Le ricorrenze, le notizie, il Rock suddiviso per anni: l'Almanacco di Rock by WildSuccedeva oggi 

L’almanacco di Rock by Wild – 6 ottobre

5 Ricorrenze per il 6 ottobre

Nasceva Ivan Graziani

(Teramo, 6 ottobre 1945 – Novafeltria, 1º gennaio 1997)

Oggi si ricorda il compleanno di Ivan Graziani, cantautore e chitarrista italiano. Ivan Graziani nasce il 6 ottobre 1945 a Teramo, anche se si è diffusa una leggenda (smentita dal fratello Sergio) secondo la quale Ivan sarebbe nato sul traghetto Olbia-Civitavecchia, (da cui l’origine del nome “Ivan”, “navi” al contrario). Già da bambino le sue passioni erano la chitarra e il disegno e la sua indole artistica lo porta ad iscriversi all’istituto statale d’arte di Ascoli Piceno. Ancora diciottenne, Graziani è scelto da Nino Dale per suonare la chitarra nel suo complesso, molto rinomato in tutta la regione. Proprio con i Nino Dale and His Modernists, Graziani debutta discograficamente anche come cantante, (sua è la voce solista in “E Adesso Te Ne Puoi Andar“, incisa sul lato B di un 45 giri del complesso). L’esperienza con il complesso di Nino Dale termina con l’ammissione di Ivan all’istituto di arte grafica di Urbino.
Nel 1966 fonda il gruppo Ivan e i Saggi con Velio Gualazzi, (padre di Raphael Gualazzi), e Walter Monacchi, partecipando anche al Torneo Davoli Italia Beat nell’aprile 1967, per poi cambiare nome in Anonima Sound. Nello stesso anno il gruppo partecipa al Festival di Bellaria e incide il suo primo 45 giri “Fuori Piove/Parla Tu“, pubblicato nel gennaio dell’anno successivo. Nello stesso anno gli Anonima Sound incidono il loro secondo 45 giri, “L’Amore Mio, l’Amore Tuo/I Tetti“, e partecipano al Cantagiro con “Parla Tu“, classificandosi all’ultimo posto. Nel 1969 gli Anonima Sound incidono il terzo 45 giri “Josephine/Mille Ragioni” e partecipano nuovamente al Cantagiro con “Josephine“. Nello stesso anno il gruppo lascia la CBS per firmare con la Numero Uno e si allarga con l’ingresso del tastierista Roberto “Hunka Munka” Carlotto. In quell’anno gli Anonima Sound incidono per la Numero Uno il loro ultimo 45 giri, “Ombre Vive/Girotondo Impossibile“. Ivan Graziani abbandona gli Anonima Sound alla fine del 1970 per svolgere il servizio di leva obbligatorio, al termine del quale, nel 1972, intraprende la carriera solista, pubblicando alcuni 45 giri con gli pseudonimi di Rockleberry Roll e Ivan & Transport, portando avanti anche, nello stesso periodo, l’attività di fumettista.
L’album di debutto, “La Città Che io Vorrei“, è del 1973, un album con idee che faranno presagire il suo stile, a cui fa seguito “Desperation“, pubblicato l’anno dopo e con testi in inglese, e l’album strumentale “Tato Tomaso’s Guitars“, in omaggio alla moglie Anna, per la nascita del figlio Tommaso, distribuito in pochissime copie.
Nello stesso periodo collabora, come turnista e autore, con vari artisti, tra cui Herbert Pagani (nell’album “Megalopolis” del 1973, benché non accreditato nella versione per il mercato italiano, e nel brano “Arche de Noe” dell’album “Chez Nous del 1975“, oltre che in radio dal vivo all’inizio degli anni settanta), la Premiata Forneria Marconi, (con cui collabora alla composizione di “From Under“, nell’album del 1975 “Chocolate Kings“), l’amico “Hunka Munka” Carlotto, (nel 33 giri “Dedicato a Giovanna G.” del 1972), Marva Jan Marrow, (per cui suona le chitarre nel 45 giri “Our Dear Angel“, versione in inglese di “Il Nostro Caro Angelo” di Lucio Battisti, Gian Pieretti, (per l’album “Cianfrusaglie” del 1975), Lucio Battisti, (per il quale suona nell’album “Lucio Battisti“, la batteria, il contrabbasso, eccetera), Bruno Lauzi, Francesco De Gregori (in “Bufalo Bill“) e Antonello Venditti, (nell’album “Ullalla“, nel cui tour promozionale è proprio Graziani ad aprire le serate); con Battisti collabora anche nel 1977 alla realizzazione dei provini dell’album “Io Tu Noi Tutti” e “Images“. Inoltre, nel 1974, la Premiata Forneria Marconi, cercando un cantante di ruolo, pensa proprio a Graziani; tuttavia la sua voce particolare non verrà infine considerata adatta al loro tipo di musica. Nello stesso anno, Graziani si esibisce nella prima edizione del Premio Tenco. Dopo vari successi come; “Lugano Addio“, “Pigro“, “Monna Lisa“, “Paolina“, “Gabriele D’Annunzio“, “Agnese Dolce Agnese” e molti altri, malato di tumore al colon, Ivan Graziani muore il 1º gennaio 1997, all’età di 51 anni, nella sua casa di Novafeltria, dove aveva chiesto di tornare dall’ospedale per le festività natalizie.
Con lui vengono seppelliti, nel cimitero locale, una delle sue chitarre, (una Gibson che chiamava “mamma chitarra”), e il suo gilet di pelle cui aveva applicato un gancio affinché potesse sorreggere la chitarra. In omaggio alla sua scomparsa vengono ristampati tutti gli album incisi per la Numero Uno, mentre “Antologia” raccoglie i brani incisi per Carosello e CGD.

