Recensioni Nazionali 

Recensione di Bruno Cavicchini – “Overtones”

Amici di Rome By Wild, ciò che oggi andremo ad analizzare è “Overtones”, primo album solista di un chitarrista 36enne di Matera: Bruno Cavicchini.

L’artista in questione mostra la sua forte passione verso la musica sin dall’età di 8 anni studiando chitarra classica e, di lì a poco, nozioni di Blues e Jazz. Ma sarà il Rock a folgorarlo artisticamente ed, in particolare, le più grandi qualità di artisti come: Jeff Beck, Jimi Hendrix, Yngwie Malmsteen, Vinnie Moore, Paul Gilbert, Joe Satriani, Van Halen, David Gilmour e Robin Trower; il tutto unito a sonorità rock progressive e blues.

Bruno giunge all’inizio della sua carriera solista con importanti esperienze alle spalle. A partire dagli “Eclipse”, band hard rock con sfumature neoclassiche/sinfoniche, fino a collaborare con tribute band di Deep Purple, Rainbow e Led Zeppelin. Perfezionerà la propria tecnica musicale studiando con William Stravato al St Louis College Of Music di Roma suonando, parallelamente, con artisti che hanno collaborato, in passato, con Jethro Tull e Gary Moore ed arrivando ad esibirsi con Ian Paice, batterista dei Deep Purple.

Questo è un brevissimo excursus dell’intensa attività (soprattutto live) di Bruno Cavicchini, ma arriviamo al presente.

Le registrazioni di “Overtones” sono iniziate nel Novembre 2012 avvalendosi della collaborazione di musicisti d’esperienza come: Pino Liberti alla batteria e Domenico Ragone al basso.
L’album si presenta con una copertina nella quale, a primo impatto, sembra esserci un Jeff Beck moderno e l’aver nominato il chitarrista britannico non è una casualità poiché nelle 6 tracce contenute nel suo lavoro, l’influenza Beckiana insieme ad alcuni nomi sopra citati è ben presente. In altre parole, in 35 minuti di musica è ben comprensibile il suo eterogeneo e decisamente apprezzabile background musicale.

Sin dalla prima traccia, nella ritmica quasi moderna di “Here And Beyond” si percepisce qualche richiamo alla creatività innovativa e geniale di un Jeff Beck e l’inconfondibile tocco di un Gilmour.
Di tutt’altro stampo la seconda traccia “Floating Moons”, dal riff di puro hard rock, dalla quale si può notare maggiormente l’influenza di un Paul Gilbert e di Joe Satriani.
Particolare è la terza traccia “Duckman” caratterizzata da un inizio progressive / sperimentale per poi sfociare in una chitarra Zeppeliana che sembra immersa in una conversazione con la sezione ritmica e terminare in pura estasi hendrixiana. Sbilanciandomi, potrei considerarla la migliore dell’album.
Con “Serenity”, quarta traccia, ci si immerge negli anni ’80 tra cenni allo stile Malmsteeniano e ancor più all’innovatore Eddie Van Halen che si evidenzia maggiormente nel Rock’n’Roll dal sound ‘80s di “Fallocaster”, quinta traccia.
L’album termina con “Hazy Days”: personalmente lo definirei il pezzo più “commerciale” dell’album, e tuttavia reputo un’ottima scelta il fatto di averla inserita alla conclusione di questo album poiché trasmette all’ascoltatore l’idea di racchiudere gli stili compositi deducibili dalle tracce precedenti (che vanno a costituire l’aspetto innovativo dello stile di Bruno Cavicchini), in un’unica traccia, dissimile dalle altre grazie alla marcetta iniziale e alla presenza della voce.

Decisamente un altro album di qualità “made in Italy” da consigliare a tutti voi con un grazie a Bruno Cavicchini e all’etichetta discografica italiana “Videoradio” che crede in lui.

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