Le ricorrenze, le notizie, il Rock suddiviso per anni: l'Almanacco di Rock by WildSuccedeva oggi 

L’almanacco di Rock by Wild – 8 maggio

4 Ricorrenze per il 8 maggio

Nasce Alex Van Halen

(Amsterdam, 8 maggio 1953)

Oggi è il compleanno di Alexander Arthur “Alex” van Halen, batterista olandese naturalizzato statunitense, membro fondatore dei Van Halen. Nasce ad Amsterdam e ancora bambino si trasferisce con i genitori e suo fratello minore Edward (Eddie) a Nimega. Nel 1962 la famiglia van Halen emigrò per motivi di lavoro negli Stati Uniti, stabilendosi a Pasadena, in California e cambiando il cognome in Van Halen. Da bambini, Alex e suo fratello Eddie seguivano lezioni di pianoforte. Entrambi abbandonarono questo strumento e Alex iniziò con la chitarra, mentre il fratello con la batteria. Ben presto, i due fratelli invertirono gli strumenti, dato che Eddie non si sentiva portato per la batteria e iniziò ad imbracciare la chitarra del fratello. Alex e Eddie impararono a suonare eseguendo prevalentemente cover dei loro gruppi più amati come Beatles, Led Zeppelin e The Who. I batteristi che più hanno influenzato lo stile di Alex sono John Bonham, Keith Moon, Ringo Starr, Carmine Appice e Ginger Baker. Entrambi iniziarono a suonare in vari gruppi, tra cui The Broken Combs, (dove Alex suonava anche il sassofono), The Trojan Rubber Company, Genesis, (gruppo solo omonimo a quello di Phil Collins), e The Space Brothers. Nel 1972 nascono i Mammoth, con Alex alla batteria, Eddie alla chitarra e alla voce e Mark Stone al basso. Nel giro di due anni, ci fu un cambiamento con l’arrivo del bassista Michael Anthony, (contattato da Alex e conosciutisi nel periodo scolastico), e Eddie lasciò le parti vocali a David Lee Roth. A causa di omonimia con un’altra band, ecco nascere la prima formazione ufficiale dei Van Halen.

Esce “Let It Be

8 maggio 1970: “Let It Be” è il titolo dell’ultimo disco dei Beatles. Registrato pressoché interamente in “presa diretta”, (ovvero senza incidere svariate versioni per scegliere la migliore, né prendendo parti delle varie take o facendo delle sovraincisioni), nel mese di gennaio del 1969, venne distribuito soltanto l’anno successivo, cioè nel 1970, l’anno dello scioglimento ufficiale del gruppo. Sebbene l’ultima fatica in studio dei quattro di Liverpool fosse stata la registrazione di “Abbey Road“, (avvenuta nell’agosto del 1969 nelle sale di registrazione situate appunto in Abbey Road), nella sequenza cronologica della loro discografia “Let It Be” compare per ultimo: la ragione di questo scambio è peculiare. Lo spunto originario che generò quello che, attraverso vari passaggi, avrebbe assunto la forma definitiva di “Let It Be” va fatto risalire al 45 giri che conteneva “Hey Jude” sul lato A e “Revolution” sull’altra facciata, e in particolare al videoclip promozionale del singolo che i Beatles girarono il 4 settembre 1968 per la regia di Michael Lindsay-Hogg negli studi di posa di Twickenham. In quella circostanza il gruppo avrebbe dovuto suonare davanti a un numero limitato di invitati selezionati, ma il passa-parola fece radunare un pubblico molto più numeroso del previsto che si assiepò quasi a contatto con i musicisti mentre questi venivano ripresi durante le esecuzioni di prova di “Hey Jude“. Questa situazione risvegliò nei Beatles l’entusiasmo per le esibizioni live e il desiderio di esibirsi di nuovo in un grande concerto dal vivo. Il progetto – inizialmente concepito con il titolo “Get Back“, era stato ideato da Paul McCartney, forse il più attivo e lucido in questa fase della vita del gruppo, come un recupero di quell’impronta rock e dell’approccio live che li aveva caratterizzati all’inizio della loro carriera; come un “ritorno alle origini”, e non solo sotto il profilo musicale. L’idea di fondo era che al pari del primo disco “Please Please Me“, registrato in un’unica seduta di 12 ore nel 1962, i Beatles dovessero abbandonare le strumentazioni elettroniche e le sovraincisioni a vantaggio delle registrazioni in presa diretta.

