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Recensione di And Then She Came – “And Then She Came”

And Then She Came, e i Krypteria ritornano con l’hard pop al potere.

Suoni potenti e decisi, ritmi quadrati con ronzare di basso a metà strada tra epica da ballo e minaccia imminente (ma che sa tanto anche Rammstein), suoni elettronici, scuri e industriali e qualche punta prog e POI VIENE LEI, la voce femminile di Jin-In Cho  che ci sta bene. Questa è la formula alla fine accattivante della musica che troviamo nel primo album omonimo uscito a giugno 2016 del quartetto tedesco che va sotto il nome di … And Then She Came. Nati dal bassista Frank Stumvoll, che mette su una band, chiamando alcuni compagni dei Krypteria, per realizzare le musiche di “Bad Tripthriller del 2015 di produzione tedesco-americana. Il film passa nelle sale, la band resta con il nuovo nome.

L’iniziale “Five Billion Lies” da sola rappresenta un po’ tutte le caratteristiche che troveremo nel resto dell’album. Riff d’assalto metal prog, dinamiche in contrasto tra la voce growl ospite di Alyssa White-Gluz (Arch Enemy, Kamelot) in contrasto con le voce muliebre della Cho. Altri contrasti di dinamiche con inserti elettronici e refrain pop.
Public Enemy #1” (e il secondo?) esplora i territori del metal da ballo con un testo che spazia dal tedesco all’inglese, passando per lo spagnolo e il francese. La Cho imita Nina Hagen divertita e divertente. Particolarmente divertente anche l’arrangiamento, fatto di piccoli e preziosi inserimenti etnici.
Più AOR “Why So Serious?“, un potenziale singolo che per fortuna resta solo potenziale. Ben curato anche questo negli arrangiamenti ma nell’insieme il brano è solo un passaggino innocuo per la successiva “Spit It Out” con ospite la lunga Jan Majura degli Evanescence. Brano complesso che richiede più ascolti individuali e separati per capirlo, suoni elettronici che si trasformano in riff crudi, cambi di tempo e di atmosfere che presi singolarmente funzionano ma nell’insieme, una volta assimilato, il brano sembra mancare di centro.
Altro ingresso industriale per “Who’s Gonna Save You” con andante pop (hard pop, vabbe’). Buona prova vocale della Cho ma più adatta ad un brano stagionale dell’ennesima sciacquetta di MTV, se queste sapessero cantare.
And Then She Came - 2016La formula con intro industrial, stacchi metal assassini e armonie pop melodiche della Cho si ripete in “Like A Hurricane” ma con un risultato più centrato questa volta, coronandosi in un refrain frastagliato e sincopato.
Hellfire Halo“, la nomino e passo vanti. Non è la migliore né la peggiore della raccolta ma aggiunge poco o nulla a quanto abbiamo ascoltato fino adesso. “I Carry On” farebbe la parte dell’immancabile ballad, ma non essendo questo un gruppo americano AOR per camionisti c’è qui un livello di raffinatezza maggiore con il pianoforte dominante. Il risultato è piacevole ma forse siamo troppo rozzi noi per farci prendere dai sentimenti che dovrebbe provocare il crescendo ruffiano. Non dispiace “Find Another Way“, anche se aggravata dalle caratteristiche del brano precedente. Meno ballad, più pop hard melodico. “Where Do We Go From Here?“, continua con la formula già ascoltata nei precedenti 9 brani ma raffina gli stili tra loro. Scorre bene, è più elegante ma non è memorabile.

A questo punto l’album, nella sua versione vinile, sarebbe terminato ma nella versione CD si aggiungono 3 Bonus Track. “If You Hate Me That’s Okey, But ..” può essere scambiata con quasi tutti i brani nella scaletta precedente, buon assolo di chitarra. “I Just Killed A Man” è una prova solista della Cho con la band in formato elettronico sullo sfondo. La voce della koreana nata in Germania è più che valida e capace di buona interpretazione, apprezziamo il brano per quello che è. “Would You Die Tonight?” chiude con decoro tutto il lavoro ma gli manca sempre quel guizzo creativo che un songwriter più navigato saprebbe trasformare in un brano vincente.
Doverosa una piccola menzione alla copertina, la cui grafica, curata dal rinomato Buro Dick Rudolph, che ha già prestato la sua arte a Scorpions e Rammstein, (rieccoli), vede la Cho in guisa di elegante ed essenziale statua vivente di soggetto fantastico-arcadico.

L’album nell’insieme è interessante, ben prodotto ed arrangiato, nonostante alcune cadute che non sono sempre e necessariamente gli innesti pop. La band deve affinare lo stile e trovare una sintesi degli ingredienti, invece di inserirli in grani grossi. Tutto sommato anche “Engel” dei Rammstein è un pop hard dansereccio, ma funziona.

 

And Then She Came – “And Then She Came”

Band/Artista: And The She Came
Album: “And Then She Came”
Data Pubblicazione: 24 giugno 2016
Etichetta: DME Music
Produzione: Frank Stumvoll
Cover Artworks: Buro Dirk Rudolph. Fotografia Robert Eikelpoth

Tracklist – “And Then She Came”

1-Five Billion Lies
2-Public Enemy Nº1
3-Why So Serious?
4-Spit It Out
5-Who’s Gonna Save You?
6-Like A Hurricane
7-Hellfire Halo
8-I Carry On
9-Find Another Way
10-Where Do We Go From Here?
11-If You Hate Me That’s Okay, But…*
12-I Just Killed A Man*
13-Would You Die Tonight?*

* solo edizione CD.

Line Up – “And Then She Came”

Ji-In Cho: voce, tastiere
Olli Singer: chitarra, tastiere, elettronica
Frank Stumvoll: basso elettrico, tastiere, elettronica, voce di supporto
S.C. Kuschnerus: batteria, testi, voce di supporto

Ospiti:

Alissa White-Gluz: voce growl traccia 1
Jen Majura: chitarra traccia 4

And The She Came” disponibile in CD, LP e digitale – link

 

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