Esce “Foxtrot

6 ottobre 1972: “Foxtrot” è il quarto LP dei Genesis.
L’album musicalmente affianca temi scritti già da tempo dai membri della band con idee nuove, sviluppando il tutto alla luce dell’esperienza maturata dal gruppo nel frattempo. Se nel precedente “Nursery Cryme” i testi erano per gran parte ambientati nel passato, sia esso reale o letterario-fiabesco, in quest’album i riferimenti mitologici, letterari o biblici, (come in “Supper’s Ready” o in “Can-Utility and the Coastliners“), si affiancano all’attualità o al futuro fantascientifico.
L’album si apre con “Watcher of the Skies“, il cui testo fu scritto da Tony Banks e Mike Rutherford, sulla terrazza di un albergo di Napoli dove il gruppo si trovava per il fortunato tour italiano legato a “Nursery Cryme“. La vista dall’alto della città campana, apparentemente deserta, ispirò agli autori l’idea di un mondo in cui l’umanità si è estinta, osservato con stupore da visitatori alieni. Piuttosto audace, dal punto di vista musicale, la scelta di aprire il brano – e l’intero album – con una lunga introduzione (1 minuto e 30 secondi) interamente eseguita da Tony Banks al mellotron è un esempio della commistione fra rock e spunti “sinfonici” tipica dei Genesis dell’epoca. Proprio grazie alla sua introduzione, il brano diverrà il numero di apertura fisso dei concerti del gruppo, sino al 1975: la band l’attaccava in penombra, illuminata solo da lampade fluorescenti che mettevano in risalto l’eye-glow attorno agli occhi di Gabriel, il quale compariva in scena con indosso un lungo mantello ed un copricapo a forma di ali di pipistrello.
Time Table“, nuovamente introdotta dal solo Banks, stavolta al pianoforte, è una canzone dalla struttura più tradizionale, il cui testo riflette amaramente sull’inesorabile decadenza cui tutte le vicende umane sono soggette, e sulla legge della natura che tutto domina oggi come ieri.
Get ‘Em Out by Friday“, come già “Harold the Barrel” su “Nursery Cryme“, è una sorta di mini-operetta i cui personaggi parlano tutti in prima persona, e a ciascuno corrisponde un tema musicale differente. Peter Gabriel, autore del testo, immagina una prepotente operazione di speculazione edilizia dei giorni nostri, con tanto di sgombero forzato degli inquilini dalle vecchie alle nuove case, per poi trasportarla – nella seconda parte del brano – in un futuro distopico nel quale la stessa società immobiliare si è nel frattempo estesa anche al “controllo genetico” e sfrutta l’abbassamento della statura media degli esseri umani per risparmiare spazio e collocare le persone in abitazioni ancora più piccole. Gabriel muta timbri di voce e persino accenti a seconda del personaggio che interpreta.
Can-Utility and the Coastliners“, (testo di Steve Hackett), si ispira invece alla leggenda nordica del Re Canuto il quale, stufo di essere adorato e adulato come una divinità dai suoi sudditi, volle dimostrare loro la sua natura puramente umana facendo porre il suo trono di fronte al mare ed ordinando alle acque di arrestarsi di fronte ad esso, ovviamente senza successo. Il trono che affonda nel mare è metafora ancora una volta della vanità delle cose umane.
La seconda facciata si apre con il breve brano strumentale per chitarra acustica “Horizons“, eseguito dal solo Hackett, e vagamente ispirato al primo movimento della Suite per violoncello solo “BWV 1007” di Bach, ed è poi interamente occupata dalla monumentale suite “Supper’s Ready“, in cui ritornano i temi biblici accennati nel primo album “From Genesis to Revelation“. Il brano conferma la propensione del gruppo per una narrazione ricca di riferimenti storici, mitologici e biblici, e dei giochi di parole che continueranno a caratterizzare la sua poetica anche in futuro. Suddivisa in sette sezioni, la suite incomincia con due amanti che si guardano negli occhi e, come per effetto di un’improvvisa suggestione, si ritrovano in un mondo parallelo nel quale si confrontano il Bene e il Male, (simboleggiati da figure ambigue come “l’Uomo dell’Asilo Eterno Garantito” o Narciso che si muta in fiore). I due passano per la “fattoria del Salice” (“Willow Farm“), una sorta di parata grottesca e distorta di elementi del subconscio inglese – da un Churchill en travesti a “mamma che fa il bucato” mentre “papà sta in ufficio” – per poi finire seminati sottoterra e attendere il Giudizio Finale, con l’ultima definitiva battaglia tra Bene e Male dell’Apocalisse; la vittoria delle forze del Bene avviene sulle note e sulle parole di una semplice canzone d’amore – la stessa già ascoltata in apertura – e i due amanti possono finalmente tornare a casa, seguendo in trionfo il “Re dei Re” nella “Nuova Gerusalemme”.

