Jethro Tull - Too Old cover cutRecensioni Recensioni Internazionali 

Jethro Tull – Too Old To Rock ‘n’ Roll:Too Young To Die!

Jethro Tull – Too Old To Rock ‘n’ Roll:Too Young To Die! – 40 anni, mai troppo vecchio, mai troppo giovane!

Too Old To Rock ‘n’ Roll:Too Young To Die” il decimo album  dei Jethro Tull usciva 40 anni fa, il 23 aprile del 1976 (il 17 maggio in America). Nel 2015 a novembre è stato pubblicato il cofanetto della Special (TV) edition nella serie delle “wilsonizzazioni” dei classici del rock, l’occasione è propizia per parlarne in questo speciale curato da Donald McHeyre e Jacopo Muneratti.

Donald McHeyre: Non troppo vecchio!

Jethro Tull 19761976. Le ondate iconoclaste del punk rock britannico, che tutto il “vecchio” vorrebbero distruggere ma nulla di nuovo pongono in alternativa, sono arrivate, diventando subito dei pannolini da vendere sul mercato. Ugualmente il vento del cambiamento è nell’aria e l’anno potrà essere ricordato come spartiacque di due epoche.
Apparentemente per i Jethro Tull tutto prosegue come se nulla stesse accadendo, coerenti con la loro estetica artistica e musicale. Apparentemente.
Ian Anderson decide di sostituire le leggiadre violoncelliste con i sintetizzatori dell’allora un poco meno leggiadro David Palmer, il quale entrerà finalmente in pianta stabile nel gruppo, almeno per il momento solo per quanto concerne l’attività sul palco. Palmer continua a prestare la sua opera di orchestratore e arrangiatore per le idee di Anderson ma finalmente lo si potrà ascoltare anche come strumentista, anche se i fan dei Jethro Tull della prima ora se lo ricordavano già “alle trombe” nel brano “Move On Alone” dell’album “This Was“.
Jeffrey Hammond se ne è andato a novembre dell’anno precedente, come promesso nove mesi prima, per intraprendere la carriera di pittore e creatore di lampade. Quella di Hammond resta una carriera breve ma gloriosa nel panorama del rock internazionale. In tutto è stato il bassista di 5 album e un EP che fanno parte della storia del rock. La presenza in almeno 2 di questi varrebbe quanto un’intera pagina di curriculum per tanti altri musicisti del passato e del futuro. Ma basta così. Hammond esce di scena definitivamente e non lo rivedremo mai più.
Come suo sostituto viene preso un “vero” bassista, John Glascock, conosciuto dagli altri in tour, quando suonava con i Carmen in apertura ai Tull. Glascock è il primo membro dei Jethro Tull che al suo ingresso può vantare già una carriera lunga e variegata. La sua esperienza e il suo spessore umano restano un valore aggiunto, (come lo fu quello di Hammond ma di stampo diverso), il quale purtroppo si concluderà in modo tragico solo dopo pochi anni.

