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Richard Benson tra classici e verdure @ Traffic – 04 12 2015

Richard Benson, il Grande Maestro, torna a suonare (per modo di dire) dopo tanto tempo sul palco del Traffic Live Club di Roma.

Ad accoglierlo ci sono 300 persone. Tutte compatte e decise a manifestargli il proprio affetto, sotto forma di ortaggi vari, yogurt, aglio, melanzane, farina (liscia e in pacchi), ed altri U.F.O. (oggetti volanti non identificati), pronti ad essere lanciati nei confronti del grande rocker di origine inglese (o almeno così sembra) e conduttore televisivo, che ormai da una vita ha eletto a sua patria la Città Eterna. E il popolo romano, che gli vuole bene, ricambia: creativi insulti e colorati epiteti, che avrebbero riempito d’orgoglio il petto del grande Sergente Hartman, risuonano nella sala del Traffic, in direzione del palco vuoto.
Gli animi si scaldano in attesa della trionfale entrata di Benson che però si fa attendere (forse vuole essere sicuro che il pubblico prenda bene la mira). Ed ecco che, finalmente, il suo incedere solenne sul palco viene incoronato dai lanci del pubblico, eseguiti con precisione militare dei suddetti oggetti.
Ad accompagnarlo c’è un percussionista ai bonghi che Benson presenta come un ex componente degli Asia (no, non è certo Carl Palmer), il quale, tra un brano e l’altro, riesce a scansare con acrobatica abilità tutta la materia organica e vegetale volante ed anzi, riesce anche a farla cadere intera dentro un sacco tenuto pronto per l’occasione (previdente il tipo: Se non ci pagano almeno la cena è assicurata).
Benson quando prova ad iniziare a suonare è ormai coperto da mondezza varia, ben incollata sulla sua vetusta epidermide dallo yogurt che ormai gli cola dappertutto.
Il suo show è ormai dimezzato. Non prova più a fare i suoi famigerati monologhi di tre ore, ma abbrevia. Cerca di richiamare l’attenzione del pubblico sulla musica, cominciando a suonare un brano conosciuto anche dalle nonne dei presenti, “Another Brick in The Wall” dei Pink Floyd, per poi passare al suo repertorio originale, “Vi Dovete Spaventare” e “I Nani“, entrambi tratti dalla sua ultima fatica discografica, l’album “L’Inferno dei Vivi“.
Ad un certo punto prova a parlare di Marylin Manson e questo non aiuta a calmare gli animi del movimentato pubblico, che anzi è ancora più fomentato e agguerrito. Esasperato, lancia il suo grido di guerra… BASTARDIIIIII!… riuscendo ad azzittire il pubblico per 10 preziosi secondi che usa per dichiarare che:

IL CONCERTO E’ FINITO! Non suono più… me ne vado… davvero…

Il pubblico applaude entusiasta alla notizia e si addolcisce anche un pochino (pochino), pensando che stia per cimentarsi in una cover di MINA. Ma il Maestro ne approfitta per suonare una versione parodia (della parodia) de “I Nani“, per poi accomiatarsi col mantra di “Coglione“, ben appoggiato (e ricambiato) dal coro del pubblico.

Che possiamo dire? Richard Benson è un uomo finito? Forse lo è già da almeno 20 anni. Qualcuno pensa che addirittura sia scoppiato già negli anni ’70.
Il “concerto” è durato solo 40 minuti, ma valgono per intensità ed… ehm… interplay con il pubblico (in questo un vero Maestro), quanto qualunque concerto di 3 ore dei Rush.
A proposito, ricordiamoci che fu lui, il primo, nel suo programma TV, L’Ottava Nota, a presentare in Italia la band di “The Spirit of Radio“. Un primato che gli riconosciamo con affetto e simpatia.
Vai, Richard Benson, non sei più quello di una volta, ma rimarrai sempre un Maestro.

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