Recensione di Bent Knee – “Land Animal”

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Il 23 Giugno è uscito “Land Animal“, quarto lavoro dei Bent Knee, primo lavoro realizzato con una major (la InsideOutMusic/Sony) ed ennesima prova delle incredibili capacità tecniche e compositive del sestetto di base a Boston.

Visto che tendo ad essere prolisso, anticipo subito che parliamo di un lavoro meraviglioso e che vi consiglio di andare a comprare il CD o il vinile; subito, adesso…

I Bent Knee si descrivono come “un veicolo costruito per spingere, stiracchiare e poi rompere i confini“, ed in effetti non ci sono altre definizioni e/o etichette che possano meglio descrivere la loro musica; Chris Baum (il violinista) aggiunge “Uno dei nostri obiettivi è di convertire concetti musicali accademici, complessi e stimolanti in composizioni accessibili e godibili“.

Ecco a Voi, Bent Knee …

Bent Knee 2I Bent Knee nascono al Berklee College of Music di Boston. Una dozzina di studenti si mettono insieme per formare la Secret Dog Brigade, i cui membri sono arrangiati in varie formazioni, dando vita a diverse band oltre che ad una maniera/metodo originale ed intelligente per usare le proprie capacità tecnico/artistiche e realizzare diversi progetti musicali senza dover far uso di session men, di musicisti esterni, di personale da pagare e così via; la Secret Dog Brigade è una sorta di mutuo assistenzialismo tra un ristretto gruppo di persone affiatate ed amiche. Dalla Secret Dog Brigade vengono fuori il Ben Levin Group, i Justice Cow, That One Eyed Kid, Mr. Gavin’s Meat Farm, Courtney Swain ed altri progetti oggi archiviati; la band di punta sono ovviamente i Bent Knee.

Sono formati da Ben Levin (chitarra e seconda voce), Courtney Swain (voce e tastiere), Jessica Kion (basso, seconda voce), Chris Baum (violino), Gavin Wallace-Alisworth (batteria) e Vince Welch (produzione e sound design); il produttore e sound designer è parte integrante della formazione ed è sempre presente sul palco per tenere le redini del discorso e permettere alla band di esprimersi al meglio (i Bent Knee dal vivo meriterebbero un discorso a parte, sono fantastici); Ben Levin è un chitarrista incredibile, tra i più dinamici e versatili, capace di passare da uno stile all’altro con una evidente naturalezza, Gavin Wallace-Alisworth è un bravissimo batterista, ha ricevuto persino i complimenti del grande Bill Bruford, ed in coppia con la Kion costruisce e sostiene una struttura ritmica fondamentale per le geometrie sghembe della band, sezione ritmica capace di far furore come di giocare con le tinte più scure, con i giochi di luce; Courtney Swain ha una delle più belle voci che si possa trovare oggi in ambito pop-rock, in generale il tasso tecnico della band è davvero alto eppure difficilmente li sentirete dar sfoggio della propria perizia: non esiste manierismo nel microcosmo di questa band, gli strumenti sono al servizio del brano e del processo di scrittura e spesso questo mi ha fatto pensare ai King Crimson, al famoso “Admirable Restraint” di Frippiana memoria; lavorano come una comunità, tutti partecipano attivamente al processo creativo (anche se la Kion, con Swain e Levin sono tra i maggiori compositori).

Negli ultimi 3 anni hanno conquistato titoli entusiastici sulle principali testate cartacee ed on line, dal Boston Globe al Wall Street Journal, da Innerviews a NPR.

Bent Knee e Lo Stile

Ok, ma che musica fanno i Bent Knee? Etichettarli è davvero difficile: mescolano influenze varie che vanno dall’opera cinese al rap, dalla musica classica ad i musical di Broadway, da Radiohead a Sufjan Stevens, dai Dear Hunter ai Pink Floyd, dal triphop al soul, dal jazzrock al metal, post rock, funk, ambient elettronico, musica sperimentale, creando una miscela assolutamente unica, innovativa e riconoscibile; impossibile catalogarli con una etichetta ma certamente si muovono nell’ambito del art/prog Rock.

