Jethro Tull - Stand Up The Elevated Edition - 2016Recensioni Recensioni Internazionali 

Jethro Tull – “Stand Up” Una Recensione Elevata

Stand Up” dei Jethro Tull, album pietra miliare del rock, torna disponibile nella sua “The Elevated Edition” proseguendo l’operazione di recupero in edizioni in cofanetti, lussuosi ma economici, degli album storici dei Jethro Tull che Ian Anderson, coadiuvato da Steven Wilson, ha intrapreso da qualche anno.

Donald McHeyre, redattore di Rock by Wild e lo scattante Jacopo Muneratti hanno recensito l’album e il cofanetto per voi.

Donald si alza e va nel 1969

Il 1969 è molto diverso dal 1966. Sembrano passati più dei 3 anni effettivi. Il 30 gennaio i Beatles si esibiscono sul tetto della Apple Records e chi li vide insieme non lo farà mai più. Il 3 luglio muore Brian Jones, ormai estromesso dai Rolling Stone che il 5 di luglio organizzano un mega concerto all’Hyde Park di Londra per ricordarlo e farsi perdonare. Il 21 luglio, in diretta televisiva, si vedono Neil Armstrong e Buzz Aldrin fare una passeggiata, mentre Michael Collins vorrebbe “camminare con loro“. Tra il 15 ed il 18 di agosto vicino a Bethel, nello stato di New York, 400.000 giovani si rotolano nel fango.

Il Regno Unito è ancora negli anni ’60 e gli effetti dell’Invasione Britannica in suolo Americano produce un ritorno di psichedelìa in terra Albionica. La swinging Lodon è ancora saldamente la Capitale della Musica, almeno quella rock. Il Blues britannico è all’apice del suo Boom (ma ad ottobre un Uomo Schizoide urla dal futuro), Led Zeppelin, JH Experience, Jeff Beck, Fleetwood Mac, Ten Years After … e i Jethro Tull… sono in cima alle classifiche.
A costoro i Jethro Tull faranno da gruppo spalla per tutta la durata dell’anno. In particolare il 9 gennaio a Stoccolma, per aprire a Jimi Hendrix, troviamo il gruppo, con una delle prime performance del nuovo chitarrista, Martina Barre, suonare una scaletta formata, all’epoca, quasi tutta da inediti.

Jethro Tull - 1969Il 1969 è anche l’anno in cui il producer e manager del gruppo, compreso “Stand Up” album per il quale ideerà anche la famosa copertina pop up, Terry Ellis, insieme con Chris Wright, ottiene da Chris Blackwell della Island, il benestare a creare la propria etichetta discografica, la Chrysalis Records, (neo)nata apposta per i Jethro Tull, secondo l’accordo per il quale avrebbero dovuto piazzare per la Island Records almeno tre prodotti da top ten (due sono l’album “This Was” e il singolo “Living in the Past“/”Driving Song“, “Stand Up” è un altro. Il singolo “Sweet Dream“/”17“, al 7° posto, a novembre del 1969, un altro ancora, poi il singolo “The Witch’s Promise“/”Teacher“, 4° posto e l’album “Benefit“, 3° posto, nel 1970, pubblicato con doppia Label Island/Chrysalis, e poi “Aqualung” nel 1971. Come si può vedere la promessa fatta al “giamaicano” è andata ben oltre i tre prodotti stabiliti).

Jethro Tull - Stand Up - 1969Stand Up” prodotto tra aprile e maggio presso i Morgan Studios e gli Olympic Studios e pubblicato tra agosto e ottobre del 1969 è il secondo album a portare il nome Jethro Tull in copertina ma il primo della lunga transizione terminata nel 1972 che trasformerà i Jethro Tull di Mick Abrahams nei Jethro Tull di Ian Anderson – e i suoi precedenti compagnucci di merende musicali, momentaneamente in panchina dal 1967.

L’album, va anche meglio del pur ottimo risultato del precedente “This Was“, raggiungendo il vertice della classifica inglese e per molti è la matrice su cui si poseranno i “veri” Jethro Tull d’ora in avanti. Di sicuro segna molte prime volte e molti punti fermi per la storia della gruppo.
Anderson ridimensiona l’influenza di John Mayall (che resta però molto forte nella voce) e guarda a Roy Harper, Davey Graham e Bert Jansch ma guarda anche al rock di ‘Zeppelin e Jeff Beck, all’emergente movimento folkrockjazz di Pentangle e Fairport Convention e in ultimo ma non ultimo, oltre ai confini geografici e culturali della “piccola isoletta di pescatori”.

