Jethro Tull - Heavy Horses - Niccolò FornasiniRecensioni Recensioni Internazionali 

Recensione di Jethro Tull – “Heavy Horses New Shoes Edition”

Jethro Tull, “Heavy HorsesNew Shoes Edition – il cofanetto/libro che celebra i 40 anni dello storico album del 1978 è finalmente disponibile. Lo festeggiamo anche noi con questo dettagliato e competente Speciale ad opera di Jacopo Muneratti.

(“Heavy Horses” per il vostro umile redattore, risulta essere una strana bestia (o meglio, bestie, protagoniste indiscusse delle tracce dell’album). Non è tra i miei preferiti del periodo d’oro anche se ne riconosco l’assoluto lavoro artistico e produttivo. Le composizioni sono di alta e intricata perfezione formale al servizio di strutture apparentemente più semplici.
La stratificazione negli arrangiamenti (da sempre qualità distintiva dei Jethro Tull), complice anche molte aggiunte personali di Barre e di Palmer (come anche nel precedente album), rende i brani facili da ascoltare ma difficili da ricordare se non dopo numerosi e attenti ascolti, in ognuno dei quali si scoprono sempre nuove e insospettate sfumature. Provate a fischiettare una qualsiasi delle apparentemente fischiettabili melodie dell’album, vi accorgerete che non sono esattamente come appaiono.
Riconosciutogli questo, però alla fine, nessun brano dell’album, soprattutto la title track, che trovo eccessivamente lunga e un poco ruffiana (perdonatemi), mi ha mai particolarmente colpito, non più della media (nel caso dei Tull comunque di tutto rispetto) della loro produzione classica.

Pertanto, questa volta, lascio volentieri la parola al solo Jacopo Muneratti, a cui invece l’album risulta particolarmente caro, per motivi che leggerete tra poco.

In calce all’articolo troverete i link a tutti gli altri Speciali che Rock by Wild ha dedicato ai Jethro Tull.

La suggestiva foto di copertina a questo Speciale è ad opera di Niccolò Fornasini.

-DM-)

Introduzione

Siamo nel 1978. I gruppi che prima andavano per la maggiore adesso erano per lo più presi in giro e visti come dei dinosauri. I critici e il pubblico erano irritati e annoiati dall’oligarchia delle majors e dei loro pupilli e cominciavano a rifiutarli, preferendo le nuove band che stavano uscendo sul mercato, quasi tutte provenienti dalle classi sociali basse, autoprodotte, senza nessun vincolo dalle major, tutte determinate a rovesciare il monopolio musicale senza nessun tipo di finanziamento esterno (un tipo di approccio che, francamente, oggi potrebbe essere utile a salvare lo stato stantio della musica). Nel frattempo, i cosiddetti “dinosauri” sfornavano dischi come “Octave” (The Moody Blues), “Love Beach” (Emerson, Lake & Palmer), “Street-Legal” (Bob Dylan), “And Then There Were Three” (Genesis), “Tormato” (Yes), “Giant for a Day” (Gentle Giant) e “London Town” (Paul McCartney & Wings); a parte alcuni casi ovvi che non vale nemmeno la pena distinguere, generalmente non si tratta nemmeno di album disprezzabili in toto ma che di certo non rappresentano il meglio degli artisti che li hanno prodotti.

Jethro Tull - Heavy Horses New Shoes Edition - 2018L’album “Heavy Horses”

