Music Business 

La passione è remissione?

La passione è remissione, ama dire qualcuno. E da un certo punto di vista ha pure ragione! Chiunque si trovi a lavorare nel mondo della musica si rende subito conto che sono più i soldi spesi di quelli che entrano.

Vuoi perché il musicista ha la strumentazione, la sala prove, il carico “bagagli” quando va a suonare, la benzina, i CD, le magliette, i video… e raramente viene pagato per le sue esibizioni.
Vuoi perché i giornalisti impiegano tempo per informarsi, scrivere, diffondere, pubblicizzare, hanno bisogno di un certo supporto tecnologico, spendono benzina anche loro… magari vorrebbero usare quel tempo in modo diverso, ma la passione li spinge a supportare chi si fa il mazzo per suonare.
Vuoi perché le case discografiche, quelle piccole, indipendenti, non possono permettersi grandi investimenti, anzi… e allora si fa tutto in casa.
Vuoi perché ai locali non va più nessuno o non consuma… ed ecco che arrivano i tavoli sotto al palco, il “quanta gente mi porti”, il “faccio suonare solo cover band” etc. etc.

Potrei fare un’infinità di esempi. Fatto sta che chiunque lavori nel mondo della musica, da protagonista o da spettatore, da critico o da appassionato, da artista o da ritrattista… ha qualcosa da perdere.
Se non fosse che, se continua a provarci, forse un barlume di speranza lo vede.

Ci hanno insegnato che in Italia di musica non si vive. Non so se all’estero le cose vadano tanto meglio, ho sentito pareri molto discordanti a riguardo. Però sono sicura che in Italia una possibilità c’è, più di una. Quasi lo so per certo, visto il lavoro che faccio. Il problema è proprio questo: LAVORO!
Vedo, sento, noto che chi lavora nel mondo della musica lo fa con passione, e per passione, ma questo non è lavorare, questo è divertirsi. Perché sia un lavoro bisogna sporcarsi le mani. Investire, provare, imparare oppure… affidarsi alle persone giuste, a quelli “esperti”. E visto che si parla di lavoro non si può prescindere dal pagare, che si tratti di compensi monetari o scambi concordati.

Il musicista dovrebbe fare il musicista, non il PR o l’organizzatore o, peggio ancora, il promotore.
Il giornalista dovrebbe scrivere in coscienza, andare ad un concerto anche se non gli piace, e scrivere ciò che vede, non ciò che pensa si voglia leggere.
Il locale deve pensare al suo business e, se poi ha passione per la musica dovrebbe sapere come valorizzarla.
Via così… ad ognuno il suo lavoro, ma che sia un lavoro.

La verità è che in Italia investire non va di moda, si fa tutto alla buona, per risparmiare, anche nel mondo della musica, soprattutto nel mondo della musica.
Eppure a ben vedere, se analizziamo il mercato romano, alcune band stanno emergendo… sono band valide, ma soprattutto spesso sono band che hanno saputo investire. Stessa cosa si può dire di alcuni locali, di alcune testate, di alcune webzine, di alcune agenzie, di alcune case discografiche indipendenti, di alcune web radio, chi più ne ha più ne metta.

Ho deciso di aprire questo blog per cercare di mettere in luce pregi e difetti del mondo della musica romano. Per riflettere su quello che succede, per aprire discussioni, mettendo in evidenza anche pareri discordanti, ma soprattutto per dare qualche nozione di marketing a chi si accinge a proporre il suo prodotto sul mercato, perché questa è la mia professione e senza marketing non c’è crescita, anche nel mondo del rock.

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