MercutioInterviste Nazionali 

Mercutio: intervista

MercutioRock by Wild incontra i Mercutio, band che, dividendosi tra Italia ed Inghilterra, ha già conquistato il favore di pubblico e addetti ai lavori.

La band risponde alle nostre domande per raccontare il progetto, l’album di debutto “Back to Nowhere” (in uscita il prossimo 13 novembre), le aspettative future e il modo in cui affronta l’intricato mondo musicale internazionale.

Iniziamo con le domande…

Siete nati, come band, ufficialmente nel 2013. Com’è avvenuto il vostro incontro e come nasce l’idea di fondare i Mercutio?

Ci siamo conosciuti grazie ad un amico e compositore, Gianluca Cucchiara, che aveva in embrione il progetto nella sua testa e che ha riunito la prima formazione della band. Gianluca è attualmente il nostro co-autore e produttore insieme a Giovanna Romagnoli.
Siamo stati molto fortunati (anche bravi in alcuni frangenti) nel riuscire tutti a creare da subito una squadra forte, compatta, a tratti una vera famiglia.
In realtà abbiamo sostanziali differenze artistiche che però diventano un punto di forza nelle fasi di composizione e produzione. (Staff)

In passato avete suonato in diversi locali del panorama musicale romano. Non è un mistero che nel nostro Paese, da diverso tempo ormai, si assiste ad una profonda crisi della musica live. Quali sono le differenze che avete trovato a Londra a riguardo e qual è secondo voi la causa per cui i live sono pesantemente inflazionati in Italia?

La musica live in questo momento è in crisi è vero, ma se pensiamo che il live in questi ultimi anni, è l’unica fonte di guadagno spesso anche per band blasonate, significa che bisognerebbe tutti insieme fermarsi e capire come riorganizzarsi. dato che i dischi non si vendono. Bisogna riorganizzare tutto il sistema generale. Noi, per scelta, soprattutto all’inizio, non abbiamo mai suonato in Italia. Da subito ci siamo trasferiti a Londra per farci le ossa nel panorama inglese. Ma le cause secondo noi sono diverse per l’Italia. La crisi economica colpisce soprattutto i giovani e quindi i più grandi fruitori di musica live, i quali, di conseguenza, prima di spendere 10-20 euro per un concertino e birra si fanno un esame di coscienza.
E poi non dimentichiamoci che nel 2015 ancora bisogna compilare con penna e calamaio il borderaux SIAE, che dopo un concerto e qualche birra, è come camminare su un cornicione bendato!! (Mirko)

Come è maturata la vostra decisione di lasciare tutto e cercare fortuna in un altro paese?

Se voglio diventare un grande sciatore sicuramente decido di non vivere in Marocco!
Abbiamo sempre pensato che confrontarci con un mercato internazionale potesse darci crescita e credibilità, sopratutto per il nostro genere. Fare sul serio insomma. Mettersi in discussione veramente e non solo a parole. Rimboccarsi le maniche, resettare la propria vita e ricominciare altrove. (Mirko)

A Londra avete suonato spesso a Camden, uno dei quartieri più eclettici e variopinti della città. Quanto è stato importante esibirvi lì e come siete riusciti a prendere parte ai diversi festival organizzati (es. Camden Rocks Festival)?

In giro per Londra abbiamo suonato in moltissimi locali, e questo ci ha dato la possibilità di entrare, ed iniziare rapporti con i promoter locali. La figura del promoter è molto importante a Londra perché oltre a gestire locali di un certo tipo, organizzano festival, meet-up ed eventi come appunto il Camden Rock.
Purtroppo anche qua di azzeccagarbugli ne trovi a bizzeffe, ma fortunatamente essendoci molte opportunità  per suonare, impari a capire la ragnatela londinese, individuando quei promoter che gestiscono locali facendo una selezione di band molto attenta e di livello. (Mirko)

Il vostro album di debutto è stato registrato agli Assault and Battery Studios, insieme ad Andy Wright, produttore di artisti come i Simple Minds. Com’è stato lavorare con un produttore pluripremiato?

