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A Tear Beyond – “Maze of Antipodes”

Introduzione: La Maschera e il Labirinto

“Un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini; la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine”.
(L’immortale di J.L.Borges)

Maze of Antipodes“, il secondo album della band vicentina, continua e migliora il proprio sound, intriso di oscurità e morte, orrori e furori, magia e simbolismo alchemico.
Il “concetto” unificante dell’album si basa sull’archetipo universale del labirinto, luogo architettonico che materializza e maschera il labirinto come luogo della mente e dell’anima. Il labirinto è un percorso di iniziazione, dove il centro rappresenta la nostra realtà interiore, ma dove ci si può anche perdere, perché il labirinto è anche un luogo di inganni, di mascheramenti.
L’altro potente archetipo, la maschera, di cui i componenti del gruppo fanno costante uso, simboleggia il processo di annullamento/svelamento del proprio stato immanente, necessario per la comunicazione con il trascendente.
La maschera è un inganno, è il velo del maya della tradizione vedica. Solo squarciando il velo, o togliendo la maschera, possiamo vedere il volto di Dio, su cui e riflesso il nostro volto e capire quindi che i contrari sono un inganno, solo un’altra maschera.
Anche il percorso (il labirinto), attraverso le prove (le maschere), superando le quali si matura gradualmente, ha due direzioni, speculari e contrarie.
Il viaggio verso il centro rivelatore ed il viaggio a ritroso dal quale usciremo diversi e purificati. Il centro del labirinto è dove i nostri antipodi si incontrano e si confrontano.

Recensione

A Tear Beyond - "Maze Of Antipodes" CoverDash into Maze“, la breve introduzione strumentale è suggestiva senza risultare pacchiana. Lavora molto di immagini suggerite dall’elettronica e dai rumori di scena. Pur essendo uno strumentale dispone delle sue liriche, “Il Labirinto dei Contrari“, concettuali e programmatiche all’album. Immaginatele, oppure leggetevele a voce alta, mentre scorre la traccia.
L’ansia che deriva dalla crescente consapevolezza di essersi persi in un labirinto .. di notte, esplode nella chitarra d’apertura di “Flies and Raven“.
Ma nessun sollievo per lo sfortunato viandante: la chitarra scocca minacciosa il tempo dell’incombere delle sinuose tastiere, che ronzeranno e volteggeranno intorno alle nostre orecchie. La voce di Claude Arcano ci chiede di scegliere se siamo Mosche o Corvi. Il mondo dei vivi appartiene alle prime, il mondo dei morti appartiene ai secondi, (come la mettete, siamo messi male!). Un incedere epico, ben strutturato e convinto, non lascia tregua, neanche nell’apparente calma di un intermezzo intriso di follia.
Con “Forgiveness” il gruppo ci informa che gli piacciono i Devil Doll, (ne avevamo il sospetto). Il buon arrangiamento dei “piccoli orchestrali dentro la tastiera” tinge di funerea tristezza questa power ballad in black.
The Human Zoo“. Un intro semiacustico e ingannevolmente quieto, ci introduce (letteralmente) “nel circo delle meravigliose visioni, nel regno della paura, dove emozionanti creature si appressano accanto a te“, le quali altro non sono che “errori della natura”, freaks. E come nell’omonimo film di Tod Browning, non sono per nulla difformi dal resto dell’umanità. Il grande zoo umano. Il brano, una volta entrati, cresce con un ritmo frastagliato e qualche eccesso trash, che però non riesce a guastare una composizione interessante che descrive, attraverso la metafora del circo (topos classicissimo dell’horror), la condizione umana. Il finale è affidato ad una toccante e breve partitura di pianoforte che lascia alla “mini orchestra” il compito di terminare in sfumata.
The Colors of Sky and Earth“. Un suono che può essere soltanto quello tipico prodotto dall’aria che esce dalla bocca di un cadavere che risorge da un sepolcro millenario, (vi sarà capitato qualche volta di ascoltarlo, no?), si immerge nella notte evocata dal violoncello di Maurizio Galvanelli (ospite) e dagli spettrali vocalizzi di Yuna (altra ospite). La necrofila love story cresce fino al dialogo tra Lui e Lei (sempre Yuna) in modo interessante, ma un poco goffo. Questa volta la “piccola orchestra” si muove pesante e invadente, il trash è un poco eccessivo e il finale è troppo brusco. Il brano dura 5 minuti e si ha l’impressione che abbiano concentrato (male) qualcosa che avrebbe avuto bisogno di più ampio respiro, anche se non necessariamente quello di una suite.
L’intro imbarazzante di “Behind The Curtains I’m Dyng” sfocia in un rock ben riffato e strutturato. Non in modo originale, ma almeno variegato. L’uso di tastiere, (non della piccola orchestra), non è sempre felice nella scelta dei parametri di suono. Il synth che accompagna le strofe è grazioso e mysteriosamente suggestivo. Nel resto del brano decisamente meno.
Nella conclusiva “Absinthe’s Dirge” – nenia funebre per l’assenzio – dedicata al loro vecchio tastierista, (se non abbiamo capito male), ritorna il circo con le atmosfere da vecchia (e terrificante) fiera di paese che accompagna il recitato in italiano di Paolo Maneschi, scandito dal tempo zompettante degli scricchiolii di una puntina su un vecchio vinile.
Il brano è indicato come bonus track. E ci chiediamo il perché: tutto l’album, bonus track compresa, dura poco più di 30 minuti.

A Tear Beyond, nella tradizione del rock oscuro e “gotico”, fa uso di grafica, effetti scenici e di costumi in tema. Tali apparati, se non abbinati ad una proposta musicale più che degna, rischiano di suscitare reazioni contrarie agli obiettivi e di far cadere nel ridicolo un progetto in misura di quanto si ammanta di tali effetti. E’ una soglia sottile e delicata quella che può permettere a dei musicisti mascherati di trasformare le propria guisa in potente effetto scenico oppure in un mezzo per rimanere in un prudente anonimato, dopo i fischi del pubblico.
La qualità della musica e della produzione di “Maze of Antipodes” superano la prova della soglia del ridicolo.
La voce di Claude Arcano in alcuni casi indubbiamente ricorda quella di Till Lindermann dei Rammstein, ma è più raffinata e duttile. I singoli musicisti sono asserviti al progetto più ampio, senza eccedere in indulgenze ed eccessivi protagonismi. Gli arrangiamenti sono molto efficaci nel creare la scena di sfondo ai testi in vividi paesaggi sonori. L’impianto “sinfonico”, come quello più rock di genere, suona calibrato e di gusto, senza eccedere troppo e, come succede alla musica migliore, alcuni brani acquistano spessore con ripetuti ascolti.

A Tear Beyond – “Maze of Antipodes”

Band: A Tear Beyond
Album: “Maze of Antipodes”
Release Date: 2015
Label: House Of Ashes Records

Track List

1-Dash into Maze. 2.21
2-Flies and Raven 4.57
3-Forgiveness 4.55
4-The Human Zoo 5.23
5-The Colors of The Sky and Earth 5.00
6-Behind The Curtains I’m Dying (Opium) 6.00
7-Absinthe’s Dirge 3.33

Line Up

CLAUDE ARCANO : vocals.
IAN VESPRO : guitars.
UNDESC GROTESQUE: guitars.
VENDRA : drums.
CANCE : bass.
PHIL : keybords and “little orchestra”.

Phil – special arrangiaments
Paolo Maneschi – “Absinthe’s Dirge” storyteller

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