Solchi Sperimentali di Antonello CrestiInterviste Nazionali 

Intervista a Fabban e Antonello Cresti

Fabban e Antonello Cresti, due anime della scrittura, cambia solo la materia. Il primo, leader vocalist degli Aborym, Industrial Metal di Taranto dal 1992, accompagna il secondo alla presentazione della sua guida alle musiche altre, dal titolo Solchi Sperimentali (Crac Edizioni). L’expo si è tenuta l’08/11/2014 presso il leggendario Pink Moon Records.

In Solchi Sperimentali, Antonello Cresti intende illustrare, con carattere filosofico e antropologico, un percorso musicale cronologico di quella che lui intende musica altra, ovvero sperimentale e sperimentante, presentando 300 recensioni di numerosissimi artisti e gruppi internazionali, tutti sue antiche passioni.
Nel contempo, l’occasione dell’expo del libro, garantisce a Fabban la possibilità di presentare una nuova stampa, in LP, del quarto album in studio degli Aborym, quale “Generator“. Il disco è esemplare per il gruppo, in quanto appartenente ad una fase di transizione fra industrial black metal e cyber/industrial metal.
I due parlano delle loro Opere, intervenendo perpendicolarmente sulla musica in sé e per sé.

Rome by Wild è lieta di pubblicare l’intervista, allo stesso Fabban, che Yuri Fronteddu ha potuto redarre durante l’Expo.

Dunque, Fabban, possiamo partire dalla ristampa di “Generator”, album che può considerarsi come esemplare linea di confine fra Aborym sperimentali e Aborym più estremi. In particolare, “Generator” ha superato la sperimentalità nella sperimentalità – vedi i suoi successivi, “Pychogrotesque” e “Dirty”. Ma come mai proprio “Generator” avete fatto ristampare?

(Fabban) – Dunque, com’è stato detto, “Generator” è un album a cavallo fra due filoni – uno iniziale più metal ed uno successivo più industrial. Fondamentalmente, l’idea di mandarne in stampa una sua versione in LP viene da una proposta, mandataci da un’etichetta discografica francese, che ci segue da parecchio tempo e con la quale abbiamo già fatto dei lavori insieme, fra cui il “Live in Groningen” ed alcune magliette.

Perfetto! Intanto, è qui con noi presente anche Antonello Cresti, autore del suo nuovo libro “Solchi Sperimentali“, sul quale tratta di una lista di 300 gruppi altri, sperimentali, fra i quali gli Aborym. Pensi che, grazie a questo libro, possa modificarsi nei lettori, specie quelli giovani, quella che, per loro, possa ritenersi la visione della musica?”

(Antonello Cresti) – Parto dal presupposto che “Solchi Sperimentali” è un tentativo che definirei anche militante. Da una parte è il punto di arrivo di una serie di passioni, da me coltivate negli anni. Queste ultime vorrei metterle al servizio del lettore e dell’ascoltatore sia per far loro scoprire una serie di progetti, da me ritenuti di valore, interessanti e stimolanti, sia perché riuscire ad apprezzare progetti più marcatamente strani – capaci di abbattere le barriere del familiare, instillando una curiosità d’ascolto differente – potrebbe essere un prodromo utile a vantaggio di un approccio attivo e stimolante alla musica. L’uomo è nell’epoca delle suonerie dei cellulari, dunque della consumazione della musica in un attimo. Perciò se anche attraverso la lettura del mio libro gli ascoltatori potranno diventare parte attiva della creazione del senso dell’ascolto, sarei semplicemente molto contento.

Tornando a te, Fabban, parlando di qualsiasi tipo di musica e suoni di oggi, come li considereresti a tuo avviso?

(Fabban) – Dipende da settori e generi. Penso che i migliori geni attuali siano tutti coloro che provengono da contesti sociali confusi. Per quello che ascolto io, trovo esserci tanta staticità e da tanti anni. C’è quindi, a mio avviso, pochezza di idee e di passione musicale da, ormai, un decennio. Ovviamente, de gustibus, poiché la musica viene interiorizzata in modo diverso da ciascuno. Personalmente, io amo tutto ciò che sia riconducibile all’old school, che sia metal, rock o elettronica, poiché gli artisti odierni più conosciuti non riescono a soddisfare i miei gusti – fatte le dovute eccezioni. Parlando di old school, mi rifaccio tantissimo alla Weather Underground statunitense, a partire dagli anni ’70, ovvero quella parte di storia sociale dominata da parossismo e ricerca della libertà, successivamente trasportata in musica. A mio avviso, è in questo periodo che ci sono stati quei grandissimi nomi storici, come i membri fondatori dello SDS statunitense o William Shockley (n.d.r.), capaci di aver indirettamente scaturito quella rabbia collettiva, che si sarebbe successivamente riprodotta in musica.

