Rush - 2112 - Back Album Cover - CutRecensioni Recensioni Internazionali 

Recensione di Rush – “2112” retrospettiva

I Rush con “2112” realizzano nel 1976 il loro quarto album (terzo con il professore), “il primo album dei Rush che suona come un album dei Rush” come lo definisce Alex Lifeson, compie 40 anni, essendo uscito esattamente ad aprile del 1976. Noi vogliamo ricordarlo con questa retrospettiva.

2112” rappresenta il punto di svolta per la carriera dei Rush, i quali si stavano ancora leccando le ferite per l’insuccesso (annunciato) del precedente album “Caress of Steel“. L’inesperienza in studio e artistica li aveva fatti esagerare, apparendo indulgenti e inconcludenti. Ma a posteriori si può serenamente definire l’album di “Fountain of Lamneth” come il tipico prodotto di transizione, necessario per crescere. Alcune volte la transizione produce buona musica, altre volte musica meno buona. Il sempre valido adagio che si impara dall’esperienza e l’esperienza si apprende sbagliando, spinge i Rush a rimanere sulla stessa strada ma questa volta smussando gli errori e dando il contentino all’etichetta discografica con brani più “tradizionali”.
L’album “2112” è strutturato seguendo uno standard consolidato del cosiddetto progressive, con un lato occupato dall’unica suite e l’altro lato da canzoni. Questa volta però, a differenza di “Caress of Steel“, la suite viene messa nel lato A e le canzoni stand alone, alcune decisamente marginali, anche se non prive di interesse e fascino, relegate al lato B. Una sorta di bonus track, all’epoca del vinile, a ciò che i Rush consideravano giustamente più importante e rappresentativo della loro voglia di non scendere a troppi compromessi e fare la musica che gli piaceva.

Le influenze musicali dei tre canadesi, fin da ragazzini, sono sempre state soprattutto attinte da oltre oceano, il british blues di John Mayall, CreamWho, Led Zeppelin e il progressive di Yes, Genesis e King Crimson… e i Jethro Tull nel mezzo. Tutte queste influenze si sintetizzeranno in quello che con uno slogan giornalistico viene definito “Gli YES suonati dai Led Zeppelin” e che sarà il sound che porterà i Rush al successo internazionale.
La suite “2112” arriva in un momento spartiacque, il 1976, e prendendo il meglio dai due filoni principali del british rock, l’hard rock blues ed il progressive, getta le basi per il futuro progressive metal (cosa che i Rush in realtà non sono mai stati). Non solo la suite innesta il suono duro nella struttura della tipica suite progressive, ma porta avanti e affina anche la tecnica, già timidamente preannunciata dai due album precedenti, di comporre musica motivata dal testo, come facevano già in modo mirabile i Van der Graaf Generator. La successiva suite spaziale, “Cygnus X1” parte 1 e 2, segnerà il trionfo di questa tecnica per il trio canadese.

 

Lato A

La struttura di “2112” è da suite “classica”, ossia divisa in movimenti distinti e con pause tra le parti.
Questa struttura è dovuta al concept: un racconto di fantascienza diviso in 7 paragrafi. L’autore dei testi è ovviamente Neil Peart ed è il sogno di ogni fan di fantascienza che fortuitamente suoni anche in un gruppo rock e che vuole e può unire le due cose.

I. “Overture”– 4:33 (0:00 – 4:33)
II. “The Temples of Syrinx” – 2:12 (4:33 – 6:45)
III. “Discovery” (music: Lifeson) – 3:29 (6:45 – 10:14)
IV. “Presentation” (music: Lifeson) – 3:42 (10:14 – 13:56)
V. “Oracle: The Dream” – 2:00 (13:56 – 15:56)
VI. “Soliloquy” – 2:21 (15:56 – 18:17)
VII. “Grand Finale” – 2:17 (18:17 – 20:34)”

1 aprile 1976 - esce "2112" dei RushLa storia che Neil Peart sviluppa, descritta nel testo cantato e dalle note di copertina “fuori musica”, tratta di una dittatura oppressiva, la Federazione Solare, il cui simbolo è la stella rossa che simboleggia la mentalità collettivista e che si può vedere nella copertina di Hugh Syme, mentre lo “starman” rappresenta il protagonista della storia. La Federazione Solare controlla, attraverso una casta di preti, ogni aspetto della vita delle persone. Come vestirsi, cosa mangiare, cosa ascoltare, cosa leggere, cosa pensare ecc.

