Jethro Tull - A Passion Play - ballerinaRecensioni Recensioni Internazionali 

Jethro Tull – “A Passion Play” – Uno Speciale Esteso parte 2 – 40 anni dopo

Speciale A Passion Play dei Jethro Tull – 2° parte: 40 anni dopo.

di Donald McHeyre e Jacopo Muneratti

Benvenuti nella seconda parte del lungo speciale dedicato all’album “A Passion Play” dei Jethro Tull (1973).

Jethro Tull - A Passion Play BOX - info
Per celebrare i suoi 40 anni l’album è uscito in un’edizione che lo consegna ai fan in tutto il suo splendore, come l’abbiamo sempre solo sognato e contenente anche le session francesi del 1972, ripulite e sistemate in un ordine di set list ufficiale. Il degno coronamento per questo immenso capolavoro doppio. Per l’analisi tecnica e “tassonomica” dei brani contenuti nel cofanetto e alla loro wilsonizzazione, vi rimando alla parte scritta da Jacopo Muneratti (che troverete più giù).

E’ arrivato il momento di presentarvi questo stupendo libro di 80 pagine patinate e illustrate, che ha come accessorio 4 bei dischetti (2 CD in 2° di copertina, 2 DVD in 3° di copertina), contenenti alcune delle massime vette artistiche raggiunte dal rock britannico nella sua pluridecennale storia.
E il tutto per appena 30 euretti scarsi.
Il libretto del “Linwell Teather“, che nell’edizione originale è uno spillato inserito dentro una tasca della copertina interna del vinile, per questa edizione è stato editato in un nuovo formato libro (19×13) e messo all’inizio e alla fine.

In mezzo, ossia nel libro di 80 pagine, troviamo:

Jethro Tull - A Passion Play box-La scaletta dei due CD/DVD.
Quella di “A Passion Play“, suddivisa in 4 atti, a loro volta suddivisi ciascuno in 4 parti, la conosciamo già e l’abbiamo analizzata nell’articolo precedente.
Quella di “The Chateau d’Hérouville sessions” (non più d’isaster) è stata risistemata rispetto alla versione contenuta in “NIGTHCAP” nel 1993. Sapevamo che in quel doppio CD le cose non tornassero e nel corso degli anni è stato quasi un gioco di società tra i fan dei Jethro Tull quello di crearsi il proprio album abortito del 1972. In più, come potete vedere, è stato diviso in 3 lati. Molte le conferme ma qualche perplessità rimane (ma avremo modo di ritornarci dopo).
 
CD 2 – The Chateau d’Herouville Sessions (A new Steven Wilson stereo mix):
Side One
1-The Big Top (versione Chateau)
2- Scenario
3- Audition
4- Skating Away
5- Sailor
6- No Rehearsal
Side Two
7- Left Right
8- Solitaire
9- Critique Oblique (Part I)
10- Critique Oblique (Part II)
Side Three
11- Animelee (1st Dance) [Instrumental]
12- Animelee (2nd Dance) [Instrumental]
13- Law Of The Bungle (Part I) (Look At The Animals. Pensavate che potesse mancare ?)
14- Tiger
15- Law Of The Bungle (Part II)
-PASSIONATE PLAYERS
Lungo e molto interessante articolo di Martin Webb sulla genesi dei due album e le tragicomiche testimonianze (spassose quelle di Hammond e di Barre) sulla loro sopravvivenza in quella specie di Real World studio ante litteram (e sfigata) che è lo Chateau d’Herouville, tra uno studio di registrazione infestato da gramlin, dormitori infestati da piccoli alieni e i tentativi di avvelenamento da parte di una cuoca francese con baffi e barba più lunghi di quelli di Anderson.
Si continua parlando della loro svizzerizzazione per motivi fiscali e il ritorno in patria nei più familiari studi britannici  a cercare di mettere insieme, col poco tempo rimasto, qualcosa da consegnare a Terry Ellis e i fan, qualcosa che poi verrà conosciuto come “A Passion Play“.
Le stroncature del giornalismo specializzato e le reazioni dei fan tra il perplesso e l’estasiato.
Infine possiamo leggere le opinioni dei protagonisti quaranta anni dopo. 
A Natale (prima o poi lo sarà) siamo tutti più buoni e Ian Anderson riconosce il grande merito degli altri musicisti e riconosce che questi album sono frutto di un gruppo (leggere di queste rare dichiarazioni  di sapore democratico  da parte di Anderson mi ha commosso e dimostrato che nel mondo c’è ancora speranza).
 