Quindi, questa corrente “Weathermen” hai da sempre inteso inserirla negli Aborym?

(Fabban) – Sull’ultimo album, abbiamo inserito parecchio di questa corrente. Per esempio, in “Irreversible Crisis” si parla all’80% di sommosse accadute durante l’attivismo della Weather Underground in America. Tuttavia, il concetto è che ciò che abbiamo tentato di riprodurre, sia stato fatto da gruppi e artisti incazzati! La rabbia è come la depressione e ti spinge a tirare fuori un certo genio nascosto dei personaggi ribelli. Non a caso, molti artisti depressi sono anche geniali, ma l’artista arrabbiato, oltre a questo, tende alla creazione di qualcosa di più granitico e radicale, che in molti casi diventa leggenda. Iggy Pop è uno dei miei artisti preferiti, tanto per citarne uno…

Antonello, condividi quanto affermato da Fabban?

(Antonello) – Sono totalmente d’accordo. Io penso che, adesso, non manchino affatto progetti musicali sperimentali. Tuttavia, credo che ci sia carenza di ascoltatori davvero in grado di comprenderli. Attualmente, siamo in una società dominata dalla dispersione. Tutto è veloce e liquido, come afferma Zygmunt Bauman, ovvero è molto difficile soffermarsi. In ogni caso, credo che momenti di magia, tra operazione creativa e realtà umana, si hanno quando si ha la saldatura fra un sentimento popolare e condiviso di cambiare lo status quo rompendo le barriere e coloro che interpretano questa istanza in senso creativo, musicale in questo caso. Molto spesso si parla di anni ’60, non accorgendosi, per esempio, che i Beatles siano stati terminali di un sentimento di volontà di cambiamento del mondo. In epoca moderna, questo sentimento viene a mancare, poiché gli individui sono totalmente alieni dalla dimensione collettiva di moda allora. Sono come tante monadi. In parole povere, prese singolarmente le persone appaiono più preparate, informate e fortunate a livello tecnico, rispetto agli anni ’60, ma vivono immersi in una alienazione e anomia di massa. Io penso che perché la musica torni ad essere Rivoluzione – come antitesi all’esistente – bisogna che si ricrei quella dimensione collettiva e si torni nuovamente a parlare di progetti condivisi di massa.
(Fabban) – Sono d’accordo con Antonello, ma aggiungo solo che, tutto questo di cui Antonello ha parlato, è un discorso legato alla comunicazione. A mio avviso, ciò che manca è riuscire ad avere quella corsia preferenziale, a livello musicale, che permetta di arrivare alla comunicazione, ovvero alla diffusione di idee, ragionamenti, scambi culturali, politica e quant’altro. Purtroppo, oggi noto molta disgregazione da questo punto di vista, ovvero non si capisce bene cosa questi nuovi artisti vogliano dire, presentando le loro idee con molta confusione. In passato, invece, tutto era molto più semplice, lineare e diretto.

Antonello, si vocifera che “Solchi Sperimentali” avrà un seguito. Puoi confermare?

(Antonello) – “Solchi Sperimentali” sarà con ogni probabilità il primo capitolo di una serie che ancora non so dire con certezza quanto sarà lunga. Molto probabilmente un seguito ci sarà ed affronterà più da vicino la scena italiana sperimentale. Intendo inserire, forse, fino a 300 recensioni, con le quali illustrare tutte le musiche altre dagli anni ’60 ad oggi sul suolo italiano. L’intento sarebbe di fare un’opera di scavo nell’ignoto, facendo emergere artisti validi quanto quelli in Gran Bretagna, Francia o Stati Uniti.

Venendo a te Fabban, cosa puoi dirci in merito a progetti futuri di Aborym?

(Fabban) – Stiamo lavorando al nuovo disco, ma non posso ancora dire molto a riguardo. Si tratterà di un’ulteriore evoluzione di tutta la discografia. Sto preparando ed editando in pre-produzione le linee-guida e alcuni scheletri di 4 nuovi brani. E il tutto è carico di industrial stile anni ’90.

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