E’ stata certamente un’esperienza molto formativa. Lui è una persona solare e socievole, ma entrato in studio diventa una macchina da guerra: si inizia a lavorare, e velocità e pragmatismo diventano le parole d’ordine. “Pragmatismo” in ambito musicale può significare anche il capire che spesso l’idea musicale più semplice equivale alla migliore. E’ questo probabilmente l’insegnamento più grande che abbiamo ricevuto da Andy. (Naz)

Quanto hanno influito le sue direttive, se ci sono state, sul prodotto finale?

Sul prodotto finale non ha fatto chissà quali interventi a dir la verità. Diciamo che il lavoro di pre-produzione che avevamo presentato era stato per lui molto soddisfacente e già ben definito. Più che altro ci ha messo in condizione di lavorare in un ambiente meraviglioso e con tecnici eccezionali, senza dimenticare Alan Moulder (produttore di Foo Fighters, Artic Monkeys, Royal Blood), che ha missato il nostro singolo “Back to Nowhere“. (Mirko)

Pensate che affidarsi a professionisti del mercato possa considerarsi parte fondamentale del processo di crescita di una band?

Il problema è convincere i professionisti ad occuparsi del tuo progetto. Di questi tempi, un professionista del settore vuole lavorare su una base buona e ben definita, altrimenti è dura per chiunque. Anche se una band ha soldi da investire, non è detto che se contatti grandi manager, PR, agenzie di booking, ti prendano in considerazione. Spesso vanno a guardare prima di ascoltare. Guardano i tuoi numeri sui social, come ti promuovi, e come gestisci i tuoi social, dopo di che ascoltano. (Mirko)

Parliamo quindi di “Back to Nowhere” (vostro album di debutto) che uscirà a Novembre. Quali sono le tematiche affrontate e quali sono state le vostre fonti di ispirazione?

La fonte di ispirazione principale sono le nostre esperienze di vita, le difficoltà e le paure, ma anche le gioie con cui le affrontiamo. Le nostre emozioni prendono 1000 forme diverse e cerchiamo di rappresentarle in maniera che chi ascolta possa cogliere tutte le sfumature. Cerchiamo sempre di far combaciare il significato dei testi con la musica. Come piccole colonne sonore. Chiaramente in ogni testo ed in ogni atmosfera tutti possono trovarci qualcosa di diverso ed estremamente personale. Ma questa è proprio la meraviglia della canzone. (Staff)

Come avete scelto le canzoni da inserire nell’album?

Avevamo circa 25 pezzi e sceglierne 12 è stato un dramma. Su 25 figli te ne puoi portare solo 12 alle giostre. Ti senti male insomma! Abbiamo suonato tutti i pezzi in fila in sala prove, e abbiamo agito di pancia, lasciandoci guidare dall’istinto puro e crudo. Abbiamo voluto rispettare l’originalità e la storia di ognuno di noi. Questo disco fotografa benissimo il nostro stato d’animo, e come stiamo vivendo il mondo che ci circonda. (Mirko)

“No compromise”, singolo estratto dall’album, fa parte della colonna sonora del film “L’esigenza di unirmi ogni volta con te” di Tonino Zangardi con Claudia Gerini e Marco Bocci. Com’è avvenuta questa collaborazione e come vi sentite a riguardo?

Abbiamo mandato materiale, mentre eravamo in fase di registrazione a Tonino Zangardi, un contatto che io (Mirko) avevo da anni. Avevo collaborato con lui in un altro suo film, ma nella veste di attore. Lui non mi conosceva dal punto di vista musicale e quindi quando gli ho mandato il materiale, credeva fosse di una band che sponsorizzavo. Ci ha risposto dopo mesi dandoci la notizia non solo che il pezzo era nel film, ma che avrebbe voluto girare lui il video! Onorati. (Mirko)

Il fatto di aver gettato le basi dei Mercutio all’estero è stato secondo voi determinante per arrivare al successo? Cosa avrebbe comportato invece restare in Italia?

