Grave Digger + Adamas + Stormhold @ Traffic - 28 01 2015Live Report Live Report Internazionali 

Grave Digger: follow The Reaper @ Traffic – 28 01 2016

Giovedì 28 gennaio, sul palco del Traffic Live Club è andato in scena il metal degli headliner Grave Digger, anticipati da Stormhold ed Adamas.

Lasciate ogni speranza voi che entrate“.
Questo monito lascia trapelare il grande successo avuto dai protagonisti della serata presagito dall’oscura figura incappucciata del “The Reaper”, il mietitore dietro le tastiere. Ma facciamo un passo indietro…

Stormhold

Il locale al mio arrivo è praticamente semi deserto, contando gli spettatori, ed escludendo il mio amico fotografo, saranno state si e no 8 persone. A causa di ciò l’apertura da parte del primo gruppo è avvenuta in grosso ritardo, probabilmente in attesa che il locale inglobasse qualche persona in più. Peccato perché, essendo io amante di sonorità innovative ed estreme, ho trovato il primo gruppo un’ottima band.
Il quintetto svedese proviene da Gislaved, città famosa oltre che per le storie e le gesta di guerrieri antichi, anche per una delle più grandi fabbriche di pneumatici chiamata come il nome della città.
All’attivo nella loro discografia hanno un demo del 2010, l’EP “Tales of Astraal” del 2012, ed il loro primo full lenght fresco di pochi mesi “Battle of The Royal Halls” del 2015.
Il genere che la suddetta band propone è un heavy power metal con tematiche sulle gesta degli antichi guerrieri del nord. Mi hanno fatto pensare ad un incrocio fra i connazionali Hammerfall di “Glory to the Brave“, per sonorità taglienti, i primi Iron Maiden, quelli di “The Number of The Beast” e per potenza ed impatto i Virgin Steele di “Invictus“.
I cinque brani proposti sono tutti estrapolati dall’ultimo full lenght, anche se purtroppo non so per quale motivo abbiano tagliato brani sia dall’EP che dal demo, ugualmente validi a mio parere. Lo spettacolo non lascia tregua. Il lavoro dietro le pelli di Robin Hermansson è devastante.
Sono di giovane età ma si dimostrano grandi musicisti e padroni della scena, anche per l’impatto visivo, mostrandosi in armature tipiche della leggenda di Sigfrido e i Nibelunghi. Ottimi anche i duelli di chitarra fra Robin Hernansson e Jonas Nillsson, dove le loro ritmiche al vitriolo non lasciano tregua, buona anche la prova di Filip Peterson, che si dimostra padrone della scena e frontman convincente, stranamente ha un’enorme somiglianza con il nostro Fabio Lione, se non fosse per la chioma bionda e la diversa altezza, ma con doti vocali prese dal gran maestro David DeFeis. Questo ragazzo sicuramente farà carriera: già a 27 anni ha un’ugola non indifferente! Ma la vera sorpresa è il loro bassista Jan Ekberg, che oltre a mostrare un’ottima tecnica, sfodera un backing vocal scream veramente incisivo.
Da segnalare, come brani, “Legions of the Brave“, “Fear Your Death” e la potentissima “Stormhold“, vessillo di questi guerrieri. Ottima la prima e spero di rivederli al più presto con più spazio per loro.

Setlist – Stormhold

1-Destiny’s Calling
2-The Final Decision
3-Legions Of The Brave
4-Fear Your Death
5-Stormhold

Line up – Stormhold

Jan Ekberg: Bass, Vocal Scream (Backing)
Robin Hermansson: Drums
Filip Peterson : Vocal (Lead)
Jonas Nilsson: Guitars, Vocals
Jakob Morhed: Guitar

Stormhold @ - Traffic 28 01 2016

Adamas

Ora è il turno della seconda band, gli Adamas, provenienti da Spoleto.
Il genere proposto è un melodic thrash metal con tematiche (udite, udite) cristiane. Una delle poche band che propone metal con temi cristiani in Italia. Mi chiedo perché accostarli a due band pagane, ma comunque proseguiamo.
All’attivo hanno un EP, “Exarco” del 2008, “Evil All Its” del 2010, ed il recente “Heavy Thoughts” del 2015.
Escludendo la cover dei Motorhead di “Ace of Spades“, i restanti otto brani sono tratti dai loro due album del 2010 e del 2015. Sarò sincero, la loro prova non mi ha convinto, le chitarre risultavano completamente fuori tempo e in alcuni momenti si aveva come l’impressione di seguire due band diverse sul palco. Non dico che non siano bravi, ma oltre a trovare inopportuno il loro inserimento nel contesto di questa serata, sembrava proprio non esserci amalgama fra i componenti del gruppo, è un po’ come una torta in cui gli ingredienti sono stati mischiati male. Anche il genere proposto mi è sembrato più essere una pallida imitazione dei Chrome Division di Sir Shagrath dei Dimmu Borgir. Il genere proposto non era del tutto chiaro: è doom, stooner, sludge, speed/thrash metal? Non lo so. Ripeto, l’unica parte che mi ha convinto è stata la riproposizione della cover, segno che la band ha delle grandi potenzialità. Credo quindi che si tratti di un un gruppo che deve ancora trovare una propria identità, deve solo rafforzare le basi, anche perché quando la band preme sull’acceleratore è capace di creare ed andare in crescendo. Anche sul lato tecnico compositivo non scherza, ma ci vuole tempo e costanza per svilupparlo. Spero quindi di avere la possibilità di ricredermi al più presto.
Alla prossima.