-THAT REVIEW
Estratti e commenti sulle recensioni d’epoca, sempre a cura di Martin Webb e confessioni di Chris Welch, il popolare giornalista del Melody Maker che diede il via ai franchi tiratori della stampa.
 
-THE BALLERINA.
Don Needham incontra Jane Calthorpe (sposata Eve) La Ballerina di Danza Classica più famosa del rock. Non sapevo avesse partecipato a “Il Senso della Vita” di Cleese e co.
 
-NOTES ON THE REMIX
Steven Wilson ci guida al suo lavoro al banco mixer. Le sue scelte di togliere il flauto overdubs dalle session francesi e di limitare il sax in APP (Martin Barre lo avrebbe voluto completamente sostituito dal flauto traverso). I 50 secondi in più, scoperti di “The Foot Our Stairs“.
Wilson continua la sua personale battaglia contro il riverbero. Interessante il suo commento di rendere il suono come se ascoltassimo la musica da un teatro.
 
-A SHORT HYSTORY OF Chateau D’Hérouville.
Chateau d'Herouville 2Don Needham in due pagine ci parla brevemente della storia del castello e acchiappa qualche commento dell’ingegnere del suono Dominique Blanc-Francard, che partecipò al “disastro”. Il nostro amico francese dichiara “stranamente” di non ricordarsi molto del soggiorno tullico al castello pur essendo da sempre un grande fan del gruppo e di ricordarsi solo l’ultimo giorno un Anderson arrabbiato a causa di un tentativo di avvelenamento con un coniglio al forno. In ultimo decanta le qualità acustiche dello Studio 1 e un poco meno dell’attrezzatura tecnica.
Norfolk Castle
Lo Chateau secondo Anderson e soci

Nonostante la lettura di questo pur interessante capitolo dedicato al Chateau D’Hérouville, il mistero di cosa non vada in questi studi rimane.

Pink Floyd, Elton John e Cat Stevens (tutta gente che ci ha lavorato e con soddisfazione) sono meno esigenti? O più fortunati?
I Jethro Tull sono più scassapalle?
Eppure anche al Bowie/Eno e ciurma di “Low” nel 1976, accaddero esattamente le stesse cose di cui si lamentano i Jethro Tull del 1972.
-THE CHATEAU D’HEROUVILLE ALBUM
Ancora Don Needham, cerca di metter ordine alle session francesi. Come già illustrato, la suddivisione in 3 lati viene direttamente dai 3 nastri originali usati da Wilson. Poche sono le tracce già con un titolo, che poi verrà usato effettivamente nelle varie pubblicazioni. Il “lato 1” è quello che ne ha di meno ma si legge molto bene in alto sulla scatola “The One About the After Life”. Si parla anche di un brano perduto, Animal Song (Here’s Spectacles) che poi totalmente perduto non é.
-THE LYRICS
I testi completi di “A Passion Play” e di “Chateau d’Hèrouville Album“.
 -A PASSION PLAY TODAY – THE LOST TAPES
Il documento più inaspettato. Una testimonianza del Reverendo Godfrey Pilchard, riguardo un suo breve incontro nel 1973 con Ian Anderson durante una trasmissione radiofonica del 13 aprile 1973 per il 2° canale della BBC. Presentato da Melvyn Hardon, il programma radiofonico (il cui testo è trascritto tra le memorie del Reverendo) è sostanzialmente una interessantissima chiacchierata tra lui, il Dr. David Hare (Hare ????) e il nostro barbuto rockettaro. Il tema della puntata? Life e Death questions!
 -TOUR DATES
Tutte le date del tour dal 29 gennaio 1973 al 29 settembre 1973. Ovviamente ci doveva essere. Un poco inutile nell’epoca di internet ma girando pagina troviamo una bella splash page con la foto di tutto il cast e la crew del tour, scattata il 28 settembre 1973, dove tutti sono nominati e numerati.
– MELODIES DECAYING in SWEET DISSONANCE
Chris Amson, tecnico del suono, con i Jethro Tull tra il 1972 e il 1981, ci racconta la sua vita con il gruppo e ancora più interessante ci parla di quello che succedeva sul palco nel tour più teatrale e bizzarro mai fatto e che nessuno potrà mai più rivedere.
Jethro Tull - live 1973
-This is the Story ……… THE HARE WHO LOST HIS SPECTACLES ….!
Martin Webb, prima della seconda parte del libretto originale di “A Passion Play”, chiude questo interessante e, se pur breve, variegato reportage a tutto tondo, sul mondo dei Jethro Tull del 1972 e del 1973, con due pagine dedicate alla storia ….. della Lepre che perse gli occhiali, compreso il filmato, dove, con l’aiuto di Jeffrey (mai troppe volte) Hammond ci racconta qualche curiosità dietro alla Storia della Lepre che perse gli Occhiali e possiamo scoprire chi è nascosto dentro i costumi degli animali ….. per scoprirlo, dovrete leggere il libro.

