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Recensione di Carlos Santana -“Guitar Heaven, The Greatest Guitar Classics Of All Time”

Amici, amanti della buona musica!

Vi scrivo per cercare di commentare insieme a voi un lavoro del 2010 di uno tra i musicisti di maggior successo nella storia del Rock: Carlos Santana.

Analizzando l’album che all’età di 63 anni è andato ad incidere realizzando una raccolta di cover di alcuni classici della musica Rock con la collaborazione di artisti come: Chris Cornell, Scott Weiland, Rob Thomas, Chris Daughtry, Ray Manzarek, Joe Cocker, Jonny Lang ed altri, notiamo che le prime trapelanti notizie sono il titolo e la copertina.

Quest’ultima, naturalmente, non può non simboleggiare l’espressione e le note Rock che le mani di Santana e la sua fida PRS mostrano. Questo impatto visivo risulta sicuramente una nota positiva che rende propensi nell’ascolto dell’album.

Un ulteriore fattore positivo è contenuto nella tracklist:

01 – Whole Lotta Love (feat. Chris Cornell)
02 – Can’t You Hear Me Knockin’ (feat. Scott Weiland)
03 – Sunshine Of Your Love (feat. Rob Thomas)
04 – While My Guitar Gently Weeps (feat. India Arie And Yo Yo Ma)
05 – Photograph (feat. Chris Daughtry)
06 – Back In Black (feat. Nas & Robyn Troup)
07 – Riders On The Storm (feat. Chester Bennington & Ray Manzarek)
08 – Smoke On The Water (feat. Jacoby Shaddix)
09 – Dance The Night Away (feat. Pat Monahan)
10 – Bang A Gong (feat. Gavin Rossdale)
11 – Little Wing (feat. Joe Cocker)
12 – I Ain’t Superstitious (feat. Jonny Lang)
13 – Fortunate Son (feat. Scott Stapp)
14 – Under The Bridge (feat. Andy Vargas)

