Le ricorrenze, le notizie, il Rock suddiviso per anni: l'Almanacco di Rock by WildSuccedeva oggi 

L’almanacco di Rock by Wild – 14 aprile

6 Ricorrenze per il 14 aprile

Nasce Ritchie Blackmore

(Weston-super-Mare, 14 aprile 1945)

Oggi è il compleanno di Ritchie Blackmore, nome completo Richard Hugh Blackmore, chitarrista inglese fra i più celebri e influenti della storia del rock, ritenuto fra i più importanti per aver contribuito sotto diversi aspetti e/o generi musicali alla definizione della chitarra hard rock ed heavy metal. Ha militato nei Deep Purple e nei Rainbow, gruppi da lui fondati; dal 1997 è impegnato nel progetto Blackmore’s Night, assieme alla moglie Candice Night. Dopo aver fatto parte di alcune band giovanili amatoriali come i Dominators, nel 1961 approda nei Mike Dee & the Jaywalkers, il suo primo complesso professionale, presto scritturato dall’agenzia George Cooper Organization. Con questa formazione Blackmore registra il primo singolo “Stolen Hours / My Blue Heaven” per la Decca Records, che però rimarrà inedito, inoltre ha la possibilità di accompagnare Gene Vincent in tre concerti. Nell’aprile del 1962, dopo un’intensa tournée, il gruppo si scioglie, ma dal maggio all’ottobre successivo Blackmore sostituisce Bernie Watson negli Screaming Lord Sutch & the Savages: ha quindi la prima grande occasione per mostrare il suo già notevole talento con una band di ottimi elementi. Questa esperienza sarà fondamentale per la sua crescita come musicista nonché come uomo di spettacolo, in quanto dal leader del gruppo Ritchie apprende molti segreti del mestiere per tenere avvinta l’attenzione del pubblico. Concluso il suo periodo con i Savages, il chitarrista entra subito negli Outlaws, al tempo ritenuti uno dei migliori gruppi rock britannici, coi quali rimarrà fino all’inizio del 1964. Questa band, dal repertorio dapprima esclusivamente strumentale, effettua numerose tournée sia da attrazione principale quanto collettive, dove ha tra l’altro occasione di fungere da band di supporto per solisti del calibro di Jerry Lee Lewis e Gene Vincent. Prima di lasciare la band per formare i Wild Ones, ovvero il complesso fisso di Heinz Burt, il chitarrista fa in tempo ad incidere il singolo “Keep A-Knocking / Shake With Me“: secondo il celebre deejay britannico John Peel, il lato B del 45 giri rappresenta il primo esempio di heavy metal apparso su disco. Con i Wild Ones, (in seguito rinominati Wild Boys), suona dall’Aprile 1964 al Febbraio 1965, prendendo parte all’incisione del brano “Questions I Can’t Answer“, pubblicato nel Novembre 1964; separatosi artisticamente da Burt milita per circa un mese con i Neil Christian & The Crusaders, gruppo nel quale incontra Arvid Andersen e Jimmy Evans, futuri sodali in vari progetti artistici. Nel marzo successivo rientra nei Savages portando con sé Andersen e Evans, per poi uscirne nuovamente circa due mesi dopo, facendo in tempo a prendere parte alle registrazioni del singolo “The Train Kept A Rollin’ / Honey Hush” con la produzione ancora di Joe Meek, ed uscito per la CBS nel giugno dello stesso anno. Successivamente collabora, con alcuni ex membri degli Outlaws, all’incisione di vari brani sotto la produzione di Derek Lawrence, ex collaboratore di Meek; con la denominazione di Sessions, registra “To Know Him Is to Love Him” col trio femminile inglese delle Mermaids, prodotto da Kim Fowley. Altri singoli incisi in questo periodo sono “Satan’s Holiday / Earth Shaker“, (il lato B è il primo brano ufficialmente attribuito a Blackmore come autore, pubblicati a nome Lancasters, e “Little Brown Jug / Getaway“, realizzato a nome del solo chitarrista: sia “Satan’s Holiday” quanto “Getaway” sono cover non dichiarate del classico “In the Hall of the Mountain King“, tanto caro al musicista inglese. Inizia successivamente una stretta collaborazione con i colleghi Andersen e Evans dapprima come band di supporto di Jerry Lee Lewis per un ingaggio di quattro settimane allo Star-Club di Amburgo); quindi i tre musicisti rientrati in Inghilterra e ribattezzatisi The Three Musketeers costituiscono un power trio ante litteram, col quale tornano nella città marittima tedesca per esibirsi nuovamente nel locale che aveva visto gli esordi dei Beatles nonché al Top Ten fino al Gennaio 1966. Segue un periodo