Vecchi e Nuovi Concetti

Jethro Tull - Too Old comicsQuello che resta coerente agli anni precedenti è la scelta di proseguire con album concept il cui concetto trascende i limiti fisici dell’album.
Thick As A Brick” era un giornale fittizio che presentava una vera composizione poetica di un fittizio enfant prodige. “A Passion Play” era la rappresentazione fittizia di un’opera teatrale che non esiste. L’album “Warchild” è tutto quel che rimane di un progetto cinematografico abortito.
All’inizio la nuova idea era semplicemente realizzare un concept sulle varie scelte di vita, una volta diventati adulti, sotto forma di lavori e professioni rappresentati ciascuna attraverso un brano. Un’idea che verrà utilizzata in anni recenti da Anderson per il suo “TAAB2” (ma che avevano già fatto i Gentle Giant  di “Three Friends” nel 1972).
Nel 1975 nelle pagine del New Musical Express, Anderson presenterà il progetto, dichiarando di avere un palinsesto di ben 18 brani da cui sceglierne 10 o 12 da utilizzare per il nuovo album. Sempre nel 1975 Anderson e Palmer stavano scrivendo le musiche e i testi  di un musical rock per il quale, nelle loro intenzioni, avrebbe dovuto essere scritturato come attore protagonista il cantante pop e attore degli anni ’60, Adam Faith.
Peccato che quest’ultimo non ci pensava proprio a partecipare a questo progetto ed era occupato a fare altre cose.
Per questo motivo e per i soliti problemi economici-organizzativi, tutte queste idee confluiranno all’inizio del 1976 nell’album che verrà intitolato “Too Old to Rock ’n’ Roll: Too Young to Die!
Il plot originale viene ridotto a minimale sceneggiatura per un comics (pubblicato all’interno della copertina gatefold), disegnato da Dave Gibbons. Quel Dave Gibbons che oggi è asceso all’olimpo per i suoi disegni del monumentale “Watchmen” di Alan Moore, l’opera in 12 parti che ha rivoluzionato a metà degli anni ’80 il modo di trattare i supereroi, indicato dal “Times” come una delle 100 opere letterarie più significative dell’era moderna e unico fumetto ad aver mai vinto il Premio Hugo (L’Oscar della fantascienza).
Ma nella metà degli anni ’70 Gibbons era solo uno dei tanti disegnatori del fumetto underground britannico, non molto noto, pur lavorando per la principali e significative testate britanniche e americane del periodo, come MAD e AD2000. Intendiamoci: il fumetto britannico è tutto underground e, fino al rinascimento dei comics britannici avuto negli anni ’80 ad opera di autori come Alan Moore, Neil Gaiman, Brian Talbot, Grant Morrison e Bryan Bolland, i soli titoli britannici nella cultura mainstream erano “Jeff Hawke” di Sydney Jordan e “Dan Dare” di Frank Hampson.
Ian Anderson e Terry Ellis lo avranno scelto per risparmiare sul compenso? 300 sterline dell’epoca non sono così poche. Sicuro è il fatto che ai due il lavoro di Gibbons piacque e la storia fumettata del vecchio rocker Ray Lomas, dapprima passato di moda e poi ritornato alla ribalta, farà da collante tra i vari brani scelti per l’album.
Come concept album “Too Old to R’n’R …” si può ascrivere nel novero delle opere rock ma per ammissione dello stesso Anderson e come risulta evidente dalla lettura dei testi, la maggior parte dei brani è “cacciata a forza” nel flusso della narrazione. Dei brani prodotti nel 1975 per l’abortito concept sulle carriere, ossia, “Salamander’s Reg-Time“, “Commercial Traveller“, “Advertising Man” (solo embrionale), quella che poi diverrà la title track “Too Old To …” e “The Chenquerd Flag“, solo le ultime due verranno inserite nell’album poi uscito agli inizi del 1976. Per gli altri brani, con l’eccezione di “Advertising Man“, l’aggiunta della meravigliosa versione di gruppo di “One Small Cigar” e della prima versione di “One Brown Mouse“, dovremo aspettare il 2015, con l’uscita del cofanetto che stiamo esaminando in questa sede.
L’album “Too Old to Rock ’n’ Roll: Too Young to Die!” viene pubblicato finalmente ad aprile del 1976 in Gran Bretagna e a maggio dello stesso anno, in America. Sarà il primo “flop” della carriera di Ian Anderson, relativamente e in proporzione a quanto successo di vendita avevano ottenuto i precedenti album dei Jethro Tull fino a quel momento. Resterà comunque l’unico album dei Jethro Tulldegli anni ’70 a non diventare disco d’oro. Tra poco, nella “chiacchierata” con Jacopo Muneratti ne discuteremo i pregi e i difetti.

Lo Speciale TV

Jethro Tull - Ian Anderson - BBC 1976I Jethro Tull e la Chrysalis riusciranno a realizzare qualcosa che si avvicina di più all’idea di un musical, grazie alla BBC e al regista Mike Mansfield, con uno speciale televisivo lungo quanto l’album, dove ogni brano viene “interpretato” dai membri della band con diversi costumi circondati da una scenografia povera ma ben sfruttata.  Per l’occasione i brani dell’album vengono risuonati e cantati interamente con un nuovo arrangiamento ai Morgan Studio di Londra tra il 26 e il 28 di marzo, e su questa base i Jethro Tull mimano la performance riprese il 7 aprile e trasmessa la prima volta in TV il 16 di luglio.
All’epoca il concetto di video-album era quasi pionieristico. La povertà di mezzi viene solo in parte compensata dalle idee scenografiche e registiche oltre ad Anderson che, contrariamente al suo solito, riesce a mimare bene con la bocca le parti cantate. Il Video-album resterà nei cassetti della BBC, per molti decenni, girando solo, intero o in parte, nell’ambito dei bootleg.
L’album “alternativo” di “Too Old …“, grazie a questa edizione speciale, torna finalmente disponibile in versione audio/video e solo audio, ripulite ad opera di Steven Wilson, proseguendo il progetto commissionato da Ian Anderson da alcuni anni di ripubblicare gli album dei Jethro Tull, almeno quelli classici, in versioni (il più possibile) definitive e complete.

Jacopo Muneratti: Mai troppo giovane!

Jethro Tull - Too Old cover 1976Prima di tutto, è il caso di iniziare questa piccola recensione del boxparlando del disco in sé, tanto per poter contestualizzare meglio l’opinione di chi scrive. A posteriori, questo album può essere visto come una sorta di intermezzo tra l’introspettivo “Minstrel in the Gallery” e il corposo “Songs from the Wood“.

