Le ricorrenze, le notizie, il Rock suddiviso per anni: l'Almanacco di Rock by WildSuccedeva oggi 

L’almanacco di Rock by Wild – 2 febbraio

6 Ricorrenze per il 2 febbraio

Nasce Ross Valory

(San Francisco, 2 febbraio 1949)

Oggi compie gli anni Ross Lamont Valory, bassista statunitense, membro dei Journey. Insieme a Neal Schon, è l’unico membro originale del gruppo ancora attivo con la band.
Fatta eccezione per il periodo durante la registrazione dell’album “Raised on Radio” (e relativo tour) nel 1986, Ross ha suonato su tutti gli album dei Journey. È stato sostituito al basso in studio da Bob Glaub su tre pezzi, mentre le restanti canzoni furono eseguite dal futuro giudice di American Idol Randy Jackson, che ha poi accompagnato la band nel successivo tour.
Una delle innovazioni che Valory introdusse (non è noto se lui fosse l’inventore) fu quella di impostare un basso a 4 corde con le prime 4 corde di un 5-string set. Così, al posto dell’usuale disposizione E-A-D-G, il suo basso è settato a B-E-A-D. Questo aggiunge la profondità del cinque corde alle canzoni, lasciando inalterata la migliore versatilità del basso a quattro corde.
Ha anche suonato tastiere e chitarra e collaborato con The Vu, The Storm, Frumious Bandersnatch e la Steve Miller Band.

Esce “A Trick of The Tail

2 febbraio 1976: “A Trick of the Tail” è il settimo album in studio dei Genesis, il primo registrato con Phil Collins alla voce, dopo l’uscita dal gruppo del cantante e frontman Peter Gabriel.
Dal punto di vista musicale, “A Trick of the Tail” affianca i serrati momenti strumentali d’insieme, da sempre cari alla band, qui venati a tratti di influenze jazz-rock più marcate che in passato, (principalmente grazie alla ritmica di Phil Collins, all’epoca grande fan di gruppi come Weather Report), a composizioni romantiche più semplici e lineari, (“Entangled“, “Squonk“, “Ripples“), con enfasi su melodia e armonia, ed un ritorno al suono delle chitarre acustiche (soprattutto a 12 corde), quasi totalmente assenti nel precedente “The Lamb Lies Down on Broadway“.
I testi dei brani riprendono lo stile narrativo/fiabesco del passato, ispirandosi talvolta ad autori letterari come Carlos Castaneda, “Dance on a Volcano” o William T. Cox, “Squonk“. Non mancano le storielle di fantasia come l’avventura semiseria del rapinatore solitario in “Robbery“, “Assault & Battery” o la strana creatura con coda e corna protagonista della titletrackA Trick of The Tail“.
La confezione grafica dell’album fu affidata all’artista free lance, Colin Elgie, all’epoca collaboratore del noto studio Hipgnosis, che avrebbe poi realizzato anche il dipinto di copertina per il successivo “Wind & Wuthering“. Il disegno di copertina, dallo stile grafico patinato e retrò, che ben si sposa con la poetica del Genesis del periodo, raffigura tutti assieme i vari personaggi ispirati ai testi dell’album; ciascun personaggio, all’interno della copertina apribile, compare anche di fianco al testo della canzone cui è relativo. Nella busta interna compaiono gli stessi personaggi di nuovo assieme, ma stavolta in un momento temporalmente successivo a quello raffigurato all’esterno, quasi a raffigurare l’epilogo delle varie storie.

Tracce

Lato A
1 Dance On a Volcano – 5:54
2 Entangled – 6:27
3 Squonk – 6:27
4 Mad Man Moon – 7:34
Lato B
1 Robbery, Assault and Battery – 6:16
2 Ripples – 8:04
3 A Trick of the Tail – 4:35
4 Los Endos – 5:47

Formazione

Phil Collins – voce, cori, percussioni, batteria
Steve Hackett – basso, chitarra, chitarra a 12 corde
Tony Banks – organo, sintetizzatore, pianoforte, tastiere, voce, cori, chitarra a 12 corde, mellotron
Mike Rutherford – basso, chitarra, chitarra a 12 corde, moog taurus

Sid Vicious ci lasciava

(Londra, 10 maggio 1957 – New York, 2 febbraio 1979)

