Recensioni Internazionali 

Recensione di Eric Johnson – “Up Close”

Vi scrivo per dare qualche considerazione esponendovi un lavoro del famoso artista Eric Johnson.
Artista? Ma non solo…. direi quasi un “ingegnere del suono”. Un chitarrista del quale si ricorda tanto lo stile, l’impeccabile tecnica quanto il suo “Violin Tone”, famoso e piacevole all’ascolto.
Musicista eccelso conosciuto per canzoni come: Cliffs Of Dover, Manhattan, SRV e per la partecipazione, insieme a Steve Vai, al G3: progetto musicale concepito dal famoso chitarrista Joe Satriani.

Parlando dell’album “Up Close”: si presenta con una copertina che, per invogliarne all’acquisto, ci vorrebbe davvero molta fantasia. Eric Johnson ha una strumentazione veramente molto invidiabile, magari se si fosse presentato in posa con una delle sue meravigliose chitarre , ma ancor di più con il suo “parco amplificatori” alle sue spalle, avrebbe potuto attirare la nostra attenzione maggiormente rispetto alla copertina attuale ed inoltre sarebbe stato ancor più semplice sotto il profilo della realizzazione.

Questa è la tracklist:

01 – Awaken
02 – Fatdaddy
03 – Brilliant Room
04 – Texas
05 – Gem
06 – Traverse
07 – Austin
08 – Soul Surprise
09 – On The Way
10 – Arithmetic
11 – The Sea And The Mountain
12 – Vortexan
13 – A Change Has Come To Me
14 – Change (Revisited)
15 – Your Book

Andando ad esaminare complessivamente l’album notiamo che il 56enne chitarrista, nelle prime tracce, risulta di piacevole ascolto. Raggiungendo però troppo presto il punto massimo, sin dalla seconda traccia nella quale possiamo notare i fraseggi ed il tono che da sempre lo hanno reso un esponente, nel suo campo, di indubbia qualità (consiglio altresì l’ascolto della dodicesima traccia).
Un’altra canzone nella quale può guadagnare la stima di alcuni amanti del Blues è “Texas”, tradizionale blues arricchito dalla sua conoscenza dello strumento difficilmente pareggiabile.
Il pezzo da cui mi sarei aspettato di meglio è “Austin”. Qui Eric Johnson ha cercato e trovato la collaborazione di un altro giovane cantante-chitarrista: Jonny Lang. Così giovane che venne apostrofato come l’astro nascente del Blues, quando poi si è rivelato un’ artista di facile tendenza alla commercializzazione nonché ad un rendimento altalenante.
Altre canzoni valide di questo nuovo album? La nona traccia: “On The Way” nella quale si sente palese la presenza di influenze folk/country, nonostante è risaputo che Eric Johnson sia stato più influenzato dalla musica Jazz / Fusion e Blues.
E’ difficile trovare nelle altre tracce motivazioni tanto da segnalarle come rilevanti. In alcune, la presenza della parte vocale non rende affatto, piuttosto tende ad oscurare e a far passare in secondo piano la bellezza del tono della chitarra di Johnson, quasi da far mutare persino il parere positivo precedentemente affermato proprio sulle sue peculiarità.

In conclusione, potremmo dedicarci anche all’ascolto di qualche suo pezzo. Ogni tanto potremmo aver bisogno di deliziare il nostro udito da questi suoni celestiali. Ma a lungo andare, risulterebbero ancora tali? In definitiva viene chiedersi se valga davvero la pena acquistare un disco nel quale giusto 2/3 canzoni colpiscono nel segno.

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