“ACCESSORI” AL LIBRO

 
CD1
A Passion Play (A new Steven Wilson stereo mix)
 
CD2
 The Chateau d’Hérouville sessions (A new Steven Wilson stereo mix)
 
DVD1
 Contiene l’album A PASSION PLAY in versione 5.1 e Stereo.
 
Come immagini di accompagnamento alla musica si usa una porzione del filmato, mooolto lento di Janny Calthorpe, abbattuta che muove solo le mani …. suggestivo.
 Le due Bonus Track sono il gustosissimo filmato della LEPRE trasmesso come intervallo durante i concerti e che tutti già conosciamo bene e … interessantissimi, i due brevi filmati, che si credevano perduti, delle ballerine, usati come Intro e Outro nei concerti del 1973 e in parte già usato per accompagnare l’album nel DVD.
 
Ma abbiate pazienza e vedetelo tutto, ci sono delle inquietanti sorprese, degne del miglior Murnau.
 
DVD2 
Più poverello, contiene l’album Chateau con sottofondo video un’immagine fissa del castello in versione … Murnau, coperto da varie immagine tulliche che girano a random.
 
Altri filmati ? Estratti di concerti o di proto videoclip BBC ?  
Purtroppo nulla. Nulla “ufficialmente” si è salvato (oppure è mai esistito). Nulla di quel poco che si è salvato sembra essere adatto ad una pubblicazione professionale. Un gran peccato.

Jacopo … one, two, three ….