Oggi si ricorda la morte di John Simon Ritchie, meglio noto come Sid Vicious, il leggendario bassista e cantante britannico, membro della band punk dei Sex Pistols. Vicious ebbe un’infanzia difficile: la madre Anne era tossicodipendente ed egli iniziò ben presto a girare per Londra e ad idolatrare icone glam rock come David Bowie e Roxy Music.
Nel 1975 conobbe John Lydon, futuro cantante dei Sex Pistols, che gli diede il nome d’arte di Sid Vicious a causa del criceto che Vicious possedeva e che Lydon considerava malvagio (vicious in inglese). In quel periodo iniziò a frequentare la nascente scena punk di Londra, inventando secondo alcuni il pogo e rendendosi protagonista di alcuni incidenti durante i concerti.
Fino al 1977 la sua carriera musicale si limitò ad una serata come batterista dei Siouxsie and The Banshees, ma in quello stesso anno, in corrispondenza con l’uscita di Glen Matlock dai Sex Pistols, Vicious venne fatto entrare nella band dall’amico John Lydon. Vicious all’epoca non sapeva suonare il basso, ma Lydon confidava che avrebbe imparato in fretta e contava sul suo aspetto, che ben si adattava ai mass media.
Agli inizi del 1977, in occasione di un concerto degli Heartbreakers, giunse a Londra una groupie della band, Nancy Spungen. Nonostante i tentativi da parte di Lydon di tenere Vicious lontano da Nancy, nota eroinomane, i due si piacquero subito e il bassista iniziò a fare uso di eroina. Nel periodo successivo Vicious cominciò ad imparare a suonare il basso, ma alle sessioni di registrazione di “Never Mind the Bollocks” si presentò quasi sempre troppo ubriaco per suonare, infatti registrò solo i primi due brani dell’album,” Holidays in the Sun” e “Bodies“, mentre per le altre canzoni venne sostituito da Matlock, rientrato nel gruppo come session man. Nei mesi successivi gli amici provarono a separarlo da Nancy e dall’uso di eroina, ma senza risultato.
Nel 1978 i Pistols fecero il loro primo tour negli USA, durante il quale Vicious mostrò comportamenti masochisti sul palco e insultò più volte la folla. Due giorni dopo l’ultimo concerto dei Pistols, Vicious ebbe la sua prima overdose di eroina e tre giorni più tardi, durante un volo aereo verso New York, cadde in un coma causato da questa. In Inghilterra ruppe definitivamente con Lydon, che aveva nuovamente tentato di separarlo da Nancy e poi si trasferì per breve tempo a Parigi, dove partecipò alle riprese del film sui Sex PistolsThe Great Rock ‘n’ Roll Swindle“, per il quale registrò una cover di “My Way” e di alcune canzoni di Eddie Cochran.
Nell’agosto 1978 si trasferì a New York con Nancy e si esibì in un concerto d’addio con una backing band chiamata The Vicious White Kids, composta da Steve New, Glen Matlock e Rat Scabies. In seguito formò gli Idols, gruppo dalla breve vita.
Il 12 ottobre 1978 Vicious trovò Nancy Spungen morta accoltellata, pur trovandosi in stato confusionale a causa dell’abuso di eroina e non ricordando nulla, non ammise di aver commesso il reato, ma venne arrestato poiché unico indagato. Uscito su cauzione pagata dalla EMI, Vicious commise vari atti sconsiderati: prima tentò di suicidarsi con un rasoio, in seguito fu nuovamente arrestato per aver rotto un bicchiere in faccia a Todd Smith, fratello di Patti Smith. Dopo il suo rilascio il 1º febbraio 1979, Vicious assunse nuovamente dell’eroina datagli dalla madre, dopo essersi iniettato in vena dell’altra eroina durante la notte, ebbe un’overdose e fu rianimato dalla sua nuova fidanzata Michelle Robinson, poi i due si addormentarono. Sid Vicious venne trovato morto di overdose il mattino seguente.
Vicious lasciò un biglietto scrivendo di voler esser sepolto di fianco alla sua fidanzata Nancy Spungen con addosso i suoi jeans, la sua giacca di pelle e i suoi anfibi. Nonostante fossero queste le sue ultime volontà, qualcosa si frappose tra quanto previsto e ciò che realmente avvenne. Nancy era d’origine ebraica e venne seppellita nel cimitero ebraico, ma la madre di Nancy non consentì che Sid venisse seppellito vicino a sua figlia perché in passato non aveva mai approvato la sua relazione con Sid. Alla luce di tutto ciò, la madre di Vicious decise di far cremare il figlio e le sue ceneri vennero sparse sulla tomba della Spungen.

Esce “Killers

2 febbraio 1981: “Killers” è il secondo album in studio del gruppo inglese Iron Maiden, pubblicato dalla EMI. Si tratta anche dell’ultimo album in studio pubblicato con Paul Di’Anno alla voce, nonché il primo con Adrian Smith alla chitarra.
Come accaduto con l’album precedente, la copertina è stata realizzata da Derek Riggs.
Dopo l’abbandono del chitarrista Dennis Stratton, che non era molto incline all’heavy metal, venne ingaggiato Adrian Smith, proveniente dagli Urchin.
All’uscita l’album non ebbe lo stesso trattamento di quello precedente (si piazzò al 12º posto nelle classifiche britanniche), ma in seguito venne rivalutato come disco fondamentale nella carriera del gruppo.
Nell’edizione pubblicata negli USA pochi mesi dopo fu incluso anche il brano “Twilight Zone“, registrato poco dopo la pubblicazione dell’album nel Regno Unito e pubblicato come doppio singolo insieme a “Wrathchild” il 2 marzo 1981.

