Le ricorrenze, le notizie, il Rock suddiviso per anni: l'Almanacco di Rock by WildSuccedeva oggi 

L’ almanacco di Rock by Wild – 30 giugno

5 Ricorrenze per il 30 giugno

Nasce Yngwie Malmsteen

(Stoccolma, 30 giugno 1963)

Oggi è il compleanno di Yngwie J. Malmsteen, pseudonimo di Lars Johan Yngve Lannerbäck, chitarrista heavy metal svedese che ha raggiunto la notorietà negli anni ottanta grazie alla notevole velocità esecutiva ed abilità tecnica. Nasce in una famiglia residente in un piccolo sobborgo di Stoccolma, ma nonostante la madre gli regali una chitarra verso i 5 anni, l’interesse per la musica di Malmsteen inizia a 7 anni, quando rimane colpito dalle celebrazioni per il funerale di Jimi Hendrix trasmesso alla televisione. Figlio di musicisti, in quello stesso periodo si appassiona alla musica classica. L’esecuzione televisiva dei “24 Capricci” di Niccolò Paganini per mano del violinista lettone Gidon Kremer lo convince definitivamente ad intraprendere la strada del virtuosismo.
Nel 1983 un suo demo arriva al talent scout americano Mike Varney, titolare della Shrapnel Records, il quale rimane molto colpito dal modo innovativo di suonare dello svedese e lo invita a cercare fortuna nel Nuovo Continente, quindi Yngwie parte per gli Stati Uniti con 2 chitarre e un paio di jeans. Nel 1983 collabora grazie a Varney con Ron Keel al progetto Steeler, che lo lancerà prima verso gli Alcatrazz, (con i quali registrerà un album in studio e uno dal vivo), poi verso la fondazione del suo personale progetto/gruppo: i Rising Force, che porta all’omonimo primo album del 1984. In questo album l’autore include alcuni fra i suoi pezzi più noti, “Black Star” e “Far Beyond the Sun“), che da qui in avanti entrano a far parte della scaletta di ogni sua esibizione dal vivo. Di qui una carriera caratterizzata da numerosi successi, ma anche da gravi incidenti, (entra ed esce da un coma dopo un incidente automobilistico avvenuto mentre era alla guida della sua Jaguar XKE: il risultato della convalescenza e della lunga riabilitazione è “Odyssey“, album che gli restituisce una certa notorietà negli U.S.A.; si frattura ben due volte la mano), che fortunatamente non interrompono mai la sua carriera.
In seguito, nel 1988, la nota marca di strumenti musicali Fender produrrà e commercializzerà la chitarra elettrica “Stratocaster Malmsteen”, modello che tra le peculiarità offre un manico con tutti i tasti scavati (scalloped), come voluto dall’artista. Malmsteen è il primo artista, insieme ad Eric Clapton e Richie Sambora, ad avere uno strumento signature per la Fender.
Malmsteen ha contribuito ad elevare lo studio della chitarra rock portandola a livelli tecnici e complessità espressive ancora inesplorate negli anni ottanta. Figura da oltre vent’anni nelle classifiche annuali dei migliori chitarristi al mondo.
Nel luglio 2001 si è esibito con la New Japan Philharmonic Orchestra in un concerto da cui è stato tratto il DVD: “Yngwie Malmsteen With The New Japan Philharmonic – Concerto Suite For Electric Guitar And Orchestra In E Flat minor“.
Nel 2003 ha partecipato al G3 insieme a Steve Vai e a Joe Satriani.
Nel 2005 e nel 2008 si è esibito con la sua band al Festival italiano Gods of Metal, svoltosi in entrambe le occasioni a Bologna. Sempre qui torna nel maggio 2010 per Ultimate World Guitar Exhibition, esibendosi a fianco di altri grandi chitarristi e al cantante/bassista Glenn Hughes.
Yngwie J. Malmsteen suona principalmente i suoi lick ispirandosi ai grandi compositori di musica classica, uno su tutti Johann Sebastian Bach, e a chitarristi rock come Ritchie Blackmore, Uli Jon Roth e Jimi Hendrix.
Numerosi sono i chitarristi che a lui si sono ispirati, tra cui si ricordano Michael Angelo Batio, Joe Stump, Michael Romeo dei Symphony X e Timo Tolkki degli Stratovarius, nonché Roland Grapow (ex Helloween).
Yngwie Malmsteen possiede moltissime chitarre, di cui la maggior parte è stata da lui modificata creando degli “scavi” ad ogni tasto del manico (tastiera scalloped). Il manico “scalloped” è uno dei suoi simboli distintivi. L’ispirazione per questa modifica, (già utilizzata da Blackmore), a detta di Yngwie, gli è venuta quando vide un liuto del 16° secolo avente tale particolare tastiera.
Nel dicembre 2008 è stata rilasciata dal Fender custom shop la chitarra signature Play loud (detta anche “The Duck”), una replica pressoché identica della Stratocaster preferita da Malmsteen tra quelle della sua collezione: essa ha in dotazione il manico con la tastiera scalloped, pick-ups DiMarzio HS-3 e tutte le caratteristiche “relic” (come scalfitture, tratti di vernice consumata ed altri segni dovuti all’usura) fornite di proposito per replicare le condizioni attuali dello strumento autentico.
Nel 2010 è diventato endorser della Seymour Duncan, lanciando il modello di single coil a doppia bobina YJM-FURY e decretando il cambiamento dei pick-ups utilizzati (e pubblicizzati) in passato, ovvero i DiMarzio HS-3 e YJM.
Riguardo agli amplificatori da lui utilizzati, prima di lanciare la testata Marshall YJM signature, era propenso ad utilizzare testate Marshall, (di cui i modelli: JMP master volume MkII lead 100w e 50w, 1959 SLP e 1987x), e cabinet 4×12 equipaggiati con coni Celestion G-12 greenbacks (25w o 30w) e talvolta cabinet Marshall 1960 equipaggiati con coni Celestion Vintage 30. In passato pubblicizzò le testate Rhino YJM Blackstar da 50, 100 e 150w.
Sul mercato vi è anche un modello di pedale DOD YJM 308, una replica dell’overdrive/preamp DOD 250 utilizzato da Malmsteen per gran parte della sua carriera.

