Pino Scotto @ Killjoy - 16 01 2015Live Report Nazionali 

Pino Scotto: l’ultimo guerriero del Rock @ Killjoy – 16 01 2015

16 gennaio 2015 il Rock Italiano arriva a Roma. Si può dire tutto di Pino Scotto, che sia volgare, che sia eccessivo, che esageri con i comizi sul palco, quel che è certo è che Pino ha sempre incarnato la vera essenza del Rock e, a chi dice che ormai è passato, bisognerebbe ricordare che il Rock non passa mai di moda.
Pino è una persona eccezionale, ancora piena di energia, di forza, di speranza e, soprattutto piena di cose da dire, come avrete modo di verificare dalla nostra video intervista.
Pino è l’ultimo vero guerriero del Rock.

L’atmosfera al Killjoy Reloaded è già calda qualche ora prima dell’inizio del live, previsto per le 23:00. Non passa molto che il locale si riempie di fan di Pino Scotto e di frequentatori abituali, come sempre, infatti, non manca la presenza dei club di motociclisti.
Minuto più, minuto meno, finalmente la band che accompagna il nostro Pino nazionale fa ingresso, mentre le casse sparano la intro della sua cover di Renato Rascel, “E’ Arrivata La Bufera“. Questa, come altre, sono tracce che l’artista ha scelto di inserire in “Vuoti di Memoria” per il loro testo che, spera, faccia riflettere sulla necessità di un maggiore impegno sociale da parte di tutti.
Ed ecco l’attesissimo singer che sale sul palco con la sua inseparabile bottiglia di Jack Daniel’s, che nel corso del live andrà pian piano svuotandosi.

L’artista ha tutta la carica necessaria per accendere la serata e da lì a poco è semplicemente… l’inferno!
Nonostante gli anni, che porta con fierezza, (ne ha 65 – n.d.r.), è praticamente un ragazzino, una vera e propria specie in via d’estinzione, di cui resta il fiero araldo. Si agita, beve , insulta, sputa tutta la sua rabbia contro il potere e chi ci governa, ma anche contro gli italiani stessi che usano il metodo del “una mano lava l’altra e tutte e due rubano l’asciugamano”.
Il suo è uno show senza mezzi termini, come ci ha abituato da anni, anche nei suoi più recenti  programmi su RockTv. Pino Scotto non si risparmia e, tra un’invettiva e l’altra, sono diverse le riflessioni che racchiude in frasi provocatorie, ma solo apparentemente banali.
Canta come un vero animale di razza, per la prima volta su un palco che per lui è già sinonimo di casa. I tempi dei Pulsar e dei Vanadium sono un ricordo sbiadito e lontano, ma lo spirito è sempre lo stesso.

La scaletta comprende brani datati come “Il Grido Disperato di Mille Bands”, che dedica al Killjoy e a tutte le band che si spaccano il culo, ma anche brani più recenti come: “Morta è La Città”, “Signora Del Voodoo”, “Meno Male Che Adesso Non C’è Nerone” (cover di Edoardo Bennato), “Codici Kappaò” e “Angus Day (Forever Young)”, dedicata agli AC/DC. Diversi anche i brani tratti dal suo ultimo lavoro “Vuoti di Memoria” che racchiude cinque cover italiane, riarrangiate in chiave Rock, e cinque cover internazionali, tra cui brani blues rock. Ed ecco che troviamo “Still Got The Blues” di Gary Moore, introdotta dallo stesso Pino con un suggerimento per tutti gli appassionati di musica: in Italia, così come altrove, “siamo arrivati ad un punto morto, bisogna riscrivere la storia del Rock e ricominciare proprio dal Blues (strada che gli americani stanno già percorrendo)”.
Continuano le dediche, ed ecco che arriva “Stone Dead Forever” (cover dei Motorhead), e Pino rivolge un pensiero all’amico Lemmy, che ultimamente ha accusato qualche problema di salute e con cui ha collaborato e duettato dal vivo di recente.

Il gruppo composto da Steve Volta (chitarra), Dario Bucca (basso) e Marco Di Salvia (batteria) spacca di brutto, ai musicisti viene concesso un momento solistico per uno, dove i tre non lesinano virtuosismi musicali degni dei più grandi nomi del Rock. La caratura della band, le bellissime coreografie di luci e tutti i classici colori del Rock si mescolano all’entusiasmo del pubblico e ci portano alla fine del concerto (e alla fine della bottiglia di Jack, tanto che ne viene chiesta una seconda al bar).
Pino non può lasciarci così però, ed ecco il momento del bis, con “Rock ‘n’ Roll” dei Led Zeppelin e l’immortale “Born To Be Wild” degli Steppenwolf che chiudono una delle serate rock più elettrizzanti della Capitale.

Da sottolineare anche il servizio veloce e cortese del locale che offre ottimo cibo e una vasta scelta di alcolici, nonostante il tutto esaurito.
Altro pregio, per noi che ci occupiamo di musica: un fonico bravissimo che ha curato i suoni con professionalità e precisione.

Non rimane adesso che accettare l’invito di Pino per quattro chiacchiere con i fan e l’acquisto del merchandise, il cui ricavato andrà al progetto “Rainbow. Nato nel 2011 dall’unione di Pino Scotto con Caterina Vetro, che ha lo scopo di supportare l’educazione, la sanità e lo sviluppo umano delle comunità indigene di Sihanoukville (Cambogia), Coban (Guatemala), Georgeville e Seine Bight (Belize).

Set List: La resa dei conti (Kiss My Ass) – Morta è la città – Meno Male Che Adesso non c’è Nerone – Signora del Voodoo – Angus Day (Forever Young) – E se ci diranno (Cover L. Tenco) – Rock ‘n’ Roll Core – Still Got The Blues (Cover G. Moore) – Still Raising Hell (Cover T. Nugent) – Codici Kappaò – Spaces and Sleeping Stones – Hoochie Choochie Man (Cover M. Waters) – GFT Up (Get Up Shake Up) – Stone Dead Forever (Motorhead) – Come Noi – Il Grido Disperato di 1000 Band
Encore: Rock ‘n Rolled (Cover Led Zeppelin) – Born To Be Wild (Cover Steppenwolf)

Video del Concerto

Intervista a Pino Scotto

Galleria fotografica a cura di Francesca Keifer

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