Le ricorrenze, le notizie, il Rock suddiviso per anni: l'Almanacco di Rock by WildSuccedeva oggi 

L’ almanacco di Rock by Wild – 3 luglio

6 Ricorrenze per il 03 luglio

Nasceva Andy Fraser

(Londra, 3 luglio 1952 – Temecula, 16 marzo 2015)

Oggi si ricorda il compleanno di Andy Fraser,nato Andrew McLan Fraser, bassista inglese, noto per essere stato un componente del gruppo hard rock Free. Fraser ha militato nella band dal 1968, (anno della fondazione del gruppo), al 1971 e per parte del 1972. Oltre al basso ha suonato anche il pianoforte in alcune canzoni dei Free. Era il componente più giovane e quando uscì “Tons of Sobs” aveva solamente 16 anni. Nato a Londra, nella zona centrale di Paddington, da padre scozzese e madre della Guyana britannica, Andrew Fraser McLan iniziò a suonare il pianoforte all’età di cinque anni e fino all’età di dodici anni, quando passò alla chitarra, ebbe una formazione classica. Dopo essere stato espulso dalla scuola nel 1968, a 15 anni, si iscrisse all’Hammersmith FE College, dove un altro studente, Saffo Korner, lo presentò a suo padre, musicista blues d’avanguardia Alexis Korner, che divenne una figura paterna per lui. Poco dopo, dopo aver ricevuto una telefonata da John Mayall, che stava cercando un bassista, Korner suggerì Fraser e, ancora solo quindicenne, suonò in una band professionista guadagnando 50 sterline a settimana, anche se alla fine si rivelò essere una permanenza breve.
Korner è stato anche uno strumento per la prossima mossa di Fraser che consisteva nella formazione dei Free con Paul Rodgers (voce), Paul Kossoff (chitarra) e Simon Kirke (batteria). Fraser ha prodotto e co-scritto la canzone “All Right Now“, con Rodgers, una hit in cima alle classifiche in oltre venti paesi. Nel 1971 Fraser formò un trio, Toby, con il chitarrista Adrian Fisher, (in seguito con gli Sparks), e il batterista Stan Speake. Con loro il materiale è stato registrato ma non pubblicato, e Fraser rientrò nei Free nel mese di dicembre 1971.
Negli ultimi anni si era dedicato a numerose attività umanitarie presso associazioni non-profit contro la schiavitù minorile nel mondo. Muore il 16 marzo 2015, all’età di 62 anni, dopo una lunga battaglia contro un cancro e l’AIDS: le cause ufficiali della morte sono da attribuire ad un attacco cardiaco generato da ipertensione cardiovascolare aterosclerotica.

Nasce Stephen Pearcy

(Long Beach, California, Stati Uniti, 3 luglio 1959)