E’ una storia di civiltà post atomiche, di una tirannia oppressiva mascherata da teocrazia illuminata che a sua volta maschera un supercomputer che tutto vede e tutto controlla, ma anche di battaglie spaziali, di mondi in conflitto, di aspirazioni cosmiche e di vita semplice… c’è insomma tutto quello che può piacere ad un appassionato di SF, da quella più sociologica a quella più hard, con astronavi e imperi galattici.

I riferimenti letterari da cui attinge Peart vanno principalmente alla tanto da lui amata, Ayn Rand (omaggiata nelle note di copertina), in particolare al suo romanzo di fantascienza sociologica e distopica del 1938 “Antifona” (Anthem, che è anche titolo e ispirazione della traccia di apertura dell’album “Fly by Night“), e prendendo anche ispirazione dal meglio della fantascienza sociologica anglamericana che all’epoca andava per la maggiore, Samuel R. Delany, Phillip K. Dick, ma con un tocco della space opera matura di Poul Anderson e di Gene Roddenberry (Star Trek).
Altri rimandi vanno ovviamente e indirettamente ad altre opere letterarie sul tema delle distopie totalitarie, come “Brave New World” (1932) di Aldous Huxley, al “1984” (1948) di George Orwell, fino al primo lungometraggio di George Lucas del 1971 “THX 1138“, ma un’altro lavoro che può aver influenzato Neil Peart, soprattutto riguardo alla teocrazia tecnologica, potrebbe derivare dal secondo romanzo di Fritz Leiber “Gather Darkness” del 1943. Non ho conoscenza se Neil Peart abbia letto questo specifico romanzo, ma sicuramente ne conosce l’autore: il titolo dell’album del 1991 dei Rush, “Roll The Bones” è preso da un racconto quasi omonimo di Leiber del 1967, “Gonna Roll The Bones“.

Tanto materiale potrebbe occupare un intero romanzo nelle mani di uno scrittore capace. Qui viene compresso in meno di mezz’ora potendo la musica suscitare in modo più succinto, ma diretto, le emozioni ed i concetti che si vogliono comunicare.

La musica della suite è rock “duro e puro” che ha ben poco degli orpelli tastieristi di molto progressive britannico e Alex Lifeson domina incontrastato facendoci sopportare nei momenti più sostenuti la voce di Geddy Lee, che qui, pur ancora in fase “tacchino urlante”, riesce ad adeguarsi molto bene ai differenti climax della storia – sia quando è potente sia quando è quieta – in modo semplice e diretto nel comunicare quello che vuole, dimostrando una raffinatezza espressiva che spesso, pensando all’epoca, tendiamo a sottovalutare. Lo stesso vale per i temi musicali utilizzati: non abbiamo la complessità degli arrangiamenti e i cambi di tempo nevrotici tipici del prog (old o new) e il risultato è quello di farci apparire la suite più scorrevole e breve di quello che è in realtà con i suoi 20′ e 34” di durata.

1-Overture

Con l’intro spaziale ad opera di Hugh Syme inizia la parte più famosa della suite. Viene composta dai Rush pensando agli Who e con un tocco di Čajkovskij, usa una tecnica musical narrativa che verrà usata anche in “Cygnus X1” parti 1 e 2: l’overture è più che altro un sommario dei temi musicali (e narrativi) che troveremo nei paragrafi che seguono. Viene narrata da un personaggio osservatore che si firma Anonimo 2112.

Nel 2062 termina un vasto conflitto galattico senza vinti né vincitori. Dalle macerie di questa civiltà distrutta sorge la Federazione Solare. I popoli unificati sotto la “stella rossa” della Federazione vivono in pace, ma è una pace stagnante sotto l’oppressione dei Preti del Tempio di Syrinx. Siringa nella mitologia greca è una ninfa legata alla castità.