C’erano, però, delle eccezioni e tra queste, sicuramente, “Heavy Horses“, l’undicesimo (dodicesimo con “Living In The Past“) album in studio dei Jethro Tull, oggi comunemente visto come la seconda parte della trilogia folk composta da “Songs from The Wood” (febbraio 1977), “Heavy Horses” (aprile 1978) e “Stormwatch” (settembre 1979). Si tratta di tre lavori estremamente compatti che non cercano di cavalcare i movimenti musicali contemporanei ma che si prefiggono, più che altro, di proseguire la maturità artistica del gruppo; in questo modo, sono stati amati fin da subito dai fan e, con il tempo, la critica ha cominciato ad essere sempre più benevola verso di essi, tant’è che, oggi, non sono in pochi quelli che li considerano i dischi migliori del complesso. Solitamente cerco di esprimere giudizi obbiettivi sugli album di cui tratto, ma nel caso di “Heavy Horses” è solo relativamente possibile, dato che, oltre ad essere un disco dalla grande caratura artistica, ha troppo valore affettivo: uno dei miei primi ricordi d’infanzia è questo album in vinile che suona sul piatto del giradischi di mio zio, all’epoca il mio mentore musicale, reo di avermi fatto conoscere e amare artisti come Frank Zappa, Genesis, John Coltrane e, appunto, i Jethro Tull. Tuttavia, quando qualche anno più tardi ho esplorato il resto della discografia, mi sono reso conto di quanto comunque reggesse il confronto con gli altri loro splendidi album dello stesso periodo.

Come suggerisce il titolo stesso (i “cavalli pesanti” sono i cavalli che venivano usati per i lavori nei campi), liricamente l’album è a tema agreste, con molte allegorie e metafore verso gli animali, visti come gli eroi della società moderna, quindi in maniera del tutto dissimile da quella dei famosi Chateau D’Isaster Tapes (1972), nei quali erano, invece, rappresentati in modo molto Orwelliano. Musicalmente, il disco prosegue, migliorando a mio avviso, il cammino iniziato con il precedente “Songs from the Wood“, fondendo elementi tipicamente rock con sonorità folk, sempre però mantenendo uno stile tipico e coerente con il resto della discografia. Il risultato di questa unione sono brani come “And The Mouse Police Never Sleeps“, “Acres Wild“, “No Lullaby“, “Moths“, “Journeyman“, “Weathercock” e, soprattutto, “Rover” (che personalmente reputo una delle canzoni più belle mai scritte da chiunque), composizioni che si collocano molto in alto considerando tutta l’opera dei Jethro Tull. Ovviamente, sarebbe ingiusto non citare la poetica title-track, un lungo brano malinconico, dinamico e ricco di ottime armonie vocali; nel corso degli anni divenuto è un classico dal vivo e se ne possono vedere due belle versioni completamente diverse tra di loro nei video “Slipstream” (1981) e “Live At Avo Session Basel” (2008). Questo trionfo non è solo dovuto al genio compositivo di Ian Anderson o ai meravigliosi arrangiamenti orchestrali di David Palmer ma anche ad una line-up spettacolare, probabilmente la più compatta che il gruppo abbia mai avuto, che conteneva il fido Martin Barre alla chitarra elettrica, John Evans alle tastiere e la poderosa sezione ritmica formata da John Glascock al basso, purtroppo scomparso tragicamente per un difetto cardiaco nel novembre dell’anno successivo, e Barrie Barlow alla batteria, sicuramente il miglior batterista che i Jethro Tull abbiano mai avuto.

New Shoes Edition

Chi ha seguito questa serie di remix fino ad oggi, sa che Steven Wilson, solitamente, preferisce concentrarsi di più sulla pulizia dei suoni che sul riposizionamento degli strumenti nello spettro sonoro, in modo da poter creare nuovi mixaggi che suonino come versioni HD degli originali. Poiché il mixaggio originale di “Heavy Horses” suonava un po’ troppo compresso per la quantità di informazioni che conteneva, questa volta, il  musicista fonico si è preso più libertà. Comprensibilmente, alcuni fan potrebbero storcere la bocca: l’originale, per quanto imperfetto, aveva un suono particolare che qui viene parzialmente perduto. Tuttavia, questa nuova versione del disco presenta decisamente molta più chiarezza nei dettagli, soprattutto per quanto riguarda gli arrangiamenti vocali, e , personalmente, credo sia impossibile lamentarsi troppo a lungo. In ogni caso, Wilson è rimasto molto rispettoso del materiale originale, addirittura correggendo alcuni errori tecnici di cui nessuno era a conoscenza prima di quest’edizione del disco: un confronto tra i multitraccia e i Master del disco, infatti, ha rivelato che, per un errore di voltaggio nelle macchine usate per produrre i mixaggi originali, “Moths” e “Rover” erano risultate leggermente accelerate. Questa nuova edizione le riporta alla velocità originale: non così diversa da quanto siamo abituati ma abbastanza notevole da renderle molto più chiare e naturali. Da un punto di vista puramente tecnico, questo remix è uno dei migliori di questa serie di box e si colloca sullo stesso piano di “Stand Up” e “Minstrel in the Gallery“, due album nei quali, per motivi completamente diversi, Wilson aveva compiuto miracoli. Definire questo nuovo mix come la versione definitiva dell’album non è certo un atto blasfemo!