Si tratta, chiaramente, di un album di transizione e di uno che non dovrebbe assolutamente essere visto come rappresentativo dell’era classica dei Jethro Tull. Inoltre, il fatto che sia qualcosa che sta in mezzo all’essere una colonna sonora e un album, lo rende meno coeso rispetto ai lavori precedenti o successivi. Non è difficile, quindi, vedere come mai nel 1976 sia stato accolto un po’ freddamente da parte dei fan. È un po’ meno comprensibile, però, come mai, ora che l’album è contestualizzabile, l’opinione generale non sia almeno un po’ mutata. Si tratta, comunque, di un album ben costruito, con buone canzoni, una discreta varietà musicale e, come al solito, eccellenti arrangiamenti orchestrali di David Palmer. Brani duri come “Quizz Kid“, “Big Dipper” e “Taxi Grab” sono ben riusciti e congegnati, “Pied Piper” è una specie di anticipazione alle atmosfere della trilogia folk e “The Chequered Flag (Dead or Alive)“, benché poco nello stile del gruppo, è senza dubbio una ballata di ottima caratura e lo stesso si può dire della morbida e sognante “From A Dead Beat to an Old Greaser” che, tra l’altro, contiene anche un bellissimo assolo di sassofono di David Palmer. Non sarà, quindi, uno dei loro capolavori ma è comunque un disco che sicuramente vale la pena sentire.

Il Box di “Too Old to Rock ’n’ Roll: Too Young to Die!”

Jethro Tull Too Old to Rock'n'Roll BOXNoi, però, siamo qua per parlare del cofanetto e dei suoi contenuti. Partiamo quindi dalla versione ri-registrata dell’album. Come spiegato nel libretto, legalmente, i Jethro Tullnon potevano semplicemente fare un playback per lo speciale da mandare in onda sulla BBC per via di alcune leggi (le stesse che imponevano l’uso delle celebri session radiofoniche) di tutela del diritto d’autore che impedivano la trasmissione intera dell’album. Essendo questa nuova versione registrata in due session separate, suona un po’ meno raffinata rispetto all’album, benché si tratti di versioni estremamente pulite. Alcuni pezzi, inoltre, beneficiano non poco della leggera “sporchezza” di queste nuove take, soprattutto i rocker come “Taxi Grab“, “Quizz Kid” e, sorprendentemente “Pied Piper“, che assumono un piglio più energico mentre le canzoni più delicate ed elaborate (“Salamander“) ne risentono di più. Non è, in definitiva, meglio della versione che abbiamo ascoltato per tutti questi anni ma possiamo tranquillamente porla allo stesso livello.
Purtroppo, per questo album, sembrano essere stati ritrovati solo i multitraccia di cinque delle dieci canzoni dell’album originali. Queste sono state remixate da Steven Wilson e poste alla fine del primo CD. Il metodo è lo stesso dei suoi mixaggi precedenti: non si tratta di cambiare radicalmente la disposizione o il bilancio degli strumenti quanto di aumentare la nitidezza del suono. Dato che, per compensare l’assenza di metà delle tracce, il mixaggio originale è stato inserito in coda al secondo CD, questa volta si sarebbe potuto sperare che Wilson puntasse su un approccio più creativo ma, comunque, queste versioni di questi pezzi sono le più chiare in circolazione.
La parte più interessante per chi scrive, però, sono senza dubbio le outtakes e le bonus track. Ancora una volta, i pezzi che erano già apparsi precedentemente sulle varie B-side o sulle antologie “20 Years of” e “Nightcap” sono nelle versioni audio migliori ed è particolarmente bello poter ascoltare la versione acustica di “A Small Cigar” senza quei residui di produzione anni ’90 (riverbero eccessivo, equalizzazione strana) presenti nella sua versione precedente. Per il resto abbiamo delle demo di “Salamander” e di “Too Old To Rock’n’Roll” e una curiosa prima versione di “Quizz Kid” che contiene una quantità di elementi alquanto