la musica è una cosa seria e deve essere MUSICAMusic Business 

La musica deve essere Musica!

Nei miei ultimi due articoli ho messo in evidenza alcune questioni che ritengo cruciali e che in qualche modo dovrebbero far riflettere i musicisti, perché credo che le responsabilità della situazione attuale non siano da imputare ad un’unica causa e credo anche che una parte di responsabilità sia proprio delle band. Con questo articolo però vorrei mettere sotto i riflettori un’altra questione, quella dei cachet.

Perché è vero che le cose si possono fare per passione ed è vero che alcuni hanno una passione più forte di altri. Come è vero che la passione per alcuni si trasforma in urgenza e necessità, mentre per altri è semplicemente un capriccio. Però forse se i musicisti ricevessero una ricompensa per il loro lavoro sarebbero anche più incentivate a lavorare meglio. Quantomeno avrebbero più tempo per dedicarsi alla musica, perché non sarebbero costretti a cercare altri lavori.

In realtà è una cosa che riscontro anche al di fuori dell’ambito musicale e, se posso dire la mia, neanche troppo sorprendente. Quando ci si rifa’ al semplice impegno volontario il risultato è sempre lo stesso: abbassamento degli standard, appiattimento dell’offerta, scarsa creazione di valore, rifiuto della gavetta e, neanche a dirlo, la prima cosa che viene sacrificata è la meritocrazia. Parola un po’ abusata al giorno d’oggi, ma che rende l’idea.

Ci tengo a puntualizzare comunque che, per come la vedo io, il diritto ad essere pagati va guadagnato. Nessuno può pretendere un cachet per il semplice fatto di dichiararsi un musicista (cosa che vale anche per qualsiasi altro professionista).  Ogni grande artista ha iniziato suonando su piccoli palchi e magari anche solo per un panino e una birra, sia chiaro.

Tornando al punto della questione, (posto che la crisi ci ha fatto disabituare agli impegni professionali), sottolineo che quando si viene pagati si deve comunque fornire un servizio e, se quel servizio non è buono, si perde mercato. Ecco, una band che inizia a perdere mercato forse inizia a farsi qualche domanda e magari capirà di non essere all’altezza, magari abbandonerà il palco e tornerà “tra il pubblico” o magari diventerà una band migliore. In ogni caso si avrebbe un grande vantaggio e magari la speranza che qualcuno possa combinare qualcosa di grande.

Ci sarebbe sicuramente anche chi continuerebbe a suonare gratis per gli amici, per il semplice gusto di suonare e magari farsi fare qualche complimento affettuoso, ma sarebbe un diverso livello di approccio.

Purtroppo ho invece l’impressione che questa sia proprio la strada che continuiamo a percorrere, tanto lo scopo di chi organizza serate è quello di riempire il locale e se una band lo riempie senza chiedere niente in cambio tanto meglio, se poi suona male peggio per gli amici. Con la terribile conseguenza che per stare al passo con quelli mediocri, anche i musicisti più bravi devono accettare condizioni penose pur di suonare… il resto è storia. L’incontro fra domanda e offerta è sempre quello che determina le sorti del mercato.

Sinceramente non credo che la situazione in Italia possa cambiare, anche perché riscontro ancora una generale difficoltà nell’adeguarsi ai nuovi strumenti tecnologici al servizio della musica, eppure lasciatemi sognare ad occhi aperti perché per come la vedo io la musica è una cosa seria e se l’intrattenimento può essere anche di basso livello, la musica no! La musica deve essere MUSICA.

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