Dead BouquetInterviste Nazionali 

Dead Bouquet: un trio rock con pochi fronzoli – intervista

Rock by Wild intervista i Dead Bouquet.

Dead Bouquet. Nome decisamente curioso ed affascinante. Da cosa nasce?

Fa parte del testo della bellissima “Fuzzy” dei Grant Lee Buffalo, band alla quale siamo molto legati. Queste due parole, vicine, ci affascinano e rappresentando bene gli umori del nostro sound è venuto naturale sceglierle come nome della band.

Potete dirci in quale genere musicale si colloca la band?

Non siamo facilmente etichettabili (tra l’altro, le etichette non ci piacciono molto)… che ne dici di un folk-rock pischedelico e notturno?

Dead Bouquet - "As Far As I Know" cover album

In “As Far As I Know”, il vostro debutto discografico, vi siete avvalsi del contributo di gente come Paul Kimble (già nei Grant Lee Buffalo) alla produzione e di Joe Gastwirt (Bod Dylan, The Beach Boys..) al mastering. Come siete arrivati a collaborare con entrambi? Siete soddisfatti del loro lavoro, del prodotto finale?

Paul è uno dei nostri produttori preferiti. Quando ci siamo resi conto che il trio girava alla grande, abbiamo deciso di provare a contattarlo via internet… e lui ha risposto con grande curiosità ed entusiasmo. Ha detto che erano anni che non si sentiva così “a casa”, musicalmente parlando.
Il risultato è stellare… un’esperienza unica che non potremo mai dimenticare… speriamo di poterci concedere un bis. Joe Gastwirt è semplicemente uno dei top mastering engineers al mondo… aveva già lavorato con Paul e quindi la scelta è stata davvero semplice… è subito diventato un fan del disco, svolgendo un lavoro a dir poco magnifico.

Parlateci del vostro bellissimo singolo “Nobody’s Sky“. E’ la vostra preferita dell’album?

Paul ci ha suggerito di farla uscire come singolo. Non ha mai avuto dubbi a riguardo… come non fidarsi? In realtà, non è tra le nostre preferite, ma ha comunque il dono di sapere riassumere bene il nostro suono: un folk rock sognante.

Come si struttura un vostro concerto? Che tipo di band siete sul palco?

Siamo un trio rock con pochi fronzoli… chitarra acustica 12 corde pulita e distorta, basso e batteria trascinanti… potenti e delicati al tempo stesso. Nessuna scenografia, amiamo il Rock & Roll per quello che è.

Quali sono le band a cui vi ispirate maggiormente? Avete ascoltato qualche artista in particolare durante la lavorazione di “As Far As I Know”?

Durante la registrazione del disco abbiamo ascoltato poca musica, appunto per non subire troppe influenze. Dopotutto, c’era già Paul in studio… un artista importante per noi. Ci è capitato di ascoltare con lui musica varia… da Henry Mancini a Brian Eno, da Gordon Lightfoot a Scott WalkerGordon Lightfoot, Neil Young, Thin White Rope e Grant Lee Buffalo sono sicuramente artisti che hanno influenzato la band. Ma anche The Beach Boys, David Bowie, Scott Walker

Una panoramica sulla Roma “emergente”: che aria tira nella Capitale?

Ci sono posti dove è ancora possibile ascoltare della buona musica, ma proporla è sempre più difficile… devi essere nel giro giusto, nel trend del momento… non importa che sia nicchia o mainstream. Sono due facce della stessa medaglia. Cerchiamo di ritagliarci il nostro spazio, a suon di canzoni… amiamo la nostra città, ma a volte sembra più facile trovare riscontri lontani da casa.

Cos’è, secondo voi, che rende Roma una piazza così “difficile da conquistare” per la musica live?

C’è poco rispetto per l’arte in generale. Ormai è tutto gratuito e immediato… di conseguenza, il fascino e la voce dell’arte hanno vita breve. I locali che consentono alle band di crescere, di prendere fiducia, di interagire con altri musicisti (spesso l’aria è tesa, ma non ti sappiamo dire il perché…) e con il pubblico, sono sempre di meno. Magari qualcosa cambierà. Lo speriamo vivamente.