Tracce

Lato A
1 Watcher of the Skies – 7:21
2 Time Table – 4:47
3 Get ‘Em Out by Friday – 8:35
4 Can-Utility and the Coastliners – 5:45

Lato B
5 Horizons – 1:39
6 Supper’s Ready – 22:57
I. Lover’s Leap
II. The Guaranteed Eternal Sanctuary Man
III. Ikhnaton and Itsacon and Their Band of Merry Men
IV. How Dare I Be So Beautiful?
V. Willow Farm
VI. Apocalypse in 9/8 (Co-Starring the Delicious Talents of Gabble Ratchet)
VII. As Sure as Eggs Is Eggs (Aching Men’s Feet)

Formazione

Peter Gabriel – voce, flauto, grancassa, tamburello oboe
Steve Hackett – chitarra elettrica, chitarra a 12 corde solista, chitarra solista
Michael Rutherford – basso, pedal bass, chitarra a 12 corde, cori, violoncello
Tony Banks – organo, mellotron, pianoforte elettrico, chitarra a 12 corde, cori
Phil Collins – batteria, cori, percussioni assortite

Esce “The Dark

6 ottobre 1986: “The Dark” è il secondo album in studio del gruppo statunitense Metal Church, pubblicato dalla Elektra Records. In esso vengono trattati temi oscuri, come omicidi e morte. Il disco è stato dedicato alla memoria di Cliff Burton, il bassista dei Metallica scomparso nel 1986. Dalla canzone “Watch the Children Pray” viene realizzato il primo video della band.
La title track è stata reinterpretata dagli Stone Sour per il film Fear Clinic ed è stata estratta come singolo nel mese di febbraio 2015.

