Le ricorrenze, le notizie, il Rock suddiviso per anni: l'Almanacco di Rock by WildSuccedeva oggi 

L’ almanacco di Rock by Wild – 14 giugno

4 Ricorrenze per il 14 giugno

Nasce King Diamond

(Copenaghen, 14 giugno 1956)

Oggi è il compleanno di King Diamond, all’anagrafe Kim Bendix Petersen, cantante danese heavy metal dei Mercyful Fate, noto soprattutto per le sue istrioniche performance live e per i suoi atteggiamenti provocatori e dissacranti. Si addentrò nel mondo della musica nel 1973, entrando come chitarrista in un gruppo chiamato Brainstorm, gruppo di discreto successo nella penisola danese e vi militò fino al 1978. Lasciati i Brainstorm, entrò nel gruppo Black Rose, stavolta nel ruolo di cantante. Militando in questo gruppo egli si procurò lo pseudonimo di King Diamond, nome con cui risulta più noto al pubblico. Successivamente, decise di pitturarsi il viso durante le apparizioni dal vivo, emulando il suo idolo Alice Cooper.
King, la cui notorietà a livello nazionale stava pian piano crescendo, decise di lasciare i Black Rose ed entrò nei Brats, dove si ritrovò a cantare assieme a musicisti molto in gamba, soprattutto uno con il quale di lì a poco avrebbe formato un gruppo destinato a fare la storia del metal pochi anni più tardi. I suoi compagni si chiamavano al secolo Hank Shermann e Michael Denner, entrambi chitarristi, e Timi Hansen, bassista. Nel frattempo si unì anche il batterista Kim Ruzz e la band fece il passo che li avrebbe poi caratterizzati per sempre, ovvero cambiò nome. Nacquero così i Mercyful Fate. Firmato il primo contratto veramente importante della loro carriera, il complesso si mise a lavorare e pubblicò il primo album, intitolato “Melissa” nel 1983. Il genere della band, nonostante fosse classificabile nell’Heavy metal, presentava atmosfere lugubri e sulfuree, tant’è che i Mercyful Fate diedero un buon contributo alla nascita del black metal e i testi dei loro brani erano, prevalentemente, di matrice satanica.
La voce di King Diamond è uno dei “trademark” del gruppo, una voce acutissima e “indemoniata” alternata a quella bassa e sussurrata, che dà un tocco in più all’oscurità che sprigiona il disco.
Nell’anno successivo, il 1984, i Mercyful Fate mettono sul mercato “Don’t Break the Oath“, considerato un altro classico della band. Il crescente successo viene tuttavia bloccato da forti dissidi interni: protagonisti di questo diverbio furono lo stesso Diamond e il chitarrista Hank Sherman. Infatti Sherman voleva proporre uno stile molto più commerciale, di gruppi come Twisted Sister e Motley Crue, mentre King Diamond voleva continuare sui ritmi oscuri che avevano reso famoso il gruppo. Nessuno scese a compromessi e la band si sciolse, dopo un ultimo concerto di addio ai fans tenutosi a Copenaghen nell’aprile del 1985. Nominalmente sciolti i Mercyful Fate, il cantante si mise alla ricerca di nuovi musicisti per la sua band, a nome King Diamond. Accompagnato da Hansen e Denner, nel 1985 trovò il batterista Mikkey Dee e il chitarrista Floyd Konstantin, con cui dapprima nacquero i Geisha. Il chitarrista Konstantin ebbe vita breve nel gruppo, (fu cacciato solamente dopo un giorno di prove per motivi ignoti), e fu rimpiazzato dal virtuoso Andy LaRocque, proveniente dagli EF.
Trovata una formazione stabile che prese il nome del leader, quindi King Diamond, il gruppo diede alle stampe “Fatal Portrait“, uscito nel 1986.