Jethro Tull - Heavy Horses 1978 - back coverThe Associated Recordings

Come al solito, oltre all’album, ci vengono presentate anche le “Associated Recordings“, ossia quei pezzi che, per un motivo o per l’altro, erano stati esclusi dal disco originale, trovando posto successivamente come lati B dei singoli, nelle varie antologie future o, non in pochi casi, rispolverati per la prima volta su questa serie. Due di queste, le conosciamo già: “Beltane” e “Living in These Hard Times“, entrambe in mixaggi di gran lunga superiori a quelli apparsi nel cofanetto “20 Years of Jethro Tull” e nei vari remaster come bonus tracks. Per il resto, siamo davvero fortunati perché i rimanenti 24 minuti dei 32 complessivi di materiale addizionale sono costituiti da cose tirate fuori dagli archivi per la prima volta, tra cui alcune versioni sconosciute di brani che verranno ufficializzati solo in seguito e quattro canzoni inedite. Due di queste possono essere considerate, a tutti gli effetti, come delle anteprime di “Stormwatch“. “Everything in Our Lives” musicalmente è una giga che ricorda molto “Kelpie” e la sezione centrale di “Flying Dutchman“, mentre il testo anticonsumista sembra gettare le basi per quello di “North Sea Oil“.

Horse-Hoeing Husbandry“, invece, è un caso più complesso, in quanto si tratta di un pezzo tanto bello quanto frustrante: evidentemente, la canzone è stata abbandonata in corso d’opera dato che termina in maniera molto brusca e che, fatta eccezione per un po’ di piano nella parte iniziale, sembrano mancare del tutto le tastiere. Così come ci è stata presentata, si tratta di una composizione divisibile in due parti ben definite: la prima, cantata da uno Ian Anderson in splendida forma, è molto cupa e con un tempo di marcia e sembra anticipare un po’ alcune sezioni di “Dark Ages“, ma anche la splendida “And Further On” che vedrà la luce su “A” (agosto 1980). La seconda sezione, invece, è una complicata e intricata sezione strumentale (che in alcune parti cita la “Shahrazād” del compositore russo Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov), non troppo dissimile nello spirito dalle sezioni centrali delle “Pibroch (Cap in Hand)” e “Velvet Green” di “Songs from the Wood“. Una piccola curiosità: noi superfan conoscevamo già il titolo di questo pezzo da anni perché era stato citato da David Rees nella fanzineA New Day” come un possibile candidato per l’inclusione nel cofanetto “20 Years of Jethro Tull” (1988); tuttavia, in molti si sono chiesti se non si trattasse di uno scherzo dato che “Horse-Hoeing Husbandry” è il titolo del libro scritto proprio da Jethro Tull, l’agronomo da cui il gruppo ha preso il nome, nel 1731. “Botanic Man“, invece, non era stata pensata per l’album ma come sigla di un programma omonimo dell’ambientalista David Bellamy e, in effetti, suona un po’ fuori posto insieme al resto del materiale, dato che si tratta principalmente di una ballata voce e piano (suonato da David Palmer) accompagnati dagli archi. Tuttavia, ascolti ripetuti rivelano una melodia di rara bellezza che ricorderà a molti parti dell’album “Minstrel in the Gallery” (settembre 1975). Il CD contiene anche una seconda versione strumentale di questo brano, eseguita con chitarra acustica ed elettrica, basso e flauto. Infine, nascosto al termine del CD dopo qualche minuto di silenzio, c’è un frammento di una canzone mai terminata intitolata “A Town in England“, filologicamente interessante ma musicalmente un po’ debole. Per quanto riguarda, invece, le “nuove” versioni delle canzoni che già conoscevamo: “Jack-A-Lynn” è una demo in versione acustica, voce e organo e si tratta di una versione molto calda e intimista del brano che i fan conoscono nella versione completata del 1981 (pubblicata però solo nel 1988 con il già citato cofanetto dei 20 anni), che fa bene intendere le potenzialità del pezzo, “Quatrain“, strumentale precedentemente conosciuto solo in versioni dal vivo, ci viene offerto finalmente anche in una incisione in studio contenente alcune parti precedentemente sconosciute (e alcuni momenti di frustrazione di Ian Anderson che non riesce ad eseguire correttamente una parte di mandolino) e, infine, “Living in These Hard Times” ci viene presentata anche in una seconda versione inizialmente programmata per finire su un EP di “Moths” rimasto poi nel cassetto e si tratta di un arrangiamento più evoluto e complesso di quello a cui eravamo abituati. Come si potrà notare, non tutto questo materiale è del tutto rifinito ma rimane comunque tutto affascinante e sarà sicuramente apprezzato moltissimo dai fan, anche perché le idee musicali di base contenute sono, come al solito, eccellenti.