superflui nell’arrangiamento! C’è anche una prima versione in studio di “One Brown Mouse“, incisa dopo le session dell’album regolare e pensata come una B-side, e si tratta di una versione molto carina e, in verità, non troppo dissimile da quella che verrà pubblicata due anni dopo su “Heavy Horses“, ma la vera sorpresa è la takerifinita di “A Small Cigar“. La versione che abbiamo conosciuto fino ad ora era poco più di un simpatico filler ma questo nuovo arrangiamento la rende un piccolo capolavoro: incredibile, soprattutto, l’ultimo minuto. Come al solito, però, il pezzo forte sono i brani inediti: “Salamander’s Rag Time” è un pezzo curioso con una buona performance vocale, degli ottimi cori di Maddy Prior degli Steeleye Spane un’orchestrazione pregevole (da notare, soprattutto, la tromba alla fine del pezzo che ricorda un po’ la beatlesiana “Penny Lane“) ma che, dal punto di vista compositivo in sé, non soddisfa più di tanto. Come se non bastasse, il testo, che contiene più di un’allusione all’incapacità di avere un rapporto sessuale per via delle mestruazioni, non è nemmeno così divertente. La successiva “Commercial Traveller“, invece, è molto meglio e si tratta di un rock energico con un potentissimo drumming di Barriemore Barlow, forse leggermente penalizzata da un arrangiamento orchestrale che, in alcuni punti, si fa un po’ troppo pressante. Un terzo titolo, “Advertising Man“, era stato annunciato ma non incluso nella scaletta definitiva perché troppo incompiuto.
Jethro Tull - TV show 1976Riguardo al flat transfer (una trasposizione in digitale del master tape senza nessun tipo di rimaneggiamento) dell’album originale, non c’è molto da dire: si tratta della versione più chiara del mix originale che ci sia in circolazione tra CD e LP vari.
Non posso dare un’opinione precisa riguardo ad alcuni contenuti dei DVD perché non ho un sistema surround ma il video dello speciale TV è molto più nitido della versione che circolava precedentemente. Lo speciale in sé è esattamente come descritto da Anderson e Barlow nel libretto: una pagliacciata. Una pagliacciata divertente e perfettamente godibile, però, senza nessuna aria di presunzione.
Parlando del libretto, ci troviamo, ancora una volta, davanti ad un prodotto decisamente adatto al tipo di materiale presentato. Gli articoli di Martin Webbsono molto scorrevoli e pieni di informazioni altrimenti irreperibili e, come al solito, i commenti brano per brano di Ian Anderson sono molto utili anche perché molti dei brani contenuti in questo album sono poco conosciuti e, quindi, raramente discussi nelle interviste. La storia del fumettista Dave Gibbons, di come è stato contattato per lavorare all’artwork del LP è molto interessante e la biografia del compianto John Glascock alla fine del libretto è un omaggio dovuto. Chi scrive non è particolarmente interessato in motori e, di conseguenza, non ha particolarmente apprezzato l’articolo di Ian Anderson riguardante le motociclette che ha posseduto nel corso degli anni; tuttavia, anche questo è una lettura molto gradevole, con molto umorismo e un buffo aneddoto riguardante Rockette Morton(Mark Boston), il bassista di Captain Beefheart & The Magic Band.
Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad un cofanetto di qualità eccellente, consigliato a tutti i fan dei Jethro Tull. Il bello di questa serie, però, è che sembra anche essere pensata per coloro che sono affascinati dalla musica di questo straordinario gruppo ma che non hanno ancora avuto modo di addentrarsi nella loro discografia: non potrebbe esistere un’iniziazione migliore. Fortemente consigliato anche a coloro che non hanno mai amato particolarmente l’album: potrebbe essere una buona occasione per cambiare idea!