Setlist – Adamas

1-Intro Diprè/Sasha
2-Bitch Night
3-Adamas
4-Heavy Thoughts
5-Pit My Skin
6-Chains Of Time
7-Morphine
8-The Reaper
9-Ace Of Spades (cover Motorhead)
10-Etna

Line up – Adamas

Magnosuuvicchieri: Drums
Faithful Father: Vocals
Il Conte: Bass
Mastro: Guitars

Adamas @ Traffic - 28 01 2016

Grave Digger

E’ ora del momento tanto atteso. Il locale comincia a riempirsi e la folla incita l’entrata dei protagonisti della serata, i Grave Digger, band teutonica di Gladbeck, città della regione North Rhine-Westphalia, che non ha bisogno di presentazioni, in quanto avente una discografia colma di album da studio, live e chi ne ha più ne metta, con tematiche che vanno dall’horror alla guerra, dalla mitologia nordica fino alla storia europea. Un gruppo compatto, uno scoglio imponente.
The Reaper guarda dietro la sua maschera ossuta, scruta la platea, forse cercando la prima vittima e BOOM. Scusate, ma è stato proprio un inizio con il botto. Partiamo con “Headbanging Man” da “Heavy Metal Breakdown“; i Grave Digger dimostrano ancora di saperci fare: la batteria è potentissima, le chitarre compatte come panzer, soprattutto quella del muscoloso e nerboruto Axel “Ironfinger” Ritt, il basso di Jens Becker, un arsenale da combattimento, Chris Boltendahl con il suo timbro scream gutturale è implacabile e Markus Kniep alias “The Reaper” nell’angolo ghigna compiaciuto della felicità degli astanti. Non c’è un attimo di pausa, si prosegue con “The Round Table“, peccato per il non utilizzo delle tastiere di The Reaper: in questa serata la band ha pensato di puntare più sull’impatto groove che sull’atmosfera, eppure avrebbero giovato al pezzo ancora di più. Sono scelte, ma ci piace anche così.
Si prosegue con “Stand Up and Rock“, addirittura ripescata dal loro full lenght “Stronger Than Ever” del 1986, quando la band aveva modificato temporaneamente il nome in Digger per questo album più commerciale heavy classic oriented. Quindi è la volta dell’imperiale “Ballad of Hangman” dall’intro epica, l’ipnotica “Season Of The Witch“, l’ottantiana “We Wanna Rock You“, in cui Chris prende in giro i presenti perché vede un pubblico un po’ spento e senza forza, e li incita più di una volta all’headbanging,
Da segnalare la priestiana “Tattoed Rider“, molto simile a “Turbo Lover” dei Judas Priest, e qui si capisce che siamo di fronte ad un gruppo che sa suonare di tutto.
In definitiva sono state eseguite delle vere e proprie perle di metal teutonico che non hanno lasciato tempo per nessuno, un gruppo del genere meritava un palcoscenico più grande, come fu per i loro connazionali Blind Guardian. I Grave Digger portano l’emblema del metal stampato nelle loro note e nelle loro esecuzioni. Il tempo passa, ma loro sono come il buon vino che quando invecchia diventa più buono. E infatti più di una volta, oltre che con la loro potenza, ci deliziano con perle e finezze che solo gruppi che hanno maturato una certa esperienza sanno eseguire.

I Grave Digger chiudono temporaneamente lo show con la song “Rebellion“, ispirata al Clan MacLeod della pellicola di BraveHeart e di Highlander, veramente epica ed emozionale.
Al rientro sulla scena ci propinano altre tre cannon ball: “The Reaper“, “Highland Farewell” e “Heavy Metal Break Down“, ed è lì che il pogo e l’incitamento più violento e rissoso (purtroppo) si scatena, ed è solo grazie, modestie a parte, alla mia prestanza fisica, che riesco a parare ed assestare colpi, neanche fossi uno dei Guerrieri Della Notte, per riuscire a finire di vedere il concerto, riuscendo anche a salvare qualche povero malcapitato che, non abituato a tanta energia, magari avrebbe voluto vedere questo spettacolo tranquillo e che invece si è dovuto allontanare. Per fortuna attorno a me si crea un po’ di spazio ed io, con gli altri presenti, riusciamo a terminare di vedere questa grandiosa performance che si chiude con sudore e scrosci di applausi per una band leggendaria.

Ne è valsa veramente la pena! (e Fabio da Berserk, cambierà il nom de plume in Balder, The Brave – NdR).

Setlist – Grave Digger

1-Headbanging Man
2-The Round Table (Forever)
3-Witch Hunter
4-Stand up and Rock
5-Ballad Of A Hangman
6-Season Of The Witch
7-We Wanna Rock You
8-The Dark Of The Sun
9-Excalibur
10-Fire in Your Eyes
11-Tattoed Rider
12-Knights of the Cross
13-Rebellion (The Clans are Marching)

Encore

1-The Reaper
2-Highland Farewell
3-Heavy Metal Breakdown

Line up – Grave Digger

Chris Boltendahl : Vocals
Stefan Arnold: Drums
Axel “Ironfinger” Ritt: Guitars
Jens Becker: Bass
Marcus Kniep “The Reaper”: Keyboards

Grave Digger @ Traffic - 28 01 2016

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