Nasce Phil Anselmo

(New Orleans, 30 giugno 1968)

Compie gli anni oggi Phil Hansen Anselmo, cantante statunitense di origine italiana, famoso soprattutto per aver militato nella band groove metal Pantera dal 1987 fino all’anno dello scioglimento avvenuto nel 2003. L’infanzia di Phil Anselmo non fu delle più felici, in gran parte a causa del padre, gestore di diversi bar nella città, che era solito ubriacarsi. In un’intervista concessa nel 2002 durante l’Ozzfest, Anselmo ha affermato di aver dato fuoco alla casa dei propri genitori quando aveva quattordici anni, per spaventare la sorella. L’incendio risultò piuttosto grave e Anselmo scappò di casa. La sua adolescenza si sviluppò quindi sulle strade di New Orleans, senza una vera casa o una vera occupazione. In questa situazione, Anselmo decise di dedicare la sua vita all’unica passione che aveva maturato: la musica. Oltre ad essere un appassionato di gruppi heavy metal, come Black Sabbath, Judas Priest, Venom e Slayer, Phil ascoltava molto hardcore punk e gruppi come Black Flag, Dirty Rotten Imbeciles ed Exploited. Nel 1985 riuscì ad entrare a far parte dei Razor White, una band che si ispirava ai Judas Priest e ne proponeva diverse cover, esibendosi in diversi concerti nei locali di New Orleans. Finalmente, nel 1987, ottenne il meritato riconoscimento e venne chiamato da Dimebag Darrell e Vinnie Paul per sostituire Terry Glaze nei Pantera. Esordì con il gruppo nel disco “Power Metal” del 1988. Il genere prodotto era un glam metal molto massiccio nel quale Phil diede grande prova delle sue enormi doti vocali, molto vicine a quelle di Rob Halford dei Judas Priest. Con “Cowboys from Hell” (1990) iniziò la trasformazione dei Pantera che estremizzarono ancora di più il loro sound (abbandonando il look glam ottantiano) e la voce di Philip divenne ancora più potente, ma allo stesso tempo melodica (ottime le sue prestazioni in “Cemetery Gates” e nella stessa “Cowboys from Hell“). Il sound, che già era parzialmente evidenziato nei precedenti album, venne portato ai propri estremi grazie al produttore Terry Date, che spinse sulle chitarre estremamente compresse e sulla batteria triggerata. L’importante svolta, sia a livello musicale che di look, venne completata con l’uscita di “Vulgar Display of Power” (1992), che fu il disco più venduto del quartetto. Il CD è violento, grezzo, un manifesto di una rivoluzione. “A New Level” mostra un Anselmo molto aggressivo, in “Walk” il cantante usa un tono di voce rauco tipico del blues e in “Hollow” dimostra di possedere anche un’ottima timbrica pulita. Nel 1994 uscì “Far Beyond Driven“, album che segnò una pesante virata verso il lato più estremo dei Pantera. Anselmo canta ormai quasi solo urlando e sempre più rari sono gli episodi con voce pulita. Le foto del disco, i testi che spesso parlano di droghe e distruzione, la pubblicazione dei primi Vulgar Videos fecero sì che la figura di Anselmo diventasse sempre più mitizzata e imponente. A metà degli anni novanta si concentrò nuovamente su un vecchio progetto, i Down, in cui militavano membri di Corrosion of Conformity e Crowbar. Il gruppo era nato anni prima, ma era stato temporaneamente accantonato perché ogni componente potesse occuparsi della propria band principale; in questo periodo iniziarono a circolare alcuni demo e nel 1995 venne finalmente pubblicato il disco d’esordio, “NOLA“. Dopo una breve serie di soli tredici concerti, Anselmo tornò però ad occuparsi dei Pantera con cui, nel 1996, pubblicò l’album “The Great Southern Trendkill“, forse il disco più estremo del gruppo; la voce di Phil subì un notevole cambiamento, (come già si era avvertito, in parte, in “Vulgar Display Of Power“), diventando un rantolo cupo e velenoso, conservando però sempre la sua musicalità canora. Da un lato le urla coprirono al meglio le parti più estreme e tirate come “War Nerve” e “Suicide Note Pt 2“, dall’altro il timbro devastato e quasi soul va ad aumentare ancor di più l’atmosfera di brani come “Suicide Note Pt 1“, “10s” e “Floods“. Il 13 luglio 1996, durante un concerto del tour in Texas, Anselmo perse i sensi nel backstage a causa di un’overdose di eroina e venne ricoverato immediatamente in una clinica. Nonostante fosse rimasto per qualche minuto tra la vita e la morte, si salvò senza riportare gravi danni all’organismo (in base a questa esperienza, il cantante scriverà il testo di “I Can’t Hide“, singolo pubblicato nel disco dal vivo “Official Live: 101 Proof“). Tornato in forma Anselmo continuò a seguire una serie di progetti paralleli ai Pantera entrando, in veste di chitarrista, in gruppi come Necrophagia, Viking Crown e Southern Isolation, (a fianco della sua allora moglie Stephanie Opal), e formò, in veste di cantante, i Superjoint Ritual. “Reinventing the Steel” (2000) è l’ultimo lavoro in studio dei Pantera. La band tentò di rifare proprio il ruolo di leader della scena, ma il risultato fu molto al di sotto delle aspettative. Nel 2001 la band si sciolse dopo l’ultimo concerto a Tokyo, anche se venne dichiarato ufficialmente solo nel 2003.
