Le ricorrenze, le notizie, il Rock suddiviso per anni: l'Almanacco di Rock by WildSuccedeva oggi 

L’ almanacco di Rock by Wild – 29 giugno

3 Ricorrenze per il 29 giugno

Nasce Ian Paice

(Nottingham, 29 giugno 1948)

Oggi è il compleanno di Ian Paice, nome completo Ian Anderson Paice, batterista britannico. È uno dei batteristi più conosciuti nella scena musicale rock, divenuto famoso come membro dei Deep Purple. Molto creativo e capace di impressionare con lunghi assoli, è considerato uno dei migliori batteristi di sempre, dal suono e dallo stile unico, nonostante usi sempre una strumentazione molto semplice. Paice ha spesso utilizzato anche influenze jazz e swing nel suo stile, una rarità per un batterista rock. Nato a Nottingham, ma cresciuto nella cittadina di Bicester nell’Oxfordshire, Paice ha la sua prima esperienza musicale in un gruppo locale chiamato Georgie and the Raveons, divenuto poi Shindigs, che lascia per unirsi agli MI 5, poi chiamati Maze, con Rod Evans. Tuttavia è all’età di 19 anni, nel 1967, che Paice contribuisce alla fondazione dei Deep Purple, ed è l’unico musicista ad essere sempre stato presente in tutte le diverse incarnazioni della band.
Ian Paice ha anche suonato negli Whitesnake, con Gary Moore e per i Paice, Ashton & Lord.
Come turnista vanta moltissime collaborazioni. Fra le altre cose, ha suonato per Paul McCartney, nell’album “Run Devil Run” pubblicato nel 1999 (alla chitarra c’era David Gilmour).
Fra i momenti più rappresentativi del suo stile non va dimenticata la prestazione resa nel live “Made In Japan” dei Deep Purple dove, rifacendosi ad una prassi già sperimentata in precedenza da batteristi come Ginger Baker dei Cream e John Bonham dei Led Zeppelin, si esibì in un assolo percussionistico di vari minuti nel brano “The Mule“; Ian Paice si era già esibito in un assolo di batteria eseguito all’interno del “Concerto for Group and Orchestra“, anche se la maturità musicale non era ancora stata raggiunta e lo stesso suono era, per così dire, un po’ acerbo. Ragguardevole, comunque, l’esperimento della band rock assieme ad una intera orchestra sinfonica, sicuramente tra i primi tentativi, se non il primo in assoluto, di cercare di stabilire e segnare un possibile “terreno comune” tra la musica c.d. colta e quella “leggera” o, più propriamente, rock (via poi seguita anche da altre band, tra le quali anche gli italiani New Trolls, con il loro “Concerto grosso per i New Trolls“).
Nel 2002 è uscito un DVD documentario dal titolo “Ian Paice on the Drums” oppure “Not for the Pro’s“. Dagli anni duemila, Ian Paice è solito effettuare alcuni concerti da solista con dei musicisti di supporto, con i quali suona principalmente canzoni dei Deep Purple. È mancino, e quindi quando suona monta la batteria “al contrario”, cioè con charleston e rullante a destra e timpano a sinistra.
Nella adolescenza ha suonato il violino, ma poi ha smesso perché gli piaceva di più la batteria.
È un discreto conoscitore e appassionato di rugby, tifoso della nazionale inglese e di Jonny Wilkinson; il figlio James ha praticato tale disciplina ai tempi del college.

Nasce Don Dokken

(Los Angeles, 29 giugno 1953)