L’ex chitarrista degli effimeri Penny Peeps e Gethsemane, il piccolo e tenero Martin Lancelot Barre, entra finalmente nel gruppo la vigilia di natale del 1968, dopo alcune precedenti disastrose prove (e dopo approcci mancati della band con Tony Iommi e addirittura Jeff Beck). Il sodalizio Anderson/Barre, resterà per decenni una delle accoppiate più stabili e produttive della storia del rock.
David Palmer, presente già come suonatore di tromba nel brano “Move On Alone” di “This Was“, continua ad arrangiare dietro le quinte e realizza la sua prima (dopo “Christmas Song” che è solo su singolo), delle tante meravigliose direzioni orchestrali che finiranno in un album del gruppo.

Jethro Tull - 1969 - coloreL’attacco di “A New Day Yesterday” è ancora pregno dell’atmosfera del periodo blues elettrico inglese che il gruppo ha passato da poco come mosca bianca vincente. Per alcuni una traccia d’apertura album sotto tono. Personalmente mi metto tra questi.
Vi fermo subito. Il brano di per sé è tutt’altro che sottotono (anche se gli preferisco la versione BBC – vedi nostre BBC Sessions qui su Rock by Wild – ndr) ma ho sempre avuto l’impressione che non fosse adatta ad aprire un lato di album. D’altra parte, e mi rivolgo ai detrattori, quale, tra gli altri brani dell’album, a parte “Nothing Is Easy” che comunque apre già egregiamente il Lato B, sarebbe adatto ad aprite il Lato A?
A New Day Yesterday“, insieme a “Nothing Is Easy“, “Back to the Family“, “For A Thousand Mothers” e “We Used to Know” (ottimo brano “qualunque” di un album che, scippato, farà la fortuna di altri), sono le prime punte avanzate dei Jethro Tull sul fronte del nuovo hard rock blues che spopolerà per tutti gli anni ’70 e tra i maggiori loro contributi al rock tutto. I fan del progressive non si azzardino a definirli prog. Per loro l’album riserva i “contentini di lusso” di “Fat Man“, “Jeffrey Goes to Leicester Square” (secondo brano della trilogia dedicata all’amico, futuro Tull, Jeffrey Hammond), le “ballad” “Reasons for Waiting” e “Look into the Sun” ma soprattutto lo strumentale bachiano “Bourée“.

Bakerloo - Cover Album - 1969A proposito di “Bourée“, è curioso, per quelle strane “coincidenze” del destino, o forse perché tutto sommato l’Inghilterra è piccola, che proprio ad agosto i Bakerloo (gruppo di Clem Clempson pre Colosseum e Humble Pie) uscissero con il singolo “Drivin’ Bachwards“/”Once Upon a Time“, dove quella Bachwards è proprio la stessa “Bourrèe in MI bemolle maggiore” in una versione diversa da quella di Anderson.

Di “Stand Up” non ho mai posseduto l’album originale ma è il secondo CD che comprai in assoluta (ma 5° album dei Jethro Tull da me comprato e ascoltato) quando i CD erano ancora la metà emergente del mercato discografico. Dopo averlo consumato e assimilato per decenni saranno almeno 5 anni che non l’ascolto tutto intero o in parte. Credo sia proprio arrivato il momento di alzarsi e andare ad ascoltare questa “The Elevated Edition” di “Stand Up“.