Donald e Jacopo: Mai troppo vecchi per discutere.

Two Old Man

Jethro Tull – “Too Old to Rock ’n’ Roll: Too Young to Die!” 

Lato A
 
Quiz(z) Kid
Jacopo
Un bel pezzo, decisamente. La struttura del pezzo è azzeccata, in particolare la sezione di marcia centrale. La sezione ritmica, Barlow e il nuovo acquisto Glascock, è il motivo principale per cui il pezzo mi suona così bene all’orecchio.
Donald
Adoro il secondo stacchetto, dopo il secondo refrain e il seguire con la parte “folk”.
Come brano di apertura mi ha sempre dato impressioni contrastanti. Il brano è ottimo pop-rock. Tra i migliori esempi di questa sterzata al pop-rock che troveremo in tutto l’album.
D’altra parte, come traccia d’apertura senza l’opener/intro del tema avrebbe meno efficacia.
Jacopo
Personalmente, credo che l’opener/intro serva solo a darle un senso di continuità con l’album, ma a livello compositivo, che ci sia o non ci sia non mi cambia poi molto. Vero è, però, che l’attacco del riff sarebbe decisamente troppo secco se non ci fosse qualcosa prima. In questo, l’introduzione fa abbastanza buon lavoro.
Donald
… oltre a fare da sigla al fumetto/musical/opera.
Anderson è sempre stato attento a questi dettagli concettuali, come ha ampiamente dimostrato con i concept album precedenti.
Crazed Institution
Donald
Udite, udite. Per la prima volta una voce femminile (Angela Allen) in un brano dei JT e ci saranno anche altri esempi nell’album. Piuttosto dovremo spendere due parole sul ruolo di Glascock come backing vocals.
Jacopo
“Crazed Institution” è un pezzo adorabile. Finalmente ritorna l’Anderson incazzoso e sardonico che mi era mancato nel disco precedente. Musicalmente è una parodia al glam rock di quegli anni e funziona bene perché è composta bene ed eseguita ancora meglio. Le backing vocals, onestamente, non si notano più di tanto in questo brano, sono state usate più come un rafforzo che per creare polifonie. I tempi di “Songs from the Wood”, per ora, sono ancora lontani. Un Anderson in multitraccia avrebbe fatto lo stesso effetto qui. Quello che non avrebbe fatto lo stesso effetto sarebbe stato un Anderson al basso: Glascock, per fortuna, non fa rimpiangere Hammond-Hammond.
Donald
La voce di Angela Allen, accreditata nel pezzo in effetti si sente poco o nulla, qui. Avrà più spazio la guest star presente nella title track. Ma ci arriveremo dopo.
Le back vocal di Glascock nell’album si sentono poco. Nelle versioni televisive dei brani si sentono di più.
Sul brano posso dire che scorre liscio e pulito senza annoiare nonostante l’apparente semplicità. Tu hai giustamente segnalato il lavoro al basso. Io rimarco la raffinatezza di Barlow che riesce a fare cose di pregio senza strafare.
Salamander
Jacopo
Simile all’introduzione di “Cold Wind to Valhalla”. O forse, una citazione, più semplicemente. “Salamander” è un pezzo veramente eccellente: minimalista, ma perfettamente funzionale. Nei suoi 2 minuti e 53 secondi non c’è un secondo in più o in meno. A Ian Anderson è sempre interessato suonare la chitarra acustica, ma si è sempre considerato un chitarrista tecnicamente nella media e il che è semplicemente criminale. Questo pezzo è virtuosismo puro, ma funziona così bene perché non è uno sfoggio, ma è funzionale alla musica. Una chicca.
Donald
Le donne (nella storia Salamander è il nome di una ragazza) riescono sempre ad ispirare bene Anderson e ispirarlo su cose esoticheggianti. La versione televisiva mostra una ballerina che volteggia all’intrico del ritmo circolare degli strumenti a corda e ci sta benissimo.
Il brano le prime volte che lo ascoltavo mi ricordava troppo Cold Wind to Valhalla. Con il tempo e l’abitudine mi crea piacere per meriti suoi.
TAXI GRAB
Jacopo
Un’altra delizia. Finalmente torna l’armonica e ha un suono molto potente. Anderson, tra le altre cose, è pure un buon armonicista. Curiosamente, nel libretto, Ian dice che questo brano assomiglia ad alcune delle cose di Captain Beefheart. Sono un fan di entrambi, ma non ho idea di a cosa si stia riferendo: il rock blues che il Capitano ha fatto in album come “Clear Spot” o “Bluejeans and Moonbeans” non era una sua prerogativa né suona particolarmente simile a quello proposto in “Taxi Grab”. Comunque è un pezzo molto piacevole da ascoltare, con moltissime finezze nell’arrangiamento. La sezione centrale, con l’ostinato tra la chitarra e l’armonica è di una pregevolezza unica e, ancora una volta, Barrie alla batteria è in piena forma. Ottima la voce.
Donald
Il blues dei primi Tull passato all’Anderson musicalmente maturo del 1976 e con una formazione sugli scudi (senza togliere nulla a Cornik, Bunker e Michelone).
Il discorso “Anderson si ispira al Capitano … dice lui” non è la prima volta che salta fuori nei discorsi sui JT. Un esempi su tutti è “Thinking Round Corner” sul molto bluseggiante “Catfish Rising”.
I casi sono due. O Anderson ha una visione limitata e tutta sua del Capitano oppure non c’ha capito niente.
Jacopo
