Recensioni Internazionali 

Recensione di Dio – “Dio At Donington UK: Live 1983 & 1987”

Ed anche R. J. Dio ci ha lasciato. Immagino siano stati in molti a piangere la scomparsa di un tale gigante dell’ heavy metal. Un cantante che sia con Rainbow e Black Sabbath, sia da solista ha contribuito a scrivere la storia del genere e, non meno importante ha unito a scopo di beneficenza – alla faccia dei metallari cattivi – un cast stellare per il progetto “Hear ‘n’ Aid”.
Il doppio live qui in oggetto viene pubblicato a circa sei mesi dalla scomparsa del cantante, ed oltre che un giusto tributo è un’ occasione per ascoltare finalmente in qualità decente i due concerti proposti. Questi infatti già circolavano come bootleg ma per questa edizione sono state usate delle registrazioni recuperate dagli archivi della BBC.
Entrambe le esibizioni catturano il gruppo in azione al “Monsters Of Rock” di Donington, e per i fan sono dei documenti importanti in quanto riassumono brevemente la carriera del singer e ci danno un’ immagine della band in momenti rilevanti della propria storia, come i primi passi del gruppo ed un importante cambio di chitarrista.

In particolare è interessante l’ esibizione del 20 agosto 1983 dato che il mitico “Holy Diver” era stato pubblicato da circa sei mesi (di nuovo…) soltanto, e per la band si trattava del primo concerto in Inghilterra (anzi, se non sbaglio, uno dei primissimi in assoluto), e comunque è una delle non molte testimonianze live della formazione “classica”, o se non altro di quella forse più amata.

In quel di Donington la band fu schiacciata nel bill da nomi come Twisted Sister, ZZ Top, Meat Loaf e Whitesnake, trovandosi sopra solo ai Diamond Head (mica robetta comunque…), e come prevedibile la set list era composta per metà di vecchi brani di Black Sabbath (“Children Of The Sea” ed “Heaven And Hell”) e Rainbow (principalmente accennati in forma di medley) e per metà da brani del debut, come “Stand Up And Shout”, “Straight Through The Heart,” “Rainbow In The Dark” ed “Holy Diver”. Posso solo immaginare l’ emozione di chi si è trovato ad ascoltare, magari per la prima volta, questi brani poi diventati dei classici e magari ora può dire: “Io c’ero!”.

Nel primo cd i Dio sono in stato di grazia e l’energia della band viene ben messa in evidenza da un suono potente e pieno grazie a basso e batteria ben presenti. Il concerto si apre con una “Stand Up And Shout” al cardiopalmo che quasi suona meglio in questa versione che su disco. La band non si discute e la prestazione è, come ci si può aspettare, sempre ottima anche se nei brani dei Black Sabbath il risultato differisce per forza dagli originali; sia perché quelli, anche nelle versioni dal vivo di “Live Evil”, suonano più scuri e pieni, sia perché i musicisti son diversi e soprattutto Jimmy Bain e Geezer Butler a mio modo di vedere suonano in modo piuttosto differente. Non di meno il lungo assolo di Campbell in “Heaven And Hell” regala più di qualche emozione e la veloce ripartenza verso il finale è sensibilmente più energica ed accattivante della versione sabbathiana. Per i brani dei Rainbow è ovvio, vale lo stesso discorso, anche se una canzone come “Man On The Silver Mountain” ha subìto un trattamento così radicale da poter sembrare un pezzo dei Dio! Certo, di sicuro qualcuno apprezzerà di più il modo in cui il riff veniva eseguito da Blackmore; staccato, più pulito e sicuramente più “elegante”, ma nel contesto dei Dio la versione infuocata e decisamente heavy di Campbell è senza dubbio migliore e, piaccia o no maggiormente “fruibile” dai metal kids dell’ epoca.

Il secondo cd ci mostra come la popolarità dei Dio sia aumentata in soli quattro anni. Se nel 1983 si trovarono a suonare per secondi, nel 1987 erano secondi solo ai Bon Jovi, in un festival che vedeva la presenza di Cinderella, Wasp e niente meno che Anthrax e Metallica.
Certo i tempi stavano cambiando, il thrash stava vivendo i suoi anni d’oro ed il metal dei Dio poteva sembrare un po’ “demodé”, come se non bastasse in questo live non troviamo più Vivian Campbell, che viene sostituito da Craig Goldy (probabilmente il chitarrista rimasto più a lungo nei Dio) con il quale circa un anno prima avevano dato alle stampe il criticato ep “Intermission” (in realtà un miscuglio di brani live con Campbell ed un inedito con Goldy). Giudicando dal risultato tutto questo non sembra sia stato un impedimento per la band che qui presenta l’ allora fresco di stampa (appena un mese prima dell’ esibizione) “Dream Evil”. Il discorso non cambia rispetto al concerto del 1983, solo è differente la resa dei vari strumenti con la batteria che quasi sovrasta tutto, il basso un poco più nascosto ma, finalmente, le tastiere ben udibili. “Dream Evil” è rappresentato dalla title track (con un riff fin troppo ispirato a “Man On The Silver Mountain”), Naked In The Rain e la maestosa “All The Fools Sailed Away”, ai quali si aggiungono, oltre a brani e citazioni obbligatori di Black Sabbath (ottima la prestazione di Craig Goldy in “Neon Knights”) e Rainbow, anche l’ epica “The Last In Line” dal masterpiece omonimo, mentre dal terzo lp Sacred Heart, viene recuperata “Rock ‘n’ Roll Children” eseguita in medley con una versione più veloce ed adrenalinica di “Long Live Rock’n’ Roll” in cui migliaia di rockers gridano il ritornello guidati dal carismatico Ronnie!

Certo, come accade spesso quando si parla di album dal vivo si può avere da ridire circa la scaletta, ed anche qui ci sarebbe da chiedersi che fine abbiano fatto le varie “Shame On The Night”, “Don’t Talk To Strangers”, “Egypt”, “We rock”… Per fortuna la band è trascinante e l’ora e mezza abbondante dei due dischi passa velocemente e in modo divertente.
Una testimonianza che i fan di R. J. Dio non possono lasciarsi scappare.

Ronnie James Dio – voce
Vivian Campbell – chitarra (1983)
Craig Goldy – Chitarra (1987)
Jimmy Bain – basso
Vinny Appice – batteria
Claude Schnell – tastiere

Related posts

Lascia un commento

Il commento è in attesa di approvazione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.