di formazione. L’ultimo concerto dei Ramones, e di Joey con questa band, fu quello del 6 agosto 1996 a Los Angeles, immortalato nell’album “We’re Outta Here!“, registrato dal vivo. Dopo lo scioglimento dei Ramones, Joey intraprese la carriera solista, registrando sia l’album “Don’t Worry About Me“, sia l’EP “Christmas Spirit…In My House“. Ma non vide mai l’uscita del suo album in studio: morì il 15 aprile 2001 in un ospedale di New York a causa di un tumore al sistema linfatico, poco prima di compiere cinquant’anni, mentre stava ascoltando il brano “In a Little While” degli U2. Il 19 maggio, il giorno che avrebbe dovuto essere il suo 50esimo compleanno, viene proclamato “Joey Ramone Day“, in suo onore. Dal 2001 si tiene annualmente il Joey Ramone Birthday Bash dove, per l’occasione, vengono suonati dei classici dei Ramones. Il 30 novembre 2003 a New York gli fu dedicato il Joey Ramone Place, dove fu scattata la copertina del primo album dei Ramones e dove Joey e Dee Dee condivisero un appartamento. Nel settembre 2010 l’Associated Press riportò una notizia secondo cui la targa indicante il Joey Ramone Place era la targa più rubata nell’intera città di New York. Il 27 settembre, appena qualche giorno dopo, la targa fu spostata ad un’altezza di 6 metri.

MTV a proposito di Joey affermò:

I suoi marchi di fabbrica come la giacca di pelle nera, i capelli lunghi fino alle spalle, i jeans strappati e la sua voce semplicemente stupenda fanno di Joey Ramone il padrino del punk.

Il 10 settembre 2014 gli U2 dedicano un brano a lui, chiamato “The miracle (of Joey Ramone)“, dove non viene mai menzionato esplicitamente Ramone, ma gli U2 raccontano della prima volta che hanno visto i Ramones a Dublino, e di quanto quel concerto abbia influenzato la loro carriera musicale in positivo.

Nasce Phil Rudd

(Melbourne, 19 maggio 1954)

Oggi compie gli anni Phillip Hugh Norman Witschke Rudzevecius, meglio noto come Phil Rudd, ex batterista del gruppo hard rock AC/DC. Phil Rudd nasce il 19 maggio 1954 a Melbourne, in Australia, da una famiglia di origine lituana. Si fa conoscere nell’ambiente musicale suonando con i Colored Balls nei primi anni settanta, una violenta e chiassosa yob-rock-band. I due singoli “Liberate Rock” e “Mess of Blues” furono gli unici pezzi degni di nota di Phil con i Colored Balls, i quali, nel 1974, cambiarono il loro nome in Buster Brown. All’inizio del 1975 Phil ricevette la chiamata degli AC/DC e non esitò un attimo per cogliere al volo l’occasione. Il 5 novembre 2014 viene arrestato dai poliziotti di Tauranga con l’accusa di avere cercato di assoldare un killer per uccidere due persone, nonché di minacce di assassinio e detenzione di cannabis e metanfetamine. La prossima udienza al tribunale sarà il 27 novembre. Phil milita negli AC/DC dal 1975 fino a oggi. Nel 1983 alla fine della sessione di registrazione di “Flick of the Switch“, a causa di pesanti incomprensioni con il chitarrista Malcolm Young, lascia il gruppo e si trasferisce in Nuova Zelanda, dove si guadagna da vivere come pilota di elicotteri. Nel 1991, in occasione di una tappa neozelandese del “Razors Edge Tour” degli AC/DC, Rudd si incontra con i vecchi compagni. Nel 1994 rientra nuovamente nel gruppo, giusto in tempo per poi realizzare l’album “Ballbreaker“, uscito nel settembre del 1995. Il 18 luglio 2014 è stato rilasciato il singolo “Repo Man“. Questa canzone farà parte del primo album da solista “Head Job“, rilasciato il 29 agosto 2014. Phil è affiancato dal cantante Alan Badger e dal chitarrista Geoffrey Martin. Attualmente Phil suona un kit 5 pezzi Sonor Designer Series in acero canadese. Utilizza una grancassa 22×18”, un tom 13×13”, due timpani, 16×18 e 18×18”, più un rullante 14×5” della serie Signature. Sui suoi fusti utilizza pelli Aquarian Classic Satin Finish o Evans G2, (spesso sabbiate), come battenti, con l’eccezione del rullante su cui utilizza le Acquarian Clear Power Dot o Evans G1 Clear Power Dot. Il pedale è della Designer Series e l’hardware della serie al top della Sonor. Per quanto riguarda le bacchette Phil usa le Easton Ahead, versioni nere con punta bianca. Sono bacchette in alluminio, con il rivestimento intercambiabile in carbonio e poliuretano, molto resistenti, a questo proposito dice: “Se sei un batterista potente, devi avere confidenza con le tue bacchette, e devi sapere se sono all’altezza del tuo lavoro”. È solito usare una bacchetta modello 5A nella mano destra ed una modello “Rock” nella sinistra. Phil cura molto l’accordatura della batteria, specialmente in studio, dato il drumming potente infatti la pelle del rullante potrebbe scordarsi più facilmente rispetto alla normalità. Phil ha suonato set della Sonor per la maggior parte della sua carriera, ma ha suonato anche dei kit Ludwig, come anche in un recentissimo video. Inoltre è solito suonare piatti Zildjian e Paiste. Nella maggior parte delle sue apparizioni in particolare ha utilizzato piatti Paiste 2002. Spesso mentre suona ha l’abitudine di fumare (sigarette Rothman’s).