Nel 1987 esce uno dei dischi più famosi del cantante danese, vale a dire “Abigail“, definito dalla critica uno dei più importanti dell’Heavy metal. Con questo disco ci fu anche una diversificazione dal punto di vista lirico, dato che Diamond mise da parte il satanismo becero degli esordi per affrontare temi più maturi e coinvolgenti. Occulto, mistero e dramma psicologico sono gli argomenti trattati nel corso del disco. In ogni canzone, l’autore descrive i suoi pensieri, la sua personalità. Tutte le canzoni sono dipendenti l’una dall’altra, capitoli di una lunga storia.
Michael Denner lasciò perché voleva passare più tempo con la sua famiglia, che ormai non riusciva più a vedere, e fu rimpiazzato provvisoriamente nell'”Abigail Tour” da Michael Moon e in seguito da Pete Black, mentre Timi Hansen, che pressappoco abbandonò per gli stessi motivi di Denner, fu sostituito da Hal Patino.
Con la nuova formazione viene pubblicato “Them“. L’album ebbe un successo enorme, tant’è che nel mese successivo alla sua uscita, il video di “Welcome Home” fu il più visto e richiesto dagli spettatori di MTV, emittente non molto propensa all’heavy metal. Il lavoro fu anche quello che vendette di più nella carriera di Diamond.
Successivamente venne anche pubblicato un EP, “The Dark Sides“. Gene Simmons dei Kiss fece causa a King Diamond, dato che quest’ultimo apparve sulla copertina di “The Dark Sides” con un trucco simile a quello di Simmons, ma la causa finì con un nulla di fatto anche perché King Diamond aveva già cambiato il trucco ancor prima della “mossa legale” dei Kiss. Il batterista Mikkey Dee decise di lasciare la band e venne sostituito da Chris Whitemeier, che vi militò per pochissimo tempo. Diamond convinse Dee a tornare solamente per la registrazione di un altro disco. Egli accettò e uscì “Conspiracy“, nel 1989. Dee andò via, (verrà poi reclutato nei Motörhead), e il suo posto fu preso da Snowy Shaw.
Con il nuovo drummer uscì “The Eye” nel 1990. Hal Patino e Pete Black vennero licenziati per abuso di droga e per scarso impegno sul lavoro e furono rimpiazzati, rispettivamente, da Sharlee D’Angelo e Mike Wead. L’anno 1991 fu caratterizzato dal primo album live della band, il concerto del 1987 di “Abigail“, mentre nel ’92 vennero pubblicate ben due compilation, ovvero “A Dangerous Meeting“, contenente 16 classici di King Diamond e Mercyful Fate, e “Return of The Vampire“, contenente 9 vecchie demo registrate nel 1981/82. Il successo di King Diamond venne ostacolato dal suo forte astio nei confronti della sua casa discografica, la Roadrunner. Egli accusò la casa discografica di aver promosso poco “The Eye” che, nonostante fosse un buon disco, vendette poco per mancanza di supporto pubblicitario. Dopo vari litigi, Diamond ruppe il contratto con la casa discografica.
Rimasto senza un contratto, si riunì con i compari di un tempo, i Mercyful Fate. Nel gruppo ritornarono tutti i membri originari (eccetto il batterista Kim Ruzz, che non suonava più da tanto tempo) con il nuovo drummer Morten Nielsen. Nel 1993 uscì il primo album del gruppo dopo la riunione, “In the Shadows“. Hansen andò via ed entrò nel gruppo Sharlee D’Angelo, il bassista della band parallela di King Diamond.
I Mercyful Fate rimasero in vita fino al 1999 con l’uscita di “9“, dato che Diamond non voleva perdere il suo nuovo progetto che gli dava più successo rispetto alla sua prima band. Il cantante danese torna, così, con il suo progetto personale e nel 2000 pubblica “House of God“. Altri dischi usciti sono “Abigail II: The Revenge” nel 2002 e “The Puppet Master” nel 2003. L’ultimo album pubblicato si intitola “Give Me Your Soul…Please” ed è uscito in luglio del 2007.

