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Recensione di Hell – “Curse And Chapter”

Quando “Human Remains” venne pubblicato nel 2011 lo considerai subito uno dei top album dell’anno, e da allora non ho cambiato assolutamente idea, quindi potete immaginare quanto potessero essere alte le mie aspettative e con quanta virginale trepidazione sono rimasto in attesa appena sentito della pubblicazione di un nuovo album a nome Hell. Beh, il primo (distratto) ascolto, lo ammetto è stato quasi deludente non tanto per la qualità delle canzoni, ma più per il massiccio uso delle tastiere al contrario del ruolo marginale che avevano in “Human Remains” (è anche vero che nei vecchi demo erano già presenti). Così poco è bastato per dare al suono del gruppo un nuovo sapore. Fortunatamente è stato sufficiente un ascolto più attento per ricredermi, e posso dire che “Curse And Chapter” è un disco che cresce molto con gli ascolti e non solo regge il confronto con il debut, ma forse è persino superiore.
Stando a quanto dichiarato da Andy Sneap questo album sarebbe composto per metà di vecchio materiale e per metà da nuove canzoni e, non conoscendo ogni singola traccia dei vari demo, è bello scoprire che la qualità di tutti i brani è altissima, non è presente un filler o un qualche calo durante l’ascolto e, ironicamente, il tutto risulta anche omogeneo (difficile dire se perché già avanti a molti negli 80’s o magari per un più recente e mirato lavoro).
Come già detto in questo album si fa uso maggiore di tastiere e synth (è un vocoder quello che sento alla fine di “The Disposer Supreme”?) ed anche i ritornelli, ed in generale le canzoni sembrano rafforzate da una massiccia dose di melodia che, unitamente a dei riff a volte più “pirotecnici” rispetto al passato ed alla struttura più snella dei brani (qui non troverete più brani da otto, nove o dieci minuti. Il più lungo, “Darkhangel” ne dura poco più di sette… ) lasciano pensare ad un album creato per essere suonato dal vivo e che possa conquistare qualche fan meno avvezzo a tanta epica pesantezza. E vista la qualità dell’ album glielo auguro calorosamente. E’ bene chiarire che se qualcosa è stato perso (come le lunghe intro che ti trascinavano di forza nel mood del pezzo) della “monumentalità” ad esempio di “No Martyr’s Cage” o “Macbeth”, altro è stato guadagnato in immediatezza senza tuttavia risultare prevedibili o scontati.
Per il resto la band è sempre la stessa: una sezione ritmica rocciosa ideale complemento delle chitarre, con Tony Speakman che si insinua nei pochi spazi lasciati da Kev ed Andy, impegnati ad elargire riff taglienti e mai banali e dal piglio vagamente più moderno, come in “Age Of Nefarious” dove nel riff introduttivo, se non sbaglio (e data la mia scarsa competenza potrei), compare anche dello sweep; non esattamente quello che ci si può aspettare dal solito gruppo di redivivi della tarda N.W.O.B.H.M. Come nemmeno di sentire una citazione di “Aquarius” dal musical Hair, ma da una band ben conscia della “teatralità” della propria proposta è possibile questo ed altro.
Vero asso nella manica rimane il mefistofelico David Bower con il suo cantare istrionico, che qui si mostra ancora più versatile rispetto al debut (da ascoltare “End Ov Days” con uno special da pelle d’oca in cui il cantante esibisce una voce cristallina degna di “Blood Red Sky” di Priestiana memoria).
Come già detto in “Curse And Chapter” non ci sono filler e scegliere una “top song” al posto di un’ altra diventa solo una questione di gusto personale. Personalmente trovo irresistibile “Land Of The Living Dead”. Sarà il suo andamento cadenzato, sarà il caro vecchio intervallo di quarta discendente che si sente martellare da Speakman durante l’assolo, o in apertura l’uso della leva che mi ricorda Andy LaRocque e comunque il lavoro delle chitarre che con i loro intrecci melodici ricordano quasi più i Warlord che Judas Priest e Mercyful Fate (ad ogni modo influenze sempre presenti nel sound del gruppo), qualunque sia il motivo, per me è esaltante . Proprio riguardo possibili suggestioni da altre band vale la pena citare la conclusiva “A Vespertine Legacy”, in cui nei momenti in cui le tastiere diventano dominanti si fa strada un’ intrigante atmosfera a la Death SS.
Il disco è stato pubblicato anche in edizione limitata; consigliata data l’aggiunta di un dvd che contiene delle esibizioni live e così ben infiocchettata da rendere obbligatorio l’acquisto di un copia fisica (basti pensare che la confezione contiene oltre al classico libretto del cd anche uno di foto per il dvd…)
E’ inquietante che un album per metà scritto circa trenta anni fa suoni più fresco ed ispirato di tante nuove uscite anche di band più giovani. Intanto con questo “Curse And Chapter” gli Hell hanno fatto nuovamente centro, ed anche questa volta hanno creato uno dei migliori album metal dell’anno, un disco che ancora una volta dopo l’ascolto lascia con una sensazione di totale soddisfazione. Spero per loro che sia vero ciò che cantavano nell’album precedente in “The Quest”: If you truly believe in what you do, one day your dreams will come true…

David Bower – Voce
Andy Sneap – Chitarra
Kev Bower – Chitarra
Tony Speakman – Basso
Tim Bowler – Batteria

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