Il Concerto “inedito”

Il secondo e il terzo disco contengono la registrazione completa dell’esibizione alla Festhalle di Berna il 28 Maggio 1978, uno dei concerti selezionati per il doppio album dal vivo “Bursting Out” (settembre 1978). Dei vari concerti che abbiamo avuto in questa serie (Stoccolma 1969, Carnegie Hall 1970, Parigi 1975, il frankenstein tra Boston e Landover 1977), questo è di sicuro il migliore come scaletta, performance e qualità audio e la cosa, pensandoci bene, non dovrebbe sorprendere del tutto: i Jethro Tull avevano specificamente registrato questa esibizione per una pubblicazione ufficiale, di conseguenza dando una particolare cura sia all’esecuzione dei pezzi e alla costruzione della scaletta che alle tecniche di registrazione; il concerto è stato, infatti, registrato in 24 piste, in modo da poter essere mixato meglio e da poter “correggere” in post produzione alcune sviste. A livello di performance, come dicevamo, si tratta di un ottimo concerto che vede i Jethro Tull al massimo del loro splendore; certo, ci sono un paio di errori qua e là e, forse, alcuni brani sono preferibili nella loro controparte ufficiale su “Bursting Out” ma questo aiuta ad apprezzare di più la performance come un evento unico più che un prodotto ufficiale e rende il tutto più caloroso. A parte i brani che per motivi di spazio sono stati tagliati dalla scaletta di “Bursting Out” (“Heavy Horses” e il medley tra “Living in the Past” e “Thick as a Brick” in coda a “A New Day Yesterday“), si possono notare altre differenze tra questa versione cruda e quella prodotta, a volte per via di alcuni ritocchi in post produzione, altre perché alcuni pezzi sono stati in seguito accorciati. Non voglio svelare in quali punti ciò accade, però: preferisco non guastare il piacere della sorpresa all’ascoltatore. Il mixaggio di Jakko Jakszyk è molto soddisfacente e nitido, anche se ad alcuni potrebbe sembrare più freddo, dato che il musicista/tecnico ha eliminato gli effetti di “ambiente” artificiali e ha abbassato di molto il suono del pubblico. Detto questo, il risultato ci fa sentire molto più vicini al palco ed è un buon promemoria di quanto la presentazione sonora possa cambiare dal multitraccia al prodotto finale. Stando a quanto dice il libro, le parti di concerto finite su “Bursting Out” sono frammenti dell’assolo di flauto, “Cross-Eyed Mary“, “Too Old To Rock’n’Roll; Too Young To Die“, “Aqualung“, “Locomotive Breath” e il medley finale con “The Dambusters March“, oltre alla famosa introduzione di Claude Nobs e alcuni commenti tra un brano e l’altro. Questa informazione, però, non può essere del tutto corretta: “Cross-Eyed Mary” è palesemente un’altra versione, come si può evincere dalle parti di batteria e di voce, diverse rispetto a quelle su album.

