Le ricorrenze, le notizie, il Rock suddiviso per anni: l'Almanacco di Rock by WildSuccedeva oggi 

L’almanacco di Rock by Wild – 1 dicembre

8 Ricorrenze per il 1 dicembre

Nasce John Densmore

(1º dicembre 1944 Los Angeles, California, Stati Uniti)

Oggi compie gli anni John Densmore, ex batterista de The Doors. Lo stile di Densmore era singolare: la sua batteria sembrava fosse la seconda voce (dopo quella di Morrison) della band. A differenza di tutti gli altri batteristi rock, Densmore seguiva direttamente i testi e le parole delle canzoni. È considerato un batterista jazz/blues anche se per la scena musicale rock ha contribuito a sviluppare un approccio batteristico particolare.
Fu obbligato a prendere lezioni di piano dall’età di dieci anni, studiò i classici come Bach o Beethoven, ma non si adattò all’idea di produrre musica di quel genere, perché semplicemente non rispecchiava la sua personalità. Giunto al ginnasio riuscì finalmente a cimentarsi nello strumento che aveva sempre desiderato suonare, la batteria. Mise da parte i soldi e ne acquistò una di seconda mano con la quale poteva esercitarsi senza il timore di romperla o rovinarla. Suonava molte ore al giorno, spesso perdendo la cognizione del tempo e tralasciando a volte i compiti scolastici, a tal punto era coinvolto dalla musica. Al liceo si cimentò con la musica sinfonica, poi per tre anni col jazz.
Nel 2011 produsse un singolo assieme a Skrillex, noto artista di musica dubstep, per il brano “Break’n A Sweat“. Successivamente arrivano la passione per la poesia e la musica che produceva con i Doors, storico gruppo di cui è stato batterista dall’anno della costituzione, 1965, fino allo scioglimento avvenuto nel 1973, due anni dopo la morte di Jim Morrison.
I Doors senza il loro leader produrranno altri due album, “Other Voices” e “Full Circle“, stroncati dalla critica e successivamente rivalutati dai fan della band.
Da non dimenticare che scrisse anche un libro intitolato Riders on the Storm in cui lascia chiaramente trasparire i suoi contrasti con Jim Morrison, una figura che non è mai riuscito a dominare. Densmore era per le cose sicure, Morrison per la libertà anche materiale. Il volume è uscito in edizione italiana il 24 giugno 2011 per i tipi di Arcana Editore grazie alla mediazione dell’organizzatore culturale Giuseppe Sterparelli.

Nasce Eric Bloom

(New York, 1 dicembre 1944)

E’ il compleanno oggi di Eric Bloom, cantante, chitarrista e tastierista statunitense, membro dei Blue Öyster Cult. Cresciuto nel Queens comincia ben presto a suonare la chitarra e nel periodo universitario è membro di vari gruppi. Dopo essersi trasferito a Long Island trova lavoro in un negozio di strumenti musicali. Qui conosce Buck Dharma e Allen Lanier, che un giorno entrano nel negozio. Dopo poco tempo, nel 1969, Bloom diviene il cantante della loro band, i Soft White Underbelly. Il gruppo cambia vari nomi fino al definitivo Blue Öyster Cult, e nel 1972 avviene l’esordio discografico.

Nasceva Jaco Pastorius

(Norristown, 1 dicembre 1951 – Fort Lauderdale, 21 settembre 1987)