altalenante tra soggiorni in patria, alternati a brevi ritorni in Germania, caratterizzato dalla partecipazione ad alcune incisioni, sempre sotto la direzione di Derek Lawrence, per conto terzi, tra i quali il cantante Ronnie Jones e i Soul Brothers; in seguito i tre rientrano nei Crusaders, andando in tournée tra l’aprile e il luglio successivo. Poco dopo, su invito del batterista Ian Broad, ex sodale nei Wild Boys, Blackmore giunge in Italia con Andersen ed il giovane chitarrista ritmico Billy Gray, per un previsto ingaggio di un mese in un locale di Riccione, che però viene subito annullato. Spostatisi a Milano, i quattro, battezzatisi The Trip, vengono scritturati come gruppo d’accompagnamento di Riki Maiocchi, da poco divenuto solista, per una serie di concerti. Sulla durata del soggiorno italiano di Blackmore e sulle esibizioni di questo periodo esistono versioni discordanti: secondo Andersen solo in una serata il complesso accompagnò l’ex componente dei Camaleonti, effettuandone il resto senza il cantante, mentre per il numero di Novembre 1966 della rivista Noi Giovani, i quattro avrebbero suonato come backing band a Maiocchi per una tournée durante tutto il mese precedente (ottobre), in locali come il meneghino Paips o il torinese Le Roi; infine il chitarrista si ricorda di aver suonato in Italia solo per tre settimane. Lasciati i compagni, per il ritorno forzato a Londra, determinato dalla richiesta di divorzio da parte della prima moglie, Ritchie dapprima rifiuta nuovamente di diventare membro fisso dei New Tornados, quasi certamente limitandosi ad incidere con loro due brani, “No More You and Me” ed “Early Bird” rimasti inediti per circa 25 anni, quindi nel dicembre suona per la terza volta nei Savages, rinominatisi Lord Caesar Sutch & The Roman Empire; con quest’ultimi apre alcuni concerti dei Cream e va in tour in Svezia dal gennaio all’inizio di febbraio del 1967. Per la terza volta nuovamente nei Crusaders, si reca ancora in tournée in Germania, (aprile dello stesso anno), dove decide di trattenersi per quasi un anno, durante il quale registra “My Baby Left Me” e “Yakety Yak” per la casa discografica Deutsche Vogue, che verranno pubblicati come singoli nel 1968, esclusivamente sul mercato tedesco. In questa fase il chitarrista soggiorna ad Amburgo convivendo con la spogliarellista Bärbel “Babs” Hardie, che diverrà poi la sua seconda moglie; inizialmente si limita a partecipare ad alcune jam session con i gruppi in cartellone allo Star Club, successivamente fonda una propria band, i Mandrake Root, della quale da principio fa parte il batterista Ricky Munro. Il complesso subisce numerosi cambi di formazione, senza mai esibirsi dal vivo, come unica testimonianza della sua esistenza rimane il brano omonimo, che verrà successivamente inserito nel primo album dei Deep Purple. Sciolto il gruppo, Blackmore rientra nella capitale britannica nell’inverno del 1967 accettando l’offerta di Chris Curtis, ex batterista dei Searchers, in cerca di validi musicisti per dar vita ai Roundabout, progetto nel quale è coinvolto anche il tastierista Jon Lord. A causa di seri disturbi psichici, Curtis è costretto ad abbandonare il mondo della musica, così i due rimasti soli decidono di fondare la loro band, cercando altri musicisti per completare l’organico. Nel 1968, ad appena 23 anni, fonda i Deep Purple insieme a Rod Evans (voce), Ian Paice (batteria), Jon Lord (tastiere) e Nick Simper (basso). La band è destinata a diventare insieme ai Led Zeppelin uno dei gruppi creatori dell’hard rock e con anche i Black Sabbath uno dei precursori dell’heavy metal. Nel 1975, Blackmore abbandona i Deep Purple e crea il suo nuovo progetto: i Rainbow. Anche questo gruppo è destinato alla fortuna e ospiterà, tra i vari musicisti che vi militeranno, anche Ronnie James Dio. Nel 1984 i Deep Purple si riuniscono e Blackmore scioglie i Rainbow per ritornarvi. Il nuovo debutto sarà segnato da “Perfect Strangers“. Tuttavia, nel ’94 sempre per una lite con Gillan si ritira definitivamente dalla band e ricrea i Rainbow. La reunion dura solo un anno, ma porta all’album “Stranger in Us All“. Dal 1997 sino ad oggi si dedica insieme a Candice Night al gruppo dei Blackmore’s Night, il cui nome deriva da un gioco di parole tra il suo cognome e quello della moglie.