Oggi è il compleanno di Stephen Eric Pearcy, meglio noto come Stephen Pearcy, frontman e fondatore dei Ratt. Le origini del gruppo risalgono al 1978 quando venne fondata a San Diego la band Mickey Ratt, fronteggiata dal cantante Stephen Pearcy, il chitarrista Chris Hager, il bassista Matt Thorr (Matt Thorne), ed il batterista John Turner. Dopo vari cambi di formazione, che vede nella band anche il chitarrista Jake E. Lee con i quali registrano il singolo “Dr. Rock / Drivin’ on E“, per sole cento copie, nel 1981 il nome della band venne accorciato in Ratt. Raggiunta finalmente una formazione stabile composta da Pearcy, DeMartini, Crosby, Croucier e Blotzer, i Ratt inizieranno a dedicarsi alla composizione di nuovo materiale. Nel luglio 1983 la band realizza il primo EP intitolato semplicemente “Ratt” per l’etichetta indipendente Time Coast Records. Nel febbraio 1992, Pearcy, dopo aver abbandonato la band, decise di formarne un’altra dal nome Arcade. Facevano parte della band anche l’ex batterista dei Cinderella, Fred Coury e l’ex chitarrista dei Sea Hags, Frankie Wilsex, (Frank Wilsey). Dopo aver pubblicato due album “Arcade” (1993) e “A/2” (1994), il quartetto cessò l’attività a causa degli insuccessi. Successivamente Pearcy formò un’altra band chiamata Vertex, le cui sonorità saranno ispirate all’industrial metal. I Vertex saranno composti anche dall’ex chitarrista dei Savatage e Alice Cooper, Al Pitrelli, e l’ex bassista di Ozzy Osbourne, dei Rainbow e degli Uriah Heep, Bob Daisley. Nel 1996, i Ratt si riformarono in quattro, composti da Pearcy, DeMartini, Blotzer ed il nuovo membro Robbie Crane, (ex componente del progetto solista di Vince Neil), nel ruolo di bassista. La band nuovamente avviata, pubblicò nel 1997 la raccolta “Collage“, che raccoglieva B-side, versioni alternative e nuove versioni di brani risalenti al periodo dei Mickey Ratt. Il disco nulla aggiunge a ciò che il gruppo aveva già detto. Nel 1999, i Ratt si assicurarono un nuovo contratto discografico con la Sony Records. Nello stesso 1999, dopo nove anni, il gruppo pubblicò un nuovo full-length, “Ratt“, orientandosi su sonorità blues rock e hard rock. Alla sua uscita il disco venne pesantemente criticato dai fans e dalla critica, che accusarono i californiani di aver perso la grinta e l’originalità di un tempo, e Pearcy di aver perso le sue doti vocali: l’album risultò un fallimento commerciale. Nel 2000, Pearcy abbandona nuovamente la band e l’anno seguente fece loro causa, sostenendo che non avrebbero potuto citarsi con il nome Ratt, poiché era lui a possederne i diritti. I diritti vennero assegnati a Blotzer e DeMartini e Pearcy perse la causa. Continuò la carriera formando altri progetti: i Vicious Délite e Nitronic, oltre a pubblicare un live album degli Arcade intitolato “A/3 – Live and Unreleased” (2001). Egli si dedicò poi alla carriera solista esordendo nel 2002 con l’album “Social Intercourse“. Fondò anche un’etichetta discografica, la Top Fuel Records, che realizzò materiale inedito dei Ratt oltre a pubblicare i suoi dischi solisti. Nel dicembre 2006 i Ratt inclusero nuovamente il loro fondatore Stephen Pearcy, ma nel 2014 quest’ultimo annuncia di aver lasciato nuovamente la band.

Brian Jones ci lasciava

(Cheltenham, 28 febbraio 1942 – Hartfield, 3 luglio 1969)