Dalla lettura della tracklist, si può notare da quali famose band Rock Santana abbia attinto per la scelta dei brani: Led Zeppelin, Rolling Stones, Cream, Beatles, Def Leppard, AC/DC, The Doors, Deep Purple, Van Halen, T-Rex, Jimi Hendrix, Willie Dixon (bluesman che ha scritto “I’Ain’t Supertitious”, donata poi ad Howlin Wolf e diffusa da Jeff Beck), Creedence Clearwater Revival ed, infine, Red Hot Chili Peppers.
Ma, andando ad esaminare analiticamente le tracce, scopriamo che la traccia iniziale è un simbolo del Rock Zeppeliniano: “Whole Lotta Love”, una delle versioni veramente molto apprezzabili nella quale la voce di Chris Cornell (cantante dei Soundgarden e successivamente degli Audioslave) risulta adatta per questa canzone.
Nella seconda canzone il chitarrista messicano volge le sue note ad un pezzo dei Rolling Stones: “Can’t You Hear Me Knockin” nella quale Santana si limita nell’esser abbastanza fedele all’originale, adattandola semplicemente alle sue sonorità.
Nel terzo pezzo, il musicista messicano ha scelto di andare sul grande classico dei Cream, dall’inconfondibile riff: “Sunshine Of Your Love”, una “Sunshine” molto apprezzabile sotto l’aspetto delle percussioni, l’aspetto nel quale l’ha più personalizzata. Anche la voce del già conosciuto Rob Thomas si adatta bene alla natura del pezzo. Notevole la scelta della conclusione.
Nella quarta canzone, si può notare un calo di qualità con “Photograph” dovuto alla mancanza del giusto tiro che i Def Leppard hanno originariamente donato.
E tra la scelta delle canzoni Rock più famose, potevano mancare gli AC/DC?? Certo che no! Ed allora ecco che arriva Carlos che divide gli amanti del Rock con “Back In Black” nel quale dimostra la sua volontà nello sperimentare, rappando questa canzone che è l’icona del Rock. Senza dubbio ci saranno coloro che perlomeno apprezzeranno “l’azzardo” nel mutare così questo pezzo, però gli affezionati del Rock (e degli AC/DC che sono tanti) potrebbero rimanerne non proprio soddisfatti.
Poi si volge l’ascolto verso il quinto pezzo, verso l’aspetto, in un certo senso, psichedelico dei “The Doors”:“Riders On The Storm” con la presenza di una voce di tutto rispetto, nonostante vada a paragonarsi con una figura non proprio semplice come quella di Jim Morrison. Si sente l’ottima presenza di Ray Manzarek, tastierista dei Doors ma l’onnipresente chitarra di Santana, a mio parere, va a coprire molto la bellezza delle tastiere che figurano pesantemente, ma mai in maniera invasiva nella versione originale.
Tra i riff di “Sunshine Of Your Love” e “Back In Black”, non poteva non collocarsi come ottava track un pezzo tratto dall’album “Machine Head” dei Deep Purple: “Smoke On The Water”, una canzone che, indubbiamente, rappresenta un altro pezzo della storia del Rock, soprattutto per la genialità e l’inconfondibilità del Riff. Decidere di sovra incidere sul riff iniziale, poteva essere una scelta evitabile, una di quelle scelte che potrebbe turbare, senza biasimarli, i Blackmoriani. Il cantante, fondatore dei Papa Roach, affronta il pezzo con una voce molto, come dire…. artificiale.
Per quanto riguarda la canzone di Van Halen “Dance The Night Away”, vale l’opinione che similmente ho dato a “Photograph”, senza classificarla come una cover mal riuscita. Van Halen è la band dalla grinta e dal “tiro” che pochi potrebbero eguagliare, tra quei pochi Santana non lo vedo, seppur lui stesso ha affrontato la cover con molto rispetto.
Naturalmente non tutti i pezzi potevano essere degli evergreen ed allora Santana è andato a pescare nel territorio T-Rex, con “Bang A Gong”: canzone nella quale il chitarrista messicano cerca di riesumare il Blues che per lungo tempo ha fatto parte dei suoi ascolti, ottenendo un buon risultato, anche se non riesce particolarmente a ricreare l’atmosfera presente ai tempi della band originale.
Ma se finora mancava una di quelle ballad mai dimenticate, la presenza di una canzone come “Little Wing” (cantata da un’altra leggenda come Joe Cocker) dell’ indimenticabile Jimi Hendrix va inesorabilmente ad impreziosire questo album. Certo, noi siamo stati inondati dalle varie coverizzazioni di questa canzone: Stevie Ray Vaughan, Eric Clapton, Andy Timmons, Joe Satriani con Steve Vai e Malmsteen al G3, Stef Burns, Skid Row, Sting, Popa Chubby etc etc. Aggiungiamoci anche questa perché ne vale veramente la pena!
Il dodicesimo pezzo è pura grinta: sto parlando di “I Ain’t Superstitious”: chitarra, wha wha e la voce di Jonny Lang. Rende molta giustizia al pezzo originale. Persino alla versione che Jeff Beck registrò nel lontano 1968 includendola nell’album “Truth”. Inoltre, si ha l’impressione di riascoltare il Jonny Lang dell’album “Lie To Me” del 1997, ancora voglioso di trasmettere il Blues dei grandi Maestri che lo hanno preceduto. A mio parere, uno tra i brani più riusciti dell’album!
Convergendo verso il penultimo pezzo troviamo il neo dell’album nella canzone dei Creedence, “Fortunate Son”: meglio continuare ad ascoltare l’originale. Il cantante statunitense, Scott Stapp, è monocorda e non riesce a cogliere le sfumature della versione originale. Anche il tono “vintage” e così acuto della chitarra dei Creedence perde tutto di fronte alla modernizzazione di Santana.
L’album si conclude con “Under The Bridge”: senza infamia e senza lode… diciamo che il tocco e le sonorità che contraddistinguono Santana, ne rendono piacevole l’ascolto.

In conclusione possiamo affermare che di album contenenti cover non è il primo e sicuramente non sarà l’ultimo ma, l’abbinamento di un chitarrista come Carlos Santana ad una tracklist contenente queste canzoni, di cui alcune indubbiamente molto famose, potrebbe stimolare moltissimo la curiosità. Ed in tal caso, perché non cercare anche di soddisfarla?

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