Esce “Animal Boy

19 maggio 1986: “Animal Boy” è il nono album del gruppo punk rock Ramones ed è stato pubblicato nel maggio 1986. Contiene le canzoni “My Brain Is Hanging Upside Down (Bonzo Goes to Bitburg)” scritta da Dee Dee Ramone, Jean Beauvoir e Joey Ramone come protesta alla visita di Ronald Reagan al cimitero di Bitburg nell’ovest della Germania, “Somebody Put Something in My Drink” scritta dal batterista Richie Ramone che riguarda un fatto spiacevole che l’ha coinvolto nei primi anni della sua presenza nella band e “Love Kills” scritta da Dee Dee Ramone che racconta la storia d’amore fra Nancy Spungen e Sid Vicious.

Tracce

1 Somebody Put Something in My Drink – 3:23
2 Animal Boy – 1:50
3 Love Kills – 2:19
4 Apeman Hop – 2:02
5 She Belongs to Me – 3:54
6 Crummy Stuff – 2:06
7 My Brain Is Hanging Upside Down (Bonzo Goes to Bitburg) – 3:55
8 Mental Hell – 2:38
9 Eat That Rat – 1:37
10 Freak of Nature – 1:32
11 Hair of the Dog – 2:19
12 Something to Believe In – 4:09

Formazione

Joey Ramone – voce
Johnny Ramone – chitarra
Dee Dee Ramone – basso e voce d’accompagnamento
Richie Ramone – batteria e voce d’accompagnamento

Esce “Revenge

19 maggio 1992: “Revenge” è il sedicesimo album dei Kiss, pubblicato per l’etichetta discografica Mercury Records. “Revenge” è il primo album registrato in studio dalla band dopo la scomparsa del batterista Eric Carr avvenuta nel novembre del 1991. Come suo sostituto alla sua morte era stato scelto Eric Singer, batterista che durante la sua carriera ha suonato in diverse band heavy metal tra cui anche quella dei Black Sabbath e già con Paul Stanley nel suo tour solista del 1989.
Per la produzione di questo album i Kiss si sono avvalsi della collaborazione di due personalità che avevano già lavorato precedentemente con il gruppo. Il compito della produzione è infatti affidato a Bob Ezrin, il quale si era occupato nel 1976 della produzione dell’albumDestroyer” e successivamente del meno fortunato “Music from “The Elder“” (1981), mentre per la stesura di alcuni brani musicali è stato chiamato in causa Vinnie Vincent, chitarrista della band dal dicembre del 1982, quando aveva preso il posto di Ace Frehley, fino al 1984, quando se ne andò per reclami di mancati diritti d’autore sui brani. Partecipò al songwriting anche Jesse Damon, frontman dei Silent Rage, band gestita proprio da Gene Simmons, e Kane Roberts, chitarrista di Alice Cooper.
La band ha dedicato l’album ad Eric Carr, inserendo come ultima traccia all’interno dell’album una demo registrata dal defunto batterista nel 1981 intitolata “Carr Jam 81“. Lo stesso batterista è anche presente nella traccia numero cinque (brano inciso prima dell’inizio delle registrazioni dell’album, l’ultimo del gruppo in cui appare Eric Carr prima della sua morte) come voce secondaria.
Il nome dell’album venne “preso in prestito” da Vinnie Vincent: Vinnie stava collaborando con i Kiss per la realizzazione dell’album, ma nello stesso periodo stava lavorando anche per pubblicare il suo nuovo album con il progetto Vinnie Vincent Invasion. Il suo album sarebbe dovuto intitolarsi appunto “Revenge“. A Gene Simmons piacque il titolo che avrebbe dovuto avere l’album di Vincent, e gli chiese se poteva usarlo per dare il nome al nuovo album dei Kiss. Vinnie accettò.

Tracce

1 Unholy (Gene Simmons, Vinnie Vincent) – 3:40
2 Take It Off (Paul Stanley, Bob Ezrin, Kane Roberts) – 4:50
3 Tough Love (Stanley, Ezrin, Bruce Kulick) – 3:44
4 Spit (Simmons, Stanley, Scott Van Zen) – 3:32
5 God Gave Rock ‘N Roll to You II (Russ Ballard, Stanley, Simmons, Ezrin) – 5:18
6 Domino (Simmons) – 4:01
7 Heart of Chrome (Stanley, Ezrin, Vincent) – 4:02
8 Thou Shalt Not (Simmons, Jesse Damon) – 3:59
9 Every Time I Look at You (Stanley, Ezrin) – 4:38
10 Paralyzed (Simmons, Ezrin) – 4:14
11 I Just Wanna (Stanley, Vincent) – 4:07
12 Carr Jam 81 (Eric Carr) – 2:46

Formazione

Gene Simmons – voce principale o secondaria, basso
Paul Stanley – voce principale o secondaria, chitarra ritmica
Bruce Kulick – chitarra solista e ritmica
Eric Singer – batteria e voce secondaria

Collaboratori

Kevin Valentine – batteria in Take It Off
Dick Wagner – chitarra solista in Every Time I Look at You
Eric Carr – batteria in Carr Jam 81 e voce second

Author Description

Fabietto Pugliese

Fabietto Pugliese

Collezionista di vinili e memorabilia dei Kiss; ama il metal in ogni sua forma (heavy, street, glam, thrash, prog, power/speed metal). Da qualche anno colleziona anche vinili di hard rock prog anni '70, soprattutto italiano. Cerca di tramandare la conoscenza ai posteri attraverso la pagina facebook di Rome by Wild.

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