Oggi si ricorda il compleanno del bassista John Francis Anthony Pastorius III, noto come Jaco Pastorius, anche compositore e produttore discografico statunitense di jazz, fusion e funky, annoverato tra i più grandi bassisti di tutti i tempi e tra le figure simbolo del genere fusion. Suonava generalmente un basso elettrico fretless. Nonostante la brevità della sua carriera, ha determinato una rivoluzione totale per quanto riguarda il suo strumento: con il suo stile particolare è riuscito a caratterizzare il basso come solista e ridefinire il ruolo del basso elettrico nella musica, suonando simultaneamente melodie, accordi, armonici ed effetti percussivi. Per numerosi bassisti (dal pop al rock) è un imprescindibile punto di riferimento.
Lo strumento prediletto da Pastorius era il basso elettrico fretless, usato già negli anni ’60 da John Entwistle dei The Who, Bill Wyman dei Rolling Stones, e anche da John Paul Jones dei Led Zeppelin.
È credenza comune che Pastorius inventò il basso elettrico senza tasti (“fretless“), tuttavia è noto che si armò di martello e scalpello per rimuoverli dal suo Fender Jazz Bass.
Secondo il suo biografo Bill Milkowsky, Pastorius fu il primo a rimuovere i tasti e riempire i solchi rimasti sulla tastiera con mastice per legno e, infine, a rivestire il manico con dieci strati di una resina epossidica marina.
Pastorius muore il 21 settembre 1987 per una emorragia cerebrale che gli causò lo stato di coma a seguito di un brutale pestaggio da parte di Luc Havan, un buttafuori del Midnight Bottle Club, un locale malfamato di Fort Lauderdale: l’aggressione gli aveva causato, anche, la rottura del braccio destro, la perdita di un occhio e danni gravi al cervello. Pastorius si era recato nel locale dopo che era stato cacciato dal concerto di Carlos Santana al Sunrise Music Theatre in Florida: infatti, era salito sul palco per rendere omaggio, alzandogli la mano come si usa fare per decretare il vincitore negli incontri di boxe, all’ex bassista dei Weather Report, Alphonso Johnson. L’aggressore di Pastorius, Havan, fu processato per omicidio volontario, anche se condannato per omicidio preterintenzionale a 22 mesi di carcere più 5 anni di libertà vigilata, ma uscì solo dopo 4 mesi per buona condotta.

Nasce Chris Poland

(Dunkirk, 1 dicembre 1957)

Compie oggi gli anni Christopher Poland, ex chitarrista dei Megadeth. Poland è un chitarrista jazz e fusion statunitense, ma gran parte della sua notorietà è dovuta alla sua militanza in questa thrash metal band di cui, infatti, è stato il loro primo chitarrista ufficiale registrando i primi due album; “Killing Is My Business… And Business Is Good!” del 1985 e “Peace Sells… But Who’s Buying?” del 1986. Giovanissimo, entra nei Welkin, una band jazz/rock della sua città natale, Dunkirk, nei pressi di New York, e sul finire degli anni ’70 suona nella fusion band The New Yorkers, dove conosce il batterista Gar Samuelson, con cui stringerà un rapporto di amicizia.
Il talento di Poland e Samuelson attirò Dave Mustaine, leader degli appena originati Megadeth, che li invitò ad entrare nella sua band. Il chitarrista inciderà soltanto i primi due album del gruppo e verrà cacciato da Mustaine per l’eccessivo uso di droghe. Mentre quest’ultimo e il bassista David Ellefson ne facevano un uso modesto, Poland e Samuelson ne erano talmente assuefatti che Poland non riusciva a pizzicare le corde e Samuelson non riusciva a tenere le bacchette in mano. Le dicerie sostengono che Mustaine abbia cacciato Poland anche per un altro motivo: si dice che Chris abbia rubato di nascosto le chitarre di Mustaine, per rivenderle ed acquistare eroina. Il fondatore dei Megadeth, scoperto l’inganno, lo cacciò assieme a Samuelson. A parte gli eccessi, il contributo di Poland nei Megadeth fu di grande qualità, specialmente per quanto riguarda molti assoli e molte armonie.
Dopo il licenziamento, entrò nel gruppo punk dei Circle Jerks in veste di bassista e nel 1990 incise il suo primo disco da solista “Return to Metalopolis“, un album Fusion/Metal dove esibisce un’ottima prestazione chitarristica. Altri gruppi dove Poland ha collaborato sono Damn The Machine, Mumbo’s Brain, Nothing if Not e Chasing the Sun.
Intanto, Chris tornò in buoni rapporti con Mustaine e quest’ultimo lo assoldò per la pubblicazione di “The System Has Failed” nel 2004, dodicesimo album dei Megadeth dove partecipano anche Jimmy Lee Sloas al basso e il famoso batterista/turnista Vinnie Colaiuta, alla sua prima esperienza con un gruppo heavy metal.
Chris è stato anche uno special guest in due album della groove metal band Lamb of God, suonando degli assoli in vari brani.
Suona anche in un gruppo jazz/fusion chiamato Ohm, assieme al bassista Robertino Pagliari e il batterista Kofi Baker ed è endorser di chitarre Schecter e amplificatori Yamaha.

