Live Report Internazionali 

Red Fang + Doomraisers @ Traffic – 29 07 2014

E sempre noi, sempre al Traffic, sempre rock ‘n roll! È un Alfredo fresco quello che leggiamo in questo luglio così pazzerello!

Quando entriamo, ad accoglierci sul palco ci sono i Doomraisers, un nome, un programma… BUOOOOOOONGIORNO VIETNAM!
L’Intro è psichedelia: tastiere, interrotte purtroppo dall’accordatura degli strumenti; e poi, una chitarra, un semplice motivo. Batteria, potente, pesante.. il motivo si muove su questo gravoso intreccio, supportato ora da tutta la band, dritto come un furgone nella notte. E quando smette lascia il posto al main riff della canzone, base della linea vocale del tastierista/cantante. Scenici i movimenti del bassista, quasi posseduto da questo ritmo così cadenzato e solenne, si contorce, come se la musica si stesse insinuando in lui. Non c’è molta gente stasera, ma forse molti arriveranno giusto in tempo per gli headliner. Il brano evolve, dopo un breve frammento di doppia cassa l’armonia si muove, varia verso un’altra progressione. Le tastiere spiccano quanto basta da essere percepite, il loro ruolo (almeno in queste prime battute) è di tappeto, collante dei gravi suoni di chitarra. La presenza della band è semplice, ma tutt’altro che scarna, la loro solennità lascia il segno! Simpatico l’uso delle tastiere per effetti che colorano inaspettatamente il brano, qui e lì, così come è singolare che sia il tastierista la prima voce. Il pezzo chiude così com’è iniziato, con questa cantilena malefica di chitarra e il tappeto di tastiere. Il pubblico esplode. Ecco che il cantante si libera delle catene a tasti e prende il controllo della scena, come frontman.
Nel secondo brano, leggermente più ritmato, la band conferma la presentazione del primo, imponenza allo stato puro. E verso la terza canzone le mie teorie sul pubblico si dimostrano (per fortuna) errate: il locale brulica di persone. Non siamo ancora al livello “Rio Mare” (stretti come sardine), ma è chiaro che la band ha saputo suscitare un certo interesse anche tra gli amanti del tavolino all’aperto. È questo il brano chiave, più veloce, ma al contempo duro come la pietra, la band qui sa veramente suscitare qualcosa nel pubblico che inizia forsennatamente a muoversi. Ed è così che prosegue la performance, al ritmo dei mastodontici Doomraiser, finchè la band non si congeda, lasciando un vuoto che verrà presto riempito dai Red Fang.

-passa parecchio tempo-

E con solo mezzora di ritardo entrano in scena gli attesissimi e acclamatissimi headliner!
Red Fang ed il pubblico esplode.

Sulle note di un riff indimenticabile inizia la performance che tutti stanno aspettando. La carica è notevole, l’esecuzione, neanche a dirlo, una bomba. Tirano dritti, senza presentazioni. Esplosivi è minimizzare, direi! Soprattutto, l’afflusso di gente è stato esponenziale, il sopracitato livello “Rio Mare” è stato più che raggiunto, manco la pioggia ha fermato i fan accorsi stasera al Traffic. “Grazie Roma”, dice il bassista a fine canzone. E sono le note di The Shadows ad infiammare la folla, già solo dall’inizio. Quindi per Bryan Giles, voce del gruppo, arriva il momento di chiacchierare un po’ col pubblico, come una buona scaletta prevede.
Il concerto riprende, dritto, stoner, cattivo. C’è chi urla, chi si sbatte, parte un coro dal pubblico al grido di “Vaffanculo! Vaffanculo!”. Non ho capito bene il perché, ma forse solo perché la carica di questa band sa tirare fuori dai presenti l’ultrà che dorme in ognuno di loro.

E ora, cronaca nera: data la cappa fumogena all’interno, esco fuori a prendere una boccata d’aria, e subito viene giù il diluvio, a luglio. Ma è logico! Tranquilli Red Fang, ci pensa il meteo a portarvi dentro tutti!

La band si dimostra carica ed esplosiva, come detto, ma al contempo non manca di tecnica, timing, originalità e una buona dose di presenza scenica, anche se per me, questo concerto, lo stanno facendo gli spettatori. Impagabili.

La scaletta è un vero treno che avanza a folle velocità, con qualche attimo più cadenzato e qualche esplosione qui e lì. Sotto il palco si è scatenato un pogo degno di nota: ci sono persone che volano. Inutile dire che tutti cantano i ritornelli più orecchiabili, ma qualche fedele azzarda tutto il brano, qualcuno tutta la scaletta.

L’alternanza delle due voci si fa sentire, è una ottima trovata: la voce di Aaron Beam, bassista della band, è pulita, ma potente, decisa, il perfetto contraltare alla voce sporca e roca di David Sullivan, alla chitarra; un simbolico duo specchio dell’animo di molti di noi.

E verso la fine della scaletta, mentre i due cantanti si ristorano tra acqua e asciugami, è il secondo chitarrista a tenere impegnato il pubblico con la chiusura del brano, che si trasforma poi nell’inizio del successivo, travolgente e diabolico.
E finito questo, se ne vanno da dove sono entrati, zuppi di sudore e accompagnati da un simpatico coro anticlericale.
Che sia stato proprio questo ad averli richiamati sul palco? Forse per compassione verso di noi, sofferenti accaldati, gettano acqua sul pubblico, e ancora con gli asciugamani al collo presentano i bis, che iniziano subito. Belli, potenti, carichi! È il secondo cantante (il chitarrista) ad aprire le danze con la sua voce graffiante in No Hope, mentre per Prehistoric Dog sembra che il basso si sia trasformato in un contrabbasso, almeno dal suono.

Chiudono in bellezza gli amici Red Fang… e noi torniamo a sentire il fresco di Roma che ha appena fatto il bagno, felici come non mai di respirare di nuovo.

Non fosse stato per il caldo, e la conseguente cappa, sarebbe stato il concerto perfetto!

A presto readers!
Rock ‘n’ roll!

Set List:

Dirt Wizard
Number Thirteen
The Shadows
Sharks
Whales and Leeches
DOEN
Throw Up
Malverde
Crows in Swine
Blood Like Cream
1516
Into The Eye
Wires

Encore:
No Hope
Prehistoric Dog

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