L’unica frase cantata in questa prima parte, “e gli umili erediteranno la Terra” presa dal Nuovo Testamento, in questo contesto è molto ironica.

2-Il Tempio di Syrinx

Le massicce pareti grigie dei Templi salgono dal cuore di ogni Città della Federazione. Sono sempre stato affascinato dal pensare che ogni singola sfaccettatura di ogni vita è regolata e diretta da li dentro! I nostri libri, la nostra musica, il nostro lavoro e il gioco sono tutti curati dalla saggezza benevola dei preti …

Siamo nel 2112. A parlare è un abitante della Desolazione di Megadon. Un contadino tra tanti, perfettamente integrato nel pensiero del sistema sociale imposto dai Preti che con il loro computer/dio, controllano tutto.

3-Scoperta

Dietro la mia amata cascata, nella piccola sala nascosta sotto la grotta, l’ho trovata. Ho spazzolato via la polvere degli anni, e l’ho raccolta, tenendola con riverenza nelle mie mani. Non avevo idea di quello che poteva essere, ma era bella…

Ho imparato a mettere le dita su tutti i fili, e a girare le chiavi per rendere il suono in modo diverso. Come ho colpito i fili con l’altra mano, ho prodotto i miei primi suoni armoniosi, e presto la mia musica! Quanto diversa potrebbe essere dalla musica dei Templi! Non vedo l’ora di dirlo ai sacerdoti!…

Il nostro protagonista, il contadino tra i tanti socialmente integrato, un giorno scopre nei recessi di una grotta un antico manufatto, risalente ad epoche pre federazione. Una chitarra. Passa del tempo ad accordarla e capisce che può crearci musica propria, non imposta da altri.
(Alex Lifeson in questo è squisitamente eloquente, ascoltando i suoni della cascata e gli echi nella grotta della chitarra che viene accordata, sembra di vedere tutto con gli occhi dell’immaginazione). Imparata a suonarla decide però, ingenuamente, di mostrare la scoperta ai Preti, convinto del loro apprezzamento a questa musica riscoperta.

4-Presentazione

Nel silenzio improvviso, come ho finito di suonare, mi fissava un cerchio di torvi, inespressivi volti. Padre Brown si alzò in piedi, e la sua voce annoiata echeggiò in tutta la silenziosa sala del tempio.

Invece della gioia riconoscente che mi aspettavo, erano parole di rifiuto! Invece di lode, il licenziamento imbronciato. Ho guardato in stato di shock e orrore come Padre Brown sotto i suoi piedi riduceva il mio prezioso strumento in schegge…

I preti ovviamente dimensionano le sue aspettative accusandolo di fargli perdere tempo con cose antiche e inutili e che la vita (quella imposta da loro) è già bella così. Gli distruggono lo strumento e lo scacciano.

E’ interessante notare che non si parla tanto di “minacce all’ordine costituito”, ma che la chitarra viene vista per quello che è: uno strumento che proviene da ere precedenti caratterizzate da conflitti tra i popoli che hanno portato alla distruzione della vecchia società. Conflitti totalmente annullati in questa nuova società sotto il totale controllo della Federazione. Una società egualitaria, senza conflitti ma stagnante.

Musicalmente è interessante il contrasto tra il Geddy Lee che interpreta il contadino ed il Geddy Lee che interpreta il prete. Le dinamiche musicali supportano bene il tutto.

5-Oracolo: il Sogno

Direi che è stato un sogno, ma anche ora sembra tutto così vivido per me. Vedo ancora chiaramente la mano dell’oracolo farmi un cenno mentre stava al vertice della scala…

Vedo ancora l’incredibile bellezza delle città scolpite e il puro spirito dell’uomo ha rivelato nella vita le opere di questo mondo. Sono stato sopraffatto sia da meraviglia e comprensione come ho visto un modo di vivere completamente diverso, un modo che era stato schiacciato dalla Federazione tempo fa. Ho visto ora come senza senso era diventata la vita, con la perdita di tutte queste cose…

Il protagonista se ne torna a casa triste e sconsolato. Si addormenta e, stimolato dalla musica, sogna di viaggiare negli spazi siderali ed entrare in contatto con la civiltà umana precedente alla sua, la quale, non estinta, nel frattempo si è diffusa nel resto del cosmo.