Oggi festeggia il compleanno Donald Maynard Dokken, meglio conosciuto come Don Dokken, cantante e produttore discografico heavy metal statunitense.
Con la sua voce melodica ha influenzato diversi cantanti heavy metal americani. Oltre all’attività di cantante, si è dedicato anche alla produzione di alcune band emergenti: produsse infatti materiale dei Great White, dei Black ‘N Blue e degli XYZ. Si dedicò inoltre alla composizione di alcuni brani per gruppi come Shy. Fin da giovane Dokken comincia ad interessarsi alla musica. Nei tardi anni settanta, milita in una band chiamata Airborn, ed ha l’opportunità di firmare per un’etichetta tedesca. Nel 1979 riesce a pubblicare un singolo intitolato “Hard Rock Woman” e si avvale della collaborazione del bassista Steven R. Barry e del batterista Greg Pecka. Nello stesso anno Dokken vede in azione la band Xciter, nella quale militavano George Lynch e Mick Brown, e viene a sapere della loro intenzione di incidere del materiale originale dopo la tanta gavetta fatta suonando cover. Don ha la conferma che i tre avrebbero suonato insieme, quando, proprio grazie ad un brano degli Xciter, “Paris is Burning“, riescono a procurarsi un contratto discografico con l’etichetta Carrere Records, (già famosa per aver prodotto i primi album dei Saxon). Don Dokken ricontatta il bassista Juan Croucier, con cui aveva già collaborato in passato, e insieme registrano il loro debut-album “Breakin’ the Chains” che però viene distribuito solo in Europa. Durante il periodo in Germania, i Dokken fanno amicizia con l’heavy metal band tedesca Scorpions e Don ha occasione di partecipare alle registrazioni del loro album “Blackout” quando il loro cantante, Klaus Meine, viene operato alle corde vocali nel 1981. Dopo il ricovero, Meine si riprende rapidamente e completa le registrazioni, ma di Don Dokken rimangono diversi backing vocals, oltre ai pubblici ringraziamenti nei credits dell’album. Tale amicizia si rivela tuttavia fruttuosa quando i Dokken incidono l’album, potendo sfruttare gli studios noleggiati dagli Scorpions. Nel 1983 l’Elektra Records, intuisce il valore della band e rileva i diritti della Carrere: il debut viene ri-registrato anche per il mercato statunitense con la track-list leggermente modificata e un paio di titoli cambiati, ma non raggiunge le vendite ottenute in Europa. Tutto cambia nel 1984, l’anno di uscita del loro secondo disco “Tooth and Nail“, dove fa la sua comparsa il bassista Jeff Pilson (in sostituzione a Juan Croucier). L’album conquista la critica ed i sostenitori dell’heavy metal: la voce melodica di Don, assieme alla chitarra di Lynch guidano a questo punto i Dokken verso la strada del successo, fino a diventare una delle band più popolari degli anni ottanta. L’incantesimo, tuttavia, si rompe dopo soli due anni a causa dei contrasti sempre più frequenti fra Don Dokken e George Lynch: le loro personalità sono incompatibili e l’album “Back for the Attack” del 1987 viene registrato senza che mai i quattro membri della band siano contemporaneamente presenti nello studio. L’album risente delle continue sovraincisioni sul nastro, fatte da Don Dokken nel suo studio in Europa, che gli altri gli hanno spedito dall’altro capo dell’oceano, e non raggiunge il livello di vendite dei precedenti. Il tour mondiale per promuovere l’album fa breccia solo nei fan giapponesi, (li verrà infatti registrato l’album “Beast from the East“), e a quel punto diventa evidente che l’avventura dei Dokken è giunta al termine. All’apice del successo dei Dokken, il cantante compare come ospite anche nel progetto di beneficenza denominato Hear ‘n Aid e nell’album dei Twisted Sister, “Come Out and Play“. Herman Rarebell, allora batterista degli Scorpions, si ricorda di lui e lo fa cantare in tre brani del suo album solista “Herman Ze German and Friends“. Infine nel 1988, quando già l’avventura dei Dokken è prossima alla fine, Don Dokken registra una serie di demo-tape in collaborazione con Glenn Hughes, parte dei quali finiranno sull’album “Up from the Ashes“. Dopo lo scioglimento, Don Dokken vuole continuare il progetto a suo nome e assembla una nuova formazione. Tuttavia i vecchi membri si oppongono a questa manovra vincendo la causa e così Don si trova impossibilitato a chiamare il nuovo progetto con il suo cognome. La nuova formazione si riduce allora a progetto solista di Don Dokken e vede schierati i chitarristi John Norum e Billy White, il bassista Peter Baltes ed il batterista Mikkey Dee. Questa è la superformazione che incide l’album “Up from the Ashes” nel 1990, dallo stile molto simile a quello dei Dokken. Il tour dura un anno e produce numerosi bootleg, ma la collaborazione non prosegue oltre. Nella fine degli anni ’80 Don Dokken è anche occasionalmente produttore, collaborando con gli XYZ e producendo il loro debut omonimo nel 1989. Nonostante l’impegno della riunione dei Dokken, il cantante non perde occasione nel 1994 di prestare la sua voce all’album tributo dei Deep Purple, (dove esegue “Fireball” in coppia col chitarrista Reb Beach), e successivamente al progetto solista dell’ex Loudness, Munetake Higuchi, (lo ascoltiamo in “Tell me True” eseguita in coppia con Billy Sheehan). Bisogna attendere infine il 1999 per ascoltare Don Dokken solista nell’album tributo di Alice Cooper, (in cui esegue “Eighteen” coadiuvato da John Norum), e l’anno successivo nel brano “Crescent Moon“, registrato in coppia col chitarrista Paul Gilbert per l’album “Mikazuki in Rock“. Nel tardo 1993, Don inizia a riallacciare i rapporti con Mick Brown, che aveva da poco chiuso l’esperienza con i Lynch Mob, band fondata da George Lynch dopo lo scioglimento dei Dokken. Assieme al bassista Jeff Pilson, iniziano a comporre nuovo materiale per un eventuale riunione dei Dokken. Finalmente nel 1994, il materiale realizzato giunge a George Lynch, che ne rimane colpito. Lynch decide così di raggiungere il trio e riprende forma la storica formazione dei Dokken. George Lynch resiste per due album e Jeff Pilson uno solo in più ma, attraverso alcuni cambi di formazione che coinvolgono Reb Beach, John Norum e Alex De Rosso, la band resiste fino ai giorni nostri. Il 12 febbraio 2008 Don Dokken è apparso come special-guest nel concerto dei Queensrÿche durante il loro tour. Nel frattempo annuncia la prossima pubblicazione del secondo album solista dal titolo “Solitary“, che vede la luce il 21 ottobre 2008.