Oggi si ricorda la morte di Lewis Brian Hopkin Jones, chitarrista inglese ricordato per essere stato uno dei fondatori della band britannica The Rolling Stones, per le sue capacità multi-strumentali, per la tumultuosa vita sentimentale e per i suoi eccessi con alcool e droghe. Nel 1957 Jones ebbe modo di ascoltare per la prima volta il musicista jazz Charlie Parker, morto due anni prima. Ciò segnò l’inizio di un interesse a vita che Brian mostrò verso il jazz, pregando i suoi genitori di acquistargli un sassofono. Così come per molti strumenti che avrebbe imparato a suonare, Jones inizialmente suonava senza sosta, fino a che non sviluppava un senso di noia per lo strumento che lo spingeva a trovarne uno nuovo da suonare. Due anni dopo i suoi genitori gli regalarono la sua prima chitarra folk come regalo per il suo diciassettesimo compleanno. Frequentando le scuole locali, inclusa la Dean Close School, dal 1949 al 1953 e la Pate’s Grammar School, Jones si rivelò uno studente eccezionale raggiungendo ottimi risultati in tutte le materie con piccoli sforzi, risultando bravo in chimica e fisica, ma non riuscendo in biologia. Amava il badminton e i tuffi, ma non risultava comunque particolarmente portato per gli sport. Ad ogni modo Brian trovò la scuola troppo rigida e formale, e rifiutò di uniformarsi una volta raggiunta l’adolescenza. Fu conosciuto come ribelle per non portare l’uniforme della scuola e per irritare continuamente i professori con il suo comportamento. Come risultato, Jones diventò popolare e in un certo senso apprezzato dagli studenti. Questa sua ostilità nei confronti delle autorità gli costerà la sospensione dalla scuola in due occasioni. Jones si interessò a diversi generi musicali, fu affascinato dalla musica classica già in giovane età e amava profondamente il Blues, in particolare di musicisti come Muddy Waters e Robert Johnson. Ad ogni modo, presto si interessò a generi musicali come il country, il jazz e il rock and roll. Iniziò a suonare nei vari blues e jazz club, affiancando queste occupazioni da svariati lavori e spendendo i soldi guadagnati per l’acquisto di altri strumenti musicali. Era anche noto per la sua abitudine di rubare piccole somme di denaro per comprarsi le sigarette. Abitudine che gli costò il posto da diversi impieghi. Più tardi si spostò a Londra, dove incontrò e divenne amico di grandi musicisti come Alexis Korner, il futuro cantante dei Manfred Mann, Paul Jones, il futuro bassista dei Cream, Jack Bruce e altri musicisti che crearono e alimentarono la scena rhythm and blues londinese che sarebbe stata presto dominata dai The Rolling Stones. Divenne un ottimo musicista blues e per un po’ di tempo si fece chiamare col soprannome di Elmo Lewis, Bill Wyman ha affermato che Jones fu uno dei primi chitarristi nel Regno Unito a usare la slide guitar. Nella primavera del 1962, Jones reclutò Ian Stewart e il cantante Mick Jagger nella sua band che, con l’amico d’infanzia di Jagger, Keith Richards, incontrarono Brian mentre, con Paul Jones stavano suonando un brano di Elmore James, “Dust My Broom” con la band di Alexis Korner, al ‘Ealing Jazz Club. Jagger introdusse Richards all’interno del gruppo in prova, ma presto ne divenne un membro a tutti gli effetti. L’accettazione di Jones e di Stewart per Richards e per lo stile alla Chuck Berry che questi proponeva, coincise con l’allontanamento dal gruppo dei puristi del blues Geoff Bradford e Brian Knight che non tolleravano Chuck Berry. Fu Richards ad ammettere che fu Jones a trovare il nome The Rollin’ Stones, (in seguito con l’aggiunta della “g”), mentre questi era al telefono con il direttore di un locale. Gli Stones fecero il loro primo spettacolo il 12 luglio 1962 al Marquee Club a Londra. I duri giorni on the road, i soldi e la fama, e il sentore di essere alienato dal resto del gruppo, sfociarono in uno smaniato abuso di alcool e droghe da parte di Jones. Usò frequentemente LSD, cocaina, e cannabis ed era noto per essere un grande bevitore. Queste abitudini non ebbero niente di positivo sulla sua salute fisica, (soffriva già d’asma e in generale non fu mai una persona dalla salute forte). In diverse occasioni Brian si trovò in ospedale, mentre il resto della band si trovava da un’altra parte, non facendo altro che contribuire alla sua paranoia e alla sua separazione dai suoi compagni. Jones fu arrestato per uso di droga per la prima volta il 10 maggio 1967. Le autorità trovarono marijuana, cocaina e metanfetamine in possesso della rockstar. Brian confessò l’uso di marijuana, ma respinse l’accusa sulle droghe pesanti adducendo di non farne uso. L’ultima apparizione ufficiale con gli Stones fu nel dicembre 1968 al The Rolling Stones Rock and Roll Circus, uno spettacolo metà-concerto metà-circo organizzato dalla band. Dopo varie collaborazioni con altri artisti, un giorno, e precisamente il 3 luglio 1969, intorno alla mezzanotte, Brian Jones venne trovato immobile sul fondo della sua piscina nella sua casa a Hartfield, Sussex, Inghilterra, dove era rimasto per pochi minuti. La sua fidanzata Anna Wohlin era ancora convinta che fosse vivo quando lo tolsero dall’acqua, insistendo sul fatto che ne sentiva ancora il polso. Comunque quando i dottori arrivarono era troppo tardi per Brian e fu dichiarato deceduto sul posto. Il rapporto del coroner dichiarò “Morte per incidente” e notò che il suo fegato e il suo cuore erano pesantemente compromessi dall’abuso di alcool e droghe.

