Live Report Internazionali 

Destruction @ Init – 02 05 2014

Grande kermesse di metal estremo questa sera all’Init di Roma, che ospita un gruppo storico del thrash mondiale: i Destruction, tornati in Italia per celebrare la loro trentennale carriera. A supportarli in quest’occasione ci sono giovani band, valide rappresentanti dell’underground nostrano: Dr.Gore, Perversion 99, Fenisia, Eversin e Atomic Blast, anche se poi non tutte riusciranno a salire sul palco…

Serata dunque all’insegna della buona musica, ma anche delle polemiche. Il concerto, per via del prolungato soundcheck dei Destruction (determinato secondo loro da problemi tecnici), inizia con più di un’ora e mezza di ritardo e, dei cinque gruppi previsti in apertura, soltanto tre potranno esibirsi (gli Atomic Blast addirittura dopo gli headliner), e con scalette ridotte, mentre Fenisia ed Eversin dovranno rinunciare al loro show. Stravolgimenti resisi necessari per venire incontro alle esigenze dei Destruction, che più volte hanno messo in forse la loro esibizione, per non parlare poi di altri atteggiamenti discutibili, ma facciamo parlare la musica.

Rompere il ghiaccio spetta ai romani Dr. Gore, attivi dal 2002, che ci propongono un death/brutal/grind grezzo e senza fronzoli con chiari riferimenti a band più blasonate del genere quali Napalm Death, Terrorizer, Mortician, mantenendo comunque sempre una propria personalità nella composizione dei brani, cosa che spesso in questo genere si perde.
Danno fuoco alle polveri con la titletrack del terzo disco di imminente uscita, “Viscera”, per proseguire con altri pezzi estratti dalla nuova fatica: “Hordes of dead flesh”, “Diseased altered Corpse”, “Time To Kill”, “Fast Dead” e “Grotesque Corpse Sculpture”. Brani brevi quanto immediati, mai scontati, con doppia cassa martellante, growl feroce e corposo e riff taglienti. A dispetto del poco tempo a disposizione e dell’ancora scarsa affluenza, la band sfodera un’esibizione tecnicamente impeccabile.

Un veloce cambio palco ed è ora la volta dei Perversion 99, giovanissimo gruppo romano, da noi già seguito con piacere in occasione dell’esibizione dei Tygers Of Pan Tang. Pochissimo è il tempo a loro disposizione, tanto che possono presentarci soltanto tre pezzi: “The Art of War” e “Fear The Giant”, estratti dal loro Ep “Belle Epoque” uscito nel 2013 per la L.A. Riot Survivor Records, e l’inedito “Sinful Saint”.
La musica proposta è di chiaro stampo thrash/heavy metal, il loro sound, rabbioso e graffiante, pesca a piene mani dalle grandi band del passato (Megadeth, Testament, Slayer…). Tra riff di stampo decisamente thrash e parti più heavy, non mancano break atmosferici e melodici, con chitarre che si intrecciano in arpeggi ben strutturati. Forse ancora un po’ insicura la prestazione del frontman, nonostante le buone doti vocali, ma la stoffa c’è ed i ragazzi hanno ancora tempo di maturare.