Alcune influenze del Capitano sui Jethro Tull ci sono davvero, ma non in brani tipo questo. Un caso è “And The Mouse Police Never Sleeps”, che è chiaramente ispirata a “Click Clack” e, sempre in “Heavy Horses”, alcuni passaggi di batteria/marimba di Barlow sono stati sicuramente ispirati dal lavoro di Art Tripp. Barlow, assieme ad Anderson, è l’altro grande fan di Captain Beefheart, quindi il ragionamento fila.
Donald
… e’ sorprendente come poi le vere ispirazioni si trovino dove meno te lo aspetti, per chi non mastica il cuor di bue a colazione e cena.
From a Dead Beat to an Old Greaser
Donald
Dopo 4 brani, leggeri e pop-egianti, (nulla di male e comunque ben suonati e intelligenti) che scorrono lisci e perfetti, ecco il primo punto dell’album dove inciampo.
Non si può dire che il brano formalmente sia brutto e l’atmosfera malinconica del pub è ben evocata (e ben realizzata in uno dei momenti più divertenti dello speciale televisivo). Palmer saxeggia da vecchio consumato jazzista americano (due cose che certo non è, americano e jazzista).
Ora, l’atmosfera quieta e riflessiva dopo 4 brani pimpati ci sta. Ci deve stare e ci sta anche nella storia ma forse qui siamo un po troppo quieti e riflessivi. In alcuni momenti si sprofonda nella noia.
Jacopo
Questo è un pezzo che ho messo un po’ a capire. Inizialmente, l’unica sensazione che mi dava era di noia ed eccessiva staticità. Recentemente è diventato uno dei brani che forse apprezzo di più. L’arrangiamento è perfetto e la melodia, anche se un po’ difficile da cogliere, decisamente bella. Il sax di Palmer è un valore aggiunto ma, ancora una volta, la cosa che preferisco è la voce. Sono brani come questo che mi fanno rimpiangere la vecchia voce di Anderson. La versione su “A Little Light Music”, peraltro uno dei momenti cantati meglio di quell’infausto album, non dà lo stesso effetto. L’arrangiamento orchestrale è meraviglioso.
Donald
A proposito della splendida voce di Anderson in questo album ne parleremo più ampiamente negli ultimi 3 brani.
LATO B
Bad Eyed and Loveless
Jacopo
Un pezzo decisamente inconsueto. A molti non piace per niente, io, mi limito a sopportarlo. Funziona bene in sequenza e, prendendolo per quello che è (null’altro che un breve recitativo), è piuttosto piacevole. Non è la prima volta che Anderson esce dal suo genere e, sicuramente, ha fatto cose migliori. Ma non è da buttare via!
Donald
Strano brano con cui aprire un lato di vinile. Se le esigenze narrative della storia non lo giustificassero, li dov’è non lo avrebbero mai messo.
Io non lo disprezzo. Non so quanto musica e testo si adattino tra loro ma l’atmosfera intimista e quasi onirica è ben evocata.
Big Dipper
Jacopo
Ho sempre avuto un debole per questo pezzo. Tra i brani oscuri dei Jethro Tull questo è uno dei miei preferiti. Credo sia il pattern di batteria o il fatto che sia, semplicemente, un pezzo strambo e orecchiabile allo stesso tempo. Mi piace molto anche l’ostinato che precede ogni ritornello. Semplicemente un bel pezzo rock.
Donald
Come hai detto tu, brano orecchiabile e strambo. Piacevole ma non mi ha mai detto molto. Ma un poco tutto il lato B dell’album, dove però c’è il mio brano preferito della raccolta, mi piace meno del lato A, dove però c’è il brano che mi piace di meno della raccolta. Paradossi simmetrici.
Too Old to Rock ‘n’ Roll: Too Young to Die!
Donald
… e arriviamo alla patata bollente … al brano titolo dell’album. Al brano che è croce dei fan dei “veri” Tull e delizia dei fan degli altrettanto “veri” Tull.
Di sicuro Manuel Noriega stava tra chi lo odia, ma almeno lui aveva motivi psicologici.
Come saprete in molti di quei pochi che ci stanno leggendo, nel 1989 i militari americani per stanare il dittatore panamense dalla sua villa-bunker lo tempestarono di brani rock random sparati a tutto volume e tra questi c’era anche il nostro Too Old to R ecc ecc. Per la cronaca  tra gli altri brani utilizzati ci sono anche I Fought the Law dei Clash e Welcome to the Jungle dei Guns and Roses.
Il brano a me non dispiace anche se preferisco la versione breve utilizzata anche per il videoclip postumo fatto con la formazione dell’album “A”. Gli arrangiamenti di Palmer sono azzeccati e gustosamente ridondanti. Il brano andrebbe preso e apprezzato per quello che è. Non si prende sul serio.
Jacopo
Ho sentimenti contrastanti. Come fai notare tu, una strofa in meno la fa funzionare decisamente meglio. La demo contenuta in questa edizione deluxe mi conferma quello che ho sempre sospettato: è, semplicemente, un pezzo non particolarmente bello con un buon arrangiamento e una buona esecuzione. Penso che sia un brano che troppi hanno preso sul serio. Non credo che Anderson volesse trasformarlo in un classico; voleva fosse, semplicemente, un pezzo un po’ ironico e simpatico. Maddy Prior qua si nota molto di più e gli arrangiamenti corali e orchestrali sono molto più azzeccati. Devo dire, però, che è uno dei pochissimi (forse l’unico) che viene meglio alla Ian Anderson Band che ai Jethro Tull: l’assolo di sassofono sostituito da quello di chitarra rock’n’roll gli dà un tocco in più. Inoltre è buffo sentirlo cantato con la voce attuale di Ian Anderson.
Donald