Sicuramente, ormai, il lavoro di Steven Wilson come archivista audio non ha bisogno di alcuna presentazione e questa non è la prima volta che si cimenta con un disco dei Jethro Tull. La sua precedente operazione è stata “Benefit”, disco eccezionale ma, originariamente, non prodotto benissimo, la cui nuova versione di Wilson riuscì a dargli quella brillantezza di cui tanto aveva bisogno, pur non presentando una disposizione degli strumenti troppo diversa dal mixaggio originale. “A Passion Play” era un disco già prodotto estremamente bene, considerando soprattutto la sua complessità, quindi, questa volta, Wilson, forse, avrebbe potuto trovarsi un po’ più in difficoltà del solito; tuttavia, ancora una volta, il leader dei Porcupine Tree ha giocato una carta vincente, incentrandosi più sull’eliminazione degli effetti “da studio” (come il riverbero) e una differente equalizzazione che sul riposizionamento dei canali audio: così facendo, è riuscito ad ottenere un sonoro più nitido e dettagliato senza dover pensare ad una nuova configurazione.
Steven WilsonSegnaliamo anche alcuni momenti che differiscono dalla versione “originale dell’album”. Due strofe di “The Foot of Our Stairs” all’epoca tagliate dal master dell’album e inserite alla fine del nastro, vengono sapientemente ripristinate nella loro sequenza iniziale. Probabilmente, l’intera sequenza funzionava meglio senza queste due strofe, ma è comunque molto bello sentire questi frammenti nascosti che, senza un’edizione del genere, non avremmo nemmeno mai immaginato esistessero.
Spettacolare l’accompagnamento di Martin Barre in questa sezione che, tra l’altro, deve essere stata scartata abbastanza presto, visto che suona un po’ più scarna del resto del movimento, come se mancassero alcuni aggiustamenti. Comunque sia, è abbastanza un miracolo che questo frammento sopravviva ai giorni nostri: di solito, quando una sezione scartata veniva inserita al termine del master, la sua posizione era lì solo per facilitarne l’eliminazione fisica!
Una cosa che, invece, è stata tolta, ma di cui, probabilmente, quasi nessuno sentirà la mancanza, è la piccola scala di sintetizzatore presente su “The Hare Who Lost His Spectacles”, originariamente posta a metà del movimento in modo da dividerlo in due parti (in quel punto lì, originariamente, terminava la prima facciata del vinile). Poiché questa nuova versione del disco è stata divisa in 17 tracce, non c’è stato bisogno di spezzare “The Hare”.
Non c’è molto da dire sulla nuova versione di “A Passion Play”, ma la chiarezza del sonoro e il frammento aggiunto, la renderebbero già per sé un acquisto fortemente consigliato per i fan. Quello che, però, la rende essenziale è il secondo CD, dedicato alle famigerate session allo Château d’Hérouville di cui abbiamo già parlato e su cui ora spenderemo qualche parola in più.
In breve, Wilson ha eliminato tutte le sovraincisioni post-1972 presenti su “Nightcap” (pubblicato nel 1993), ha mixato il disco con una nuova produzione più consona al periodo in cui è stato registrato, togliendo, quindi, quei fiumi di riverbero e quella strana equalizzazione che faceva suonare il tutto come se fosse stato registrato negli anni ’80, ha cambiato l’ordine, stavolta seguendo quello di registrazione, e, così facendo, ha dovuto riorganizzare un po’ il materiale rispetto a “Nightcap”. Facciamo un piccolo raffronto la nuova configurazione dei brani e quella del 1993, elencata in corsivo con il titolo con cui appariva:
•• The Big Top
• (-)
•Scenario
• (11- Scenario)
•Audition
• (12- Audition)
•Skating Away (On The Thin Ice Of A New Day)
•(-)
•Sailor
•(-)
•No Rehearsal
• (13- No Rehearsal)
•Left Right
• (7- Left Right)
•Only Solitaire
• (8- Solitaire)
•Critique Oblique (part I)
• (9- Critique Oblique)
•Critique Oblique (part II)
• (10- Post Last)
•Animelée (first dance)
• (1- First Post)
(2- Animelée)
•Animelée (second dance)
• (3- Tiger Toon)
•Law of the Bungle (part I)
• (4- Look At The Animals)
•Tiger Toon
• (5- Law of the Bungle)
•Law of the Bungle (part II)
• (6- Law of the Bungle Part II)                    
 