Esce “Axis: Bold As Love

1 dicembre 1967: “Axis: Bold As Love” è il secondo album della band britannico-americana The Jimi Hendrix Experience. L’album venne registrato negli studi della Olympic Studios di Londra, con Chas Chandler come produttore ed Eddie Kramer come tecnico del suono. Molte delle canzoni registrate erano state composte e studiate per poter introdurre effetti da studio e tecniche di registrazione che non permettevano la riproduzione dei brani dal vivo, tranne per due di questi: “Little Wing” e “Spanish Castle Magic“. La grafica iniziale dell’album non soddisfaceva le esigenze di Hendrix, il quale in quel periodo sentiva il bisogno di farsi conoscere per ciò che era, la Track Records decide quindi di utilizzare dei riferimenti all’India per lo sviluppo della copertina, trasformando Hendrix, Noel e Mitchell in alcune divinità indù.
Poco prima del completamento dell’album, Hendrix dimenticò i nastri master del lato A del disco in un taxi: non vennero mai ritrovati. Quindi si dovette procedere a un veloce remixaggio del lato A, anche se questo non piacque molto a Hendrix e a Kramer, che successivamente dichiararono di non essere molto soddisfatti: il primo lato venne rimasterizzato in una notte sola. Il bassista del gruppo, Noel Redding, dichiarò invece che quest’album secondo lui era il migliore tra i tre pubblicati.
L’album ottenne un disco di platino negli Stati Uniti. Nel 2003 la rivista statunitense Rolling Stone lo inserì nella classifica dei 500 album migliori di tutti i tempi, piazzandolo all’ottantaduesimo posto. Sempre nel 2003 la canzone “Little Wing” venne inserita nella lista delle 500 canzoni più belle di sempre, “lista delle 500 migliori canzoni di ogni tempo, al 357º posto”.
If 6 Was 9” venne inclusa nella colona sonora di due film: Easy Rider ed Apocalypse Now.

Tracce

Lato A
1 EXP – 1:55
2 Up from the Skies – 2:55
3 Spanish Castle Magic – 3:00
4 Wait Until Tomorrow – 3:00
5 Ain’t No Telling – 1:46
6 Little Wing – 2:24
7 If 6 Was 9 – 5:32
Lato B
1 You Got Me Floatin’ – 2:45
2 Castles Made of Sand – 2:46
3 She’s So Fine – 2:37
4 One Rainy Wish – 3:40
5 Little Miss Lover – 2:20
6 Bold as Love – 4:09

Formazione

Jimi Hendrix – chitarra solista e ritmica, voce; pianoforte
Mitch Mitchell – batteria e percussioni
Noel Redding – basso, voce

Esce “Live Magic

1 dicembre 1986: “Live Magic” è l’album live della rock band britannica Queen, registrato durante il Magic Tour, tour europeo fatto dalla band subito dopo l’uscita del precedente lavoro “A Kind of Magic“.
Live Magic” propone prevalentemente brani estratti dalla tappa finale del Tour (quella del 9 agosto al parco di Knebworth, ricordata soprattutto per essere l’ultima in cui Freddie Mercury salì sul palco con i Queen). Le uniche 4 tracce che non fanno parte del concerto a Knebworth sono “Hammer to Fall“, “Is This the World We Created…?”, “Infine A Kind of Magic” e “Under Pressure“, tratte dal concerto del 27 luglio al Népstadion di Budapest (dal quale nacque nel 1987 la VHS “Live in Budapest“).
Le tracce “A Kind of Magic“, “Another One Bites the Dust” e “Hammer to Fall” sono proposte in versione integrale solo sull’edizione CD, mentre sul vinile sono proposte versioni editate dei brani (testimoniato anche dalla lista tracce riportata sul libretto allegato al CD, in cui accanto ai 3 brani appare la dicitura ” * Full Live Version”)
Inoltre altri brani tratti da questo live sono stati pesantemente editati in studio, come si può ascoltare in “Tie Your Mother Down” (alla quale mancano la seconda strofa e ritornello) e in “Is This the World We Created… ?“, “We Will Rock You“, “Friends Will Be friends” e “We Are the Champions“, ridotte ad una sola strofa e ritornello.