Giustamente hai citato l’altra ospite dell’album e questa volta è una Signora Ospite. La cantante degli Storici Steeleye Span. I rivali dei Fairport Convention nell’ambito dell’english folk rock revival degli anni 70. La formazione di questo album, con l’eccezione di Evan(s), ricambierà suonando come back group nel primo album solista della Prior.
Pied Piper
Donald
Quanto il brano è farina del sacco di Palmer e quanto di Anderson?
Anderson valorizza le idee di Palmer o viceversa?
Ha importanza?
Pied Piper è uno di quei brani di cui impongo l’ascolto a chi pensa ancora oggi (e ce ne sono) al rock, come mondo di analfabeti e capelloni.
Il brano come per “Ladies” in “Warchild” è fatto di piccole cose raffinate e preziose e ben incastonate nel gioiello.
La voce di Anderson, dopo gli sforzi lirici dei 3 album precedenti, si riduce a più miti consigli ma tra la fase precedente e il lento declino degli album successivi abbiamo l’album Too Old … e in particolare questa “Pied Piper”.
L’album e il brano “fotografano” la voce in un momento di transizione ma anche di grazia. Calda e sorniona, da gatto che fa le fusa ….
Jacopo
… il commento delle fusa mi inquieta …
Donald
… per la voce sicuramente è un brano che solo un inglese poteva cantare. Un americano non potrebbe.
Jacopo
Stando a quanto dice Palmer nel libretto, la musica e il testo del brano sono interamente farina del sacco di Anderson. Certo, senza l’arrangiamento di Davidone/Davidona sicuramente suonerebbe molto diverso di così. Una bella anticipazione della fase successiva dei Jethro Tull e sicuramente il brano più raffinato del disco, assieme a “Salamander”. Ancora una volta, suonato da Dio.
The Chequered Flag (Dead or Alive)
Jacopo
………….
Donald
…. non era il tuo brano preferito?
Jacopo
Già… E infatti non so cosa dire!
Donald
Se i Jethro Tull fossero andati a Sanremo avrebbero suonato questo brano.
Jacopo
Beh, è un pezzo sicuramente atipico. Non è una ballata classica dei Jethro Tull. Per coincidenza, è anche uscita come una delle migliori. Questa canzone, per certi versi, potrebbe essere definito come un lento classico, ma non manca certo di una sua personalità. Ancora una volta, è l’arrangiamento ciò che la eleva ad un livello superiore. Ottima anche la dinamica e la prestazione vocale. Forse poco da dire a riguardo, ma molto da apprezzare all’orecchio. Una gemma dimenticata da riscoprire.
Donald
Sono d’accordo con tutto quello che dici. Un gran bel pezzo. A Sanremo avrebbe sicuramente vinto.
Jacopo
No ma sarebbe arrivata seconda …
Donald
… eh ma per fare curriculum basta anche il secondo posto.
I Jethro Tull avrebbero avuto comunque la carriera spianata anche con un secondo posto al festival di Sanremo.
BONUS TRACK
SALAMANDER’S RAG TIME
Jacopo
Il classico divertissement che poi finisce come B-side o, come in questo caso, viene scartato. Una canzoncina senza infamia e senza lode con un buon arrangiamento e un testo abbastanza scemo. Originariamente era intitolata solo “Salamander”. Direi che quella che è poi diventata la canzone ufficiale sia decisamente meglio.
Donald
Tra gli scarti delle session è uscito questo secondo brano con ospite la Prior e qui si sente anche di più rispetto al brano Too Old ….
A parte il titolo e leggermente l’argomento non ci sono altri collegamenti tra le due “salamander”.
Niente di che ma gradevole. Non fa male.
COMMERCIAL TRAVELLER
Jacopo
Un po’ troppo appesantita dall’arrangiamento, soprattutto nei ritornelli finali, ma decisamente un’ottima composizione. Il testo, che cerca di rappresentare la vita dello zingaro come quella di un viaggiatore di commercio, è un po’ ingenuo e, purtroppo, è il motivo per cui questo brano è rimasto nel cassetto per 40 anni. Musicalmente, però, è decisamente un prodotto di qualità, con, ancora una volta, un’ottima parte di batteria di Barrie. Comprensibile la sua esclusione dall’album (tematicamente non c’entra nulla) e dai singoli dell’epoca, vista l’insoddisfazione di Anderson del testo. Molto meno comprensibile la sua assenza dalle precedenti collezioni di inediti.
Donald
Giacenza avanzata dal precedente concept album, poi abortito per far spazio alla saga in una sola puntata .. di Ray Lomas.
Il gruppo suona molto bene. In particolare Barlow e Glascock. Entrambi si sono affiatati subito e diventati presto una sezione ritmica di tutto rispetto e dal suono complessivo molto particolare che si adatterà molto bene all’imminente trilogia folk, specie su “Heavy Horses”.
One Small Cigar
Donald
Già la versione acustica, voce, piano, su “Nightcap” mi piaceva molto. Scoprire, grazie a questo cofanetto che ne esisteva anche la versione “rock” e con l’orchestra è stata la migliore sorpresa di tutto il box. Non era neanche scontato che questa versione “di gruppo” dovesse essere migliore della versione che già conoscevamo. Poteva essere un pastrocchio. Invece è un capolavoro. E’ un termine da usare con attenzione, specie per gli scarti ma in questo caso uno scarto incomprensibile, anche più di “Commercial Traveller”.
Jacopo
