Live Report Internazionali 

Dark Lunacy + Black Therapy @ Traffic – 19 04 2014

(Report scritto con la collaborazione di Alessia)

Roma ultimamente sta divenendo una vera Capitale a livello concertistico, in quasi tutti i generi musicali legati al Rock e al Metal, quelli che stanno tanto a cuore a noi di Rome by Wild. Stavolta siamo al Traffic, teatro di tante nostre recensioni, per l’esibizione dei Dark Lunacy, affiancati da altre band del panorama melodic death metal.

Alle 21.30 aprono le danze gli Oblyvion, piacevolissima scoperta per noi, nonostante siano sulle scene da una decina d’anni e abbiano di recente aperto le date italiane in supporto dei Turisas. I sei pezzi proposti attingono interamente al loro omonimo disco di debutto, uscito lo scorso anno, e ci regalano mezz’ora di ottimo melodic death metal. Nel loro sound sono riconoscibili le influenze di band come Arch Enemy, Dark Tranquillity e In Flames, ma i brani non sono mai scontati, suonano come qualcosa di fresco e nuovo. L’opener “Lying Mask” fa subito capire ai presenti che qui non si scherza; gli Oblyvion non hanno nulla da invidiare a band più affermate, hanno grinta da vendere, unita ad una preparazione tecnica non comune.
“Buried Angel” inizia con un breve intro di tastiera che lascia spazio a chitarre taglienti e al cantato aggressivo e rauco di Vincenzo Lodolini (che per certi versi mi ha ricordato i Children Of Bodom). La band è supportata da una sezione ritmica martellante, che vede Daniele Lai al basso e lo sfrenato Stefano Abatematteo alla batteria, da pochissimo entrato in formazione. Affascinante la strumentale “Afterlife”, dai riff accattivanti e dai bei soli melodici di Riccardo Lodolini che ben si amalgamano col resto del brano. Segue la particolarissima cover di “Painkiller” dei Judas Priest, con la tastiera di Ivan Fusco che la fa da padrona, eseguendo da solista le parti che nell’originale spettano alle chitarre. Chiudono il loro breve quanto entusiasmante live con “Wandering Blood”, che colpisce per le trascinanti parti folk.
Speriamo di poter rivedere presto questa band on stage nella capitale perché merita davvero di essere supportata, dimostrazione che l’undeground nostrano è ricco di gruppi validissimi.

Dopo un velocissimo cambio palco ora è la volta dei Black Motel Six, attualmente impegnati nel “Never Enough Tour 2014” per promuovere il loro primo EP “For a Long Time”, dal quale sono estratti i quattro brani di stasera, più l’inedito “Again n’ Again”.
A voler dare un’etichetta si potrebbe definire la loro musica come “groove” ; il sound della band, sporco e rabbioso, è facilmente accostabile a nomi quali Sevendust, Machine Head, Pantera, Down… questi ultimi ricordati soprattutto nelle ritmiche e nel cantato del carismatico frontman Stefano Calabrese, che alterna con disinvoltura harsh e growl a parti più melodiche.
Spetta a “Never Enough” scaldare il pubblico, riuscendo perfettamente nel suo intento, visto il ritornello trascinante che entra facilmente in testa! Si prosegue con “The Fool” e “Until I’m Gone”, altro pezzo forte della band, per concludere con “Mosquito”, con tanto di fans scatenatissimi nel circle pit! Non manca l’assolo di batteria di Alessio Brancati e l’esilerante sketch del frontman che imita Richard Benson inveendo contro Christian Ice, presente alla serata.
Nonostante anche per loro il tempo a disposizione sia breve i ragazzi dimostrano di avere stoffa; seppur esordienti sono a proprio agio sul palco, oltre ad avere un grande affiatamento, e danno vita ad uno show energico e coinvolgente.

L’atmosfera è ormai calda ed il locale si è riempito quando, intorno alle 23 salgono sul palco i Black Therapy, giovane formazione capitolina che abbiamo già avuto il piacere di vedere live la scorsa estate in occasione del “metalland”, nonché band del mese di dicembre su Rome by Wild.
La band, reduce dal tour europeo di spalla a Nile, Ex Deo e Svart Crown, e per due date polacche anche ai Vader, non si risparmia e ci regala un live tutto in salita con un validissimo melodic death, che strizza l’occhio a Dark Tranquillity, Death, Dissection, At The Gates & Co. I pezzi eseguiti sono estratti dal loro full lenght di debutto “Symptoms Of a Common Sickness” uscito nel 2013 (“Black Therapy”, “Advance”, “Symptoms of a Common Sickness”, “Melancholy”, “The time is Dead”), oltre all’inedito “Final Outcome”. Parti tiratissime tipicamente death, si alternano ad altre più melodiche e cadenzate, dalle atmosfere più gothic, e si fondono col growl aggressivo e possente di Giuseppe Di Giorgio (già negli Eyeconoclast).
E’ un sound aggressivo, forse non adatto a tutti, ma la band ha tecnica e sa comporre ottimi pezzi, assolutamente da ascoltare!

Termina l’esibizione dei Black Therapy ed ecco il momento più atteso della serata, quello degli headliner Dark Lunacy, che tornano nella capitale, dopo tre anni di assenza, in occasione della presentazione del quarto studio album “The Day of Victory”, interamente ispirato alla gloriosa epopea russa. Non a caso, la data scelta da Mike Lunacy e soci per l’uscita di questa grande opera è stata fissata per il 09 Maggio 2014, giorno in cui la Russia festeggerà il 69° anniversario della grande vittoria contro l’invasore.
Attivi dal lontano 1997, sono autori di un melodic death da loro stessi definito “dramatic”, principalmente per la presenza del violino, che dà quel tocco malinconico in più. I Dark Lunacy riescono a coinvolgere i fans fin da subito, nonostante i loro pezzi non siano di facile esecuzione, ricchi come sono di orchestrazioni ed atmosfere d’altri tempi. Il pubblico è in visibilio.
I quattro salgono in scena in veste di ufficiali sovietici e vengono accolti con un boato. Si destreggiano tra i classici come “Aurora”, “Dolls”, “Motherland” e la conclusiva “Through the non-time”, senza tralasciare i pezzi estratti dalla nuova fatica, d’impatto e ricchi di pathos, in perfetto stile Lunacy.
L’esperienza della band si vede tutta, un’esibizione impeccabile la loro, ed il frontman Mike dimostra di essere un artista a tutto tondo, tanto professionale quanto umile e disponibile nel ringraziare più volte i presenti, le band che li hanno preceduti ed il locale per l’ottima organizzazione. Tra un brano e l’altro invita poi a supportare la scena emergente ed underground italiana, che non ha niente da invidiare a quella estera, anche perché, dice, c’è sempre da imparare, anche dalle piccole realtà.

Decisamente un live all’altezza del nome che portano questi musicisti e che non fa che confermare le loro immense capacità dal vivo, non perdeteveli se capitano dalle vostre parti.

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