King Crimson tour 2016Live Report Live Report Internazionali 

King Crimson ancora … Lunga Vita al Re @ Teatro Verdi – 08 11 2016

I King Crimson al Teatro Verdi di Firenze l’8 novembre, questa volta raccontati da Ariele Cartocci. Per l’altro report, quello di Jacopo Muneratticliccate qui.

King Crimson – il live report di Ariele Cartocci

Premetto che fare una recensione tecnica di un gruppo come i King Crimson può risultare presuntuoso e arrogante. Robert Fripp e compagni hanno dimostrato, in 50 anni di attività, di essere unici e inimitabili e l’unica band con cui poterli paragonare è: loro stessi, anni prima.
Per questo, la mia recensione dello spettacolo di martedì 8 novembre 2016, al Teatro Verdi di Firenze, sarà più un confronto che una critica. Ma con chi confrontare? Gli strumenti che durante gli anni hanno circondato la chitarra di Robert Fripp sono stati talmente tanti che è quasi apparentemente impossibile trovare un denominatore comune a tutte le ere. Abbiamo visto formazioni con flauti e mellotron; altre con sassofoni di varie tipologie; il violino è stato il simbolo della seconda era; finché negli anni ’80 non vediamo il quartetto con due chitarristi e uno stick.
Non sono mancate negli anni formazioni composte, come il doppio trio degli anni ’90, che vedeva l’impiego di 2 chitarristi, due batteristi, un bassista e uno stickista. Per non parlare dei loro concerti!

Diversamente da tante band nate nello stesso periodo, i King Crimson non hanno mai conservato gelosamente i loro successi del passato: brani come “The Letters“, “Epitaph” e “In The Court Of The Crimson King” sono rimasti dimenticati per anni. Insomma, è chiaro che la loro stessa produzione è stata talmente varia e tendente a un rinnovamento radicale che è quasi impossibile fare paragoni. Questa è la prima volta che vediamo nei King Crimson una band “nostalgica”, desiderosa di riproporre i brani del passato. Per molti fan la scelta della scaletta è stata manna dal cielo (certi brani non si ascoltavano live da ormai quasi mezzo secolo); ma non sono mancati i disappunti, per una scelta convenzionale che oramai investe tante band e tanti artisti di quell’epoca (vedi Yes, Jethro Tull o Steve Hackett…). Chi come me, invece, ha assistito allo spettacolo può testimoniare come il caro e vecchio Re Cremisi non abbia deluso nessuno dei due partiti.

Il repertorio è, per lo più, di classici del vecchio periodo (68-75), ma l’arrangiamento e la formazione sono una novità assoluta: chitarra, chitarra e voce, basso e stick, fiati e ben tre batterie!!! Anche la disposizione che i musicisti adottano sul palco è del tutto spiazzante e provocatoria: tre batterie in prima fila, davanti a una pedana, dove stazionano Robert Fripp sulla destra, Jakko Jakszyk e Tony Levin al centro e Mel Collins alla sinistra, circondato dal plexiglass. Inizia il concerto com un assolo delle tre batterie. Non è un assolo qualunque, è una partitura scritta! I tre batteristi non improvvisano, seguono rigidamente una parte che serve a mettere in risalto le differenze sonore dei tre strumenti. Pat Mastellotto (sinistra) troneggia sulla sua DW dai suoni imponenti e profondi. Risponde Gavin Harrison (destra) con la sua SONOR, molto più cristallina e definita, quasi per ricreare il glorioso dualismo fra Pat e Bill Bruford della tournée di “THRAK“. Si inserisce perfettamente fra i due la TAMA di Jeremy Stacey (centro) con sonorità molto più rock tradizionali. Il concerto vero e proprio inizia con “Pictures Of a City” (1969). alter-ego di “21st Century Schizoid Man“, Da lì si comincia a capire la trama di tutto il concerto: una musica al servizio di tre batteristi che con le loro ritmiche creano incastri impeccabili, dandoti la sensazione di stare ad ascoltare un unico strumento. Brani della prima parte come “Easy Money“, “Fracture” e “The Talking Drum” mettono in risalto come il rapporto simbiotico fra partitura e improvvisazione sia stato nei King Crimson il carburante di molti loro capolavori. Chiude il primo tempo, dopo 90 minuti di concerto (… e molti concerti normalmente non durano più di così), una “Larks’ Tongues In Aspic Part. 2” da cardiopalmo.