Nasce Vinnie Moore

(New Castle, 14 aprile 1964)

Compie gli anni oggi Vincent Moore, noto come Vinnie Moore, chitarrista heavy metal statunitense. Fa parte della band britannica UFO ed è considerato uno dei chitarristi più influenti tra quelli che nella metà degli anni ottanta presero parte al cosiddetto shredder boom, ovvero il periodo in cui chitarristi dotati di grande tecnica si affermarono nella scena heavy metal. A parte gli accordi, la prima melodia che Vinnie imparò a suonare fu quella di “Blue Wind“, dall’album “Wired” di Jeff Beck. La sua carriera professionale iniziò all’età di 12 anni, suonando in vari club e bar finché Mike Varney dell’etichetta Shrapnel lo scoprì attraverso un articolo su una rivista specializzata. Tramite Varney, nel 1985, Moore ebbe l’opportunità di registrare la colonna sonora di uno spot pubblicitario per la Pepsi. Nel 1986 registrò il suo primo album, “Mind’s Eye“, per la Shrapnel Records, pluripremiato dalla critica del settore e venduto in oltre 100.000 copie. Si unì poi alla band heavy metal Vicious Rumors, partecipando alle registrazioni del loro album di debutto, “Soldiers of the Night” e successivamente alla band di Alice Cooper per un tour. Nel 1987 pubblicò il video didattico “Advanced Lead Guitar Techniques“, seguito nel 1989 da “Speed, Accuracy and Articulation“. Fra il 1988 ed il 2001 incise altri cinque album come solista per la Shrapnel Records e successivamente entrò a far parte degli UFO, coi quali pubblicò gli album “You Are Here” nel 2004 e “The Monkey Puzzle” nel 2006. Nel 2009, oltre ad aver intrapreso un tour negli Stati Uniti e in Europa assieme agli UFO, suonò in molte città europee come solista, assieme a un gruppo composto da Kee Marcello, Michael Ehre alla batteria e Ken Sandin al basso. Pubblicò successivamente l’album “To the Core“, proseguendo la sua carriera solista senza interrompere la sua presenza negli UFO. Nel 2010 intraprese un nuovo tour da solista, accompagnato dal team di supporto composto da Lars Lehmann al basso, Aquiles Priester alla batteria e Mike DiMeo come cantante e tastierista. Nel corso della sua carriera è stato endorser per diverse case produttrici di chitarre, tra cui Ibanez, con la quale disegnò il modello VM-1 Vinnie Moore Model, e Music Man. Nel 2007 firmò un contratto con Dean Guitars per il modello Vinman-2000, con pickup Dean e DiMarzio. Poi ancora tre album con gli UFO, “The Visitor” (2009), “Seven Deadly” (2012), “A Conspiracy of Stars” (2015).

