Live Report Locali 

Helligators + Funeral Mantra @ VTwin – 21 03 2014

Solstizio di primavera, Big Burger ai tre formaggi (4 no perché sono a dieta) e una golden pride media. Sono pronto. Ah, carta e penna, vero! Sono i Funeral Mantra quelli? E la gente davanti il palco..iniziano ora?? Il panino dovrà aspettare.

Tra i fischi degli ampli si erge un quattro di bacchette che dà il via ad una progressione di accordi degna del nome di chi l’ha scritta. E’ un breve intro, qui si parte incazzati neri già al primo minuto.

Con qualche persona in meno davanti al tavolo, forse, potrei fare un report anche di ciò che accade sul palco; ma se devo dirla tutta, sono molto più felice di scrivere solo ascoltando e sapere che c’è così tanto seguito per due band underground… seguito che non solo viene a sentirle, ma alza pure il culo dalla sedia per stare in piedi a dare supporto e divertirsi. Si meriterebbero una birra per uno!! Almeno!! (quasi quasi rimpiango le serate vuote..)

Che voce ragazzi, che voce, lo voglio anche io un funerale così! Questo primo brano sembra un ouverture sulla band, c’è tutto: l’intro, il riff tipico del loro genere, ora siamo al drop (parte del brano dimezzata nel tempo, più cadenzata n.d.r.). Mi viene da parlare di Stoner, per di più come pochi se ne sentono, visti tutti gli altri elementi presi in prestito dal doom, dal metal, ovviamente, al quale ognuno di noi stasera paga un tributo. Ma era solo il “drop prima della tempesta”, come dice il proverbio! Mi hanno catturato già al primo brano, speriamo duri tutto il concerto.

Il pubblico è veramente fomentato, segno che la band lavora bene in tutti i live.
Il secondo pezzo parte molto, ma molto bene. Cadenzato e urlato, gustoso, gratta più di un ventone di Marlboro Rosse. Chitarre potenti e scure, ma comunque intellegibili, abbastanza raro in una band underground… solitamente non si capisce un cazzo. Quel che va detto, va detto.

Molto curato anche nella sezione effetti il chitarrista, che non manca di osare così come il basso, presente al punto giusto. Il prossimo brano è il primo scritto dalla band e ne porta il nome: inizia con una breve base, poi segue il basso, la batteria, le chitarre, BOOM! EXPLOSION! Assolo, poi tranquillità, il panino mi guarda, poi effetti di chitarra, poi urla, ancora. Che bomba di brano! Una mina vagante! Queste parti di chitarra sono la quintessenza della cattiveria, avanti così.
Scopriamo insieme che recentemente hanno fatto un nuovo acquisto, Marco Karonte alla batteria, (già membro degli Helligators n.d.r.), seguono 90 minu..ehm, secondi di applausi (che non sono pochi) e giustamente, membro nuovo, brano nuovo!

La composizione si dimostra perfettamente in piano con le altre: accattivante il cantato, sia come linea che come scansione ritmica. In generale, posso dire che la band si presenta più che bene, curata nel timing, negli arrangiamenti, i singoli sono davvero preparati, sicuramente si sente che sia il gruppo, sia i brani, sono ampiamente rodati. A sorpresa il cantante chiede a tutto il pubblico di cantare con lui il prossimo brano “che lo conoscono anche i sassi”. Inizia, e io mi rendo conto di non conoscerlo. Ma non sono nemmeno un sasso, quindi parto svantaggiato, sicuramente. Sembro non essere l’unico: anche il pubblico è un po’ titubante, ma sul ritornello ci riconosciamo di nuovo tutti fratelli mentre urliamo “BOOORN TO BEE WIIILD!!”. Così pesante era un po’ complicato prenderla al volo. E vai di virtuoso sulla chitarra, senza un domani!

Il pubblico, almeno quel che intuisco da dietro a tutti, è estasiato, deve essere meraviglioso per la band avere questo seguito, poi così rock ‘n roll, ma nonostante ciò annunciano che il prossimo brano parla di quando si muore, per sempre.
Effettivamente il brano combacia perfettamente con il suo titolo: lento e cadenzato, tira dritto, negli stacchi c’è molto spazio per l’effettistica. Si fa notare ancora il chitarrista, insieme al cantante che, seppur con un po’ di fiatone tra un brano e l’altro, non perde la pompa nemmeno per un secondo. E siamo alla fine, è l’ultimo brano per i nostri Funeral Mantra. La band coglie l’occasione per presentare gli Helligators e il Dj-Set che seguiranno, gesto molto carino e apprezzato soprattutto dal pubblico che gli regala applausi scroscianti.

Questo ultimo brano apre in bellezza, incazzato come tutto il live: la gibson soffre, il thunderbird macina, la batteria esplode, la voce prosegue dritta come un treno, ma è stoner o hard ‘n heavy? Chi se ne frega, sembra un rullo compressore, è questo che conta! Rock ‘n roll!!