Jacopo si alza e torna nel 2016

Il primo amore non si scorda mai, nemmeno quando si tratta di un amore musicale. “Stand Up“, il secondo album dei Jethro Tull, è sicuramente stato uno dei miei: lo ricevetti per il mio settimo compleanno da parte di uno zio che, in quel momento, rivestiva anche il ruolo di mentore musicale, turbando il mio giovane cervello con la musica di vari stralunati artisti come Pentangle, Genesis, King Crimson, Frank Zappa e John Coltrane. Oltre all’immediato amore verso “Bourée“, un pezzo che mio padre ascoltava di continuo dal mio CD, i brani più movimentati e aggressivi (“A New Day Yesterday“, “Back to the Family“, “Nothing is Easy” e “For A Thousand Mothers“) ebbero fin da subito un impatto incredibile, ma col tempo imparai anche ad apprezzare anche quelli più soffusi e delicati (“Reasons for Waiting“, forse la miglior canzone d’amore di tutti i tempi, “We Used to Know” e “Look Into The Sun“) e gli altri non inseribili in nessuna delle due categorie (“Jeffrey Goes to Leicester Square” e “Fat Man“). Dato il mio coinvolgimento emotivo verso l’album, mi è un po’ difficile parlarne in termini obbiettivi. Detto questo, non trovo nessun motivo per non considerare l’album un capolavoro della musica moderna e uno dei migliori di quel decennio, liricamente e musicalmente.

Stand Up Elevated, la nuova versione.

Jethro Tull - The Elevated Edition - cover - 2016Fin da piccolo però, ho notato che il mixaggio e la produzione dell’album non erano esattamente il massimo. L’hard pan (ovvero, la presenza di uno strumento o della voce esclusivamente da uno dei due canali stereo) nel 1969 stava già cominciando ad essere desuèto: basti pensare alla produzione di album come “Disraeli Gears” dei Cream (1967), “Music in a Doll’s House” dei Family (1968), “Electric Ladyland” della Jimi Hendrix Experience (1968) e “Hot Rats” di Frank Zappa (1969).
Come se non bastasse, questo tipo di mixaggio non è in grado di contenere tutte le informazioni sonore, penalizzando molto alcuni pezzi (“For A Thousand Mothers” e “A New Day Yesterday” su tutte), che risultano confusionari nella produzione per via dell’eccessiva compressione. Considerando le tecniche di registrazione limitate dell’epoca, devo ammettere che, nonostante i vari miracoli in passato operati da Steven Wilson, non mi aspettavo niente di particolarmente significativo da questo suo remix. Per fortuna, mi sbagliavo. Chi ha seguito il suo lavoro fino ad ora, sa che Wilson, generalmente, tende a non deviare troppo dai mixaggi originali, preferendo concentrarsi sulla pulizia sonora, cercando di riposizionare il meno possibile gli strumenti nell’immagine sonora. Questa volta, però, per poterlo fare, ha dovuto utilizzare un approccio più creativo, limitando l’hard pan dell’originale o, direttamente, eliminandolo. Il risultato è un nuovo mixaggio estremamente piacevole, non compresso e molto chiaro ma che, allo stesso tempo, non suona fuori dal tempo e non modifica la natura dell’album.

Per quanto riguarda i remix dei Jethro Tull questa “Elevated Edition” di “Stand Up” potrebbe tranquillamente essere il suo capolavoro fino ad ora: senza voler fare retorica, in alcuni momenti è come ascoltare di nuovo questo disco per la prima volta! Tra le varie finezze che questa nuova edizione offre, segnalo l’armonica ritmica durante l’assolo di chitarra di Martin Barre durante l’assolo di “A New Day Yesterday“, presente anche nel mixaggio originale ma nascosta, e il fadeout esteso di “Look Into The Sun“.

Dato che, in quel momento storico, i Jethro Tull tendevano a comporre la scaletta dell’album prima di entrare in studio di registrazione, questa volta la sezione bonus non ci offre nessun brano inedito, sebbene il libretto menzioni due titoli non utilizzati su album (“The Game” e “Early in the Morning“, quest’ultimo forse un rifacimento del classico blues in seguito rielaborato da molti artisti, tra cui la Ginger Baker Air Force), giudicati però in stato troppo incompleto e rudimentale per poter essere inclusi in questa edizione. In ogni caso, come contentino, ci viene offerta una interessante e, ancora un po’ grezza, versione in studio alternativa di “Bourée“.