Esce “A Saucerful of Secrets

29 giugno 1968: “A Saucerful of Secrets” è il secondo album in studio del gruppo britannico Pink Floyd, pubblicato il 29 giugno 1968 dalla Columbia Records in Inghilterra e il 27 luglio in America. La nascita dell’album coincise con il declino dello stato mentale di Syd Barrett, frontman e chitarra solista del gruppo fino all’ingresso di David Gilmour nei Pink Floyd. Questo è l’ultimo lavoro della band a cui Barrett prese parte prima di essere allontanato definitivamente dal gruppo. È proprio in questo periodo che cominciò ad accusare problemi di carattere psichiatrico e psicologico, (recenti studi ipotizzano una sindrome di Asperger). In sua presenza, infatti, le registrazioni risultarono lunghe e difficoltose e divenne impossibile per il gruppo sostenere un tale peso. L’album venne registrato tra l’agosto 1967 ed il maggio 1968 agli EMI Studios di Abbey Road e ai Sound Techniques Studios di Chelsea a Londra, ma missato interamente agli Abbey Road.
La produzione dell’album fu affidata a Norman Smith. La copertina e le foto sono dell’Hipgnosis di Storm Thorgerson che realizzò molte delle copertine dei Pink Floyd; è formata da un collage di 13 immagini tra cui figurano alcuni frammenti del fumetto basato sul Dottor Strange, l’immagine di un alchimista, immagini di ampolle e bottiglie, una ruota con i segni zodiacali, il sole, alcuni pianeti e una piccola foto del gruppo sulle rive di un fiume sito fuori Londra. Sulla copertina si può leggere anche la scritta “y d pinkfloyd p” e resta il dubbio sul reale significato delle lettere iniziali: secondo alcuni, sarebbe la semplice ripetizione di p i n k f l o y d, mentre secondo altri sarebbe (s) y d pinkfloyd p(inkfloyd), ovvero un omaggio a Syd Barrett che aveva lasciato definitivamente il gruppo nel febbraio 1968. Durante la pubblicazione, venne poi rimosso l’articolo “The” dal nome Pink Floyd.

Tracce

Lato A
1 Let There Be More Light – 5:39
2 Remember a Day – 4:33
3 Set the Controls for the Heart of the Sun – 5:28
4 Corporal Clegg – 4:13
Lato B
1 A Saucerful of Secrets – 11:57
2 See-Saw – 4:36
3 Jugband Blues – 2:56

Formazione

David Gilmour – chitarra, kazoo, voce
Roger Waters – basso, percussioni, voce
Rick Wright – pianoforte, organo, mellotron, vibrafono, xilofono, voce, tin whistle (traccia 7)
Nick Mason – batteria, percussioni, voce (traccia 4), kazoo (traccia 7)
Syd Barrett – chitarra acustica e slide guitar (traccia 2), chitarra (traccia 3), voce e chitarra (traccia 7)

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