Ritmo Tribale - Mantra - Album CoverNews 

Ritmo Tribale: l’album “Mantra” risplende di nuova luce a giugno 2016

Mantra” risplende di nuova luce a 22 anni dall’uscita grazie al lavoro di rimasterizzazione eseguito dall’ingegnere del suono Marc Urselli e alla grafica curata da Luca “Solo Macello”. L’immarcescibile capolavoro dei Ritmo Tribale verrà pubblicato il 20 giugno da Spin On Black in 180 gr. gatefold, con booklet arricchito da una nuova impaginazione dei testi e foto dell’epoca riadattate alla nuova veste grafica.

Questa è la tracklist di “Mantra”:

01. Intro
02. L’Assoluto
03. Madonna
04. Sogna
05. Hanno Tradito
06. Sire
07. La mia religione
08. Antimateria
09. Ti Detesto II
10. Amara
11. Buonanotte
12. La verità
13. Il Cielo è Sempre più Blu
14. Il Male
15. Outro

Remixed by Marc Urselli at EastSound Studios.
Reissued by Spin On Black Srl

Di seguito la recensione di Daniel C. Marcoccia:

Roma, Primo maggio 1994, concertone di Piazza San Giovanni. Quel pomeriggio si sarebbero esibiti alcuni artisti che animavano “il nuovo rock italiano”, come gli addetti ai lavori amavano definire quella scena. Ci sarebbero stati i Negrita, i Rats, i Mau Mau e soprattutto i Ritmo Tribale, quelli che amavo di più. Li seguivo già da un po’ di tempo e avevo preso una bella sberla qualche anno prima con “Kriminale“, il loro secondo album (il brano “Kosì dolce” è sicuramente una delle canzoni che ho ascoltato di più in loop), e poi con il successivo “Tutti vs. tutti“. Quell’anno, i Tribali avevano da poco pubblicato “Mantra“, da me recensito sulle pagine di Raro!, storica rivista di collezionismo musicale con la quale avevo fatto il mio esordio da scribacchino. Avevo quindi il mio bel pass plastificato, il mio registratore e la ferma intenzione di conoscere la band e di portare a casa almeno un’intervista. E così fu: mezz’ora di chiacchiere con Edda, il carismatico frontman. Praticamente un’intervista nata sull’istante, senza il bisogno di programmare tutto una settimana prima con uffici stampa o manager. Ricordo di aver scambiato anche qualche battuta con gli altri cinque componenti e di averli osservati parecchio mentre aspettavano di salire sul palco. Si avvertiva un forte legame tra di loro, un’atmosfera molto scherzosa. È stato poi bello conoscerli meglio qualche anno dopo, quando mi sono trasferito nella loro Milano per lanciare la rivista Rock Sound, e poter frequentare alcuni di loro anche dopo la fine della band. “Mantra” mi colpì fin dal primo ascolto. Aveva un suono che trovavo magnifico, compatto, era un album ricco di atmosfere che lo rendevano vario. Era rimasta l’urgenza punk degli inizi, ben presente in “Ti detesto II“, ma c’era un’apertura verso sonorità e arrangiamenti più raffinati, come nelle ballate “Sogna” e “Amara“. Con “Mantra“, i Ritmo Tribale erano una band al passo con i tempi. Erano sul pezzo, come si usa dire, erano in linea con alcuni suoni che provenivano dall’estero, come il grunge e il crossover. Non a caso, un’altra band che ascoltavo molto a quei tempi erano i Faith No More, che due anni prima avevano pubblicato il loro bellissimo “Angel Dust“. “Mantra” racchiudeva tutto quello che amavo dei Ritmo Tribale, ovvero il modo di cantare di Edda al quale si aggiungeva la bella voce di Scaglia (creando spesso intrecci vocali efficaci e paragonabili a quelli degli Alice In Chains), l’elettricità dei suoni e la grinta hardcore dirompente, senza dimenticare l’aspetto melodico che non veniva mai meno. “Mantra” ti arrivava potente in faccia fin dalle prime tracce di apertura (“L’Assoluto“, “Madonna“). Ti ribaltava per poi accarezzarti con “Sogna” e di nuovo “centrifugarti” con “Hanno tradito“. E così, brano dopo brano, fino all’ultima canzone. Continua a fare così anche ventidue anni dopo. Era il lavoro di una band che aveva messo a fuoco il proprio stile, probabilmente attraverso un percorso di ricerca iniziato subito dopo “Kriminale“. I Ritmo avevano anche affinato la loro scrittura e saputo integrare nel migliore dei modi le tastiere di Talia. Erano inconfondibili, proprio come la foto di copertina: nudi e, forse per la prima volta, uniti anche nel (non) look. Era infine il periodo in cui le major iniziavano a interessarsi al “rock in italiano” e creavano sottoetichette “underground” per firmare anche i vari Casino Royale, Negrita e poi Karma e Scisma. “Mantra” era un disco che rifletteva bene la sua epoca, racchiudeva malessere e sogni, disillusione e voglia di urlare. Per questo lo ascolto ancora spesso e continuo ad amare i Ritmo Tribale.

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