Oltre a ciò, abbiamo anche ben tre versioni del singolo non-LP “Living in the Past“/”Driving Song“: un nuovo mix di Steven Wilson e i due mixaggi originali in stereo e in mono del 1969. Per chi non lo sapesse, infatti, entrambi i pezzi vennero remixati ex novo nel 1972 per la compilation “Living in the Past” e, da allora, quelle sono le versioni che sono state incluse nelle varie compilation. I nuovi mixaggi del 2016 non sono straordinari come quelli dell’album ma, comunque, restano eccellenti e sicuramente le migliori presentazioni sonore di questo singolo. Lo stereo originale del 1969, una rarità assoluta perché all’epoca stampato solo su dei rari promo per le radio e in una introvabile compilation per il mercato Giapponese, ed era spesso descritto come simile alle tracce originali di “Stand Up“. Sebbene questo sia il caso per “Driving Song“, abbastanza difficile da digerire in cuffia, il mixaggio di “Living in the Past” è, invece, molto piacevole e ben bilanciato; sicuramente il migliore pubblicato in quell’anno. Niente di particolarmente eccezionale per quanto riguarda quello in mono, sebbene sia interessante far notare che questa particolare versione di “Driving Song” sfuma più tardi rispetto a tutte le altre.

Sparsi tra i due CD troviamo anche due divertenti spot radiofonici per le radio Americane e la BBC session del 16 Giugno 1969, ma queste tracce erano presenti anche nella “Expanded Collectors Edition” del 2010 nelle stesse identiche versioni.

Stand Up Elevated, gli inserti live, audio e video.

Jethro Tull - The Elevated Edition - CD e DVD - 2016Il secondo CD è quasi del tutto occupato da uno dei due live a Stoccolma del 9 Gennaio 1969, di qualche mese precedente alle session in studio per l’album. Alcuni fan si sono lamentati dell’inclusione di questo concerto, dato che precedentemente era apparso su molti bootleg. Tuttavia, questa è la prima volta che possiamo ascoltarlo direttamente dai Master originali e, comunque, è l’unico materiale di questo particolare periodo del gruppo ad essere sopravvissuto ai giorni nostri, per nostra fortuna in qualità audio molto alta: si tratta di una registrazione professionale effettuata dalla Radio Svedese!

Questo concerto ci mostra quanto più vicini siano stati i Jethro Tull ad essere una jam band, un approccio in seguito completamente abbandonato per concentrarsi di più su una scaletta fissa con ogni intervento studiato al minimo. Sebbene il playing non sia ancora perfetto come lo sarà di lì a poco, la performance resta comunque notevole grazie alla grande energia e all’entusiasmo mostrato dai quattro musicisti. Oltre all’inedita e jazzata “Martin’s Tune“, i momenti più interessanti sono una lunghissima e, compositivamente ancora non rifinita, “Nothing is Easy” e “Dharma For One” che, oltre ad uno straordinario assolo di batteria di Clive Bunker, contiene anche un duetto di flauto tra Anderson e Barre. “To Be Sad is a Mad Way To Be“, mai incisa in studio e presente qua in due versioni con testi leggermente diversi, è un blues classico che probabilmente sarebbe stato più adatto al periodo di “This Was“. Il mixaggio di questo materiale, non eseguito da Steven Wilson bensì dalla radio Svedese, non è particolarmente brillante: i volumi sono spesso sbilanciati ma, se non altro, il basso di Glenn Cornick è sempre in primo piano, dandoci modo di apprezzare molte sue finezze che di solito rimangono per forza di cose nascoste.

Questa recensione non è del tutto completa poiché, non possedendo un impianto surround, non posso giudicare la maggior parte dei contenuti del DVD. Tuttavia è bene far notare che il breve filmato a Stoccolma (“To Be Sad is a Mad Way To Be” e “Back to the Family“) è presente in qualità straordinariamente alta, molto più di quella che circolava precedentemente.

Stand Up Elevated, il libro.

Jethro Tull - 1969 - The Elevated Edition - 2016Il libretto allegato a questo box è, ancora una volta, estremamente pregevole. Il lavoro di ricerca di Martin Webb è sempre molto dettagliato ed esposto in maniera leggibile e possiamo goderci un ottimo report di questo periodo del gruppo, nel quale i Jethro Tull cominciarono a diventare i Jethro Tull, con molto humour ed entusiasmo. I commenti dei vari membri del gruppo sono, come sempre, molto curiosi e rivelatori: tra le varie cose, Martin Barre dice di aver composto la musica di “Driving Song” (non accreditato) e c’è una irresistibile invettiva di Clive Bunker sulla sua parte di batteria di “For A Thousand Mothers“, oltre alla solita interessantissima analisi dettagliata dell’album da parte di Ian Anderson.