Nasce Chris DeGarmo

(Wenatchee, 14 giugno 1963)

Oggi compie gli anni Christopher Lee DeGarmo, chitarrista statunitense, noto per essere stato fondatore e chitarrista dei Queensrÿche nel loro periodo di maggior successo commerciale (1981-1998), nonché compositore dei principali successi. DeGarmo fondò i Queensrÿche nel 1981 insieme a Michael Wilton e Geoff Tate. Il più grande successo scritto da DeGarmo è stato “Silent Lucidity“, capace di raggiungere la top ten Billboard Hot 100. DeGarmo lasciò la band durante il tour del 1997. Tornò nel 2003 per registrare “Tribe“, per poi lasciare nuovamente la band.
Nella sua carriera post-Queensrÿche vanta collaborazioni con Jerry Cantrell, Mike Inez e Sean Kinney.
Il 18 febbraio 2005, si unì ai rimanenti componenti degli Alice in Chains ed altri artisti di Seattle per lo Tsunami Continued Care Relief Concert, un concerto benefico a favore delle vittime dello tsunami del 2004.
Nel 2005 ha prodotto l’album “Catch Without Arms” dei Dredg.
Attualmente vive a Seattle con la moglie e il figlio, e lavora a tempo pieno come pilota di charter.

Esce “Tarkus

14 giugno 1971: “Tarkus” è il secondo album degli Emerson Lake & Palmer, gruppo inglese degli anni settanta. Prodotto da Greg Lake nel 1971, l’album è considerato uno dei più rappresentativi del trio e del rock progressivo.
La composizione della prima parte narra le vicende del mostro Tarkus, visibile nella copertina dell’album. È una specie di armadillo gigantesco, motorizzato e cingolato, che volta per volta combatte contro altri mostri mezzi reali e mezzi macchine, da un trilobite-insetto armato di missili a uno pterodattilo-bombardiere, fino ad arrivare alla sua nemesi, la manticora, l’unico essere davvero classicamente mitologico (e quindi fisico, “reale”, senza parti meccaniche), un leone con la testa d’uomo e una micidiale coda di scorpione.
In questo lavoro è importante l’apporto del tecnico del suono Eddie Offord, che riesce ad ottenere un ottimo risultato nonostante i limiti tecnologici dell’epoca.
La prima facciata dell’LP è interamente occupata dalla “suite” “Tarkus“, composta da vari movimenti.
La facciata B dell’LP si apre con “Jeremy Bender“, pezzo caratterizzato dal piano Honky Tonk. Si prosegue con “Bitches Crystal“, un pezzo che si regge su un tempo dispari. A seguire un brano diviso in due parti: la prima, “The Only Way“, il cui tema prende spunto dalla “Toccata e Fuga” in Fa Maggiore BWV 540 di Johann Sebastian Bach che sfocia in un’altra trasposizione (sempre di Bach) in chiave jazz. La seconda parte, “Infinite Space“, è un pezzo pianistico. Il disco si chiude con “Are You Ready Eddy?” un rock&roll decontestualizzato rispetto agli altri brani del disco, in cui il gruppo rende omaggio al produttore Eddie Offord.

Tracce

1 Tarkus – 20:42
Eruption – 2:44
Stones of Years – 3:45
Iconoclast – 1:15
Mass – 3:13
Manticore – 1:52
Battlefield – 4:06
Aquatarkus – 3:47
2 Jeremy Bender – 1:50
3 Bitches Crystal – 3:58
4 The Only Way (Hymn) – 3:48
5 Infinite Space (Conclusion) – 3:20
6 A Time and a Place – 3:01
7 Are You Ready Eddy? – 2:10

Formazione

Keith Emerson – tastiere
Greg Lake – basso, voce, chitarre
Carl Palmer – batteria, percussioni

Rory Gallagher ci lasciava

(Ballyshannon, 2 marzo 1948 – Londra, 14 giugno 1995)

