Le ricorrenze, le notizie, il Rock suddiviso per anni: l'Almanacco di Rock by WildSuccedeva oggi 

L’almanacco di Rock by Wild – 28 marzo

4 Ricorrenze per il 28 marzo

Nasce John Evan

(Blackpool, 28 marzo 1948)

Oggi è il compleanno di John Spencer Evans, (in arte John Evan), tastierista inglese, membro del gruppo storico progressive dei Jethro Tull dal 1970 al 1980, per cui ha contribuito alla realizzazione di ben 10 album, oltre all’antologia “Living in the Past“, i live “Bursting Out” e “Live at Madison Square Garden 1978“. Fu grazie alla madre insegnante di pianoforte se Evan si avvicinò a questo strumento, ciononostante decise di offrirsi inizialmente come batterista per poter formare la sua prima band chiamata The Blades, insieme a Jeffrey Hammond, (futuro membro dei Jethro Tull), e ad un certo Hipgrave, un ragazzo più vecchio. In seguito all’ingresso di nuovi membri, (come Ian Anderson e Glenn Cornick), e all’abbandono di Hipgrave, il gruppo fu ribattezzato come The John Evan Band. Fu in questa occasione che John Evan decise di eliminare la S dal suo cognome su consiglio di Hammond, per il semplice fatto che The John Evan Band suonasse meglio rispetto a The John Evans Band. Nel 1968 Evan dovette abbandonare la band per i suoi studi e fu così che la stessa fu sciolta. Ciononostante Anderson e Cornick rimasero e da loro nacquero i Jethro Tull, di cui Evan “tornerà” a far parte due anni dopo, nel 1970. Nel 1980 abbandonerà il gruppo insieme a David Palmer per formare i Tallis con cui ebbe però scarso successo.

Esce “Houses of the Holy

28 marzo 1973: “Houses of the Holy” è il quinto album dei Led Zeppelin, pubblicato dall’etichetta Atlantic Records. La rivista Rolling Stone lo colloca alla posizione n. 148 nella lista dei 500 migliori album di tutti i tempi. E’ stato accolto da pubblico e critica con atteggiamenti discordanti: c’è chi lo considerò un episodio minore della discografia dei Led Zeppelin e chi invece lo reputò il nuovo capolavoro della band. Di sicuro ci troviamo ad un punto nella carriera della band inglese, in cui comincia ad emergere lo straordinario talento di John Paul Jones, fino a quel momento del tutto eclissato dagli altri tre. Lo si può anche considerare come un significativo riepilogo dei molteplici percorsi musicali iniziati dal gruppo nei primi anni di attività, (forse non casualmente, a questo album seguiranno il film e il doppio album live intitolati “The Song Remains the Same“, che ripercorre l’intera storia del gruppo). Tutto il periodo del 1972 fu molto prolifico per i Led Zeppelin: le session filarono via tranquille, c’era molto materiale su cui lavorare, (alcune cose scartate finirono su “Physical Graffiti” e “Coda“) e i pezzi, grazie allo studio mobile dei Rolling Stones e al tecnico del suono Ed Kramer presero una propria forma molto velocemente. I ritardi sulla pubblicazione furono dovuti ai soliti problemi di missaggio, (Ed Kramer per risolvere le controversie portò i nastri all’Electric Lady Studios di New York, gli studi di Jimi Hendrix), e alla grafica di copertina, ancora una volta senza alcun richiamo al gruppo o al titolo dell’album, (anche se questa volta la casa editrice era riuscita ad ottenere delle fascette esplicative da applicare esternamente). “Houses of the Holy“, come accennato, apporta elementi inediti al sound della band, (compaiono sintetizzatori e si sperimentano nuovi generi), ed è il disco più allegro e solare dei Led Zeppelin, anche perché essi stavano passando un periodo molto felice, (“No Quarter” però è più buia e misteriosa rispetto al resto del disco). L’album raggiunge la prima posizione per due settimane nella Billboard 200 e nella UK Albums Chart, in Australia per tre settimane ed in Canada, la terza in Giappone, Francia, Austria ed Olanda, la quarta in Norvegia, l’ottava in Germania e la nona in Spagna. La copertina dell’album è considerata tra le più belle della storia del rock (è arrivata al 50º posto nella classifica delle 100 migliori cover di sempre della rivista Rolling Stone), ed è ispirata al romanzo “Le guide del tramonto” (Childhood’s End, 1952) di Arthur Charles Clarke. Fu scelto lo studio Hipgnosis, (celebre per le copertine dei Pink Floyd realizzate da Storm Thorgerson). Il grafico Aubrey Powell mise insieme un fotomontaggio surreale immortalando su pellicola due bambini tra le pietre del Selciato del gigante in Irlanda. Poi passò il tutto all’aerografo, moltiplicando il numero dei soggetti sulla copertina: 6 sul recto, 5 sul verso. Il titolo dell’album si riferisce ai locali in cui il gruppo si esibiva. L’album è una raccolta eterogenea di pezzi in diversi stili, e, come già detto, ha un carattere molto solare. Vi compaiono brani rock che sperimentano soluzioni innovative, (“The Song Remains the Same“, “Over the Hills and Far Away“), e altri più “di maniera”, (“The Ocean“, il cui titolo si riferisce all'”oceano” di fan che seguiva il gruppo durante i tour), brani d’atmosfera in cui le tastiere svolgono un ruolo determinante, (la triste “Rain Song” e la ballata fantasy di “No Quarter“), e che avvicinano il gruppo al rock progressivo (ben lontane dunque dal rock blues alla Willie Dixon degli esordi). “The Crunge” è un autoironico funk alla James Brown, “D’yer maker“, (titolo che non è altro che una distorsione cockney della parola “Jamaica”), mostra sonorità reggae e non manca un divertissement pop, “Dancing days“.

