Le ricorrenze, le notizie, il Rock suddiviso per anni: l'Almanacco di Rock by WildSuccedeva oggi 

L’almanacco di Rock by Wild – 25 settembre

4 Ricorrenze per il 25 settembre

Nasce Chris Impellitteri

(Connecticut, 25 settembre 1964)

Oggi si ricorda il compleanno del chitarrista Chris Impellitteri.
L’infanzia di Chris fu molto triste: quando aveva 9 anni, i suoi genitori si suicidarono. La perdita dei suoi cari influì negativamente sulla sua adolescenza ed ebbe un certo periodo di sbando, ma grazie a sua nonna, che gli regalò una chitarra elettrica, poté sfogare la sua frustrazione in musica. La nonna lo spinse anche a prendere lezioni e Chris si appassionò sempre di più alla chitarra. Nel 1983 iniziò la sua esperienza musicale con i Vice, band heavy metal di breve vita e che presenta all’attivo solamente una demo incisa nel 1985. Nel gruppo militava anche il cantante Rob Rock, con cui instaurò una duratura collaborazione. Terminata l’esperienza nei Vice fondò la band a suo nome, gli Impellitteri, che vede lui come unico membro stabile. Dopo la registrazione dell’EP omonimo “Impellitteri“, il gruppo incise il primo album “Stand in Line” (1988). Il debutto vide la partecipazione di Graham Bonnet, (Rainbow, Michael Schenker Group, Alcatrazz), alla voce, il quale sarà sostituito proprio da Rob Rock, che avrà una lunga attività accanto ad Impellitteri.
Impellitteri si esercitò sotto l’influenza di Eddie Van Halen, Uli Jon Roth e Al Di Meola. Nonostante molti credano che Malmsteen abbia avuto un grande impatto su di lui, Chris non l’ha mai considerato una grande ispirazione, sebbene lo consideri un chitarrista assolutamente influente, ritenendo che le sue maggiori influenze neoclassiche derivino, invece, dallo stile di Uli Jon Roth.
Accanto alla sua attività con gli Impellitteri, è stato anche un endorser di chitarre Fender sin dai suoi esordi e nel 2010 è passato alla Dean Guitars, che ha realizzato un suo modello signature chiamato “Spider Model”.

Nasce Ron “Bumblefoot” Thal

(Brooklyn , New York, 25 settembre 1969)

Oggi è il compleanno del chitarrista e produttore discografico statunitense, Ron “Bumblefoot” Thal.
Ha adottato il soprannome “Bumblefoot” dal nome in inglese dell’infezione fungina, che ha scoperto di avere mentre aiutava sua moglie agli esami di veterinaria. La Vigier Guitars ha anche realizzato per Ron la “Vigier Bumblefoot Guitar”, a forma di piede e disegnata come un bombo con ali decorative. La chitarra fu presentata a Bumblefoot nel 1998, ad una riunione NAMM a Los Angeles.
Ron si è unito ai Guns N’ Roses a metà del 2006, sostituendo alla chitarra Buckethead. Con il gruppo ha debuttato all’Hammerstein Ballroom a New York City, il 12 maggio 2006. Da allora sono stati insieme in tour in Europa e Nord America, e si esibiranno anche in Giappone, Sud America ed Oceania. Bumblefoot ha suonato le parti solistiche di chitarra in “Chinese Democracy“. L’album è stato pubblicato ufficialmente il 23 novembre 2008. Durante un tour della band Fozzy nel 2010 si è unito per suonare un po’ con gli amici Rich the Duke Ward e Chris Jericho. Dal 2015 fa parte del super gruppo Art of Anarchy. Bumblefoot usa soprattutto la Bumblefoot Guitar, realizzata dall’azienda francese Vigier. Inoltre si avvale di modelli Excalibur e Surfreter, ma anche la B.B.F.S.C.G. (Bumblefoot Swiss Cheese Guitar). Di recente è stato rilasciato un altro modello esclusivo per Ron, con plettri e cavi già usati sulla Swiss Cheese.

