Le ricorrenze, le notizie, il Rock suddiviso per anni: l'Almanacco di Rock by WildSuccedeva oggi 

L’almanacco di Rock by Wild – 24 febbraio

Wings of Tomorrow“: Europe (24 febbraio 1984)
Wings of Tomorrow” è il secondo album in studio del gruppo svedese Europe, pubblicato dalla Hot Records. È proprio con questo disco che la band si è fatta conoscere al grande pubblico, prima di scalare le classifiche mondiali con il successivo “The Final Countdown“. Pubblicato in tutta la penisola scandinava, in Giappone e negli Stati Uniti, questo lavoro risente molto della vena melodica di Joey Tempest e del sound duro e secco usato dal chitarrista John Norum. Entrambi si dimostrano sopra le aspettative del pubblico, che trova in quest’album un lavoro più completo rispetto al precedente omonimo, e con una migliore qualità di registrazione. Vennero infatti noleggiati i Polar Studios di Stoccolma, un ambiente professionale che vantava già dei supporti digitali di registrazione.
Tuttavia il successo commerciale di questo disco, pur non deludendo le aspettative, fu fortemente condizionato dall’assenza di video promozionali. La Hot Records aveva messo a disposizione un budget di poco superiore al precedente lavoro e il gruppo, per evitare il fiasco del precedente video, decise di rinunciare a girarne un altro. Questo condizionò fortemente le vendite non in Scandinavia e in Giappone, dove erano già popolarissimi ma negli Stati Uniti. Oltretutto la casa discografica occupatasi della commercializzazione non vi pubblicizzò affatto questo lavoro.
L’album vanta comunque oltre 1 milione di copie vendute. Il disco è tra i più duri del combo svedese, insieme a “Secret Society“, ma non per questo poco melodico. Canzoni come l’openerStormwind” subito esaltano le qualità degli artisti. “Scream of Anger” è invece la canzone più dura ed heavy del disco. “Dreamer” è la prima vera Power ballad. Joey Tempest, oltre a scrivere la maggior parte delle canzoni e cantarle, ha arrangiato anche le parti di tastiere. Per supplire alla mancanza del tastierista, nel 1985, venne reclutato Mic Michaeli per suonare durante i concerti. Da quel momento, diventerà membro ufficiale della band e sarà sempre presente nei successivi lavori. Poco dopo la pubblicazione dell’album venne licenziato il batterista Tony Reno per scarso impegno nelle prove e nei tour. Verrà sostituito con Ian Haugland, ex-batterista degli svedesi Trilogy. La copertina dell’album è stata disegnata da Peter Engberg e rappresenta un’aquila rivestita con un elmetto e una corazza di ferro, sullo sfondo di Marte.

Stormwind – 4:31 (Tempest)
Scream of Anger – 4:06 (Tempest, Jacob)
Open Your Heart – 4:10 (Tempest)
Treated Bad Again – 3:46 (Tempest)
Aphasia (Instrumental) – 2:32 (Norum)
Wings of Tomorrow – 3:59 (Tempest)
Wasted Time – 4:10 (Tempest)
Lyin’ Eyes – 3:47 (Tempest)
Dreamer – 4:28 (Tempest)
Dance the Night Away – 3:35 (Tempest)

Formazione
Joey Tempest – voce, chitarra acustica, tastiere
John Norum – chitarre
John Levén – basso
Tony Reno – percussioni

3 Ricorrenze per il 24 febbraio

Nasce Steve Dawson

(Sheffield, UK, 24 febbraio 1952)

Oggi è il compleanno di Steven DobbyDawson, bassista britannico, noto per avere militato nei Saxon. Nel 1977 fondò con il chitarrista Graham Oliver i Son of a Bitch, che da lì a poco sarebbero diventati i Saxon. Nel 1986 è costretto a lasciare il gruppo durante la lavorazione di “Rock the Nations” su pressione della moglie: questa infatti non sopportava più di vedere sparire il marito per i lunghi tour. Fonda gli Usi (dove milita il futuro batterista dei Saxon, Nigel Durham e alla chitarra Steve Johnson, fratello del suo sostituto Paul Johnson), con i quali non pubblica niente. Dopo aver lasciato i Saxon nel 1995, Oliver propose a lui e all’altro ex Son of a Bitch/Saxon Pete Gill di riformare il loro primo gruppo: pubblicarono quindi l’album “Victim You“, fortemente ignorato dal pubblico. Con un parziale cambio di formazione (tra cui quello relativo al ruolo di batterista che vide Gill lasciare il posto a Durham) il gruppo divenne Oliver/Dawson Saxon, continuando a fare tour presentando le vecchie canzoni dei Saxon. Nel 2002 pubblicò un disco solista, “Pandemonium Circus” che raccoglie le registrazioni effettuate negli anni ottanta con Steve Johnson e Nigel Durham, che non erano riuscite a vedere la luce in precedenza. Il suo contributo alla prima fase dei Saxon fu determinante: gran parte degli input creativi veniva da lui; inoltre le sue linee di basso possenti e melodiche contribuivano ad arricchire le canzoni giocando un ruolo importante nell’economia del pezzo.