Tracce

1. Ton of Bricks – 3:00
2. Start the Fire – 3:50
3. Method to Your Madness – 4:52
4. Watch the Children Pray – 5:57
5. Over My Dead Body – 3:36
6. The Dark – 4:11
7. Psycho – 3:32
8. Line of Death – 4:42
9. Burial at Sea – 4:58
10. Western Alliance – 3:18

Formazione

David Wayne – voce
Kurdt Vanderhoof – chitarra
Craig Wells – chitarra
Duke Erickson – basso
Kirk Arrington – batteria

Esce “Sonic Boom

6 ottobre 2009: “Sonic Boom” è il diciannovesimo album in studio dei Kiss, pubblicato per l’etichetta discografica Universal/Roadrunner.
La data di pubblicazione dell’album, (avvenuta per le etichette discografiche Universal e Roadrunner Records), era prevista per il 2 ottobre 2009 in Italia, per il 5 ottobre in Europa e per il 6 ottobre negli Stati Uniti, (dove è stato distribuito in esclusiva dalla catena Wal-Mart).
E’ il primo album dei Kiss a contenere materiale inedito dopo undici anni ed è stato prodotto da Paul Stanley in collaborazione con Greg Collins.
Il formato CD è costituito da due dischi, con in aggiunta un DVD bonus. Il primo CD contiene le tracce del nuovo album, il secondo è invece una riedizione della compilation “Jigoku-Retsuden“, (finora pubblicata solo in Giappone), contenente i maggiori successi dei Kiss ri-registrati in studio.
Inoltre è stato venduto sul sito ufficiale dei Kiss una versione Vinile Limited Edition di 1000 copie x colore con 5 tipi di colore differenti, (nero, blu, verde, viola, rosso), al costo di 60 euro a vinile, indipendentemente dal colore. Oggigiorno questi vinili sono esauriti e si trovano in vendita solo da privati tramite eBay.

Tracce

1 Modern Day Delilah (Paul Stanley) – 3:36
2 Russian Roulette (Gene Simmons) – 4:32
3 Never Enough (Stanley, Simmons, Thayer) – 3:26
4 Yes I Know (Nobody’s Perfect) (Simmons, Stanley) – 3:01
5 Stand (Stanley, Simmons) – 4:47
6 Hot and Cold (Simmons) – 3:34
7 All for the Glory (Stanley, Simmons) – 3:50
8 Danger Us (Stanley) – 4:21
9 I am an Animal (Simmons) – 3:45
10 When Lightning Strikes (Stanley, Simmons, Thayer) – 3:42
11 Say Yeah (Stanley, Simmons, Eric Singer) – 4:23

Formazione

Gene Simmons – basso, voce
Paul Stanley – chitarra ritmica, voce
Tommy Thayer – chitarra solista, voce
Eric Singer – batteria, voce

Ginger Baker ci lasciava

(Londra, 19 agosto 1939 – Canterbury, 6 ottobre 2019)

