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Recensione di The Dead Daisies – “Revolucion”

Revolucion“, il secondo full lenght del supergruppo The Dead Daisies, sposta ulteriormente le sonorità dal metal AOR del loro primo omonimo album del 2013, all’hard rock AOR di tradizionale matrice blues. Non a caso è cambiata anche la formazione di questa sorta di super band “aperta”.
L’attuale line up vede ancora David Lowy e Richard Fortus, rispettivamente alla chitarra ritmica e solista, il tastierista Dizzy Reed, il bassista Marco Mendoza (Thin Lizzy e Whitsnake) e i nuovi arrivati, Brian Tichy alla batteria e John Corabi (Motley Crue) alla voce. Tommy Clufetos, batteria e Dave Leslie, chitarra, sono poi aggiunti per l’attività concertistica del gruppo.

Soprattutto dalla voce di Corabi, più roca e meno epica rispetto a quella di Jon Stevens, abbiamo il segno distintivo del sound di “Revolucion“, album, che già dal titolo ci porta in quella Cuba che, dagli anni ’50 ad oggi, è diventata e rimasta simbolo (e cartolina) di un’epoca di cambiamenti, paralleli proprio all’epoca di formazione di quel genere musicale popolare che va sotto il nome di rock.

Due delle 13 tracce dell’album sono state prodotte presso L’Abadala Studios dell’Havana, le altre nel tradizionale Studio 301 di Sydney. Curiosamente proprio questi due brani cubani sono le uniche due cover di “Revolucion“, “Evil” di Willie Dixon e Howlin’ Wolf, bluesmen tra i quali l’hard rock deve trovare le sue fonti, qui in una versione potente e dal riff frastagliato; e “Midnight Moses” della Sensazionale Band di Alex Harvey, un classicissimo del rock britannico, annata 1972. Questa versione di “Midnight Moses” (che è anche un video clip promozionale delle Margheritine), non si discosta per nulla dalla versione originale ed è semplicemente “Midnight Moses“, ma suonata da un gruppo di consumati rocker del 21° secolo.

Midnight Moses” dei Dead Daisies

Midnight Moses” in versione originale

Gli altri brani, originali, sono tra quanto questi primi 15 anni del secolo possono mostrare nell’ambito del buon vecchio e immortale rock, quello hard e blues. Che si rifà a tradizioni tutto sommato semplici e genuine. Di matrice soprattutto mondana, lontana dalle spesso pacchiane iconografie metal.
Ogni brano, dalla open track, “Mexico” (altro singolo e video) fino alla conclusiva “Critical“, passando per ballate per nulla scontate come “Something I Said” e “Sleep“, mostra un lavoro di produzione e di arrangiamenti superlativo, che trasforma una scaletta di brani rock, potenzialmente tutti uguali, per quanto ottimi, ognuno in una piccolo gioiellino che non stufa e resta fresco ad ogni nuovo ascolto. I riff sono tutti micidiali e accattivanti, gli assoli di chitarra energici e mai troppo lunghi, di gusto. Il lavoro alle tastiere di Dizzy Reed va oltre il mero riempitivo d’atmosfera, ma dona una pennellata “prog” al suono roccioso d’insieme e compensa le melodie vocali che, al contrario, molto spesso, forse troppo, si inchinano ad un AOR facile e fischiettabile. Nulla di male, ma nella sua durata di 50 minuti e passa, alla lunga, possono far sembrare i brani un po’ tutti uguali. E non lo sono, per i motivi appena detti.
Get Up, Get Ready“, inserisce piccole svisate di pseudo Hammond che ci trasportano nelle coordinate spazio temporali di quel rock britannico che le Margherite hanno già dimostrato di apprezzare. Tutto il brano, tra i punti più alti della raccolta, è un continuo cambio di atmosfere e di nuove sorprese.

The Dead Daisies - Revolucion - Album CoverIl rock dei Dead Daisies ci porta ad un’epoca in cui questo sound era molto condizionato dal tipo di supporto attraverso cui veniva ascoltato, l’LP. Limite e allo stesso tempo fonte di creatività propria, il limite di 34, 45 minuti, divisi in due lati, costringeva ad una accurata scelta dell’ordine dei brani e costringeva anche a dare spazio solo al meglio, scartando il superfluo. Gli album classici del rock continuano ad essere ascoltati anche per la loro longevità d’insieme. Può esserci il brano che ti piace di più e quello che ti piace di meno, ma è difficile che non si arrivi tutto d’un fiato in fondo, partendo dal primo brano. Con i “dischi” digitali di questi primi anni del 21° secolo ci ritroviamo sempre più ad ascoltare gli album a puntate.
Come è già capitato di rimarcare in passato da queste pagine, i nuovi supporti digitali permettono una concezione del tradizionale album fuori dall’album stesso, ma i brani sono troppi e 56 minuti e 30 secondi, la durata globale delle 13 tracce, creano ridondanza e momenti di stanca che si sarebbero evitati con una durata inferiore. E poi i brani scartati sono sempre materia per singoli e cofanetti celebrativi.
Da queste riflessioni il giudizio in conclusione che ne deriva è apparentemente ambiguo e contraddittorio: “Revolucion” dei Dead Daisies è un album a tratti monotono con nessun brano noioso.

The Dead Daisies – “Revolucion”

Band: The Dead Daisies
Album: “Revolucion”
Release Date: 18 settembre 2015
Label: Spitfire Music
Produzione: The Dead Daisies, Craig Porteils
Registrato presso Studio 301, Sydney. Track 2 and track 11 presso l’Abadala Studios, Havana
Artwork: Steven Ung

Tracklist – “Revolucion”

1-Mexico
2-Evil (cover di Willie Dixon e Howlin’ Wolf)
3-Looking For The One
4-Empty Heart
5-Make The Best Of It
6-Something I Said
7-Get Up, Get Ready
8-With You And I
9-Sleep
10-My Time
11-Midnight Moses (cover di Alex Harvey)
12-Devil Out Of Time
13-Critical

Lineup – “Revolucion”

Marco Mendoza: Bass
Dizzy Reed: Keyboards, Piano
David Lowy: Guitar
Richard Fortus: Lead guitar
John Corabi: Vocals
Brian Tichy: Drums

Sito Ufficiale The Dead Daisies

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