Esce “Physical Graffiti

24 febbraio 1975: “Physical Graffiti” è il sesto album della rock band inglese Led Zeppelin. Il disco raggiunge la prima posizione nella Billboard 200 per sei settimane, nel Regno Unito ed in Canada, la seconda in Austria, Australia, Spagna e Francia, la terza in Nuova Zelanda, la quarta in Norvegia e la settima nei Paesi Bassi. Nel 2003 la rivista Rolling Stone colloca l’album alla posizione n. 73 nella lista dei 500 migliori album di tutti i tempi. Dopo aver inciso e pubblicato senza interruzione per quattro anni di fila, i Led Zeppelin decisero di prendersi una pausa, trascorrendo buona parte del 1973 senza lavorare praticamente su nulla. Il ruolo sempre più incisivo di John Paul Jones faceva cadere ogni illazione su rancori o presunte minacce di abbandono del bassista. All’inizio del nuovo anno erano già pronti per suonare il nuovo materiale nella casa di campagna nei pressi d i Headley Grange e con l’aiuto dello studio mobile di Ronnie Lane il lavoro prese forma come sempre molto velocemente: 8 tracce in tutto, abbastanza per fare più di un album. Per pubblicizzare la nuova etichetta fondata dal gruppo (la Swan Song Records), il manager Peter Grant propose di pubblicare un album doppio che raccogliesse anche il materiale non inserito precedentemente in album ufficiali. “Physical Graffiti” era pronto nell’estate del 1974, ma le inevitabili discussioni su titolo, copertina e distribuzione fecero slittare la pubblicazione ai primi mesi dell’anno successivo. Come tutte le copertine dei Led Zeppelin anche quella di “Physical Graffiti” rientra nelle grandi idee trasformate in immagini, ed è tra le più importanti nella storia del rock. Immortalando un palazzo urbano ai numeri 96-98 di St. Mark’s Street (East Village, New York) (fronte e retro) il gruppo creò un suo personalissimo condominio che offriva la possibilità, con un gioco di incastri dovuto alla fustellatura, di penetrare all’interno degli appartamenti e vedere le più svariate immagini: si va dai personaggi celebri, ai quadri famosi, a istantanee del gruppo ritratto in momenti di svago, alle lettere che individuano il titolo dell’album. La critica più radicale stroncò il lavoro, considerato troppo lungo e lontano dallo stile classico della band; altri più moderati lo apprezzarono, ma considerarono i cambiamenti come il segno di qualcosa di inevitabile che avrebbe portato alla fine del gruppo. A distanza di anni, ripercorrendo tutta la loro storia, “Physical Graffiti” può essere considerato uno dei migliori dischi dei Led Zeppelin in cui emerge una perfetta sintonia fra tutti i membri del gruppo, sorretta da una varietà musicale che non tradisce le aspettative e si lascia apprezzare per tutta la sua durata.

Tracce

Disco 1
Lato A
1 Custard Pie – 4:13
2 The Rover – 5:36
3 In My Time of Dying – 11:04
Lato B
1 Houses of the Holy – 4:01
2 Trampled Under Foot – 5:35
4 Kashmir – 8:31
Disco 2
Lato C
1 In the Light – 8:44
2 Bron-Yr-Aur – 2:06
3 Down by the Seaside – 5:14
4 Ten Years Gone – 6:31
Lato D
1 Night Flight – 3:36
2 The Wanton Song – 4:06
3 Boogie with Stu – 3:51
4 Black Country Woman – 4:24
5 Sick Again – 4:43

Formazione

Jimmy Page – chitarre, chitarra solista, slide guitar, mandolino, produzione
Robert Plant – voce, armonica a bocca, chitarra acustica in Boogie with Stu
John Paul Jones– basso, organo, piano elettrico, Mellotron, chitarra, mandolino, sintetizzatore, organo hammond
John Bonham– batteria, percussioni

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