Oggi si ricorda la morte di Peter Edwars “Ginger” Baker, batterista inglese che ha fatto parte di diversi gruppi, raggiungendo la massima popolarità con i Cream. Nel 1991 è stato inserito nella Hollywood Rock Walk of Fame. Il giovane Baker, soprannominato Ginger per via della sua chioma rossa, mostrò da piccolo uno spiccato interesse per le corse in bicicletta, interesse che attorno ai quindici anni si spostò verso la musica, in particolare per il jazz. Era ancora studente di scuola quando cominciò col suo primo strumento, la tromba, e seguì lezioni di teoria musicale e di solfeggio. Spostata l’attenzione dai fiati alle percussioni, il suo modello divenne il percussionista jazz Phil Seaman, considerato il miglior batterista sulla scena inglese degli anni cinquanta. Un vero talento naturale, Ginger Baker si ispirò a Seaman condendo la propria tecnica strumentale di forza e aggressività generata dall’indole ribelle che lo caratterizzava; e già a sedici anni partecipò al suo primo tour. Dopo aver suonato in diverse jazz band dell’epoca, fra le quali quella di Terry Lightfoot e quella di Acker Bill, fece convergere il proprio interesse musicale in direzione del British Blues, approdando alla scuola di Alexis Korner. Fu chiamato dal celebre bluesman britannico e da Cyril Davies a suonare nel loro gruppo Blues Incorporated, dove Baker fece la conoscenza del sassofonista e organista Graham Bond, di un giovane bassista, Jack Bruce, e del un virtuoso del sassofono Dick Heckstall-Smith, musicisti, in particolare i primi due, che avrebbero giocato un ruolo fondamentale nella sua vita musicale. Baker, Bruce e Bond, fuoriusciti dal gruppo di Korner, nel 1963 formarono assieme a Heckstall-Smith, la Graham Bond Organization, una formazione di jazz-blues che acquistò una grande reputazione fra gli appassionati del genere soprattutto per l’alto livello delle esecuzioni dal vivo.
Esaurita l’esperienza con la Graham Bond Organization a metà degli anni sessanta, Ginger Baker andò in cerca di altri approdi. Avendo avuto modo di seguire da vicino il gruppo radunato attorno all’altro grande bluesman inglese, John Mayall, ed essendo rimasto impressionato dall’emergente chitarrista Eric Clapton, gli propose di mettere su un gruppo al quale si aggregò un terzo elemento di grande valore di cui entrambi avevano conosciuto le capacità, il bassista Jack Bruce. Il gruppo che nacque dall’incontro dei tre si chiamò Cream e in breve diventò un fenomeno musicale e culturale che presto scalò le classifiche e che nei concerti live dette modo a Baker di esibirsi in lunghi assolo e diventare un modello per la schiera di batteristi a lui contemporanei e di quelli che allora muovevano i primi passi. I Cream non potevano durare a lungo a causa delle tre personalità estremamente spiccate che spesso avevano difficoltà a convivere, (specialmente Baker e Bruce), e si sciolsero nel 1968. L’esperienza successiva di Ginger Baker fu con il supergruppo dei Blind Faith, che annoverava anche Eric Clapton, Rick Grech al basso e l’appena ventenne, ma già navigato Steve Winwood. L’avventura durò solo sette mesi, e dai cocci del supergruppo sorse il Ginger Baker’s Air Force, una formazione di dieci elementi che mescolava blues, jazz, rock e musica etnica africana e in cui il batterista si ricongiungeva con Graham Bond, mentre accoglieva quel Phil Seaman che era stato la sua ispirazione giovanile. Ma anche questa esperienza non durò più di un anno. Baker volle studiare da vicino la musica africana e si recò in Nigeria, dove ebbe modo di incrociare Fela Kuti e Paul McCartney che in quel periodo incideva a Lagos Band on the Run, e da quegli anni in poi il batterista visse una serie di esperienze in sodalizi con musicisti vari, fra i quali il chitarrista Adrian Gurvitz e il bassista Bill Laswell.
Durante la prima metà degli anni ottanta ebbe un periodo di stacco e si rifugiò in una fattoria italiana, in Toscana, vicino al paese di Larciano. Si esibì al Pistoia Blues Festival del 1984 in un concerto in onore di Alexis Korner insieme al chitarrista dei Led Zeppelin, Jimmy Page. Tornò poi a incidere assieme a musicisti inglesi, americani e africani. La riemersione in grande stile si ebbe nel 1994, anno in cui incise un pregevole album, “Going Back Home“, affiancato dal bassista Charlie Haden e dal chitarrista Bill Frisell; e successivamente, con il gruppo BBM, assieme a Bruce e al chitarrista Gary Moore volle ripercorrere i territori musicali che trent’anni prima erano stati battuti dai Cream. Trasferitosi negli Stati Uniti a metà degli anni novanta, si unì al trombettista Ron Miles e insieme a lui nel 1997 registrò “Coward of the Country“, con una formazione base che comprendeva – oltre che Baker e Miles, Fred Hess ai sassofoni, Eric Gunnison al pianoforte e Artie Moore al basso. Nel 2005 si è esibito alla Royal Albert Hall in una serie di concerti con Bruce e Clapton per una storica Cream reunion. Nel 2016 per gravi problemi al cuore Ginger Baker era stato costretto ad annullare tutti i suoi impegni. E’ stato ricoverato in ospedale nel settembre 2019 in condizioni critiche, ed è morto il 6 ottobre a 80 anni.

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