Tracce

1 The Song Remains the Same – 5:30
2 The Rain Song – 7:38
3 Over the Hills and Far Away – 4:49
4 The Crunge – 3:17
5 Dancing Days – 3:43
6 D’yer Mak’er – 4:22
7 No Quarter – 7:00
8 The Ocean – 4:31

Formazione

Jimmy Page – chitarra acustica, elettrica, steel, cori
Robert Plant – voce, armonica a bocca
John Paul Jones – organo, basso, cori
John Bonham – batteria, cori

Esce “The Division Bell

28 marzo 1994: “The Division Bell” è il quattordicesimo album in studio dei Pink Floyd. Le musiche furono scritte principalmente da David Gilmour e Richard Wright; dal punto di vista testuale, l’album affronta temi quali la mancanza di comunicazione tra le persone. Le sedute di registrazione si svolsero in diverse località differenti, inclusi i Britannia Row Studios di proprietà della band e lo studio galleggiante di Gilmour, l’Astoria. La nuova moglie di Gilmour, Polly Samson, contribuì firmando diversi testi sull’album, e Wright canta la sua prima parte vocale solista su un disco dei Pink Floyd sin da The Dark Side of the Moon del 1973. Nonostante le recensioni non esaltanti, l’album raggiunse la vetta delle classifiche in Gran Bretagna e Stati Uniti. Alla pubblicazione del disco fece immediatamente seguito un tour negli Stati Uniti ed in Europa. Si tratta dell’album più venduto in assoluto in Italia nell’anno 1994 vendendo più di 12 milioni di copie nel mondo. Nel gennaio del 1994, la band era ancora indecisa su quale titolo dare al nuovo album. La lista di titoli provvisori presa in considerazione aveva incluso nomi quali Pow Wow e Down to Earth. Nel corso di una serata, durante una cena con Gilmour, di cui era amico, e Mason, lo scrittore Douglas Adams, si offrì di trovare un titolo al disco in cambio di un’offerta di 5,000 sterline da devolvere alla sua associazione benefica Environmental Investigation Agency. Egli suggerì l’idea di intitolarlo “The Division Bell“, (parole tratte dal testo di High Hopes, brano presente sul disco), e il gruppo accettò. Il titolo del disco è un riferimento alla division bell del parlamento inglese. Lo stesso Adams comparve, come regalo per il suo 42° compleanno, in una serata del tour che fece seguito al disco suonando la chitarra ritmica in “Brain Damage” ed “Eclipse“, (due canzoni tratte da “The Dark Side of the Moon“). Il collaboratore di lunga data dei Floyd, Storm Thorgerson, si occupò della grafica di copertina. Ispirandosi a quella del libro del matematico statunitense Norbert Wiener “The Human Use of Human Beings” del 1950, egli eresse due grandi teste metalliche in un campo vicino alla cattedrale di Ely. Le statue furono posizionate in modo da fronteggiarsi vicine l’una verso l’altra, e le fotografò di profilo, per dare l’illusione che non solo si guardassero negli occhi ma anche che parlassero tra di loro, formando inoltre una terza faccia agli occhi dell’osservatore se viste frontalmente. Le due sculture furono posizionate da Keith Breeden e costruite da John Robertson. La cattedrale di Ely è visibile sullo sfondo all’orizzonte tra le bocche delle due facce. Attualmente, le sculture sono nella Rock and Roll Hall of Fame a Cleveland, in Ohio. L’album venne pubblicato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti in vinile, CD e audiocassetta; ogni formato aveva una sua grafica specifica con piccole variazioni della stessa foto.