Si ricorda oggi la morte di William Rory Gallagher, chitarrista e cantante irlandese. Iniziò a suonare la chitarra all’età di nove anni, ispirato da grandi bluesman come Muddy Waters, Leadbelly e da musicisti folk come Woody Guthrie. Nella seconda metà degli anni sessanta si trasferì a Londra dove diede vita ai Taste, con il bassista Eric Kitteringham e il batterista Norman Damery, entrambi provenienti dagli Axels. L’album “On The Boards” riuscì meglio del precedente e permise a Gallagher di spiccare come eccellente chitarrista, cantante acutissimo, autore dallo stile particolare, sassofonista e armonicista. I Taste si sciolsero nel 1971 per volontà di Gallagher, deciso ad avviare quella che sarebbe divenuta poi una stupenda carriera solista. Ingaggiò quindi il bassista Gerry Mc Avoy e il batterista Wilger Campbell ad affiancarlo, ed esordì con un buon album omonimo nel 1971, proseguendo poi con l’ottimo “Deuce“. Dopo un album dal vivo nel 1972, nel 1973 fu pubblicato “Blueprint“, album di buon successo nel quale figurano anche i nuovi musicisti Lou Martin alle tastiere e Rod De’Ath alla batteria. Nello stesso anno uscì anche “Tattoo“, altro album di buon successo, nel quale la band si dilettò a sperimentare diversi stili, con eccellenti risultati. Nel ’74 venne pubblicato un altro album live, “Irish Tour“, giudicato quasi all’unanimità come il suo capolavoro e fu proprio per le sue funambolesche esibizioni dal vivo che Rory Gallagher assurse a idolo delle masse. Nel 1975 uscì “Against the Grain“, un album hard rock intermezzato da alcuni splendidi pezzi acustici, tra cui la rilettura di “Out on the Western Plain“. Nel 1976 incise “Calling Card“, questo album si contraddistingue per essere uno dei suoi lavori più eterogenei nel quale sfiora persino il jazz e, grazie all’amicizia con Roger Glover, arriva a sperimentare anche un sound simile a quello dei Deep Purple nella canzone “Moonchild“. Nel 1978 giunse quindi “Photo-Finish“, album che spazia tra molti generi e che sforna ottime canzoni come “Shadow Play“, “Overnight Bag“, “Cruise On Out” e “Shin Kicker“, tutte di carattere prevalentemente hard rock, pur essendo influenzate da altri generi. “Top Priority” (1979) continua il discorso hard rock, così come l’ottimo live “Stagestruck“. “Jinx” del 1982 è un buon album, per il quale si aggiungono due nuovi elementi quali Dick Parry, sassofonista che ha contribuito anche a “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd, e Brinsley Schwarz alle tastiere: tuttavia il sound, anche a causa della nascita del nuovo rock elettronico, risultò un po’ obsoleto e Gallagher decise di cercare di dare il meglio sul palco, su cui ripropose il meglio del suo repertorio, riprendendo anche le canzoni dei Taste. Dopo ben cinque anni Gallagher tornò in studio per incidere “Defender“, che evidenzia un forte ritorno al blues, così come l’album seguente, “Fresh Evidence“. Nel 1994, la dipendenza dagli alcolici lo costrinse a subire un trapianto di fegato che non ebbe però un buon esito. Rory Gallagher morì il 14 giugno del 1995 all’età di 47 anni in seguito a complicazioni dovute all’intervento. Il giorno della sua morte tutte le televisioni irlandesi interruppero i programmi, persino la BBC. I suoi funerali vennero trasmessi in diretta nazionale. Nel 1996 fu pubblicato il primo album postumo, “Blue Days for the Blues“. Altre pubblicazioni postume sono “BBC Sessions“, che contiene registrazioni inedite sia dal vivo che in studio e “Wheels Within Wheels“, pieno di outtakes e brani acustici eseguiti assieme a numerosi ospiti.

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