Le ricorrenze, le notizie, il Rock suddiviso per anni: l'Almanacco di Rock by WildSuccedeva oggi 

L’almanacco di Rock by Wild – 4 aprile

4 Ricorrenze per il 4 aprile

Nasceva Muddy Waters

(Rolling Fork, 4 aprile 1913 – Westmont, 30 aprile 1983)

Si ricorda oggi il compleanno di Muddy Waters, vero nome McKinley Morganfield, cantautore e chitarrista statunitense, generalmente considerato “il padre del blues di Chicago”. È anche il padre dei musicisti blues Big Bill Morganfield e Mud Morganfield. Considerato uno dei più grandi bluesmen di tutti i tempi, nonché uno degli artisti più influenti del ventesimo secolo, Muddy Waters è stato di grande ispirazione per l’esplosione della musica beat britannica degli anni sessanta e punto di riferimento per gruppi come Rolling Stones e Yardbirds. E’ stato posizionato al 49º posto nella lista dei 100 migliori chitarristi di tutti i tempi stilata dalla rivista Rolling Stone. La sua vita e quella della casa discografica Chess è stata raccontata nel film del 2008 Cadillac Records. Venne soprannominato fin da bambino Muddy Waters (acque fangose) dalla nonna, per via della sua abitudine di sguazzare nel fango in riva al Mississippi.
Nonostante guadagnasse qualche centesimo suonando a feste e pic-nic nei dintorni di Clarksdale, lavorava, come la maggior parte dei neri del Sud, come raccoglitore nei campi di cotone dei bianchi. Son Slims, violinista e chitarrista, fu uno dei suoi primi maestri e con lui nel 1942 fece la sua prima registrazione per l’esperto in folklore Alan Lomax. Per un certo periodo gestì un juke joint, una sorta di locale improvvisato dove si praticava il gioco d’azzardo e si poteva ascoltare la musica di un jukebox, o lo stesso Muddy, che si esibiva dal vivo. Le sue prime registrazioni non vennero pubblicate, (uscirono solo decenni dopo), e Muddy Waters decise di andare a cercar fortuna a Chicago, dove il blues stava ormai dilagando. Arrivato nella capitale dell’Illinois, lavorava di giorno come autista e di sera suonava nei bar e in piccoli club. Fece così conoscenza con Sonny Boy Williamson e Tampa Red. Trovò presto un contratto con la casa discografica blues Chess, che in seguito avrebbe acquistato bluesmen come Little Walter, Howlin’ Wolf e Chuck Berry. Inizialmente, i fratelli Leonard e Phil Chess, fondatori dell’omonima casa discografica, non permisero a Muddy di farsi accompagnare dalla propria band nelle registrazioni in studio; difatti, nei primi dischi pubblicati per la Chess Records, è Ernest “Big” Crawford al contrabbasso ad accompagnare Waters alla chitarra elettrica. Dopo qualche anno, Chess cambiò idea e nel settembre del 1953 registrò per la prima volta Muddy Waters e l’intera band. La band, durante tutti gli anni cinquanta, registrò una serie di classici passati alla storia del genere, con l’aiuto del bassista/cantautore Willie Dixon, che per loro compose classici come “Hoochie Coochie Man“, (Numero 8 nella classifica dei singoli R&B più venduti), “I Just Want to Make Love to You” (Numero 4), e “I’m Ready“. Secondo il critico di Rolling Stone Robert Palmer, queste tre canzoni rimangono il cavallo di battaglia della band. Muddy Waters, insieme all’armonicista Little Walter e al bluesman/band leader Howlin’ Wolf, regnò su tutta la scena blues di Chicago dei primi anni cinquanta; la sua band fu riconosciuta da molti come la migliore del periodo. Mentre Little Walter, sebbene nel 1952 iniziò una carriera solista, continuò a collaborare con Waters per tutto il decennio; Muddy sviluppò invece, nei confronti di Howlin’ Wolf, una sorta di rispettosa rivalità. Altri successi della band di Muddy Waters furono “Mannish Boy” e “Sugar Sweet” nel 1955, seguite dalle hit “Trouble No More“, “Forty Days & Forty Nights” e “Don’t Go No Farther” nel 1956. Muddy Waters morì nel sonno il 30 aprile 1983 nella sua casa di Westmont, poche settimane dopo il suo 70º compleanno. Al suo funerale, una folla di musicisti blues e fan rese omaggio a una delle forme d’arte più genuine. Due anni dopo la sua morte, la città di Chicago onorò il suo ricordo rinominando una parte della 43rd Street in “Honorary Muddy Waters Drive”, laddove un tempo egli aveva abitato. A proposito della sua morte, B.B. King dichiarò a Guitar World: “Dovranno passare anni e anni prima che la maggior parte della gente comprenda quanto è stato grandioso per la storia della musica americana”.