Jim Morrison ci lasciava

(Melbourne, 8 dicembre 1943 – Parigi, 3 luglio 1971)

Si ricorda oggi la morte di Jim Morrison, all’anagrafe James Douglas Morrison. Leader carismatico e frontman della band statunitense The Doors, fu uno dei più importanti esponenti della rivoluzione culturale degli anni Sessanta, nonché uno dei più grandi cantanti rock della storia. Impetuoso “profeta della libertà” e poeta maledetto, è ricordato come una delle figure di maggior potere seduttivo nella storia della musica e uno dei massimi simboli dell’inquietudine giovanile. Era soprannominato il Re Lucertola e venne paragonato a Dioniso, divinità del delirio e della liberazione dei sensi. Jim Morrison nel 1964 conobbe il tastierista Ray Manzarek ai corsi di cinematografia, che nel luglio del 1965, sulla spiaggia di Venice Beach, propose a Morrison di formare un gruppo dopo averlo sentito cantare alcune delle sue liriche, tra cui “Moonlight Drive“. Nella band si aggiunsero poi il chitarrista Robby Krieger e il batterista John Densmore; il nome The Doors (Le Porte) fu scelto da Jim Morrison e deriva dal verso di una poesia di William Blake. La morte di Jim Morrison è tuttora avvolta nel mistero: i referti medici ufficiali parlano di arresto cardiaco avvenuto nell’abitazione del cantante, ma non fu mai eseguita alcuna autopsia. Fu sepolto nel celebre cimitero degli artisti del Père Lachaise nella capitale francese, divenuto negli anni un vero e proprio santuario, meta del pellegrinaggio incessante di fan, visitatori, curiosi e turisti attirati dal suo mito.

Laurens Hammond ci lasciava

(Evanston, 11 gennaio 1895 – Cornwall, 3 luglio 1973)