Esce “British Steel

14 aprile 1980: “British Steel” è il sesto album heavy metal della band Judas Priest. È uno dei lavori più popolari e apprezzati della band, assieme a “Sad Wings of Destiny“, “Stained Class“, “Screaming for Vengeance” e “Painkiller“. I singoli tratti da quest’album sono “Breaking the Law“, “United” e “Living After Midnight“. L’album fu registrato al Tittenhurst Park, che era la dimora di Ringo Starr dei Beatles. Non esistendo il campionamento all’epoca della registrazione, il gruppo registrò il suono di bottiglie di latte che si frantumavano per inserirle in “Breaking the Law“, e fecero lo stesso per i vari suoni in “Metal Gods“. Il chitarrista degli Anthrax, Scott Ian, dichiarò, in un’intervista tratta dal documentario “Heavy Metal: Louder than Life“, che “British Steel” è probabilmente l’album che determina che cosa sia l’heavy metal perché, secondo lui, questo album è quello che per primo si distaccava da “gli ultimi frammenti di blues” che erano fin allora stati tipici del genere; disse anche “Persino il titolo…come potrebbe essere più metal di così?”. Nel Videoclip della canzone “Cowboys From Hell” dei Pantera il chitarrista Dimebag Darrel indossa una maglietta con il logo dell’album.

Tracce

1 Breaking the Law – 2:35
2 Rapid Fire – 4:08
3 Metal Gods – 4:00
4 Grinder – 3:58
5 United – 3:35
6 Living After Midnight – 3:31
7 You Don’t Have to be Old to be Wise – 5:04
8 The Rage – 4:44
9 Steeler – 4:30

Formazione

Rob Halford – voce
Glenn Tipton – chitarra
K.K. Downing – chitarra
Ian Hill – basso
Dave Holland – batteria

Esce “Iron Maiden

14 aprile 1980: “Iron Maiden” è il primo album in studio del gruppo britannico omonimo, pubblicato dalla EMI. L’immagine di copertina è stata realizzata da Derek Riggs. Il primo album degli Iron Maiden ebbe un’evoluzione abbastanza travagliata, in quanto i membri del gruppo incontrarono numerose difficoltà per far uscire il disco, soprattutto in virtù della corrente punk che in quel periodo imperversava in Inghilterra. Gli Iron Maiden si scontrarono con le ostilità delle case discografiche che, in quel periodo, producevano soprattutto gruppi punk, tant’è che gli fu proposto di cambiare genere. Nonostante le ostilità delle etichette discografiche, i membri del gruppo investirono tutti i loro risparmi e le loro fatiche per far conoscere il loro nome ed il loro genere. Fu così che la EMI Records si convinse a firmare un contratto che permise agli Iron Maiden di far uscire il loro album di debutto, che rappresenta un’importante tappa della nascente New Wave of British Heavy Metal. Dopo pochi mesi fu pubblicata negli Stati Uniti, edita dalla Capitol Records, un’altra versione dell’album contenente anche la canzone Sanctuary. Il disco si apre con “Prowler“, seguito da “Remember Tomorrow“, dedicato da Paul Di’Anno a suo padre. “Running Free” è un inno di libertà, eseguita in gran parte dei live della band. “Phantom of the Opera” si ispira al famoso film con Lon Chaney, (come evidenzia anche la copertina del singolo live del 1985, con la mascotte Eddie intenta a levarsi la maschera esattamente come il grande attore del muto americano), oltre che al romanzo di Gaston Leroux Il fantasma dell’opera; è seguita dal brano strumentale “Transylvania“, la quale inizialmente doveva avere un testo, ma il gruppo, dopo averla provata senza le liriche, la apprezzò e lasciò così come è conosciuta. La ballata “Strange World” riguarda ciò che succede in un mondo fantastico immaginato da Harris. “Charlotte the Harlot” è una dedica di Dave Murray ad una prostituta chiamata Charlotte. Il disco si chiude con la title-track, brano eseguito in tutti i concerti del gruppo, spesso come brano di chiusura.

