Recensioni Nazionali 

Recensione di Davide Pannozzo – “Born Electric”

Amici di “Rome By Wild”, quest’oggi vi scrivo per presentarvi l’album di un giovane di Formia, talento della chitarra, una promessa del Blues, un’artista più volte premiato e che già si è affacciato nel panorama internazionale: Davide Pannozzo.

Indipendentemente dagli anni di carriera dell’artista che nomino nel momento in cui vado a recensirne un suo lavoro, reputo sempre opportuno accennare qualche informazione biografica ed inerente al suo background musicale.

Qualcuno potrebbe non condividere questa scelta pensando che poi, l’informarsi preventivamente vada ad incidere sensibilmente sulle considerazioni personali che vengono a crearsi dopo uno o più ascolti dell’album, ma io penso che sia importante conoscere alcuni dati… per esempio, in campo letterario, come si potrebbe pretendere di conoscere “la Commedia” di Dante senza conoscere la vita di quest’ultimo, il periodo storico, il suo affacciarsi nel mondo della pittura in particolare in quella di Giotto e negli affreschi della “Cappella degli Scrovegni” situata a Padova?

Iniziando, reputo interessante dirvi che Davide è un artista che fonde il passato con il presente. E’ facile trovare nel suo stile e nei suoi ascolti artisti come Eric Clapton, Jimi Hendrix (io direi più uno Stevie Ray Vaughan ed i “discepoli” di quest’ultimo: potrei nominare un John Mayer ed un Kenny Wayne Shepherd), i grandi del blues del passato (come Muddy Waters, ma direi anche Albert King) ed artisti come Robben Ford che hanno incorporato nel proprio stile più generi tra i quali Jazz, Fusion e lo stesso Blues.

Naturalmente vi invito a non considerare Pannozzo come un semplice emulo del chitarrista texano blues per eccellenza o di R. Ford, ma sicuramente è uno dei pochi (tra i tanti) che al meglio ha cercato e, sento di poter dire, ottenuto, il mix.

Per i chitarristi più curiosi, posso dirvi che tramite un’intervista rilasciata qualche mese fa, Davide ha reso pubblico la strumentazione usata per la registrazione di quest’album. Vi riporto le sue parole: “Ho usato tutto il mio parco chitarre, in particolare per i soli e per le ritmiche principali le due strato: una Fender Stratocaster del ’93 e una Fender Stratocaster Custom Shop del ’60. Per le sovraincisioni ritmiche, ho usato la Gibson Les Paul Deluxe ’68 e una Carlos Michelutti DP Signature. Per quanto riguarda le acustiche ho usato una Maton ECM325. Gli ampli sono DV Mark, effettistica a cura di Costalab e Kor Pedal”.

Ma andiamo ad esaminare da vicino questo lavoro, come ripeto dal titolo “Born Electric”, partendo dalla tracklist:

01 – “Who Cares”
02 – “Stone Marten Blues”
03 – “Woman’s Love”
04 – “Goin’ On”
05 – “You Never Know Me Well”
06 – “The Wind Cries Mary”
07 – “Walking in LA”
08 – “Turning Point”
09 – “Light My Way”
10 – “Brush With The Blues”

Gli appassionati di Blues non possono non aver riconosciuto la n° 6 e la n° 10. Il chitarrista laziale ha scelto pezzi tratti dal repertorio di due Maestri: Jimi Hendrix e Jeff Beck. Devo dire che l’occhio si presta bene nel leggere quei titoli all’interno della scaletta, ma posso assicurarvi che seguendo il mio consiglio ne gioverebbe anche l’orecchio: ballad Hendrixiana con l’innesto delle tastiere e blues di Jeff Beck registrato live ed eseguito con maestria.

Senza descrivervi l’album in maniera analitica posso dirvi che spazierete da una plettrata decisa proveniente dal Texas in “Stone Marten Blues”, ad una ballad con acustica, slide e con una certa predominanza del basso in “Goin’ On”; canzoni con ritmiche e groove ben presenti in “Walking in LA” e “Turning Point” (quest’ultima suonata con Carl Verheyen”!) ed altri pezzi lenti con sfumature jazz/fusion in “Woman’s Love” (con la presenza di David Garfield alle tastiere) e “Light My Way” dove, forse, si concretizza maggiormente l’influenza dell’Eric Clapton più vicino alla fine degli anni ’90 / inizi 2000. E, “You Never Know We Well”? bè ragazzi la presenza di Robben Ford e la raffinatezza del suo stile accanto a Davide fanno emergere la quinta traccia in quel Dumble sound (preferirei dire Dumble style, per quanto mi riguarda “Dumble” è più uno stile che un suono) esaltato al meglio solo da pochi altri artisti oltre al chitarrista statunitense (vedi Larry Carlton). Infine, da menzionare la presenza d Pippo Guarneri alle tastiere nel primo brano.

Che dire… quando musicisti del genere sfornano musica di qualità non resta che consigliarvi, qualora abbiate uno scaffale riservato al “made in italy”, di inserirci “Born Electric”.

Per l’acquisto di questo album potrei consigliarvi ITunes per la copia digitale o il sito di Davide Pannozzo per quella fisica.

Saprete apprezzare, garantito.

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