Bella serata Funeral Mantra, davvero!
(breve pausa per permettere ai Funeral di smontare, a gli Helligators di montare e a me di mangiare)

Giustizia è fatta, ora va meglio. Non ho più distrazioni.

Eccoli qua, i miei 5 alligatori infernali!
Li ho conosciuti un mese fa quando hanno aperto ai Nashville Pussy, ero reporter anche quella sera. Simpatici e coinvolgenti, anche oggi, già dall’infernale “ARE YOU READY MOTHERFUCKERS?!”, urlato a gran voce in apertura, insieme ad assoli di ogni tipo. E iniziano, pesti pure loro, perché oggi il VTwin lo demoliamo a colpi di onde sonore! Notevole, però in tutto questo grande orgasmo di distorsioni e rock ‘n roll, la pulizia di suono, che rende tutto molto più godibile, e come dicevo prima, nell’underground è molto difficile trovare band che ne siano dotate, specialmente se suona un genere come questo.

Sono esattamente come piacciono a me: immensa potenza sonora e allo stesso tempo arrangiamenti molto curati. Distinzione tra le due chitarre, basso e batteria che sembrano pilotati da sequencer, voce aggressiva ma capace di prendersi i suoi spazi, senza sconfinare. Anche per loro tutto il locale è in piedi davanti al palco, e questo è sempre molto gratificante.

Primo e secondo brano andranno sul prossimo disco, che vi invito di nuovo ad ascoltare. Si sente, e oggi molto più che al Traffic, che i brani sono studiati in ogni virgola, persino nei cori che sono la prima cosa che una band è portata a buttare in caciara, per principio. Il terzo brano inizia con un concerto di rumori, fischi, e urla, rock ‘n roll Helligators. Accattivante, a dir poco, quel che segue.

Un giorno, spero, riuscirò a sentirli senza una penna in mano.

Si dimostrano tecnicamente e qualitativamente al pari della serata di un mese fa, se non superiori: è un dato che può sembrare marginale, invece è la dimostrazione che la band non si ferma e continua a lavorare per offrire uno spettacolo sempre migliore.
Tra i fischi dei microfoni sale sul palco “uno dei loro fratelli Funeral Mantra”, Simone, alla voce, mentre il pubblico (debitamente incitato al casino), urla manco fossimo al mercato del pesce.
Tra le due voci c’è l’imbarazzo della scelta, sono due “trapanatori di orecchie”, seguiti da una sezione ritmica “trapana sterno”. Domani tutti al Gemelli.

Il sound del brano è ben inserito in quello tipico della band,caratterizzato da melodie e ritmiche accattivanti. Effettivamente prima di passare alle sponde del blues e della chitarra acustica, sono stato un grande fan del genere, e lo sono stato finché non ho cominciato a riascoltare gli stessi riff/stili/melodie in ogni cazzo di canzone che passava per le mie cuffie. Oggi posso dire che non conoscevo gli Helligators. Forse riaccenderò il distorsore.

Superfluo, visto il livello generale della band, ma doveroso, spendere due parole sui singoli: sezione ritmica precisa e di roccia al 100%; chitarre accordate persino nei fischi; la voce porta avanti tutta la baracca. La perla è proprio il timbro di voce del cantante che, seppur non permetta grandi escursioni stilistiche, colora tutto il sound come un treno di valvole ben azzeccato.

Finito il metal, sento il batterista partire con un tempo più umano, la chitarra accende un insolito wah-wah, ma.. il basso.. aspetta..
..è Come Together!!! Sorpresone!!! Confesso, ci sono rimasto così bene che ho mollato il report sul tavolo e sono andato in prima fila.
Questi hanno la rabbia dentro e me la tirano fuori anche sui Beatles, cose dell’altro mondo. Mitici.

Dopo questa sorpresa che ancora mi sto gustando, è la volta di un brano che sarà sul nuovo album (ma quando esce sto album?) e qui mi illumino sul “trucco” degli Helligators: i pezzi sembrano non essere mai arrivati a esplodere, ogni secondo sembra anticipare l’altro, sembra sempre che possano dare di più, e questo non può essere un errore, un’effettiva mancanza dei brani.
Quei brani non possono dare di più, è proprio uno stile compositivo, un continuo crescendo, un circolo virtuoso senza fine, un loop creativo che sembra acquisire forza ad ogni brano, senza momenti vuoti, ma allo stesso tempo senza mai essere affrettati.
Vanno giusto quei 10 km/h in più dal limite, quanto basta per essere sopra il limite e tenere il motore in tiro, senza scalare marcia.

Che dire, il live è stato una bomba, si è chiuso alla grande tra gli applausi del pubblico, estasiato, e la gratificazione della band, meritata. Finale col botto per il VTwin! E quindi uscimmo a riveder le stelle.

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