Consigliateci qualche gruppo vostro concittadino particolarmente degno di nota.

Non un gruppo, ma una persona. Un ottimo artista per la precisione… Lo Spinoso.

Come sono i vostri rapporti con le altre band locali?

Siamo amici di molti musicisti e spesso dietro c’è profondo rispetto ed amicizia. Ma come dicevamo prima, a volte c’è aria di distacco, a volte anche di sfida purtroppo, tra un cambio palco e l’altro.

Che esperienza avete avuto invece degli spazi in cui si suona (locali, festival, eventi)?

Fin’ora i concerti sono andati molto bene, ci siamo divertiti ovunque… all’Orion, al The Spot Club, al Contestaccio, all’Anxur Festival di Terracina, a Bologna… va bene così.

Avete avuto e state avendo tuttora una serie di date all’estero, tra cui Svizzera e Francia. Come è stato accolto il vostro album?

Molto bene! Ci hanno trattato benissimo e i locali in cui abbiamo suonato sono davvero interessanti.
Siamo piaciuti davvero molto, abbiamo avuto un ottimo riscontro da parte del pubblico e i gestori del locale ci hanno già invitato per il prossimo tour. Gente magnifica, non vediamo l’ora di ripartire.

Quali sono le maggiori differenze che avete riscontrato nell’approccio alla cosiddetta musica emergente all’estero e qui in Italia?

C’è più rispetto e interesse verso l’arte in generale… e suona come un paradosso, visto che il nostro paese ha contribuito in maniera molto importante all’arte nel corso del tempo. In Svizzera e in Francia la gente si lasciava andare e interagiva con la band, alcuni in silenzio, altri dialogando.
Anche se stavano cenando con gli amici, o con il partner. Si lasciavano andare. Certo, devi comunque guadagnarti la loro attenzione… ma basta essere bravi e soprattutto se stessi e viene tutto facile. Da noi spesso capita che la musica viene presa soltanto come sottofondo della serata… e a volte si percepisce un bel distacco col pubblico, specie in posti dove si mangia. Andiamo orgogliosi del nostro “calore”, ma in queste occasioni sono proprio i popoli ritenuti più “freddi” a scaldare per bene il motore dell’arte. Ovviamente anche da noi ci sono ottime situazioni, ma comunque, c’è da riflettere e imparare.

Chi si è occupato dell’artwork? Direi che l’atmosfera onirica e notturna sia piuttosto palpabile…

L’artwork è opera della bravissima Valeria Sorce, che ringraziamo molto. La foto è uno scatto analogico del nostro amico Matteo Mangili… davvero splendido e l’idea di impaginazione della copertina è della nostra cara amica Ilaria Zucconi.

Che opinione vi siete fatti riguardo allo strapotere delle nuove tecnologie nella musica?

Ci sono pro e contro ovviamente. Non ci piace, ma non possiamo ignorarlo. Tutto è gratuito e digitale ed è sempre più difficile vendere un CD… il vinile sta andando meglio, ma costa comunque di più. In poche parole, una band all’esordio è quasi sicuramente condannata alla rimessa in termini economici… ma la musica è passione, è vita, uno va avanti lo stesso… alla fine spendiamo il denaro come se dovessimo spendere per far crescere il proprio figlio. Nell’ambiente artistico non è giusto, ma è anche vero che c’è tanta concorrenza… con il merito e con tanta fortuna, soprattutto, magari si arriva a sostenersi e andare avanti con la propria musica.

Avete trovato in internet un buon punto di riferimento per la diffusione della vostra musica?

E’ sicuramente di aiuto. Essere raggiunti da ascoltatori di altri paesi, alcuni di essi molto lontani, con un semplice click è davvero incredibile. Certo, è anche un mezzo dispersivo…. ma le cose stanno andando per il meglio.

Il futuro prossimo dei Dead Bouquet?

Altri live, altri tour e altro disco! E’ già scritto… stiamo iniziando a portare i nuovi brani in sala per vedere cosa succede. Di certo non ci fermiamo qui, il bello deve ancora venire!

Dead Bouquet

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