Tracce

Lato A
1 Two of Us – 3:37
2 Dig a Pony – 3:55
3 Across the Universe – 3:48
4 I Me Mine – 2:26
5 Dig It – 0:50
6 Let It Be – 4:03
7 Maggie Mae – 0:40
Lato B
1 I’ve Got a Feeling – 3:38
2 One After 909 – 2:54
3 The Long and Winding Road – 3:38
4 For You Blue – 2:32
5 Get Back – 3:09

Formazione

The Beatles
John Lennon – voce, chitarra ritmica, armonie vocali, cori; chitarra acustica in Two of Us e in Across the Universe, basso in The Long and Winding Road, chitarra solista in Get Back
Paul McCartney – voce, basso, pianoforte, armonie vocali, cori; chitarra acustica in Two of Us, organo Hammond e pianoforte elettrico in I Me Mine, maracas in Let It Be
George Harrison – chitarra solista, voce, armonie vocali, cori; chitarra acustica in For You Blue
Ringo Starr – batteria, percussioni

Nasce Joe Bonamassa

(Utica, 8 maggio 1977)

Oggi festeggia il compleanno Joe Bonamassa, chitarrista, cantante e cantautore statunitense. Esordiente negli anni 2000, dotato di una notevole tecnica, pulizia del suono e professionalità in studio, e di uno stile tutto suo, privo di virtuosismi fini a se stesso, è rapidamente diventato uno fra i più apprezzati chitarristi del contemporaneo panorama musicale rock. Di evidenti origini Italiane, ha iniziato a suonare musica classica finché scoprì il blues. All’età di soli 12 anni ha partecipato a un tour di B.B. King. Tra le sue influenze, come ricorda egli stesso nelle sue interviste, si trovano personaggi molto importanti all’interno della scena chitarristica blues-rock british, tra cui Jeff Beck, Jimmy Page, Peter Green, Rory Gallagher ed altri, tra cui i maggiori esponenti del blues americano, prevalentemente B.B. King e Stevie Ray Vaughan. Nel maggio del 2009 ha ospitato Eric Clapton durante un suo concerto a Londra alla Royal Albert Hall, poi edito su Dvd. Nel maggio 2012 ha pubblicato il suo lavoro in studio, “Driving Towards the Daylight“. Nel Giugno 2010 ha partecipato al “Crossroads Guitar Festival 2010” a Chicago, l’ormai consueto raduno del gotha dei chitarristi, organizzato a scopo di beneficenza da Eric Clapton. Ha formato con Jason Bonham, (figlio del celebre John Bonham, batterista dei Led Zeppelin), Derek Sherinian, (ex Dream Theater), alle tastiere, e al basso e voce Glenn Hughes, (ex Deep Purple e Black Sabbath), il supergruppo rock Black Country Communion, con il quale ha pubblicato il 20 settembre 2010 l’omonimo album di debutto, seguito il 13 giugno 2011 dal secondo album 2. Nel 2012 sono invece usciti l’album dal vivo “Live Over Europe” e il terzo ed ultimo album in studio “Afterglow“. È endorser Gibson, anche se fa uso di chitarre Fender, Music Man, Chandler, Gretsch e tante altre. Ad oggi possiede una preziosa collezione di Gibson Les Paul della “golden era” che include due Gold Top del 1957, (7 3941 “Major Tom” e 7 3945), cinque “Burst” del 1959, (9 0829 “Magellan”, 9 1948 “Linny”, 9 1951 “Principal Skinner”, 9 1953 “Carmelita” e 9 1688 “Spot”), e cinque del 1960 (0 0137 “Batman”, 0 0221 “Lucky 7”, 0 7453 “The Runt”, 0 7589 “Johnny Fever” e 0 8089 “The Two Sisters Burst”). Un’altra chitarra che va citata è sicuramente la sua Gold Top personalizzata.

Neil Bogart ci lasciava

(Brooklyn 3 febbraio 1943 – Los Angeles 8 maggio 1982)

Oggi si ricorda la morte di Neil Scott Bogatz, in arte Neil Bogart, discografico americano, forse più noto come il fondatore della Casablanca Records, (che più tardi divenne Casablanca Record e Filmworks). La prima band a firmare per questa etichetta furono i Kiss nel 1973. Di seguito con successo anche gli Angel, Donna Summer, Giorgio Moroder, i Village People, Cher ecc.. E ‘stato uno studente presso la Scuola Superiore delle Arti dello Spettacolo e successivamente ha lavorato come cantante nelle crociere, pubblicando un singolo pop nel 1961 “Bobby“, con il moniker di Neil Scott. Prima di fondare la Casablanca Records, nel 1967, diventò direttore generale della Buddah Records. Contribuì fortemente al successo della band americana Kiss, insieme al loro manager Bill Aucoin e al road manager, musicista e produttore Sean Delaney. Bogart lasciò la Casablanca nel 1980, vendendo le sue rimanenti azioni alla Polygram, e fondò un’altra etichetta, la Boardwalk, che ospitava artisti come come Ringo Starr, Harry Chapin, Mac Davis e Joan Jett. Ma le ambizioni di Bogart finirono presto a causa di problemi di salute: muore di cancro a soli 39 anni l’8 maggio 1982 a Los Angeles. Nello stesso anno i Kiss dedicarono il loro album “Creatures of the Night“, alla sua memoria, (la dedica si trova sul retro della copertina della versione originale in vinile dell’album).

Potrebbe Interessarti Anche

Leave a Comment