Live Report Internazionali 

Crowbar live @ Traffic – 06 04 2014

(Con la collaborazione di Alessia)

Il Traffic in questo 2014 ci sta viziando un bel po’ regalandoci musica di altissimo livello, e il live di domenica 6 Aprile non è stato affatto da meno. Stavolta ad infiammare il palco spetta allo sludge/doom degli americani Crowbar, on the road dal 1989 ma per la prima volta a Roma, dunque attesissimi dai numerosi fans accorsi per l’occasione. Ad aprire la serata troviamo alcune valide realtà underground nostrane: Sixtysix, Southern Drinkstruction e Monumental.
Il compito di dar fuoco alle polveri spetta ai SixtySix, giovane formazione romana che avevamo già apprezzato diversi mesi fa al Closer, ma che in quest’occasione ci sembra decisamente più in forma! Nonostante l’ancora scarsa affluenza, Maxo e co. scuotono il locale con il loro groove/ southern metal dal sound diretto, potente ed immediato, tanto che è difficile non lasciarsi trasportare dall’headbanging. Innegabili le influenze a band più blasonate del genere del calibro di Pantera e Down.
I brani son ben strutturati e l’esecuzione è ottima, anche grazie al fonico, poiché i suoni escono nitidi e corposi. Tra una birra e l’altra la loro esibizione scorre velocemente; oltre ai pezzi tratti dal loro primo demo uscito nel 2013 (tra cui la trascinante “The Drunk Face”, immortalata in un videoclip) non mancano pezzi nuovi. La band dimostra di essere a suo agio on stage, ma sorprendente è la presenza scenica del carismatico frontman Maxo che si scatena come una furia da un angolo all’altro del palco senza dare segno di stanchezza! Dopo le presentazioni c’è anche il tempo per un inaspettato siparietto, con la band che saluta il loro bassista in procinto di trasferirsi in Inghilterra sottoponendolo al taglio pubblico delle basette, col singer che ironizza: “ Vai a Londra ma le basette inglesi no…”.
Dopo un veloce cambio palco è ora la volta dei Southern Drinkstruction, una conferma dell’undergound romano che, con il loro mix di Rock’n’Roll, Death, Blues, Southern, Thrash, Country, Punk, coinvolgono un pubblico sempre più numeroso. La band, in attività dal 2005 e con due album all’attivo, si è in effetti conquistata una numerosa fetta di fans che canta a squarciagola I brani estratti da “Drink With Us” del 2009 e da “Drunk Till Death” del 2012: dalla opener “Death ‘n’ Roll” a “ Drink Whiskey, Make Justice!” (dalle tematiche alcoliche tanto care alla band!) a “Motor 666”, dedicata ai bikers, per poi chiudere con “Vultur Mountain”.
Grezzi e diretti come ci si aspetta dal genere dimostrano un’ottima competenza e una grande sicurezza on stage, merito di un’intensa attività live che li ha visti suonare con band di stampo internazionale e partecipare ad importanti Festival Metal.
Una performance all’altezza della serata dunque, speriamo di rivederli presto e con più tempo a disposizione!
Arriva dunque il turno dei Monumental che portano il loro Southern Metal/Stoner/Sludge direttamente da Milano. Evidenti i richiami nel sound a band quali Down, Black Label Society, Hellyeah e gli stessi Crowbar. I ragazzi hanno il duro compito di suonare prima degli attesissimi headliner con il pubblico che non aspetta altro che sentire le rocciose chitarre del combo americano distruggergli i timpani. Nonostante ciò la band riesce nel suo compito; proponendo uno stoner ben suonato e arrangiato in grado di coinvolgere e trascinare, anche se in alcuni passaggi il basso sovrasta le chitarre ed il cantato non è sempre chiarissimo. La setlist ci propone quasi tutti i brani contenuti nel loro omonimo EP d’esordio; “Time to Fly”, “Cannibal Thoughts”, dall’incedere lento ed inesorabile, fino alla conclusiva e più famosa “Reasonable Exit”, senza tralasciare tuttavia i pezzi nuovi. Punti di forza del gruppo: le chitarre dalla distorsione molto sporca, una voce rabbiosa e graffiante combinata con una sezione ritmica a martello.
Sta per arrivare il momento clou della serata, con i Crowbar che col loro sludge/Doom metal rozzo e senza compromessi scatenano un vero delirio nel pubblico, preso tra headbanging, pogo e body surfing! La band non ha assolutamente bisogno di presentazione; presente sulle scene da ormai 24 anni ha nel suo sound riferimenti che vanno da Down, Kingdom Of Sorrow (band in cui ha militato lo stesso frontman Kirk Windstein), a Hatebreed, Lamb Of God, Eyehategod, Corrosion Of Conformity, così giusto per farvi capire che i loro brani non sono mai scontati e prevedibili.
Per tutta la sua durata l’esibizione si mantiene sempre su alti livelli, ed i brani proposti, ben dodici, spaziano nella loro discografia cercando di accontentare tutti.
E’ “Conquering” a rompere il ghiaccio, potente e devastante quanto basta per far capire a tutti che i Crowbar questa sera non scherzano, per poi proseguire con “High Rate Extinction” e “The Lasting Dose” che rallenta i ritmi del loro live riportando il tutto a sonorità molto doom. Con “Burn Your World” risalgono i ritmi e anche l’entusiasmo del pubblico, col singer che più volte ringrazia e saluta i presenti con un discreto italiano. “All I had (I gave)” e “Planets Collide” sono accolte con un boato dai fans che sembrano non averne mai abbastanza! Dall’ultimo e riuscitissimo “Sever the Wicked Hand” il gruppo ci propone la title track, “The Cemetery Angels”, “Liquid Sky and Cold Black Earth” e la conclusiva “Let Me Mourn“, dalle fortissime contaminazioni stoner, degno finale di un live riuscitissimo sotto ogni aspetto.
Musicisti a tutto tondo, non soltanto dal punto di vista professionale (poiché dimostrano di avere una tecnica non comune) ma anche “umano”, disponibilissimi a trattenersi coi fans per foto e autografi di rito e scambiare quattro chiacchiere.
Ancora un grande spettacolo stasera, e di certo non sarà l’ultimo…

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