Enslaved - Roadburn Live - Album CoverNews 

Enslaved: il live album “Roadburn Live” in uscita il 22 Aprile 2017

Roadburn Live” è il primo live album della band norvegese Enslaved in uscita tramite Roadburn Records and By Norse Music il 22 aprile prossimo. L’album è stato mixato da Iver Sandøy presso i Solslottet Studio e masterizzato da Jens Bogren (Kreator, Opeth e Sepultura) nei Fascination Studios. Questa è anche l’ultima album della band con il tastierista/cantante Herbrand Larsen.

Questa è la tracklist di “Roadburn Live”:

01. Building With Fire
02. Death In The Eyes Of Dawn
03. In Times
04. Daylight
05. Convoys To Nothingness
06. As Fire Swept Clean The Earth
07. Isa
08. Immigrant Song * (Cover dei Led Zeppelin)

Gli Enslaved si formano nel maggio 1991 ad opera di Ivar Bjørnson e Grutle Kjellson, all’età rispettivamente di 13 e 17 anni. Entrambi arrivano dall’esperienza nel gruppo death metal Phobia, abbandonato alla ricerca di nuove fonti di ispirazione ed espressione. Gli Enslaved aggiungono al sound black metal norvegese strumenti inusuali per il genere. Nonostante la band ora canti in inglese, le loro prime canzoni erano cantate in islandese o in norreno antico, e una canzone del primo album era cantata in norvegese antico. La maggior parte dei testi sono collegati alla mitologia norrena. Il nome del gruppo si ispira al titolo di una canzone demo degli Immortal, “Enslaved in Rot“. Il primo vero album, “Frost“, è una pietra miliare nel panorama black e viking metal norvegese. A livello musicale il disco è crudo, freddo, spietato, con però componenti epiche, primitive, poetiche, che creano un fedele affresco delle regioni più remote della loro terra, senza virtuosismi né tecnicismi, senza grandi produzioni. Sulla stessa stregua anche altri gruppi, come i Borknagar con l’omonimo primo album, gli Ulver con “Bergtatt” e “Nattens Madrigal“, gli In the Woods… con “Heart of the Ages“.
L’album “Eld” ha segnato l’inizio di uno stile più progressivo, con testi in norvegese che narrano di gesta vichinghe e mitologia scandinava.
Fedeli ed orgogliosi delle loro radici vichinghe, i membri della band rinunciano al classico nome da battaglia tipico dei gruppi black metal per adottare cognomi islandesi (con il suffisso “son“) come gli antichi vichinghi, rifiutando il suffisso “sen“, molto diffuso in Norvegia, importato dai colonizzatori danesi.
Il successivo album “Blodhemn” vede il gruppo rafforzare la propria formazione con l’arrivo del secondo chitarrista Roy Kronheim e soprattutto del batterista Dirge Rep proveniente dai conterranei Gehenna. Il suono si irrobustisce ulteriormente, anche grazie ad una più curata produzione sonora. I successivi album vedranno il gruppo avventurarsi verso lidi sempre più sperimentali, arricchendo il classico granitico sound con atmosfere tipicamente prog rock anni settanta, specialmente a partire da “Mardraum” del 2000.

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