Oggi si ricorda la morte di Laurens Hammond, ingegnere, progettista e inventore statunitense, noto per essere l’inventore dell’organo Hammond. Laurens dimostrò una grande abilità tecnica già da piccolo, con suo padre si trasferì in Francia per proseguire i propri studi e fu durante la loro permanenza in Francia che iniziò a sviluppare molte delle sue prime invenzioni. A 14 anni, parlava molto bene il francese e il tedesco. Aveva già progettato un dispositivo di cambio automatico per l’automobile. Su suggerimento della madre, lo sottopose all’attenzione dei meccanici del produttore francese Renault, che lo respinsero. Studiò ingegneria meccanica presso la Cornell University e diventò membro della confraternita Delta Upsilon. Si laureò con lode nel 1916. Alla fine della guerra si trasferì a Detroit, nel Michigan, dove fu fortunato da trovare lavoro come ingegnere capo presso la Gray Motor Company, un’azienda produttrice di motori marini. Nel 1920 inventò un orologio azionato da una molla silenziosa. Tale invenzione portò a Laurens abbastanza denaro da permettergli di lasciare la Gray Motor Company e affittare un locale per sé a New York, dove iniziò lo sviluppo di un motore elettrico sincrono che avrebbe in seguito utilizzato per la produzione dei suoi orologi elettrici e che portarono all’invenzione dell’organo basato sulle ruote foniche (dette tonewheel). Nel 1922, Hammond inventò il sistema Teleview in associazione con la 3-D films e un film, Radio-Mania, uscì nello stesso anno per verificarne il funzionamento. Assistette alla prima presso il Selwyn Theatre di New York nel dicembre del 1922, ma nonostante il successo di critica, i problemi legati all’installazione delle costose macchine nei vari cinema provocarono l’abbandono del progetto. Hammond non era un musicista, ma ne apprezzava molto gli effetti benefici e voleva rendere più accessibile alle masse la disponibilità di uno strumento musicale abbastanza sofisticato. Nel 1933, per questo motivo, iniziò a dedicare la sua attenzione allo sviluppo di un organo elettronico. Acquistò un pianoforte usato e cominciò con lo scartare tutto tranne il funzionamento della meccanica della tastiera. Utilizzando la tastiera del pianoforte come un controller, poté fare degli esperimenti con diversi metodi per la generazione del suono, finché non trovò quello che ritenne il più congeniale – la ruota fonica (o tonewheel). Il contabile che seguiva la sua azienda, W. L. Lahey, era l’organista della vicina St. Christopher’s Episcopal Church, pertanto Laurens si consultò con lui durante lo sviluppo del suo strumento e chiese un feedback sulla qualità del suono risultante. Utilizzando tutta la sua esperienza meccanica e manifatturiera, mise perfettamente a punto il generatore di suono prima ancora di entrare nella fase produttiva dell’organo. Il numero degli organi Hammond originali ancora in uso è di per sé testimonianza della qualità del progetto originale, così come della bontà dell’esecuzione del prodotto. Laurens depositò la sua domanda di brevetto il 19 gennaio 1934. Negli anni fra il 1938 e il 1942 produsse inoltre il Novachord, il primo sintetizzatore elettronico polifonico, che non ottenne però grande successo a causa del costo elevato. Quando Laurens Hammond morì nel 1973, già vi erano più di trenta costruttori di organi elettrici o elettronici, numero che sarebbe ulteriormente aumentato alla fine degli anni 1970, quando il crescere della domanda per organi per uso domestico crebbe in proporzioni enormi.

Ci lasciava Rudy Rotta

(Villadossola, 14 ottobre 1950 – Verona, 3 luglio 2017)

Si ricorda la morte di Rudy Rotta, chitarrista, cantante e compositore italiano.
Rudy Rotta ha iniziato a suonare all’età di 14 anni in Svizzera (Lucerna) dove la famiglia era emigrata all’inizio degli anni sessanta, è residente dall’età di 18 anni a Verona, ove ha iniziato la carriera esibendosi dapprima nei locali in città come chitarrista in giovani gruppi emergenti, con un repertorio soul-blues di gruppi inglesi ed americani. Nel 1987 ha formato la propria band, con cui si è impegnato all’estero, fino ad essere considerato a livello internazionale un ottimo esponente della musica blues, ed ottenendo riconoscimenti dalla stampa e dalla critica. La sua carriera musicale si svolge principalmente all’estero, dove è attivo dalla fine degli anni Ottanta. Rotta è stato invitato come ospite a numerosi Festival Blues in Europa ed oltreoceano (Kansas City Blues Festival) insieme a Peter Green, Brian Setzer, Taj Mahal. In quella occasione il Kansas City Chronicle, quotidiano locale, lo ha definito Europe’s Top Act (ovvero numero 1 europeo).
Molto risalto dalla stampa nazionale ed internazionale è stato dato alla partecipazione al Festival Jazz di Montreux nel 1993 (con B.B. King) in veste di ospite, al Pistoia Blues Festival (4 edizioni), e al Primo Maggio di Roma. Nella sua presenza a 9 edizioni di Sanremo Blues, ad uno dei quali è stato premiato come migliore bluesman italiano. Negli anni 90 ha registrato per la BBC inglese e per la Jazz FM di Londra. Il 3 luglio 2017 viene data la notizia della sua morte, avvenuta dopo una lunga malattia.

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