 
Chateau d'HerouvilleNessuna delle due ricostruzioni può definirsi corretta o sbagliata al 100%: quella del 1993si basa sul completamento del lavoro 20 anni dopo le session, mentre quella del 2014 è incentrata sull’idea generale del progetto al momento dell’abbandono delle session; con un quarto lato mancante e mai registrato, oltre che, probabilmente, mai composto, è impossibile sapere come sarebbe stato l’album, se fosse uscito.
Questa nuova edizione contiene quasi tutti i brani mancanti: “The Big Top“, il cui titolo era precedentemente sconosciuto ai fan, che la identificavano, a scelta, come “Lifebeats” o con un più generico “Ouverture“, la versione originale di “Skating Away (On The Thin Ice of a New Day)” e “Sailor“, richiestissima dai fan. Manca, invece, un brano dal terzo blocco: “Animal Song (Hare Spectacles)” che, secondo le note di copertina di Needham, è stato tagliato fisicamente dal master tape degli Chateau per essere inserito in quello di “A Passion Play“. Poiché, ad oggi, è impossibile sapere cos’è stato registrato nelle session Chateau e cosa è stato aggiunto in seguito, Wilson ha preferito lasciarlo mancante piuttosto che cercare di ricostruirlo dai multitraccia: una scelta, diremmo, filologicamente sensata e onesta. Originariamente il brano era collocato dopo “Animelée (second dance)” (a.k.a. la “Tiger Toon” di “Nightcap”).
Chateau d'Herouville - 1971Il sonoro della nuova edizione è senza alcun dubbio molto più chiaro della precedente, ma l’eliminazione delle sovraincisioni di flauto non fa altro che evidenziare quanto questo lavoro sia, in realtà, un disco incompleto; anche se, sicuramente, questo era un altro degli obbiettivi di Wilson. Si raffrontino, ad esempio, le due “Critique Oblique” di questa edizione con le precedenti. Nella versione di “Nightcap” il flauto funge da riempitivo per colmare la lacuna lasciata dall’assenza dei contributi di flauto e di voce dai nastri originali, e, l’effetto generale è senza dubbio molto coeso, energico e convincente; nella nuova versione, tutto ciò manca, e quindi, l’ascoltatore si rende conto palesemente che ciò che sta ascoltando sono delle backing-track; di fattura eccellente, ma pur sempre delle backing-trackincomplete. In più, l’assenza del flauto, ha anche cambiato il modo in cui queste due tracce seguono.  Nella versione del 1993, l’ultima nota di “Critique Oblique” viene eseguita dal solo Anderson al flauto e, dopo qualche secondo di silenzio, inizia la traccia successiva (“Post Last”) con un count-in e gli accordi di chitarra acustica. Nella versione del 2014, il flauto è completamente assente, quindi “Critique Oblique (part I)” termina bruscamente e, immediatamente, gli viene allacciato l’incipit della seconda parte, che scopriamo essere compatibile dal punto di vista della tonalità. Entrambe le soluzioni funzionano perfettamente, quindi, non possiamo sapere quali fossero le intenzioni originali del 1972: se i due pezzi fossero effettivamente spezzati o se il blocco sia stato registrato in due parti per comodità, con l’intenzione di riunirle in post-produzione. Altri brani dove si nota l’assenza del flauto sono “No Rehearsal“, la cui parte centrale suona eccessivamente scarna, e “Left Right” che ha una parte di flauto, ma che manca di alcuni ritocchi (sull’inizio e sul finale), facendo suonare il pezzo ancora più incompleto. Tuttavia, l’assolo di sax soprano presente sulla prima parte di “Critique Oblique” in questa nuova versione, è completamente assente nella versione del 1993, che preferisce la continuazione dell’assolo di flauto post-1972.
Insomma, nessuna delle due versioni è totalmente preferibile all’altra, ed entrambe risultano estremamente interessanti anche possedendo già una delle due. La versione definitiva sarebbe una che tiene conto delle sovraincisioni del 1988 e del 1993, ma con il mixaggio di Wilson. Sicuramente, non uscirà mai e possiamo solo immaginarla, quindi, lo scolaro Tulliano deve assolutamente procurarsele entrambe.
Jethro Tull - A Passion Play - ManifestoChi è particolarmente ghiotto, dovrebbe cercare anche la versione del primo blocco (“The Big Top” – “No Rehearsal”) che circola da tempo in canali non ufficiali (uno dei luoghi dove reperirla è il bootleg “Minstrels in the Red House”), perché, nonostante la sua qualità audio relativamente bassa, è un no-mix, ovvero, una versione dove tutti i canali del multitraccia sono stati lasciati aperti, rendendo così ascoltabili alcune cose assenti da entrambe le versioni ufficiali, primo su tutti il vero finale di “No Rehearsal”: 50 secondi di delizia caotica che, a questo punto, non vedranno mai la luce ufficialmente.
Comunque, mentre, ascoltiamo questo materiale, non possiamo fare altro che augurarci che Steven Wilson rimanga al servizio di Anderson ancora per molto tempo, perché si è dimostrato un archivista entusiasta e assolutamente preparato dal punto di vista filologico, e di seguirlo nelle sue future uscite!
Jethro Tull - Ballerina ombra

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