Così come il cofanetto di “Too Old To Rock’n’Roll” riportava un tributo a John Glascock, qua ne abbiamo uno verso Glenn Cornick, tragicamente scomparso un paio di anni fa, fatto con garbo e rispetto. In generale, la presenza del bassista nel libretto è massiccia, grazie al gran numero di interviste che fece in vita. Ci sono anche le testimonianze di John Burns (assistente di studio durante le session) e Jimmy Grashow (autore dell’iconica copertina che, nel libretto di questa edizione, si alza come nell’originale). Come al solito, il libretto pullula di ottime foto, alcune mai viste prima d’ora.

Per concludere: l’unica lamentela possibile riguardo a questa nuova edizione di “Stand Up” è che non sia uscita prima, magari al posto di quella malamente compilata del 2010. A parte questo, si tratta sicuramente di uno dei migliori volumi della serie fino ad ora, almeno per quanto riguarda il remix ed è essenziale per chiunque ami questo album.

Queste pubblicazioni sono sicuramente la migliore cosa che potessero accadere al catalogo dei Jethro Tull e ci auguriamo che proseguano ancora a lungo e sempre con questo standard qualitativo!

Donald e Jacopo si siedono ….

Two Boys in Pub

 

 

 

 

 

… ma questa volta niente chiacchiere. Si ascolta “Stand Up“.

Jethro Tull – “Stand Up The Elevated Edition” box

Artista/Band: Jethro Tull
Album: “Stand Up”
Data di Pubblicazione: 18 novembre 2016 (box), 1° agosto 1969 (UK album originale)
Etichetta: Chrysalis (box), Island (UK album originale), Reprise (US album originale)
Produzione: Terry Ellis e Ian Anderson presso Morgan Studios, London tra aprile e maggio 1969 e Olympic Studios il 24 aprile 1969. Ingegnere del suono, Andy Johns.
Artwork: James Grashow. Concetto e ideazione, Terry Ellis e John Williams.

Tracklist – “Stand Up The Elevated Edition”

CD1: Stereo Mixes by Steven Wilson
1-A New Day Yesterday
2-Jeffery Goes To Leicester Square
3-Bouree
4-Back To The Family
5-Look Into The Sun
6-Nothing Is Easy
7-Fat Man
8-We Used To Know
9-Reasons For Waiting
10-For A Thousand Mothers

Bonus Track:

11-Living In The Past
12-Driving Song
13-Bouree – Morgan Version (inedita)
14-Living In The Past – Original 1969 Stereo Single Mix
15-Driving Song – Original 1969 Stereo Single Mix
16-A New Day Yesterday – BBC Sessions
17-Fat Man – BBC Sessions
18-Nothing Is Easy – BBC Sessions
19-Bourée- – BBC Sessions

CD2: Live at The Stockholm Konserthuset (9 gennaio 1969)
1-Introduction
2-My Sunday Feeling
3-Martin’s Tune
4-To Be Sad Is A Mad Way To Be
5-Back To The Family
6-Dharma For One
7-Nothing Is Easy
8-A Song For Jeffery

Bonus Track:

9-To Be Sad Is A Mad Way To Be – first show version
10-Living In The Past – Original 1969 Mono Single Mix
11-Driving Song – Original 1969 Mono Single Mix
12-Stand Up Radio Spot #1
13-Stand Up Radio Spot #2

DVD1: Audio and Video
Steven Wilson remixes in 96/24 PCM stereo and DD/DTS 5.1 surround
96/24 flat transfer of Stand Up original stereo master tapes from June 5, 1969
96/24 flat transfer of original mono and stereo mixes of “Living In The Past” and “Driving Song”
Video footage from Stockholm 1969: “To Be Sad Is A Mad Way To Be” and “Back To The Family”

Confezione con rilegato libro di 112 pagine con articoli e foto. Comprende originale pop-up come nell’album originale.

Line Up – “Stand Up”

Ian Anderson: voce, flauto traverso, chitarra acustica, organo hammond, piano, mandolino, balalaika, armonica.
Martin Barre: chitarra elettrica, flauto (tracce 2 e 9 album originale).
Glenn Cornick: basso elettrico (tranne traccia “Look Into The Sun”)
Clive Bunker: batteria e percussioni

Ospite:

Andy Johns: basso elettrico su “Look Into The Sun”
David Palmer: orchestrazione, arrangiamento e conduzione su “Resons For Waiting”

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