6-Soliloquio

Non ho lasciato questa grotta da giorni ormai, è diventato il mio ultimo rifugio nella mia disperazione totale. Ho solo la musica della cascata per confortare me ora. Io non posso più vivere sotto il controllo della Federazione, ma non c’è altro posto dove andare. La mia ultima speranza è che con la mia morte io possa passare nel mondo del mio sogno, e conoscere finalmente la pace.

Poi si sveglia e, scoprendo che era solo un sogno, entra in depressione e si suicida.

E qui, in un modo brusco e tragico, la storia potrebbe anche finire.

7- GRAN FINALE

Ma dopo la morte del protagonista, in modo improvviso e apparentemente slegato dal resto, la Federazione Solare viene attaccata e distrutta da un misterioso nemico che nella storia non viene mai nominato, ma che è facile immaginarsi la civiltà galattica incontrata dal protagonista nel suo sogno.
Nel finale originale del romanzo di Ayn Rand, il protagonista fugge dall’oppressione della società totalitaria realizzando la propria felicità individuale in coerenza con i valori individualisti (contro una società oppressiva) dell’autrice. La questione filosofica, tra le tante poste dal romanzo, è già sottesa nel concept dell’album e Neil Peart, ben conscio del mezzo attraverso il quale racconta questa storia, sceglie, giustamente, un finale che dal punto di vista musico-cinematografico è decisamente più scenografico.

L’ultima parte è priva di testo “fuori musica” come l’overture, ma la musica riesce molto bene a descrivere quello che succede. Sembra proprio di vedere la flotta che si schiera in formazione di battaglia per attaccare il pianeta.
La devastazione ed eliminazione della tirannide finisce con le perentorie e inquietanti frasi (ripetute 3 volte):

ATTENZIONE A TUTTI I PIANETI DELLA FEDERAZIONE SOLARE
ATTENZIONE A TUTTI I PIANETI DELLA FEDERAZIONE SOLARE
ATTENZIONE A TUTTI I PIANETI DELLA FEDERAZIONE SOLARE
ABBIAMO ASSUNTO IL CONTROLLO
ABBIAMO ASSUNTO IL CONTROLLO
ABBIAMO ASSUNTO IL CONTROLLO

Inizia una nuova era di pace, questa volta davvero illuminata oppure è l’inizio di una nuova oppressione? Neil Peart, in tempi più recenti, ha dichiarato che la storia finisce assolutamente in modo positivo.

I riferimenti alla Rand, con la sua filosofia individualista e la stella rossa di Hugh Syme in copertina, faranno piovere sui tre giovani perplessi canadesi le accuse di essere fascisti (siamo negli anni ’70), accuse che soprattutto per l’ebreo polacco, Gary Lee Weinrib, figlio di sopravvissuti all’olocausto, saranno, oltre che infondate, soprattutto offensive.

I Rush, figli di immigrati, prenderanno dalla Rand la filosofia del duro lavoro per raggiungere un obiettivo, nel quale si identificavano completamente. Per altri, come Robert Fripp, si è trattato di seguire “la quarta via” di Gurdjieff, andando ben oltre le semplici letture di un romanzo. Alcuni giornalisti e fan, non sanno proprio di cosa parlare!

All’uscita dell’album Star Wars era ancora una galassia lontana e in cantiere.
Ad un pubblico appassionato di affreschi galattici farciti di alieni e astronavi, i Rush offrono un prodotto che in quel momento era ancora quasi esclusivo appannaggio della fantascienza cartacea, disegnata o non disegnata, non avendo ancora, cinema e televisione, uguagliato la qualità che offrivano i libri e le riviste (e forse ancora non lo fanno).

Una commistione poco esplorata dagli artisti è quella tra musica e narrativa disegnata.

Rush - "2112" - Special Edition 2012

Nel 2012, in occasione dell’uscita della lussuosissima edizione in cofanetto di “2112“, non solo la suite, ma l’intero album è diventato un fumetto ad opera di Tom e Terri Hodges.
Ogni traccia ha la sua storia disegnata, la cui sceneggiatura segue passo, passo il testo di ogni singolo brano, diventando anche il testo del fumetto.