Tracce

Lato A
1 The Ides of March – 1:48
2 Wrathchild – 2:54
3 Murders in the Rue Morgue – 4:14
4 Another Life – 3:22
5 Genghis Khan – 3:02
6 Innocent Exile – 3:50
Lato B
1 Killers – 4:58 (Paul Di’Anno, Steve Harris)
2 Prodigal Son – 6:05
3 Purgatory – 3:18
4 Drifter – 4:47

Formazione

Paul Di’Anno – voce
Dave Murray – chitarra
Adrian Smith – chitarra
Steve Harris – basso
Clive Burr – batteria

Esce “1916

2 febbraio 1991: “1916” è il nono album dei Motörhead, pubblicato per la WTG. La traccia che dà il nome all’album è un invito alla riflessione sui massacri della prima guerra mondiale, ed è un’insolita (per lo stile del gruppo), ballata lenta e melodica in cui la voce di Lemmy è accompagnata da percussioni e da una tastiera elettronica.
L’album include anche la poderosa, ma assai breve “R.A.M.O.N.E.S.“, un omaggio all’omonima punk rock band, la struggente “Love Me Forever“, una ballata che è stata in seguito rieseguita da Doro Pesch e altre canzoni diventate ormai classici del gruppo come il singolo “The One to Sing the Blues“, ma anche la vivace “No Voices In The Sky” e “Going To Brazil“.
L’album è considerato uno dei migliori del gruppo, raggiunse infatti la posizione 24 nelle classifiche britanniche e fu anche nominato per il Grammy Award Best Metal Performance.

Tracce

1 The One to Sing the Blues – 3:07
2 I’m So Bad (Baby I Don’t Care) – 3:13
3 No Voices in the Sky – 4:12
4 Going to Brazil – 2.30
5 Nightmare/The Dreamtime – 4:40
6 Love Me Forever – 5:27
7 Angel City – 3:57
8 Make My Day – 4:24
9 R.A.M.O.N.E.S. – 1:26
10 Shut You Down – 2:41
11 1916 – 3:44

Formazione

Lemmy Kilmister – basso, voce
Phil “Wizzö” Campbell – chitarra
Würzel – chitarra
Philthy Animal Taylor – batteria

Paul Baloff ci lasciava

(25 aprile 1960 San Francisco, California – 2 febbraio 2002 Oakland, California)

Ricorre oggi l’anniversario anche della morte di Paul Baloff, il secondo cantante del gruppo thrash metal statunitense Exodus, se si conta l’esperienza del batterista Tom Hunting alla voce.
Baloff fu scelto dal chitarrista Kirk Hammett nel 1983, durante una festa a Berkeley. Quando Hammett gli chiese se ascoltasse UFO e Iron Maiden, egli gli intonò “Rock Bottom” e Hammett capì che era la persona giusta. Cantò i brani del demo degli Exodus del 1982, del primo album in studio “Bonded by Blood” (1985), della raccolta “Lessons in Violence” (1992) e dell’album dal vivo “Another Lesson in Violence” (1997). Lasciò il gruppo nel 1986 sotto la pressione degli altri componenti a causa di un eccessivo abuso di droghe. Successivamente militò in altre formazioni thrash metal come Heathen, Hirax, Piranha e Spastik Children.
Nel 1997 tornò negli Exodus, riunitisi dopo il primo scioglimento degli stessi, per un tour a cui seguì la pubblicazione dell’album dal vivo “Another Lesson in Violence“. A causa dello scarso successo del tour, il gruppo si sciolse una seconda volta.
Baloff viene ricordato come un’icona del thrash metal e, più in generale del metal, non tanto per le capacità vocali, quanto per il suo atteggiamento carismatico, in quanto riusciva a incitare il pubblico come pochi altri suoi omologhi, delle volte ridicolizzando chi non si lasciava trasportare dall’euforia, come Hammett stesso ricorda riguardo all’esperienza di membro-fondatore degli Exodus.
Una curiosità; Kirk Hammett, raccontando la sua esperienza con Baloff, disse che una sera, mentre sedevano intorno alla macchina di Paul ascoltando canzoni di Venom e Mercyful Fate, lui, Baloff, Gary Holt e Tom Hunting erano completamente ubriachi, si tagliuzzarono le mani e mischiarono il loro sangue, da lì nacque l’ispirazione per il titolo del disco “Bonded by Blood“. Il 31 gennaio 2002 Baloff uscì di casa per fare un giro in bicicletta, ma concluso il giro tornò a casa e si sentì male. Il cantante entrò in coma irreversibile e fu ricoverato al Highland Hospital di Oakland. La scelta di staccare la spina fu presa il 2 febbraio 2002 dagli stessi componenti degli Exodus e da alcuni amici, dopo il consenso dell’unico familiare conosciuto.

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