Come da programma, poco dopo le 23 è la volta dei tanto attesi headliner: i Destruction che, nonostante non abbiano più nulla da provare a nessuno, non per questo decidono di risparmiarsi. Thrash metal teutonico, bestiale e selvaggio come da copione, proposto in maniera impeccabile e con la consueta ferocia. Una band sempre pronta a dare battaglia con sonorità pesantissime e stridenti linee vocali. D’altronde, come affermato più volte dallo stesso Schmier, bisogna essere pieni di rabbia per suonare con la necessaria convinzione e determinazione questo tipo di musica. Il thrash è fatto per essere suonato con energia e gridato a squarciagola. Non esistono alternative e la band non esita a dimostrarlo: dal vivo è una macchina da guerra e Schmier è un vero animale da palcoscenico. I tedeschi sfoderano una prestazione devastante, priva di sbavature e cali di tensione.
Anche la scaletta è mostruosa: ben quindici pezzi che alternano i classici storici con la produzione recente, cercando di accontentare tutti. Ad accendere un pubblico già abbastanza in trepidazione ci pensa “Days Of Confusion”/”Thrash Till Death”; compressa, tirata, sparata in faccia al pubblico senza pietà. Seguono, senza lasciare un attimo di respiro, altre vecchie glorie della band: “Mad Butcher”, “Eternal Ban”, “Life Without Sense”, “Beyond Eternity”, “Release from Agony”, “Death Trap”, in un delirio di suoni, potenza e devastazione che trascina i fans in un vortice scatenato di headbanging, pogo, circle pit e addirittura crowd surfing, che ne mette a dura prova la resistenza fisica. Tra un classico e l’altro non mancano pezzi più recenti: “Carnivore”, “Armageddonizer”, “Spiritual Genocide”, “Nailed to the Cross”, eseguiti con la stessa viscerale carica ed accolti con altrettanto entusiasmo.
Fra un pezzo e l’altro Schmier si rivolge al pubblico, incitando la folla e ringraziando i presenti accorsi a vederli, anche se non manca di criticare i cattivi suoni sul palco in un paio di occasioni.
Un degno tripudio accoglie la triade “Total Desaster”/ “Bestial Invasion” / “Curse the Gods”, che continuano a suonare devastanti adesso come venticinque anni fa. Riff tirati e taglienti, intrecciati a corposi e martellanti pattern di batteria come da tradizione thrash, con la voce di Schmier che ha l’effetto della carta vetrata sulla pelle ogni volta che apre la bocca per urlare nel microfono.
A chiudere un’ora di concerto al cardiopalmo c’è “The Butches Strikes Back”, a dimostrare che il tempo non ha scalfito la loro implacabile rabbia ed i Destruction di oggi sono più aggressivi che mai.
I Destruction restano una garanzia in ambito thrash, e nemmeno questa volta hanno deluso, regalandoci una performance grezza, potente, dannatamente efficace, in grado di risucchiare dall’inizio alla fine i presenti in un’autentica bolgia infernale.

Chiudono la serata i bolognesi Atomic Blast, penalizzati dal dover suonare dopo i thrashers tedeschi (tanto che il locale si è quasi del tutto svuotato), ma nonostante l’orario sfavorevole non si scoraggiano e riescono comunque a dare il massimo, incitando i pochi presenti a supportare la band sotto il palco. Anche se in attivo da soli due anni, hanno una buona esperienza live ed un ottimo affiatamento. Lo dimostrano scatenandosi e coinvolgendo i pochi presenti. A colpire è soprattutto la prestazione del carismatico frontman che, oltre ad avere grinta da vendere, sa destreggiarsi senza difficoltà tra diversi stili di canto, dal clean allo scream passando per il growl.
Con un EP in attivo uscito lo scorso anno “Noise of Revolution”, ed un altro in lavorazione, la band ci propone un thrash/groove con influenze funky che strizza l’occhio ai capostipiti del genere (Pantera, Sepultura, Testament, Slayer, Exodus – nella loro versione più moderna), ma senza tralasciare quel tocco personale che rende la proposta dei ragazzi interessante e coinvolgente.
Un sound potente e corposo, riff taglienti ed aggressivi, intervallati da passaggi melodici che ben si fondono con una sezione ritmica possente carica di groove, fanno la forza di questo gruppo.
La scaletta, anche in questo caso ridotta per permettere l’esibizione degli Eversin (che verrà comunque annullata), ruota intorno ai pezzi del primo EP: “Revenge Again!”, “Suppressed Anger” e “Silence”, più l’inedito “Disturbed by Me”, per concludere con una cover che in fondo ci aspettavamo, “Walk” dei Pantera. Applausi anche per questa band che avrebbe meritato molta più visibilità.

Serata tormentata a causa di imprevisti tecnici e non, ma il bilancio non può che essere positivo e fortunatamente il livello delle esibizioni ha oscurato ogni polemica.

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