Land Animal, l’Album

Bent Knee . Land Animal - 2017I 10 brani presenti nell’album sono accomunati dalle tematiche: sono tutti pezzi autobiografici che parlano del rapporto tra uomo e uomo ed uomo e tecnologia nel XXI secolo, della solitudine, dell’alienazione, di razzismo e distanze sociali, del riscaldamento globale, dei conflitti familiari e dei problemi della vita nella società moderna; tutti i brani hanno a che fare col concetto “chi siamo noi (come specie) e dove stiamo andando”. Sono dei testi davvero meravigliosi e poetici, interpretati in maniera magistrale da Courtney Swain; inutile scendere nei dettagli: la voce della Swain è splendida e su “Land Animal” da una prova interpretativa assolutamente intensa e sbalorditiva; di gran classe! Mi ripeto: ascoltateli dal vivo. Su YouTube ce ne sono diversi; ci sono anche due concerti integrali pubblicati dalla stessa band, e trovate anche la versione live di “Holy Ghost” e “Terror Bird“.

Dal punto di vista musicale “Land Animal” differisce dai precedenti lavori della band dove i brani avevano strutture più omogenee e si sviluppavano in lunghi pezzi nei quali le variazioni armonico/melodiche la facevano da padroni; “Land Animal” è invece più focalizzato sul groove (a detta degli stessi Bent Knee) e sulla ricerca di una forma concisa ed accessibile, risultando più immediato dei lavori precedenti, sebbene il lavoro sia complesso e stratificato e si presti a differenti piani di lettura.

Land Animal è un kaleidoscope di generi musicali, di suggestioni, di influenze diverse che scorrono fluide l’una nell’altra senza soluzione di continuità, in una maniera che appare semplice e naturale ma che invece è costruita con una perizia ed una sensibilità e capacità di sintesi fuori dal comune.

Land Animal, track by track

L’album si apre con “Terror Bird” nella quale ritroviamo i Bent Knee che conoscevamo…Bene! … Fantastico!… ma dopo 40 secondi tutto cambia, un ritmo sghembo che sa di dreamy pop e psichedelia spezza il ritmo e ci introduce in questo incredibile ed intenso viaggio; passando con “Hole” a pattern e ritmi improbabili, sprazzi di Nine Inch Nails e Sonic Youth che ci conducono alla terza traccia, “Holy Ghost“, che è un pezzo perfetto nelle sue strutture inedite, che vanno oltre ogni regola di “buonsenso commerciale”, ma ha una cristallina bellezza pop. Meritava una nomination nella categoria “Anthem” dei Prog Awards.
La prima parte dell’album si chiude con “Inside is” e “These Hands” con le quali la giostra continua a girare vertiginosamente, ma gira su ritmi lenti, dilatati, oscillanti tra calma, introspezione, tensione e grande intensità.

La seconda parte si apre con “Land Animal“, il brano che da il titolo all’album. Il brano concentra in 5 minuti tutto ciò che c’è nell’intero album, il risultato non suona sperimentale e ostico alla “Trout Mask Replica” o alla “Naked City” (di  Zorn), al contrario “Land Animal” è un pezzo che potresti ritrovarti a canticchiare sotto la doccia, sul quale ti potrebbe venir voglia di fare dell’air drumming e nella cui intensità ci si potrebbe perdere. L’uso di violini, viole, violoncelli e tromba dona a questo ed ai successivi  tre pezzi un’estetica quasi beatlesiana per la sua raffinatezza pop, nonostante continui la corsa tra indie, psichedelia, soul, folk, funk, metal, swing, minimalismo, elettronica, ritmiche irresistibili e ritornelli micidiali.

Dopo “Time Deer“, “Belly Side Up” e “The Well” che raccolgono e proseguono quanto seminato dalla title track, si arriva così alla conclusiva “Boxes“. Il brano che chiude l’album è sospeso tra Bjork ed il triphop più narcolettico, con chitarra e suoni in background che sembrano usciti dal “Gone to Earth” di David Sylvian, bagnandoci in un mare di quiete che lentamente ci manda giu, sempre più giu, fluttuando lievemente, regredendo, ripercorrendo al contrario la propria vita, ed alla fine resta solo il battito del cuore e la consapevolezza di aver vissuto un’incredibile, stimolate ed elettrizzante esperienza.

