Leprous @ Traffic - 19 11 2015Live Report Live Report Internazionali 

Leprous + Shores of Null @ Traffic – 19 11 2015

Gli Shores of Null (Rive del nulla) e i Leprous (Lebbroso) sembrano i nomi di due band che fanno grind death metal. Ma il loro genere musicale è molto più pacato, infatti gli Shores propongono un doom metal con voce pulita e aperture black e i Leprous suonano uno stranissimo progressive metal anch’esso caratterizzato da voce pulita, aperture melodiche e stacchi dispari. Nonostante i loro generi musicali siano molto in contrasto la No Sun Music, la Kick Agency e la Erocks hanno deciso di farli suonare insieme, nella serata di giovedì 19 novembre 2015, al Traffic di Roma.

Shores Of Null

Verso le 22:00 il locale è già pieno di gente, credo si parli di un centinaio di persone, e col passare del tempo il numero dei presenti sale notevolmente. Gli Shores of Null suonano con un ottima backline per chitarre ovvero 2 casse randall, su cui ci sono una testata laney ed una orange. Originale ed interessante quest’accoppiata di testata orange e cassa randall, che produce un suono molto particolare, compatto e possente, ma anche ruvido e tagliente.

I ragazzi romani ci riempiono le orecchie con il loro melodic blackened doom, così definiscono il loro genere. Sparano delle botte di bassi pesantissime e in metronomo lentissimo, con voce in growl, che neanche i Morbid Angel farebbero così massicce. Il groove è sempre molto ampio e aperto con doppia cassa fissa e ritmi terzinati alla Opeth. La voce è tendenzialmente pulita, ma quando Davide Straccione decide di strillare lo fa forte e chiaro. Le chitarre di Gabriele Giaccari e Raffaele Colace sono aperte e molto plettrate; molto raramente i due suonano in palm mute. Questo modo di suonare evoca atmosfere scure e buie, tipiche del black metal.
Purtroppo stavolta il lavoro dei fonici non è dei migliori: i bassi prodotti dal bassista Matteo Capozucca sono così presenti che non permettono alle note di frequenza media delle chitarre di arrivare chiare all’orecchio. Un gran peccato. Nella loro tracklist, con mia grande sorpresa e stupore, noto una cover dei NovembreThe Dream Of The Old Boats” che suonano impeccabilmente, è praticamente uguale all’originale e su questo pezzo il cantante sfoggia uno scream bellissimo, medio e graffiante. Bravi giovini! Che suonate un pezzo di una band concorrente. Apprezzo molto questo spirito sportivo fra i gruppi… un po’ come se Noel Gallagher suonasse un pezzo dei Blur.
Torniamo a noi.
Stasera non è la prima volta che vedo il batterista Emiliano Cantiano. Il ragazzo è musicalmente molto attivo: l’ho incontrato infatti già due volte, di cui una sempre sullo stesso palco con i Noumeno e un’altra sul palco dell’ex Closer, (che avendo questo infausto nome ha chiuso – si, sappiamo che in inglese non ha proprio questo significato, ma il gioco di parole ci stava tutto – ndr), con gli Embrace Of Disarmony, nella serata con Edu Falasci. Si dà da fare il ragazzo. E bravo pure lui.
Gli Shores finiscono di suonare, ci salutano, ci ringraziano e spariscono dietro le quinte. Il loro spettacolo è stato molto interessante, molto oscuro e sognante, molto doom, ma anche molto melodico e delicato. Hanno suonato impeccabilmente. Ecco la loro tracklistThe Heap Of Meaning“, “Souls Of The Abyss“, “Quiescent” il loro pezzo più bello, a mio avviso, “Ruins Alive“, “Pain Masquerade“, “Time Is A Wasteland“, “The Dream Of The Old Boatscover dei Novembre, “Night Will Come“, “Donau“, che è il nome tedesco del Danubio, “Kings Of Null“, “Eudaemonia“.

Leprous

La prima cosa che salta all’occhio nel vedere i Leprous sul palco è l’incompatibilità tra una chitarra usata per il blues e per il rock come la Fender telecaster e una Ibanez a 8 corde che è usata per il metal in tutte le sue forme.
Varamente bizarro questo accoppiamento che però, grazie alle testate peavey e orange molto diverse fra loro e alle distorsioni leggere usate da entrambi i chitarristi, Tor Oddmund Suhrke e Petter Hallaraker, risulta essere molto azzeccato e soprattutto molto comprensibile per noi spettatori.
Il cantante Einar Solberg suona anche le tastiere e canta con una voce alta e precisa, melodica e sempre molto emozionata. I ragazzi usano basi elettroniche estremamente minimali su cui organizzano dei cori armonizzati a tre voci che spesso servono ad enfatizzare i ritornelli. Una cosa che lascia a bocca aperta di questo gruppo sono gli stacchi all’unisono con chitarra in palm mute, cassa ben definita e botta di bassi; è scioccante con quanta leggerezza e precisione riescano a tirare fuori delle sincopi ancora più complesse di quelle dei Musshuggah.
Gli accordi di chitarra sono studiatissimi e pieni di tensioni. In molti loro attacchi, che ricordano i The Dillinger Escape Plan, il batterista Baard Kolstad picchia come un fabbro anche sui tempi più strani. Il loro stile è davvero innovativo e originale, non ci sono gruppi che propongono un genere come il loro, in molti ci si avvicinano, ma una cosa così particolare non si trova in giro: stacchi assurdi, riprese melodiche repentine e poi di nuovo via con aperture melodiche emozionali… in un brano sembra di ascoltare i Muse, subito dopo i Darkness, poi addirittura ci sono dei riff semplici alla “Charlie Brown” dei Coldplay… incredibili questi ragazzi norvegesi. Devo fare però una piccola critica: molto spesso le sincopi sono un po’ esagerate, costanti e ripetitive, fanno venire il mal di testa. Non vi nascondo che spesso ho pensato: suonate un caxxo di quattro quarti senza sincopi invece di camuffarlo con tutte ‘ste manfrine! Non sopporto l’idea complicato = bello. I ragazzi finiscono la loro performance e ci salutano, ma poco dopo rientrano e suonano un ultimo brano.

Lo show è stato ricco di sorprese piacevoli e non; posso sicuramente affermare di aver ascoltato due band originali e tecnicamente capacissime. Gli Shores of Null, con la loro contrapposizione tra voce pulita, alta e melodica e gli arrangiamenti black/doom metal, si sono dimostrati un gruppo valido ed originale, proprio come i Leprous che basano il loro punto di forza sui tempi complessi e le aperture altissime della voce. Bellissima anche la loro riproposizione degli stessi temi con arrangiamenti diversi, prima più soft poi più spinti.
Chiudo con la loro tracklist: “The Flood“, “Foe“, “Third Law“, “Chronic“, “Rewind“,”The Cloak“, “Acquired Taste“, “RedSlave“, “The Price“, “Moon“, “Down“, “The Valley“, “Forced Entry“.

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