DVD e Video

Purtroppo, nemmeno questa volta posso fornire un commento sui mixaggi in surround contenuti nei DVD, dato che continuo a non avere un impianto funzionante. Sarà divertente quando riuscirò a mettere le mani su uno di quegli affari perché avrò tutta questa serie da ascoltare! Tuttavia, ci sono anche entrambi i mixaggi stereo dell’album in alta definizione e i videoclip di “Moths” e “Heavy Horses“, entrambi presentati in altissima qualità video, diversamente dalle mediocri copie che possedevamo fino ad oggi.

Jethro Tull - Heavy Horses BOX - fullNew Shoes Book

Ancora una volta, il libro è una vera e propria manna dal cielo per i fan, contenente la storia dettagliata del periodo dei Jethro Tull, raccontata come al solito dal grande Martin Webb, con interventi di Ian Anderson, Martin Barre e Dee Palmer. Finalmente abbiamo dettagli specifici sulle session, i tour, gli scenari dietro le quinte e, soprattutto, descrizioni specifiche di cosa hanno contribuito i vari membri del gruppo alla musica, un aspetto volutamente (e criminalmente!) ignorato per tutti questi anni. Oltre al solito eccellente commento di tutti i brani da parte di Anderson, il libro contiene anche le testimonianze di Maddy Prior (Steeleye Span) e Darryl Way (Curved Air), entrambi ospiti in alcune di queste registrazioni, riguardo al loro rapporto con il gruppo, un racconto di Tony Williams di quando durante il tour di ottobre e novembre ha sostituito John Glascock al basso quando quest’ultimo ha avuto problemi di tendinite (potete ascoltare e vedere Williams nel CD/DVD “Live at Madison Square Garden 1978” uscito nel 2009) e un racconto divertente, e a tratti commovente, del tecnico del suono Colin Legget, che lavorava alla Maison Rouge durante la produzione di questo album. Tra le altre innumerevoli cose interessanti, vale la pena citare anche la cronologia delle session di incisione del disco che, incredibilmente, riesce a farci salivare ancora di più dato che raccoglie informazioni anche sul materiale ancora esistente ma troppo incompleto per poter essere pubblicato ufficialmente. Tra questi, ci sono una nuova versione in studio di “Sweet Dream” (singolo originariamente pubblicato nel 1969), un embrione di “4 W.D. (Low Ratio)“, pezzo che poi finirà su “A” e una versione alternativa di “Horse-Hoeing Husbandry” che, stando a quanto dicono le note, contiene una lunga introduzione strumentale.

Parliamo un poco di noi

Scorrendo nelle pagine del libro, potete trovare anche il mio nome tra i ringraziamenti. Dato che si tratta di un evento più unico che raro e che non credo si ripeterà, vale la pena spiegare il motivo del mio credit. Verso l’inizio dello scorso novembre sono stato contattato dai miei amici e storici collaboratori di questi cofanetti Pat Kent e Charles Kenney: per la parte grafica di questo cofanetto, serviva uno scan del biglietto del concerto di Berna incluso nei CD 2 e 3. Ne avevano reperito uno in rete caricato da un italiano ma non avevano trovato modo di contattarlo e non avrebbero potuto usarlo senza il suo permesso esplicito, così mi avevano chiesto di fare qualche lavoro di ricerca. Non sono riuscito a contattarlo ma, in compenso, mi sono ricordato che il mitico Aldo “Wazza Kanazza” Pancotti, super fan e colonna portante del fan club Italiano dei Jethro Tull e di quello del Banco del Mutuo Soccorso, era presente al concerto e tempo fa ne aveva scritto un resoconto. Per fortuna, Wazza conservava ancora in condizioni perfette il suo biglietto originale ed è stato ben felice di mandarmene uno scan ed è esattamente quello che vedete nel menù del DVD 2, contenente il mixaggio in surround di tale magica serata. In questo modo, sia io che Aldo siamo riusciti a guadagnarci il nostro nome nell’olimpo Tulliano! Pur rischiando di cadere nell’autoreferenzialità, vi garantisco che vedere il proprio nome sulla ristampa di uno dei propri album preferiti di tutti i tempi è una soddisfazione non da poco!