Tracce

1 One Vision – 5:09
2 Tie Your Mother Down – 2:59
3 Seven Seas of Rhye – 1:21
4 A Kind of Magic – 5:30
5 Under Pressure – 3:49
6 Another One Bites the Dust – 5:50
7 I Want to Break Free – 2:41
8 Is This the World We Created…? – 1:31
9 Bohemian Rhapsody – 4:42
10 Hammer to Fall – 5:20
11 Radio Ga Ga – 4:27
12 We Will Rock You – 1:33
13 Friends Will Be Friends – 1:09
14 We Are the Champions – 2:01
15 God Save the Queen – 1:19

Formazione

Freddie Mercury – voce, pianoforte
Brian May – chitarra, cori
John Deacon – basso
Roger Taylor – batteria, cori

Esce “Gutter Ballet

1 dicembre 1989: “Gutter Ballet” è il sesto album prodotto dalla band heavy metal Savatage. È stato il loro secondo album creato sotto la direzione del produttore Paul O’Neill.
Questo album è stato un vero punto di svolta per la band. Dopo aver visto “Il Fantasma dell’Opera” a Toronto, Jon Oliva decise di cambiare il sound del gruppo, orientandolo sul progressivo, come si evince in canzoni quali “When The Crowds are Gone” e la titletrackGutter Ballet“.
Il titolo originale dell’album era “Temptation Revelation“, ma non volendo una canzone strumentale fu poi cambiato in “Hounds of Zaroff“, sotto proposta di Steve Wacholz. Tuttavia, al resto della band non piacque l’idea e quando stavano disperatamente cercando un nome, Jon e Criss Oliva scrissero e registrarono la canzone “Gutter Ballet“.
Il contributo del produttore Paul O’Neill è notevole ed anche la titletrack stessa si riferisce al titolo di un suo copione, di fine anni ’70, relativo ad un musical mai realizzato. Tale copione sarà, inoltre, maggiormente sviluppato dai Savatage nel loro successivo disco “Streets: A Rock Opera“.
Due video dell’album sono entrati nella rotazione di MTV: “Gutter Ballet” e “When the Crowds Are Gone“.
Diverse canzoni, registrate per il disco, ma scartate a seguito della decisione del cambio di sound, vennero pubblicate nel 2002 nelle ristampe Silver degli album “Sirens” e “The Dungeons Are Calling” come bonus track. Alcune di queste sono state anche ri-arrangiare e pubblicate sui dischi dei Jon Oliva’s Pain.
Chris Caffery (che, da dietro le quinte, aveva già accompagnato la band come secondo chitarrista dal vivo nel precedente tour), pur non suonando sull’album appare nelle foto all’interno del libretto “come segno di benvenuto ufficiale e per preparare i fan alla formazione che avrebbero visto esibirsi nel successivo tour”. Caffery lasciò la band prima dell’inizio delle registrazioni del successivo album “Streets: A Rock Opera“, ma tornò nei Savatage nel 1995 per “Dead Winter Dead“.

Tracce

1 Of Rage And War – 4:47
2 Gutter Ballet – 6:20
3 Temptation Revelation (Strumentale) – 2:56
4 When The Crowds Are Gone – 5:45
5 Silk And Steel (Strumentale) – 2:56
6 She’s In Love – 3:51
7 Hounds – 6:27
8 The Unholy – 4:37
9 Mentally Yours – 5:19
10 Summers Rain – 4:33
11 Thorazine Shuffle – 4:43

Formazione

Jon Oliva – voce e pianoforte
Criss Oliva – chitarre
Johnny Lee Middleton – basso
Steve Wacholz – batteria

Ray Gillen ci lasciava

(New York, 12 maggio 1959 – New York, 1 dicembre 1993)

Si ricorda oggi la morte di Ray Gillen, famoso per essere stato il cantante dei Black Sabbath e Badlands. I primi gruppi in cui militò furono Vendetta e Harlette.
Nel 1985 entrò nei Rondinelli, gruppo del batterista Bobby Rondinelli, militando per un anno ma senza incidere un disco.
Nel 1986, venne chiamato da Tony Iommi per sostituire Glenn Hughes nei Black Sabbath. Completò il tour di “Seventh Star“, intrapreso inizialmente dai Sabbath con Hughes e rimase con il gruppo per l’incisione del disco successivo, “The Eternal Idol“. Successivamente, con il batterista Eric Singer e Jake E. Lee (ex chitarrista di Ozzy Osbourne) formò i Badlands, band con cui pubblicò tre dischi in studio e che abbandonò nel 1992, per via di diverbi con Lee. Un anno dopo, il cantante venne ricoverato in un ospedale di New York dove gli fu diagnosticato l’AIDS, che lo uccise il 1 dicembre 1993.

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