tracce

1. Cluster One – 5:58
2. What Do You Want from Me – 4:21
3. Poles Apart – 7:04
4. Marooned – 5:28
5. A Great Day for Freedom – 4:17 (
6. Wearing the Inside Out – 6:47
7. Take It Back – 6:12
8. Coming Back to Life – 6:19
9. Keep Talking – 6:09
10. Lost for Words – 5:14
11. High Hopes – 8:31

Formazione

Pink Floyd
David Gilmour – voce solista; chitarre solista, ritmica e acustica; basso
Nick Mason – batteria, percussioni
Richard Wright – tastiere, piano; voce principale in Wearing the Inside Out
Altri musicisti
Jon Carin – tastiere addizionali
Guy Pratt – basso
Gary Wallis – percussioni
Tim Renwick – chitarre
Dick Parry – sassofono tenore
Bob Ezrin – tastiere, percussioni
Sam Brown – armonie vocali, cori
Durga McBroom – armonie vocali, cori
Carol Kenyon – armonie vocali, cori
Jackie Sheridan – armonie vocali, cori
Rebecca Leigh-White – armonie vocali, cori

Esce “Subhuman Race

28 marzo 1995: “Subhuman Race” è il quarto disco della heavy metal band statunitense Skid Row, uscito per l’Etichetta discografica Atlantic Records. Questo è l’ultimo album registrato con Sebastian Bach alla voce. In questo disco la band vira su sonorità ulteriormente più dure rispetto ai precedenti lavori. L’album riscosse un successo inferiore rispetto agli altri lavori degli Skid Row a causa della sua pubblicazione in piena epoca grunge. L’album è generalmente considerato il più duro fra i dischi degli Skid Row. Ricevette diverse ottime recensioni anche se fu una delusione in quanto a vendite e creò malcontento fra alcuni fan del gruppo, che giudicarono il prodotto troppo sperimentale e diverso in confronto allo stile della band. Secondo alcuni membri del gruppo, fra cui il bassista Bolan, registrare l’album fu molto difficile e stressante a causa degli ormai inevitabili problemi interni.

Tracce

1 My Enemy
2 Firesign
3 Bonehead
4 Beat Yourself Blind
5 Eileen
6 Remains to be Seen
7 Subhuman Race
8 Frozen
9 Into Another
10 Face Against My Soul
11 Medicine Jar
12 Breakin’ Down
13 Ironwill

Formazione

Sebastian Bach – voce
Rachel Bolan – basso
Scotti Hill – chitarra
Dave “Snake” Sabo – chitarra
Rob Affuso – batteria

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