Esce “Black Sabbath, Vol. 4

25 settembre 1972: “Black Sabbath, Vol. 4” è il quarto album in studio dei Black Sabbath. Si stima che l’album abbia venduto quasi 2 000 000 di copie in tutto il mondo. Inizialmente, il lavoro doveva intitolarsi “Snowblind“, (come il brano presente nel disco), ma il gruppo fu costretto dalla casa discografica a cambiarlo per il suo riferimento alla cocaina, (“snow” significa neve in inglese, una parola metaforica per indicare questa droga). Si optò quindi per il titolo Vol.4, inteso come il loro quarto disco registrato in studio.
A partire da questo album il sound dei Black Sabbath subisce varie trasformazioni, incorporando elementi progressive rock, genere ammirato dal chitarrista Tony Iommi (che militò anche per un certo periodo nei Jethro Tull, noto gruppo di questo genere).
Tuttavia il sound dei Black Sabbath rimane pressoché lo stesso, (ad esempio nei brani “Tomorrow’s Dream” e “Supernaut“), e il sound doom è ancora avvertibile in brani come “Cornucopia” e “Under the Sun“.
Tra le hit dell’album vi è “Changes“, una ballad in cui Osbourne canta accompagnato solo da pianoforte e mellotron, che presenta un testo insolito per lo stile del gruppo, dato che parla di una finita relazione amorosa, (si pensa quella di Ozzy con la prima moglie). Altro brano piuttosto noto è anche il già citato “Snowblind“, uno dei più discussi della loro carriera. La versione precedente di quella contenuta nel disco venne cancellata perché il testo ripeteva parecchie volte la parola “cocaine”, anche se in quella postuma, se ascoltata attentamente, Ozzy la pronuncia in modo sussurrato almeno una volta dopo la prima strofa. Secondo altri, invece, la canzone si rifà ad un famoso fumetto degli anni sessanta, (in Italia è chiamato “L’Eternauta”), nel quale la “neve cieca” è quella composta da radiazioni nucleari, che cadendo colpisce qualsiasi cosa si trovi sulla sua traiettoria. Tuttavia, risulta più accreditata la prima tesi, a ulteriore supporto della quale vi è la stessa copertina dell’album nell’edizione originale su LP 33 giri, l’ultima voce dei crediti riporta le parole “We wish to thank the great COKE-Cola company of Los Angeles”, un ovvio riferimento alla tematica già citata.
Il disco vendette molto bene e fu giudicato un altro importante tassello della discografia dei Black Sabbath.

Tracce

Wheels of Confusion/The Straightener – 8:00
Tomorrow’s Dream – 3:08
Changes – 4:43
FX – 1:40
Supernaut – 4:43
Snowblind – 5:28
Cornucopia – 3:55
Laguna Sunrise – 2:52
St. Vitus’ Dance – 2:27
Under the Sun/Every Day Comes & Goes – 5:51

Formazione

Ozzy Osbourne – voce
Tony Iommi – chitarra, pianoforte, mellotron
Geezer Butler – basso, mellotron
Bill Ward – batteria, percussioni

Personale tecnico
Colin Caldwell – tecnico del suono
Vic Smith – tecnico del suono

John Bonham ci lasciava

(Redditch, 31 maggio 1948 –Windsor, 25 settembre 1980)