Il primo progetto che vide Phil emergere furono i Superjoint Ritual, con i quali pubblicò due album, “Use Once and Destroy” (2002) e “A Lethal Dose of American Hatred” (2003). Lo stile della band era molto vicino all’hardcore, sebbene la componente metal fosse piuttosto evidente. Le parti di voce sono fondamentalmente urlate e costruite su versi molto veloci. Nel 2002 vide la luce anche il secondo album dei Down, “Down II – A Bustle In Your Hedgerow“, composto e registrato in due settimane in uno studio approntato in un granaio di proprietà proprio di Anselmo. Lo studio fu battezzato Nodferatu’s Lair e, dai quindici giorni di droghe, emerse un disco in cui per la prima volta da anni la voce di Anselmo si dimostrò in forma. Furono infatti presenti le parti urlate tipiche dello stile del cantante, ma presentate qui in modo molto più melodico di quanto non siano mai state nei Pantera; sono soprattutto le parti pulite che, grazie al timbro profondo e sofferto di Anselmo, colpiscono in maniera positiva.
Dopo la morte di Dimebag Darrell, (ucciso da uno squilibrato fan dei Pantera l’8 dicembre 2004 a Columbus, Ohio, mentre stava suonando in un locale con la sua nuova band, i Damageplan), Phil si dichiarò devastato dalla scomparsa del suo ex compagno di gruppo e si sentì in parte responsabile del suo assassinio: dichiarò in un’intervista, poche settimane prima della tragedia, che Dimebag meritava di essere picchiato a sangue, imputandogli di essere la causa dello scioglimento dei Pantera. La stampa affermò che fu lo stesso Anselmo a decidere di non presentarsi al funerale per rispettare la volontà dei parenti di Dimebag e, in particolare, della sua fidanzata, che gli impedirono di partecipare alla funzione; il cantante dichiarò anche:
[blockquote]Non ho potuto salutarlo come avrei voluto e questo mi uccide. Speravo di poter partecipare al suo funerale, ma ho voluto rispettare le volontà della sua famiglia che non mi voleva lì. Dovevo essere lì, ma capisco perfettamente.[/blockquote]
Poco dopo i funerali del suo ex-compagno, Anselmo pubblicò sulla rete un filmato in cui parlava di Darrell, scoppiando in lacrime e affermando che si sarebbe preso una lunga pausa dal mondo della musica. Nel periodo successivo, la vita del cantante divenne particolarmente riservata; ciò che si sa è che riuscì a tagliare definitivamente ogni rapporto con le droghe pesanti e che si sottopose, nel novembre 2005, ad un intervento chirurgico per ricostruire la parte lombare della sua schiena, le cui vertebre erano gravemente danneggiate da anni di vita sul palco. Questa notizia fu fornita direttamente da Anselmo in un’intervista con Revolver Magazine, la prima dalla morte di Dimebag. Nell’intervista Phil rivelò per la prima volta al mondo tutti i problemi che ebbe a causa della sua schiena e che avrebbe dovuto sottoporsi a un intervento fin dal 1996; il dolore, che provava ogni sera sul palco, venne anche indicato come uno dei principali motivi delle sue dipendenze.
Sempre nel 2005 Anselmo è stato una delle migliaia di persone danneggiate dall’uragano Katrina, abbattutosi sull’area di New Orleans. Sebbene non abbia subito alcun lutto, il cantante ha perso la propria casa ed è stato costretto a spostarsi per alcune settimane a Houston. Una volta tornato in città, ha recuperato i propri averi e pagato la cauzione di Mike Williams, (cantante degli Eyehategod), che era stato arrestato durante i disordini succeduti all’uragano per possesso di droghe.
Nel marzo del 2006 Phil si unì agli Alice in Chains, orfani di Layne Staley, durante lo speciale televisivo organizzato dal canale VH1 Decades Rock Live! in onore degli Heart e con loro canta due brani: “Them Bones” e “Would?”.
Sempre nel 2006 è stato in tour con i Down in Europa per la prima volta; tornati in patria, i Down hanno partecipato come supporto al tour degli Heaven & Hell e hanno pubblicato nel 2007 un nuovo album, intitolato “Over the Under“. Hank Williams III, nipote di Hank Williams e bassista dei Superjoint Ritual, ha confermato invece che questo progetto è al momento da considerarsi concluso. Ha da poco aperto una propria etichetta discografica, scegliendo il nome Housecore Records, tramite la quale verrà pubblicato il disco d’esordio degli Arson Anthem, in cui Anselmo suona la chitarra.
Il 2 aprile 2013, Anselmo annunciò la pubblicazione di “Walk Through Exits Only“, realizzato con il gruppo spalla The Illegals e pubblicato il 16 luglio. Il 12 giugno è stato reso disponibile per l’ascolto il brano “Bedridden“.