bent Knee - Land Animal fronte e retroLe etichette e le band che ho citato qui sopra mi sono servite per cercare di dare un’idea di ciò che è la musica dei Bent Knee, ma in realtà mai, durante l’ascolto dell’album, mi sono venute in mente altre band perchè i Bent Knee hanno sviluppato negli anni uno stile riconoscibile e personale, dando vita, a mio avviso, alla più originale reinterpretazione del prog sentita da tanti anni a questa parte; perdonatemi se azzardo una similitudine ma seguo il mio ragionamento: nel 1981 i King Crimson hanno utilizzato la sintassi propria del prog per declinare la nascente new wave, ridefinendo di fatto il genere e codificando nuovi standard progressivi; oggi i Bent Knee fanno qualcosa di simile, sebbene partendo da presupposti completamente diversi (difficile immaginare come “Land Animal” sia stato influenzato fortemente, a detta degli stessi autori, dal Kendrick Lamar di “To Pimp a Butterfly” e dal Flying Lotus di “You’re Dead!“, ma d’altra parte una sintesi originale non può che nascere da imput particolari, percorrendo vie inedite per poi tornare in territori familiari): usano la sintassi del prog e dell’art rock, incorporando svariate influenze, e ricoprendo tutto con una estetica e sensibilità pop; atteggiamento progressivo applicato alla  “armonia contemporanea“.

Un lavoro elettrizzante, stimolante, intelligente e non credo di esagerare quando dico che a mio avviso “Land Animal” è un capolavoro, ed i Bent Knee  la band che ha riacceso in me la passione per la musica nuova (e non accadeva da tanto, precisamente dal 1993 quando restai a bocca aperta vedendo un ragazzetto dal vivo. Quel ragazzetto poi è diventato noto col nome di Beck!).

Non potete inoltre esimervi dal procurarvi “Shiny Eyed Babies” (2014) e “Say So” (2016) (e perché no…anche il primo, omonimo, album datato 2011) che differiscono notevolmente da “Land Animal” ma che qualitativamente non sono da meno.

P.S. I Bent Knee sono in lizza per 2 categorie dei Progressive Music Awards 2017: nominati come migliore band/artista dell’anno e per il miglior video dell’anno con “Hands Up” (brano contenuto in “Say So“, album tanto meraviglioso quanto spiazzante). I video dei Bent Knee meritano un accenno: sono molto ben fatti e sempre molto intelligenti. Potete godervi già i video di “Land Animal” e “Terror Bird” (usciti in effetti un po’ troppo tardi per poter partecipare ai Progressive Music Awards 2017).

Bent Knee – “Land Animal”

Artista/Band: Bent Knee
Album: Land Animal
Data di Pubblicazione: 23 giugno 2017
Etichetta: Inside Out Music/Sony Music
Produzione: Vince Welch, Master di Randy Roos
Artwork: Riki Nitabaru

Tracklist – “Land Animal”

1-Terror Bird 4:09
2-Hole 3:22
3-Holy Ghost 5:33
4-Insides In 6:30
5-These Hands 5:37
6-Land Animal 5:14
7-Time Deer 4:19
8-Belly Side Up 4:15
9-The Well 5:31
10-Boxes 12:44

Line Up – “Land Animal”

Ben Levin: chitarra, voce
Chris Baum: violino, voce
Courtney Swain: voce solista, tastiere
Gavin Wallace-Ailsworth: batteria
Jessica Kion: basso elettrico, voce
Vince Welch: sintetizzatori, progettazione del suono, produzione.

“Land Animal” disponibile in CD, normale e limited, LP – link

 

Author Description

Arne Saknussem

Arne Saknussem

Nato in Sicilia nel 1975 ma residente a Roma da oltre 20 anni, professionalmente ha deciso di dedicarsi a materie scientifiche (chimica bio-organica e farmaceutica) ma l’altra metà della sua vita è dedicata alla musica ed alla letteratura, le sue principali passioni. Nato, musicalmente, con i vinili di papà (Beatles, Jimi Hendrix, Otis Redding, Miles Davis…) e cresciuto a Prog Rock, Metal, Pink Floyd, King Crimson ed Iron Maiden; appassionato di blues e di musica sperimentale, il suo percorso lo ha portato ad ascoltare qualsiasi genere musicale senza pregiudizi.

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