Oggi si ricorda la dipartita di John Henry Bonham, noto anche come Bonzo, storico batterista dei Led Zeppelin. È considerato uno dei più grandi e influenti batteristi della storia della musica rock. Il suo stile, basato su un’alchimia di estro ed aggressività, creatività e tecnica, ha contribuito a innovare e stravolgere completamente il modo di concepire la batteria e le percussioni nella musica contemporanea: i nove album che compongono la discografia dei Led Zeppelin, caratterizzati dalle architetture percussionistiche di Bonham, costituiscono tuttora una delle basi su cui fonda la batteria nel rock, nell’hard rock e nell’heavy metal. Nel 2011, a seguito di un sondaggio condotto tra i lettori, Rolling Stone Magazine lo ha insignito del titolo di “miglior batterista di tutti i tempi”, collocandolo al primo posto nella classifica Best drummers of all time.
A 5 anni Bonham desiderava già una batteria, iniziò con un piccolo drum kit fatto di lattine di caffè, imitando i suoi idoli Buddy Rich e Gene Krupa. A 10 anni sua madre Joan gli regalò il suo primo rullante. A 15 anni suo padre gli regalò un drum kit della Premier Percussion. Bonham non prese nessuna lezione di batteria, si limitò a chiedere consiglio ad altri batteristi della sua città.
Tra il 1962-1963 entrò a far parte dei Blue Star Trio, (un gruppo creato con amici di scuola), ed i Gerry Levene & the Avengers. Nel 1964, terminata la scuola, andò a lavorare con suo padre come falegname apprendista, mentre suonava in varie band locali. Nello stesso anno entrò a far parte di una band semi-professionale, chiamata Terry Webb and the Spiders, e nello stesso periodo incontrò la sua futura moglie Pat Phillips. Entrò a fare parte anche di band come The Nicky James Movement e The Senators, (che ebbe anche un discreto successo col singolo “She’s a Mod“). E così divenne un batterista a tempo pieno. Entrò a far parte dei Crawling King Snakes, con un giovane Robert Plant al microfono. Bonzo e Plant divennero amici e non persero i contatti anche dopo che la band si sciolse, così nel 1968 venne invitato nella nuova band di Plant chiamata Band Of Joy e lui accettò.
Bonham incontrò non poche difficoltà nella sua carriera da batterista perché veniva inevitabilmente ritenuto troppo rumoroso e per un periodo i locali della sua zona giunsero addirittura a non far suonare “gruppi che avessero John Bonham alla batteria”.
Nonostante l’ambiente rurale in cui crebbe, non trascurò mai la sua travolgente passione per i tamburi, anche a costo di venir meno a promesse fatte; quando la sua ragazza, Pat, rimase incinta, andò a vivere con lei in una roulotte: nonostante le avesse promesso di lasciare la batteria per cercarsi un lavoro, pur iniziando a lavorare e persino smettendo di fumare per arrivare a sbarcare il lunario, continuò comunque a dedicarsi anima e corpo, con caparbietà quasi maniacale, al culto delle percussioni e alla personale idea di sound che andava ricercando. Nell’ottobre del 1968, i Led Zeppelin registrano in sole trenta ore il loro primo album, dal titolo omonimo. È l’inizio, per Bonham, della scalata verso il successo mondiale.
Personaggio bizzarro, Bonham trascorse tutti gli anni settanta vivendo di eccessi. All’inizio della carriera era talmente mansueto da venire soprannominato “Bonzo“, come il cane di un cartone animato; il lavoro con gli Zeppelin lo costrinse a vivere lontano dalla famiglia, che amava profondamente, e questo provocò in lui un vero shock, perché da ragazzo della campagna inglese quale era, si ritrovò ad essere una superstar acclamata da milioni di persone, perennemente in viaggio lontano da casa.
In breve, Bonham sviluppò a dismisura la sua già intensa dedizione agli alcolici, con risvolti a cavallo tra tragico e comico: i roadies e gli stessi membri del gruppo raccontano che, una volta ubriaco, il batterista era preda di violenti cambiamenti di personalità al punto da guadagnarsi il soprannome di The Beast (La Bestia). A farne regolarmente le spese erano stanze d’albergo, locali, camerini e ignari malcapitati che osavano tentare di riportarlo in sentimenti: da un certo momento in poi gli altri membri del gruppo iniziarono a prenotare negli alberghi in cui si recavano delle stanze apposite, non note al batterista, ove trovare riparo in attesa che la sbornia gli passasse.
Bonham non era solito rendersi protagonista di particolari danni, quando andava da solo per locali, dopo i concerti: semplicemente si sedeva a bere. I problemi cominciavano quando veniva seguito dalla banda dei roadies o accompagnato dal famigerato Richard Cole, tour manager e factotum dei Led Zeppelin per dieci anni: le serate si concludevano inevitabilmente con risse, orge, alberghi devastati, locali puntualmente sfasciati e depravazioni di ogni genere.
Per il resto John Bonham amava la quiete familiare e la placida campagna inglese, quando non era in tour viveva ritirato nella sua fattoria e trascorreva lunghe ore al pub del suo paese.
Amava molto le auto e le moto: il suo garage poteva vantare decine di pezzi unici o rari, acquistati in giro per l’America e l’Inghilterra durante i vari tour del gruppo.
Il 25 settembre del 1980, nel periodo in cui i Led Zeppelin stavano progettando il ritorno sulla scena, si recò, più ubriaco del solito, nella villa di Pag e a Windsor, per le prove, durante le quali continuò a bere. Essendo troppo alterato per continuare a suonare, venne trasportato in una stanza e lasciato là a dormire. Benji LeFevre, (che aveva rimpiazzato Richard Cole come manager del tour dei Led Zeppelin), e John Paul Jones lo ritrovarono morto la mattina successiva, soffocato dal suo stesso vomito. Bonham aveva solo 32 anni.

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