Successo non direi ancora, diciamo che la strada è assolutamente in salita e molto molto lunga, ma e basi sono state messe. Come dicevamo prima, confrontarsi con band internazionali significa dare sempre il massimo e sempre, altrimenti vieni schiacciato da una concorrenza impressionante! In Italia non sarebbe mai successo perché i Mercutio non sarebbero mai nati con il solo presupposto di suonare nel nostro bel paese. (Mirko)

Quali sono stati quindi gli step fondamentali che vi hanno portato fino ad oggi?

Provare, provare e riprovare, suonare, stare insieme con lo stesso obbiettivo, aiutarsi e sostenersi, risate, incazzature, ma soprattutto farlo in Inghilterra. (Mirko)

Domanda a tema “comunicazione”. Oggi avere un sito internet ricco di informazioni è basilare, tanto quanto essere presenti sui social con tecniche e strategie di comunicazione create ad hoc. Molto spesso le band emergenti fanno passare questo aspetto in secondo piano, curandolo poco o non curandolo affatto, e soprattutto evitando di rivolgersi a professionisti del settore. Com’è stato il vostro approccio agli strumenti online?

Una tragedia. Tutti i musicisti vedono i social network come un potenziale nemico perché la frase é sempre la stessa: “ma noi facciamo musica, mica siamo tecnici del marketing”. E’ tristemente vero, ma è tristemente vero anche sapere che ormai la maggior parte dei potenziali fan vivono con il palmare in mano e quindi non usare quella piattaforma significa non raggiungere quel bacino di utenza. Certo che avere la possibilità di permettersi professionisti del settore aiuta parecchio, ma già da soli si possono fare molte cose. (Mirko)

Quanto, nel vostro caso, internet ha fatto la differenza nella crescita del vostro successo?

Come diceva Mirko internet è “croce e delizia” per tutti noi.
Di sicuro adesso è più facile avere esposizione mediatica e raggiungere tante persone, a cominciare dai vecchi amici che a loro volta ti “sharano” tra i loro, ma pure ci si trova in un oceano dove rimanere a galla è complicatissimo. (Staff)

Come sono i rapporti con le altre band con cui siete entrati in contatto?

I rapporti sono ottimi con praticamente tutte le band che abbiamo incontrato. E’ importante sostenersi a vicenda, ricordandosi che la competizione c’è, ma deve essere sana e fondata sui principi di cui ci facciamo paladini.  (Staff)

Sicuramente sono ancora tanti gli obiettivi che volete raggiungere, ma c’è già stato un momento in cui avete sentito di avercela finalmente fatta?

Secondo me non arriva mai quel momento. Ti trovi a suonare davanti a 1000 persone e pensi che dovrebbero essere 10.000. Ti trovi nelle più importanti Radio europee e vorresti subito essere in quelle americane. C’è la fame. Un piatto di pasta non ci basta. (Staff)

Quali sono i vostri progetti futuri, nell’immediato e nel lungo periodo?

Siamo concentrati sull’immediato per ora. Abbiamo l’uscita del disco (13 novembre) sia fisico (UK e Germania) che digitale (World wide). Abbiamo un bel po’ di concerti in giro per l’Inghilterra che ci aspettano. Non bisogna guardare troppo avanti, bisogna vivere giorno per giorno e cercare di fare tutto al meglio delle nostre possibilità. (Staff)

E i vostri sogni futuri?

I sogni futuri sono quelli di tutte le band del pianeta. Di fondo c’è sempre la voglia di suonare a Wembley un concerto tutto nostro.. Ma parliamo di cose concrete, il nostro obiettivo è poter fare di mestiere i “Mercutio” tutta la vita. (Staff)

Grazie mille per avere accettato questa intervista!
Per chiudere questa chiacchierata, potete fare un saluto agli ascoltatori di Rock by Wild alla maniera dei “Mercutio”?

Grazie a voi! E’ un piacere parlare a persone veramente interessate al nostro mondo e a quello che facciamo.
Follow your dream with no compromises!

Ciao a tutti.

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