Live Report Internazionali 

Hatebreed + Napalm Death @ Orion – 19 02 2014

Imperdibile e devastante serata a tema grind/metalcore quella che, il 19 febbraio, vede esibirsi tre band capaci di infiammare il palco dell’Orion: gli Hatebreed che hanno deciso di invitare gli amici, ed innegabili ispiratori, Napalm Death per una serie di show invernali in giro per l’Europa, ed i nostrani Buffalo Grillz, cui spetta il compito di dar fuoco alle polveri.

Il tutto parte rispettando la tabella di marcia, e poco dopo le 21 inaugurano lo show i romani Buffalo Grillz dediti, dal 2008, ad un grind diretto e violento allo stato puro, che non sempre si prende sul serio, come dimostra la loro curiosa rivisitazione di “La canzone del sole”.
La band propone brani brutali e senza fronzoli, supportati da un sound potente e massiccio, e dai grugniti furiosi del singer, come è d’obbligo per il genere. Nonostante non ci sia ancora il pienone, riescono a coinvolgere i presenti, che cantano e pogano con foga.
Lampanti i riferimenti a gruppi quali Nasum, Entombed, Insect Warfere e ovviamente i Napalm Death. E non poteva essere diversamente visto che la band è composta da quattro militanti del genere e cioè: Enrico Giannone degli Undertakers, Cinghio dei The Orange Man Theory, Gux degli Tsubo e Mastino dei Dr.Gore.

Un veloce cambio palco ed ora è la volta dei tanto attesi Napalm Death coi quali il pubblico va subito in delirio. La band di Birmingham non si risparmia nemmeno un secondo e suona 22 tiratissimi brani sconvolgendo il pubblico con quel terremoto sonoro che è il loro punto di forza.
Il combo inglese ha più di trenta anni di carriera sulle spalle ma non li dimostra, e prova che la vecchia guardia fa ancora scuola per le nuove generazioni e non ha alcuna intenzione di mollare!!! Esordiscono con “Multinational Corporations Part 2“ proseguendo con “Silence Is Deafening“, “On the Brink of Extincion”, “Necessary Evil”, “Deceiver”, “The kill” …ripercorrono la loro gloriosa carriera, ma senza tralasciare estratti dal loro ultimo lavoro del 2012 “Utilitarian”: “Everyday Pox”, “The wolf I Feed”, “Errors in the Signals”. L’apice dell’entusiasmo viene però raggiunto con “Scum”, “Breed to breathe” e “Suffer the Children”, accolte con un pogo mostruoso che porta fino ai limiti estremi, anche fisicamente, la resistenza degli spettatori, travolti da tanta inumana aggressività.

Il singer Mark “Barney” Greenway è inarrestabile: salta sul palco come un grillo, il che rende il lavoro dei fotografi presenti più difficile che mai. E’ uno di quei cantanti che non ha bisogno di fare nulla di particolare per attirare su di sé tutti gli sguardi: ogni volta che apre la bocca per urlare nel microfono la sensazione è quella che potrebbe fare la carta vetrata sulla pelle nuda.

Lo show scorre fin troppo velocemente (purtroppo), e spetta a “Nazi Punks Fuck Off”, cover dei Dead Kennedys, e “Siege of Power” chiudere in bellezza uno show al cardiopalma.

Da sottolineare è anche la grande disponibilità ed umiltà della band, che subito dopo si intrattiene coi fans per chiacchiere, autografi e foto di rito.
Ad ogni modo, nessun report potrebbe rendere giustizia ad un’esibizione del genere…non resta che apprezzarli cantando a squarciagola e buttandosi nel pogo selvaggio! Ed io, che non ho più l’eta per far certe cose, spero di rivederli prestissimo live nella capitale.

Ultimo cambio palco e a chiudere questa serata “devastante” ci pensano gli americani Hatebreed, band di riferimento della scena crossover/metalcore, tornati in Italia in occasione della presentazione della settima fatica, “The Divinity of Purpose”, uscito lo scorso 25 Gennaio per la Nuclear Blast.
Eccellente performance del combo del Connecticut, in ottima forma stasera all’Orion, che ci regala brani estratti dal loro ultimo lavoro, così come grandi hits del passato: “This is now”, “Live for this”, “Destroy”, “Proven”,” Perseverance”, “Defaitist”, contagiano i presenti rapiti da un pogo (dis)umano che travolge tutto ed da un headbanding instancabile! Difficile uscire senza nemmeno un livido addosso!

Il carismatico (ed instancabile) frontman Jamey Rasta ricambia l’accoglienza calorosa interagendo più volte col suo pubblico, incitando più volte al circle pit, muovendosi avanti e indietro per il palco senza fermarsi un istante. L’entusiasmo esplode in maniera così incontrollata che, in più di un’occasione, si rivela necessario l’intervento della security per riportare i fans alla calma.

Il live dura poco più di un’ora, filando liscio senza intoppi, anche se il pubblico presente sembra non averne abbastanza.
In definitiva, una performance impeccabile, come poche se ne vedono visto che, parere del tutto personale, le band hardcore nostrane non sono al livello degli Hatebreed.

Complimenti all’organizzazione e allo staff del locale che ha saputo gestire i tantissimi metallers accorsi in massa, e un grazie persnale al direttore di Rome by Wild per aver mandato me e la fotografa Alessia a seguire questa serate di metal estremo.

Concludo ribadendo il concetto espresso da Mark “Barney” Greenway e quindi ANTIFA SEMPRE “Nazi punks-Fuck Off!”

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