Nasceva Gary Moore

(Belfast, 4 aprile 1952 – Estepona, 6 febbraio 2011)

Si ricorda oggi il compleanno di Gary Moore, nome completo Robert William Gary Moore. Il famoso chitarrista e cantante rock britannico inizia la sua carriera negli anni sessanta. Ha collaborato poi con grandi artisti: Phil Lynott e Brian Downey, (in tre separate occasioni all’interno del progetto hard rock irlandese Thin Lizzy), B.B. King, Albert King, i Colosseum II, Greg Lake, gli Skid Row, George Harrison, Trilok Gurtu, Dr. Strangely Strange, Albert Collins, Jimmy Nail, Mo Foster, Ginger Baker, Jack Bruce e Jim Capaldi, Bob Dylan, Vicki Brown, Cozy Powell, Rod Argent, the Beach Boys, Ozzy Osbourne e Andrew Lloyd Webber. Si esibì come musicista ospite registrando per numerosi progetti e condusse una lunga carriera solista di successo iniziata nel 1973, durante la quale sperimentò molti generi: rock, jazz, blues, country, electric blues, hard rock e heavy metal. Nonostante fosse poco popolare in USA, i lavori di Moore ottennero grandi valutazioni da parte della critica di settore e un elevato successo commerciale in gran parte delle altre parti del mondo, specialmente in Europa. Moore si appassionò subito al rock and roll, ascoltando la musica dei Beatles, di Albert King e di Elvis Presley. Successivamente, dopo aver ascoltato Jimi Hendrix e i John Mayall’s Bluesbreakers, il suo stile iniziò quell’evoluzione che lo avrebbe poi portato verso il suono blues rock, tanto dominante durante la sua carriera. Gary Moore muore per un sospetto infarto in una stanza di hotel durante una vacanza a Estepona, Spagna, il 6 febbraio 2011.

Nasce Peter Baltes

(Solingen, Germania 4 aprile 1958)

Oggi festeggia il compleanno Peter Baltes, lo storico bassista del gruppo tedesco heavy metal Accept. Ha collaborato anche con altri gruppi come i Dokken, il progetto solista di Don Dokken e il progetto solista di John Norum. Lo stile di Peter portò alla nascita di nuovi generi musicali durante gli anni ’70, ’80 e ’90, fatto che rese la sua figura, come quella di tutti i membri degli Accept, immortale per il genere heavy metal. Peter suonò il basso anche nell’album dei Dokken, “Breaking the Chains“, del 1983 e registrò parti vocali per l’album degli ScorpionsSavage Amusement“.

Scott Columbus ci lasciava

(Las Vegas, 10 novembre 1956 – New York, 4 aprile 2011)

Si ricorda oggi la morte di Scott Columbus, il batterista dei Manowar. Nel 1983 entrò nel gruppo con cui produsse gli album “Into Glory Ride“, “Hail to England“, “Sign of the Hammer“, “Fighting the World” e “Kings of Metal“. Nel 1990 lasciò i Manowar per poi tornare nel 1995, sempre nel ruolo di batterista. Nel mese di luglio 2008 a Bad Arolsen (Germania), in occasione del Magic Circle Festival, la band si esibì senza Scott, che venne provvisoriamente sostituito da Kenny Earl Edwards (“Rhino”), allora batterista degli Holyhell. Più tardi Scott ha dichiarato di non fare più parte del gruppo.
I dettagli sulla sua morte non sono mai stati resi pubblici e sia le dichiarazioni della band, sia le dichiarazioni della sua ragazza, sono sempre state vaghe in merito alla dinamica della scomparsa del loro batterista storico, che non è mai stata menzionata. Un suo conoscente ha pubblicato una lettera su blabbermouth.net il 9 aprile 2011, affermando che Columbus si sarebbe suicidato in seguito alla decisione dei Manowar di estrometterlo dalla band e di andare in tour con il loro primo batterista, 54enne e con un problema di alcool, Columbus avrebbe voluto diventare una leggenda come i suoi eroi e si sarebbe impiccato dopo aver avuto una discussione con la sua ragazza.

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