Esce “Love Gun

30 giugno 1977: “Love Gun” è il sesto album registrato in studio dai KISS uscito per l’etichetta discografica Casablanca Records.
Si tratta del secondo album dei KISS ad aver vinto il disco di platino. Questo è l’ultimo album dei KISS in cui suonano tutti i 4 componenti in tutte le tracce: già a partire da “Alive II” vedremo comparire il chitarrista Bob Kulick sostituire Frehley, così come Anton Fig prenderà il posto di Criss in quasi tutti i brani di “Dynasty” e “Unmasked“. L’album si apre con l’intenso intro di “I Stole your Love“, brano dall’armonia dura, e prosegue con “Christine Sixteen“, aperto da un ritmato riff di pianoforte. “Shock Me” è la prima canzone cantata da Ace Frehley ed è caratterizzata da un ritornello molto orecchiabile. “Tomorrow and Tonight” è un brano carico di adrenalina così come “Love Gun“, l’episodio più hard rock dell’album e il brano che a lungo andare ha avuto più successo. Tra gli altri brani vi sono una cover della canzone “Then He Kissed Me” delle Crystals (una girlband degli anni sessanta), che viene di conseguenza rinominata “Then She Kissed Me“, e “Plaster Caster“, dedicata a Cynthia Plaster Caster, una ex groupie che creava dei calchi di gesso degli organi sessuali di alcuni musicisti rock.

Tracce

1 I Stole Your Love (Stanley) – 3:04
Voce solista: Paul Stanley
2 Christine Sixteen (Simmons) – 3:12
Voce solista: Gene Simmons
3 Got Love For Sale (Simmons) – 3:28
Voce solista: Gene Simmons
4 Shock Me (Ace Frehley) – 3:47
Voce solista: Ace Frehley
5 Tomorrow And Tonight (Stanley) – 3:38
Voce solista: Paul Stanley
6 Love Gun (Stanley) – 3:16
Voce solista: Paul Stanley
7 Hooligan (Criss, Stan Penridge) – 2:58
Voce solista: Peter Criss
8 Almost Human (Simmons) – 2:48
Voce solista: Gene Simmons
9 Plaster Caster (Simmons) – 3:25
Voce solista: Gene Simmons
10 Then She Kissed Me (Jeff Barry, Ellie Greenwich, Phil Spector) – 3:01 (The Crystals Cover)
Voce solista: Paul Stanley

Formazione

Paul Stanley: voce principale e secondaria, chitarra ritmica, basso (Love Gun), una parte dell’assolo di chitarra (I Stole Your Love)
Gene Simmons: voce principale e secondaria, basso, chitarra ritmica (Christine Sixteen, Almost Human, Plaster Caster)
Ace Frehley: voce principale, tutte le chitarre e basso (Shock Me), voce secondaria, chitarra solista
Peter Criss: voce principale (Hooligan) e secondaria, batteria

Esce “The Game

30 giugno 1980: “The Game” è l’ottavo album in studio dei Queen. Fu il primo album della band a raggiungere la posizione numero 1 nella classifica degli album più venduti per cinque settimane negli Stati Uniti ed in Canada ed in Gran Bretagna per due settimane. In altri paesi è arrivato primo in Olanda, secondo in Norvegia e Germania, quinto in Austria e Giappone, settimo in Svezia e decimo in Italia. Alla sua uscita, l’album suscitò notevoli perplessità