Tracce

1 Prowler – 3:56
2 Remember Tomorrow – 5:28
3 Running Free – 3:17
4 Phantom of the Opera – 7:07
5 Transylvania – 4:19
6 Strange World – 5:32
7 Sanctuary – 3:16 (presente nella versione statunitense)
8 Charlotte the Harlot – 4:12
9 Iron Maiden – 3:36

Formazione

Paul Di’Anno – voce
Dave Murray – chitarra
Dennis Stratton – chitarra, cori
Steve Harris – basso, cori
Clive Burr – batteria

Esce “Diver Down

14 aprile 1982: “Diver Down” è il quinto album dei Van Halen pubblicato per l’etichetta discografica Warner Bros. Cinque delle dodici canzoni dell’album sono cover, il più popolare è “Oh, Pretty Woman“, un brano di Roy Orbison. A quel tempo la casa discografica pensava che l’album avrebbe avuto una maggiore probabilità di successo se composto da cover. Col senno di poi, si è rivelato essere uno degli album meno preferito dei fratelli Van Halen. Il disco è stato 65 settimane nella classifica degli album negli Stati Uniti ed ha venduto quattro milioni di copie nello stesso paese.

Tracce

1 Where Have All the Good Times Gone! – 3:04 (The Kinks Cover)
2 Hang ‘Em High – 3:28
3 Cathedral – 1:22
4 Secrets’ – 3:25
5 Intruder – 1:39
6 Oh, Pretty Woman – 2:55 (Roy Orbison Cover)
7 Dancing in the Street – 3:45 (Martha & Reeves and the Vandellas Cover)
8 Little Guitars (Intro) – 0:42
9 Little Guitars – 3:48
10 Big Bad Bill (Is Sweet William Now) – 2:45 (Milton 12 Ager e Jack Yellen Cover)
11 The Full Bug – 3:21
12 Happy Trails – 1:05

Formazione

David Lee Roth – voce
Eddie Van Halen – chitarre
Michael Anthony – basso
Alex Van Halen – batteria

Peter Steele ci lasciava

(Brooklyn, 4 gennaio 1962 – Brooklyn, 14 aprile 2010)

Oggi ricordiamo la morte del cantante/bassista Peter Steele, nome d’arte di Peter Thomas Ratajczyk, cofondatore del gruppo gothic metal Type O Negative, Aggression e Carnivore. Era conosciuto per i suoi atteggiamenti vampireschi, la sua statura di 2,03 metri, la sua voce baritonale e un oscuro e autodenigratorio senso dell’umorismo. I suoi testi erano spesso intensamente personali; trattavano di temi come amore, morte e dipendenza. Steele assegna il merito della chiave musicale della sua ispirazione ai Black Sabbath e ai Beatles. L’esordio di Peter nel mondo della musica è tra il 1976 e il 1978 quando, poco più che adolescente, entra nel gruppo dell’amico Josh Silver, un gruppo rock chiamato Aggression, nel ruolo di chitarrista. Gli Aggression però non riuscivano a trovare un bassista e allora imposero a Peter, come condizione per rimanere nel gruppo, di lasciare la chitarra per passare a suonare il basso. Peter voleva suonare e allora diede in pegno la sua chitarra per mancini per prendere un basso (per mancini), ma il ricavato che ne ottenne non era sufficiente e fu così che il mancino Peter iniziò a suonare, (e avrebbe continuato per tutta la sua carriera), un basso per destri. Con i Carnivore, i testi di Steele erano spesso aspri e politicamente scorretti trattando di religione, guerra, razze e misoginia. I Carnivore pubblicarono l’omonimo album di debutto nel 1985 e successivamente, nel 1987, pubblicarono “Retaliation“, prima di dividersi più tardi nello stesso anno. Peter Steele muore il 14 aprile 2010, all’età di 48 anni nella sua casa di Brooklyn. La notizia ufficiale riporta arresto cardiaco, ma la vita privata di Steele, il suo precedente tentativo di suicidio, il fatto che soffrisse di depressione (o di disturbo bipolare), e soprattutto un’analisi dei testi delle sue canzoni, possono far presupporre che dietro la notizia dell’infarto la famiglia abbia voluto celare il suicidio del musicista.

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