Live Report Locali 

Ninah Mars @ Borgo della Marchesa – 08 02 2014

Ninah Mars, artista venezuelana, continua ad incendiare Roma con i suoi concerti punk-rock.

Arriviamo durante il soundcheck, l’impresario si fa sentire, il fonico corre per la sala, la band suona anche quando non deve, il solito insomma, come se qualcuno lo ordinasse sempre al bancone di un pub. L’unica variante è che Ninah non c’è, arriverà dopo, ma questo è anche giusto.

Passiamo il tempo con un paio di White Russian e la nostra collega di Tempi Dispari (perchè non esistono i concorrenti, solo i colleghi che lavorano da un’altra parte), ed ecco che mi dicono “guarda, c’è Ninah!”; “buonasera, penso”.

Il concerto inizia senza di lei sul palco, giustamente abbiamo fatto 30, facciamo 31. La band inizia facendo un po’ di atmosfera con effetti e una base molto particolare riprodotta dal computer del batterista, come sempre demandato operatore della gestione computer; sono le 23.30. Parte il rock, ancora niente Ninah, ma questo è anche giusto. I suoni fantastici, sicuramente merito di strumenti di qualità e ben mantenuti (non do il merito al collega fonico perchè non sono microfonati, visto lo spazio da sonorizzare, quello che ascoltiamo è il sound che i musicisti hanno anche a casa…beati loro!).

Gli elementi della band sono eccezionali. Ecco, Ninah entra sulla scena, e questo è ancora più giusto!!! Parla in italiano, pur essedo Venezuelana: “dove cazzo siete?!?! lets’s start this party!”; prende poi il megafono, inizia il pezzo così per poi proseguire in pulito; sa reggere bene il palco e si vede da subito. Il primo pezzo scende tranquillo, la voce un po’ bassa sull’impianto, forse, ma col senno di poi questo è stato il problema minore. Il secondo pezzo è sull’amore e su qualcosa riguardo le farfalle, forse nello stomaco, si chiama “Blush”: Ninah precisa che ringrazia tutti per essere venuti, si sente a casa, come a un party per gli amici.. a chi vuole intendere, intenda, sicuramente è stata molto elegante. Canta, a mio dire, veramente bene, probabilmente marchingegni come l’AutoTune non li ha mai visti manco in fotografia. Il terzo pezzo, invece, dice di averlo scritto in Italia, circa 7 anni fa, e dice che se qualcuno si mette sul nostro cammino BAM! dobbiamo dargli un calcio, ben simulato durante la spiegazione: allegro, spensierato, ha ragione, dovrei darne parecchi di calci. Il prossimo brano invece è “Wedding Song”, tradotto “canzone di matrimonio”: è più fico tradotto così, sa di quell’americano che mi riporta alla mente il live di Stef Burns a Spazio47 (Aprilia), il 5 maggio passato. Bello, cattivo, forse sinonimo di un matrimonio molto dark. La scaletta scorre tenace, il ritmo è sostenuto, coinvolgente: ma è un party, come ha detto Ninah, un party tra amici, è questo il mood della serata! Ed ecco che su “You and Me” appare la chitarra acustica, assente sull’impianto.

Purtroppo la fonia si è fatta sentire in negativo stasera, ma tra un feedback e l’altro, la band e Ninah mettono in campo tutta la loro preparazione e ci fanno sentire che il loro rock non è solo energico, ma anche ben studiato e preparato. Le basi sembrano essere messe da un dj al momento giusto, segno che il batterista ha il timing di un clock atomico. Sono una band di professionisti, qualcun altro sarebbe già sceso dal palco urlando.

Ninah va per il prossimo pezzo ma la voce sparisce completamente dall’impianto: ci scherza su, “ok, is it over so?”; sembra riapparire ma quando iniziano a cantare sparisce di nuovo, la strofa è muta, seppur lei canti (non come tanti che appena non si sentono fanno la faccia stizzita e non proferiscono parola), ma ecco che sul ritornello il voodoo analogico ce la regala di nuovo. Il pezzo è fortissimo, molto ‘90s in generale, si chiama “Let’s Party Tonight”, o “Tonite” se amate lo slang.

Annuncia che stanno quasi per chiudere, il pezzo che stanno per fare si chiama “Captain Crush”. Se mi avessero chiesto un esempio di ragazza con le palle, avrei citato Ninah in quel momento: energica, Va giù forte con la sua voce, come tutta la band e come tutta la scaletta va giù forte con il sound. Quanta energia Ninah!

A un certo punto chiama a se un po’ di ragazze al grido di “I need some girls”, invito fatto con un tono e una faccia come se stesse invitando le amiche a un pigiama party; invita anche me, forse col buio ha visto solo i capelli lunghi e non la barba, la prossima volta li lego!

Ballano non-ho-capito-bene-quale-ballo, si divertono un casino, è coinvolgente la ragazza! Un bel siparietto, che fa molto party tra amici.

Poi l’ultimo pezzo, dedicato a Marta, “Just For Her”; purtroppo tra l’impianto e l’inglese ci capisco poco di quello che dice, ma l’intenzione dei pezzi è chiara, questo ha tutto l’aspetto di un singolo.

La cosa che più mi ha stupito di questi 5 “casinisti” (ovviamente nell’accezione migliore del termine) è la capacità che hanno avuto di divertirsi e fare uno show di qualità molto alta con tutti i problemi tecnici, il locale piccolo e la poca gente: UN ESEMPIO PER TUTTI, specialmente per molti emergenti.

Finiscono col botto, poi ricominciano, cantano col pubblico, poi chiudono davvero con un invito di Ninah ad andare tutti a bere. La band continua a suonare, come in un vero party tra amici.

Confesso che per un’oretta buona mi sono sentito ad una festa di quelle da film, quelle con i bicchieri rossi di tetrapak… Che serata ragazzi!!

Related posts

Lascia un commento

Il commento è in attesa di approvazione

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.