nella critica, sia dal punto di vista strettamente musicale sia per l’immagine che il gruppo forniva di sé, (e l’immagine, fondamentale nella musica Rock, lo era ancora di più in un gruppo come i Queen). Effettivamente la copertina del disco ci presentava quattro personaggi in pelle nera che ricordavano più un gruppo di motociclisti degli anni ’50, (era infatti uscito un paio di anni prima il film Grease), che non il gruppo ambiguo e decadente degli album precedenti. A questo si aggiungeva la prima apparizione di Freddie Mercury nel nuovo look con capelli corti nella copertina dell’album (nei videoclip di “Play the Game” e di “Another One Bites the Dust” apparirà anche coi suoi celebri baffoni). Ma è ovviamente nel contenuto musicale che “The Game” rappresenta un elemento di svolta nella carriera dei Queen, al di là del giudizio che ognuno ne voglia dare.
Il primo elemento nuovo è la comparsa dell’elettronica. Fino a quel momento i Queen avevano disdegnato l’uso di computer e sintetizzatori nelle loro incisioni, e avevano sottolineato il loro rifiuto con esplicite dichiarazioni nelle note di copertina dei loro album. Con “The Game” cambiarono opinione e lo dichiararono esplicitamente nelle note, citando addirittura la marca del sintetizzatore usato.
Il secondo elemento è l’incursione del gruppo nel funky e nella disco. A cavallo tra gli anni settanta e gli ottanta, molti gruppi Rock misero a dura prova la fedeltà del loro pubblico inserendo nei loro album dei brani disco o vicini alla black music, con risultati a volte semplicistici, altre volte addirittura geniali. Mercury e compagni fecero la loro parte con due brani: “Dragon Attack” e soprattutto “Another One Bites the Dust“, con il suo famoso giro di basso, uno dei pezzi simbolo del gruppo inglese.
Gli altri brani dell’album riflettono maggiormente le tematiche consuete dei Queen: “Crazy Little Thing Called Love“, omaggio di Mercury al rock and roll composta nella vasca da bagno del Bayerischerhof Hotel di Monaco, testimonia il suo gusto per le citazioni musicali di gusto retrò, mentre canzoni come “Sail Away Sweet Sister“, l’intrigante “Save Me” e “Play The Game” ci riportano ai classici brani corali e classicheggianti che hanno reso celebre il gruppo.
Pur non rappresentando forse il vertice creativo dei Queen, “The Game” influenzò comunque tutti i loro successivi lavori e si può perciò considerare una tappa fondamentale della loro carriera in quanto introdusse i Queen ad una fase commerciale dal punto di vista artistico, fase che sarebbe durata per tutti gli anni ’80 fino ad interrompersi nel ’91 con l’album “Innuendo“.
Nel 2011 l’album è stato rimasterizzato in digitale dalla Island/Universal ed è stato distribuito in due formati:
standard edition, contenente l’album originale
deluxe edition 2 CD, contenente l’album originale ed un EP bonus.