Ian Anderson spiega nel libretto perché sia stato scartato: solita questione del concept. Il motivo per cui la versione rock non è mai apparsa prima di ora è perché i multitraccia non esistono più e non poteva essere mixata (quella che c’è sul cofanetto è un rough mix)
Donald
… nel libretto Anderson spiega anche che doveva essere inserita tra “Taxi Grab” e “Big Dipper”, oltre a creare continuità (un poco labile invero) con “Pied Piper” dove si cita un small cigar.
Poi fu scartata per motivi di spazio sul vinile.
E d’accordo. Ma recuperarla per le pubblicazioni successive non si poteva? Anche qualche EP. Ne hanno fatti tanti con inediti.
Jacopo
Non solo di spazio. Dal punto di vista della storia era la più sacrificabile
Questo è un pezzo che non mi ha mai detto molto. Prima di comprare questo cofanetto, ovviamente. La sua versione storica, piano e voce, è molto piacevole, ma nulla di più. Il testo, molto divertente. Quello che non sapevamo, però, è che quella versione non fosse altro che una demo del pezzo completo. Per anni tenuta nascosta, finalmente oggi possiamo ascoltarla ed apprezzarla e ribalta completamente il concetto del pezzo. Ancora una volta, una prova di quanto un arrangiamento possa cambiare le sorti di un brano. La versione completa è, infatti, una vera delizia ed è meglio di almeno la metà delle canzoni poi apparse su album. Commovente, a dir poco, l’ultimo minuto, con una sezione di archi splendida. Valeva la pena aspettare 40 anni prima di ascoltare questa versione perduta del brano? Assolutamente sì.
Donald
Assolutamente si. C’è da sospettare che l’abbiano tenuta nel cassetto tutti questi anni pensando proprio a questo cofanetto.
Jacopo
Già. Peccato che abbiano inserito i multitraccia nel cassetto sbagliato.
Donald
… haha vero. Lo spiega nel libretto. Eppure è dai tempi di “Living in the Past” che Anderson e i signori Ellis e Wright (la Chrysalis) dimostrano una sensibilità archivistica anche se un poco avvolta dalla marjuana.
Jacopo
Non credo che Anderson apprezzerebbe molto il paragone. Ha, infatti, minacciato più volte di interrompere dei concerti perché la gente si faceva le canne sotto al palco.
Donald
Lo so. C’ero ad alcuni di questi concerti (in luoghi aperti) dove ha minacciato di andarsene se non si smetteva di fumare.
Curiosamente e in tema con la nostra chiacchierata, il giorno dopo uno di questi concerti con minacce di Anderson, mi capitò di vedere il filmato di un concerto del tour di Too Old …, il famoso “Tullavision” (dove finalmente tutti, anche i più lontani, potevano vedere la barba appiccicata dal sudore di Anderson). Il filmato comincia con Anderson che esce dal camerino con una bottiglia di birra in una mano e una sigaretta nell’altra mano. Ancora memore della serata precedente ti lascio immaginare la mia reazione.
Comunque in rispetto ad Anderson (i signori Ellis e Wright non li conosco) diciamo, una sensibilità archivistica seppur avvolta dai fumi della tarda swinging london.
Strip Cartoon
Donald
E arriviamo al brano che ormai è un classico delle bonus track tulliche.
Anche se non inedito, essendo la B side del 45 giri di “The Whistler”, per il grande pubblico più tardo era uno dei succosi “inediti” del meraviglioso e seminale cofanetto del ventennale uscito nel 1988.
Il brano ai primi ascolti mi diceva poco, In seguito ad ogni ascolto mi ha convinto sempre di più. Un brano che ti scopri canticchiare durante la giornata dopo averlo ascoltato.
Jacopo
Un pezzo scritto per essere un singolo di successo… peccato che poi l’abbiano relegata a B-side! Una bella canzoncina allegra e divertente. Anticipa un po’ nell’arrangiamento le cose degli anni successivi ma credo che non sarebbero riusciti a farne una hit.
Donald
Lo penso anch’io. Risale a marzo del 1976, quindi strettamente non fa parte delle session per Too Old …, anche se l’album uscirà ad aprile. Però fotografa bene la transizione tra Too Old … e “Songs From The wood”. Nel brano si respira l’aria di entrambi gli album.
One Brown Mouse (early version)
Donald
Anderson ci dice che il brano “Strip Cartoon” è stato trovato nello stesso nastro di questa versione di “One Brown Mouse” e che quindi, forse, nelle intenzioni i due brani dovevano essere accorpati per un singolo. Il fatto che la “One Brown Mouse” che conosciamo meglio sarà uno dei cavalli di battaglia della trilogia folk, comparirà su “Heavy Horses” del 1978, aggiunte alle considerazioni fatte poco fa su “Strip Cartoon”, dice molto sulle idee per futuro che frullavano in testa ad Anderson già ai primi del 1976.
Jacopo
Non un arrangiamento poi così diverso ma, per forza dell’abitudine, preferisco quello di due anni dopo. Comunque questo brano, ascoltato nella versione 1976, ascoltato nella versione 1978, ascoltato nella versione “Bursting Out”,  ascoltato in quella 2007, ascoltato rallentato, velocizzato, registrato al contrario mantiene sempre la sua caratteristica predominante: è bello!
Donald
Chissà cosa ne avrebbe pensato Robert Burns.
Jacopo
Abbiamo finito.
Donald

E finita anche la birra …. un altro giro?

Jacopo
Per me una grappa al miele.

Donald e Jacopo
Cheerio!

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