King Crimson @ Teatro Verdi - 8 11 2016

La ripresa parte con una citazione dalla suite “Lizard” e prosegue con il classico intreccio di batterie dell’intro di “Indiscipline“. In questo brano però, Jakszyk eccede con l’interpretazione della parte cantata, trasformandola da un “recitato” (come era originariamente) a un assolo di voce melodicizzato. Mel Collins sostituisce gli assoli di Adrian Belew, sia in “Indiscipline” che in “Level Five” con il suo sax contralto, mentre Jakszyk lo sostituisce nei riff e negli arpeggi. Immancabili nella scaletta anche i classici “Epitaph” e “In The Court Of The Crimson King“, dove Jeremy Stacey si sposta alle tastiere, suonando un campione del Mellotron. Chiude la serata “Starless“, uno dei brani più amati dai fan, e nella seconda parte del brano cambieranno le luci (per la prima volta, dall’inizio dello spettacolo) e tingeranno il palco di cremisi.

Il bis è l’immancabile “21st Century Schizoid Man“, introdotta dalle percussioni di “The Power To Believe“. Gavin Harrison da il meglio di sé facendo un melodicissimo assolo di batteria che “soltanto un pianista saprebbe fare”.

La scelta di mantenere i fiati di Mel Collins molto presenti per tutta la durata del concerto è una scelta che riscontriamo nell’album di Jakszyk, Fripp & Collins del 2011 “A Scarcity Of Miracles” (title track eseguita nella seconda parte della scaletta), mentre in passato il suo ruolo non era mai stato così preponderante. L’intento è voler riproporre i vecchi brani come se fossero stati concepiti nel 2011. La scelta talvolta può sembrare eccessiva ma il risultato è comunque gradevole. Ardua impresa è toccata al cantante chitarrista Jakko Jakszyk, che si è improvvisamente trovato a confrontarsi con le tante voci che hanno caratterizzato gli album dei King Crimson (da Haskell a Burrell, fino alle più amate dagli appassionati, quelle di Wetton, Lake e Belew). Confrontarsi con i cantanti è sempre il ruolo più esposto, specialmente in un repertorio come questo dove i brani cantati erano di gran lunga superiori al passato. A volte Jakko sembra non reggere la pressione del fardello affidatogli e fa risultare le sue interpretazioni un po’ rigide e prive di personalità. Tony Levin si fa interprete di Greg Lake, Gordon Haskell, Boz Burrell, John Wetton (suoi predecessori nei King Crimson) e Trey Gunn (colui che lo sostituì nel 2000). Sempre mutevole, originale e con un suono adattabile ad ogni circostanza: mai fuori posto, mai invadente e sempre presente. Si dice che un grande bassista è quello che sa trovare la giusta alchimia con il proprio batterista. Si può dire che in questo tour l’abbia trovata per ben tre volte!

E Robert Fripp in tutto ciò? Robert è sempre Robert, il finto Scrooge che odia il Natale, ma che alla fine cede e si fa un “selfie” con il pubblico fiorentino. Robert è il “vecchietto” di 70 anni appena compiuti che ha una mano destra inarrestabile che riesce tecnicamente a suonare brani come “Fracture” e “Construcktion Of Light“, senza sentire il peso degli anni. Robert è la chitarra elettrica dal suono unico e immediatamente riconoscibile, capace di scaldare l’ambiente con un solo vibrato. Robert è colui che, arrivato ad una certa età, scopre il gusto di dimezzare i decibel in uscita dal proprio amplificatore per sostituirli con un tris di batterie. Robert è colui che raggruppa musicisti sempre diversi, per creare sempre qualcosa di nuovo e riesce a mettere in piedi uno spettacolo di tre ore che non ti stanca mai. Robert è il Re Cremisi, sempre disposto a coinvolgerti con la sua saggezza e passione …ma non fotografatelo mentre suona!

 

Setlist – King Crimson – 8 novembre 2016

Set 1:
1-Introduction: Walk On: pre registrato

2-Hell Hounds of Krim
3-Pictures of a City
4-Cirkus
5- Letters
6-Sailor’s Tale
7-Epitaph
8-Fracture
9-Fairy Dust
10-Peace: An End
11-Easy Money
12-Radical Action I
13-Meltdown
14-The Talking Drum
15-Larks’ Tongues in Aspic, Part II

Set 2:
1-The Battle of Glass Tears – Part I: Dawn Song (estratto dalla suite Lizard)
2-Indiscipline
3-The Court of the Crimson King
4-Red
5-The ConstruKction of Light
6-A Scarcity of Miracles
7-Radical Action II
8-Level Five
9-Starless

Encore:
1-Banshee Legs Bell Hassle
2-21st Century Schizoid Man

Line Up – King Crimson – Tour 2016

Pat Mastelotto: batteria e percussioni
Jeremy Stacey: batteria e tastiere
Gavin Harrison: batteria (e dice tutto con quella)
Robert Fripp: chitarra, soundscapes, tastiere
Jakko Jakszyk: chitarra, voce, flauto
Tony Levin: basso elettrico e stick
Mel Collins: sax e flauto
La foto nel testo è stata scattata da Jacopo Muneratti a sprezzo del pericolo.

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