Leggerli mentre scorre la musica è un’esperienza molto divertente.

Lato B

Il secondo lato dell’album “2112” contiene 5 brani “normali” dei Rush.

Si apre con “A Passage to Bangkok“, dove Neil Peart, noto giramondo, nella sua caratteristica ironia, ci parla del turismo esotico verso terre ammantate di magia e antico sapere… e di droghe. Per chi conosce bene la versione di “Exit Stage… Left“, quella originale di “2112” potrà apparire più fiacca, ma il suono del naso che “tira su” compensa la voce acerba di Lee.
Il brano è un piccolo gioiellino di pop rock song, inattaccabile.

The Twilight Zone

C’è un quarto album dei Rush, oltre a quelli che i fan già conoscono; è senza limiti come l’infinito e senza tempo come l’eternità: è l’incisione discografica intermedia tra le carezze e gli addii, tra l’oscuro baratro dell’insuccesso e le vette luminose della gloria: è la regione dell’immaginazione e del talento, una regione che potrebbe trovarsi “Ai Confini della Realtà”.

Di nuovo fantascienza per i Rush, questa volta omaggiando una delle serie più importanti della storia della televisione: The Twilight Zone del geniale Rod Serling. “The Twilight Zone”  è l’ultimo brano realizzato nelle session dell’album e suo impròprio biglietto da visita come singolo promozionale. E’ un brano suggestivo con i suoi cambi di atmosfera e la cura nell’arrangiamento mostra la maturità compositiva raggiunta dal trio, senza venire troppo rovinato dal cantato.

Lessons

Brano dall’apertura spensierata e bucolica ad opera di Alex Lifeson il quale ne scrive eccezionalmente il testo, rivolto al passato e alle nostalgie, dopo tanto parlare di futuro.

Tears

In continuità con il brano precedente, si ricorda ancora il passato, con una rara (per i Rush) canzone d’amore.
Questa volta tocca a Geddy Lee scrivere finalmente qualcosa che poi canterà.
Lavoro minimale di Peart, quasi da batterista normale, lasciando spazio agli arpeggi sognanti di Lifeson e al mellotron di Hugh Syme.

Something for Nothing

Ancora arpeggi, la dominante di questo lato B, in apertura al brano conclusivo. “Something for Nothing” non è il migliore né il peggiore brano dei Rush, ma trova la sua dimensione più adatta nelle performance sul palco, come per “A Passate to Bangkok“.
Neil Peart torna a scrive i testi, dopo i due brani “concessi” ai sui soci, ma la musica è del solo bassista. Curiosamente il professore in questo brano si rivolge al futuro, stando nel presente. Siamo sicuri che anche il lato B, alla faccia del compromesso con i discografici, non sia un concept?

Rush – “2112”

Band: Rush
Album: “2112”
Data di Pubblicazione: 1° aprile 1976
Etichetta: Mercury (per il mercato internazionale)
Produzione: Terry Brown, Rush febbraio 1976 presso Toronto Sound Studios
Copertina: Hugh Syme

Tracklist – “2112”

Lato A

1 – 2112

I. “Overture”– 4:33 (0:00 – 4:33)
II. “The Temples of Syrinx” – 2:12 (4:33 – 6:45)
III. “Discovery” (music: Lifeson) – 3:29 (6:45 – 10:14)
IV. “Presentation” (music: Lifeson) – 3:42 (10:14 – 13:56)
V. “Oracle: The Dream” – 2:00 (13:56 – 15:56)
VI. “Soliloquy” – 2:21 (15:56 – 18:17)
VII. “Grand Finale” – 2:17 (18:17 – 20:34)”

Lato B

1 – A Passage To Bangkok
2 – The Twilight Zone
3 – Lessons
4 – Tears
5 – Something For Nothing

Line Up – “2112”

Geddy Lee: basso elettrico, voce.
Alex Lifeson: chitarra elettrica e acustica.
Neil Peart: batteria e percussioni

Hugh Syme: tastiere synth su “2112” e mellotron su “Tears

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