In Conclusione e oltre …

Per tornare a questa serie di cofanetti, ancora una volta abbiamo davanti un prodotto fatto con estrema cura che si propone come versione definitiva e non delude di certo, offrendo tutto il materiale possibile in una presentazione fatta con estrema cura verso anche il minimo dettaglio. In effetti, il confronto tra le edizioni speciali dei dischi dei Jethro Tull e quelle di, ad esempio, gli Yes, i Marillion, Emerson, Lake & Palmer e i Roxy Music, tutte fatte con molta cura e anch’esse mixate da Steven Wilson, non regge il confronto, anche considerando che quelle dei nostri beniamini costano pure molto di meno. In effetti, l’unica lamentela che posso avere è che, nonostante questa New Shoes Edition di “Heavy Horses” sia uscita da poche settimane, attendo già impazientemente quella speciale di “Stormwatch“, fantasticando sul materiale che ci verrà presentato!

 

JETHRO TULL – “HEAVY HORSES NEW SHOES EDITION”

Artista/Band: Jethro Tull
Album: “Jethro Tull” New Shoes Edition
Data di Pubblicazione: aprile 1978 (Heavy Horses), marzo 2018 (New Shoes Edition).
Etichetta: Chrysalis e Parlophone Records

Tracklist – “Heavy Horses New Shoes Edition”

CD1 [A Steven Wilson Stereo Remix]

  1. …And The Mouse Police Never Sleeps
  2. Acres Wild
  3. No Lullaby
  4. Moths
  5. Journeyman
  6. Rover
  7. One Brown Mouse
  8. Heavy Horses
  9. Weathercock

Associated Recordings

  1. Living In These Hard Times (Version Two)*
  2. Everything In Our Lives*
  3. Jack A Lynn* (early version)
  4. Quatrain* (studio version)
  5. Horse-Hoeing Husbandry*
  6. Beltane
  7. Botanic Man*
  8. Living In These Hard Times (Version One)
  9. Botanic Man Theme*

* Previously unreleased material

CD2 [Live In Concert In Berne, Switzerland, May 1978 – Part One]

A Jacko Jakszyk stereo remix

  1. Opening Music (Quartet)
  2. Introduction by Claude Nobs
  3. No Lullaby
  4. Sweet Dream
  5. Skating Away On The Thin Ice Of The New Day
  6. Jack In The Green
  7. One Brown Mouse
  8. Heavy Horses
  9. A New Day Yesterday
  10. Flute Solo Improvisation / God Rest Ye Merry Gentlemen / Bouree
  11. Living In The Past / A New Day Yesterday (reprise)
  12. Songs From The Wood

CD3 [Live In Concert In Berne, Switzerland, May 1978 – Part Two]

  1. Thick As A Brick
  2. Hunting Girl
  3. Too Old To Rock ‘n’ Roll
  4. Conundrum
  5. Minstrel In The Gallery
  6. Cross Eyed Mary
  7. Quatrain
  8. Aqualung
  9. Locomotive Breath
  10. Dambusters March / Aqualung (reprise)

DVD 1 [Audio/Video]

Heavy Horses full album plus the additional:

  • Living In These Hard Times (versions 1 & 2)
  • Everything In Our Lives
  • Jack-A-Lynn
  • Horse-Hoeing Husbandry
  • Beltane
  • Botanic Man & Botanic Man
  • Quatrain (stereo only)
  • Mixed 5.1 DTS & DD surround sound and 96/24 LPCM stereo.

DVD 2 [Audio]

Jethro Tull recorded live to 24 track at The Festhalle, Berne, Switzerland by The Maison Rouge Mobile mixed to 5.1 DTS & DD surround sound and 48/24 LPCM stereo

Promotional video footage for the tracks Heavy Horses & Moths. and 2 period TV ads

Jethro Tull - Heavy Horses - back alternative - 2018

 

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