Lee Ranaldo performing Unplugged in Monti Church - 29 10 2014Live Report Internazionali 

Lee Ranaldo: Unplugged in Monti – Church Sessions 29/10/2014

Una location d’effetto, la Chiesa Evangelica Metodista, per il primo appuntamento di Unplugged in Monti – Church Sessions, ospite Lee Ranaldo, ex Sonic Youth, per un set acustico.

Un palco ridotto all’essenziale, solo microfoni, pedaliera, spia e sedia per l’artista; come platea le panche della Chiesa. Questa la scenografia che ci si presenta davanti. Ed è in questo contesto particolare, ma allo stesso tempo sufficientemente intimo, che intorno alle 21:45 sale sul palco Lee Ranaldo, chitarrista dei Sonic Youth, band americana alternative  degli anni ’80, che dopo lo scioglimento ha continuato la sua carriera da solista. Un tipo dall’aria simpatica e semplice: indossa una giacca casual (che dopo un paio di canzoni abbandonerà), camicia scozzese, jeans, scarpe sportive ed ha i capelli grigetti un po’ lunghi sulla fronte. A un lato del palco si notano le 5 chitarre acustiche posizionate sulla rastrelliera; le chitarre sono numerate da 1 a 5 perchè ognuna ha un’accordatura differente e lui ne cambierà una per ogni canzone, mentre il suo assistente le controlla e affina le accordature. Questa è la prima grande caratteristica che distingue questo virtuoso della chitarra.

Altre particolarità le scopriamo dopo un paio di brani, quando inizia a suonare la chitarra con l’archetto, quasi come fosse un violoncello, per rendere infinito il riverbero delle corde, oppure l’ausilio di campanelli che suona contemporaneamente al pizzicare delle corde, o ancora l’uso del pollice per fare i barré sui bassi come a volte faceva anche Hendrix (cosa sulla quale sono stata illuminata dal mio amico chitarrista Stefano Cascio, che ringrazio!).

A rendere tutto molto confidenziale, i suoi interventi fra una canzone e l’altra, dove racconta aneddoti sulla scrittura delle canzoni e i loro testi, come ad esempio il racconto di una sera in cui ci fu un black out elettrico a New York e lui con la sua famiglia ne approfitta per fare una passeggiata nel circondario, buio, e riflette su quella situazione immaginandola simile all’ultima notte sulla terra e da qui inizia “Last Night on Earth”, canzone che da il titolo al suo ultimo album. Oppure quando più in là parla di quando era giovane e con i suoi amici pensavano ai loro sogni e alle loro speranze, e si chiedevano come sarebbe stato il loro futuro, spunti poi usati per scrivere la canzone “Rising Tide”. Un altro aneddoto abbastanza divertente è legato alla canzone “Shout”, scritta ripensando ad una situazione vista in un video che raccontava di una rissa violenta nel centro di Vancouver fra tifosi di una squadra di Hockey (che aveva appena perso una partita) e le guardie, e nel bel mezzo di tutta la confusione si notano un ragazzo e una ragazza, lei a terra in preda ad una crisi isterica per la paura, lui sopra di lei che cerca di proteggerla e calmarla abbracciandola e baciandola, dando però l’impressione di fare l’amore. Ammette poi che in una circostanza simile anche lui si sentirebbe meglio se qualcuno lo abbracciasse o lo baciasse.

Scorre via piacevolmente la serata, poco meno di due ore nelle quali, alla fine, c’è spazio per un doppio bis: per prima “Stephanie Says” dedicata al suo amico Lou Reed, scomparso un anno fa, e poi “Christina.

Il pubblico, che ha riempito completamente la Chiesa con largo anticipo rispetto all’inizio del concerto, ringrazia con un lunghissimo applauso e qualche incitazione, soddisfatto di una performance che ha colpito anche me per l’intensità e l’atmosfera quasi teatrale che si è creata fin dall’inizio. Personaggio davvero gentile e disponibile, oltre che chitarrista d’avanguardia, merita il massimo rispetto e ci auguriamo che torni presto in Italia, magari accompagnato dalla sua band The Dust per regalarci ancora un altro spettacolo bello da vedere e da raccontare.

Galleria Fotografica a cura di Maria Grazia Umbro
Per le foto in alta risoluzione: info@romebywild.it

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