Tracce

1 Play the Game – 3:33
2 Dragon Attack – 4:19
3 Another One Bites the Dust – 3:32
4 Need Your Loving Tonight – 2:49
5 Crazy Little Thing Called Love – 2:48
6 Rock It (Prime Jive) – 4:33
7 Don’t Try Suicide – 3:52
8 Sail Away Sweet Sister (To the sister I never had) – 3:33
9 Coming Soon – 2:51
10 Save Me – 3:49

Bonus EP (ri-edizione CD 2011 della Island/Universal)

1 Save Me (Live In Montreal, November 1981) – 4:18
2 A Human Body (B-Side) – 3:44
3 Sail Away Sweet Sister (To The Sister I Never Had) (Take 1 With Guide Vocal) – 2:34
4 It’s A Beautiful Day (Original Spontaneous Idea, April 1980) – 1:30
5 Dragon Attack (Live At Milton Keyness Bowl, June 1982) – 5:14

Formazione

Freddie Mercury – voce, pianoforte, chitarra, sintetizzatore
Brian May – chitarra elettrica ed acustica, pianoforte, voce, sintetizzatore
John Deacon – basso, chitarra, pianoforte
Roger Taylor – batteria acustica ed elettronica, chitarra, voce, sintetizzatore

Esce “Fight for the Rock

30 giugno 1986: “Fight for the Rock” è il quarto album del gruppo heavy metal Savatage.
In occasione di questo album, il gruppo si avvicina a sonorità hair/pop metal, e pertanto è considerato uno degli album peggiori della band dai loro sostenitori. Come in molti altri casi in cui altre heavy metal band di stampo tradizionale avevano ottenuto un certo successo, anche in questo l’etichetta impose al gruppo di orientarsi su strade più commerciali per incrementare ulteriormente le vendite. Nel disco venne inoltre riproposta la power ballad “Out on the Streets“, tratta dal debutto, con l’aggiunta di cori di facile presa e la cover dei Badfinger, “Day After Day“. Il disco, come da previsioni, non ottenne un particolare successo, così il gruppo tornerà a dedicarsi allo stile di sempre, tralasciando le influenze del pop metal. Da menzionare anche l’entrata del bassista Johnny Lee Middleton, che raggiunse la band proprio in occasione di questo album.

Tracce

1 Fight For The Rock – 3:55
2 Out On The Streets – 3:58
3 Crying For Love – 3:27
4 Day After Day – 3:40 (Badfinger Cover)
5 The Edge Of Midnight – 4:52
6 Hyde – 3:51
7 Lady In Disguise – 3:08
8 She’s Only Rock ‘N Roll – 3:14
9 Wishing Well – 3:20 (Free cover)
10 Red Light Paradise – 3:56

Formazione

Jon Oliva – cantante
Criss Oliva – chitarrista
Johnny Lee Middleton – bassista
Steve Wacholz – batterista

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