Live Report Internazionali 

Saint Vitus: la mano pesante del doom @ Init – 19 10 2014

Serata di altissimo livello quella che si è tenuta all’INIT di Roma e che ha visto esibirsi gli Orange Goblin e i Saint Vitus sullo stesso palco, in particolare questi ultimi per il loro primo show nella capitale.
Il pubblico delle grandi occasioni c’è ed è piuttosto eterogeneo. Nuove e vecchie leve unite sotto un unica bandiera DOOM ON!!! I cancelli si aprono alle 21 e molti musicisti del panorama romano son presenti per questo live, noi di Rome by Wild guadagnamo velocemente la prima fila e nell’attesa scambiamo quattro chiacchiere con i presenti, molti dei quali son li per la band d’apertura come Peppe “The Wild Joey” che l’ha definita più originale e meno monotona dei più blasonati americani, in tour per il 35° anniversario.

Alle 22.30 gli stoner metal britannici, gli Orange Goblin, formatisi a Londra nel 1995, rompono gli indugi  con il brano “Scorpionica” presente nell’album  “The Big Black” del 2000. La song infiamma il pubblico presente con il suo incedere heavy stoner, si prosegue poi con  “Acid Trial” e “Saruman’s Wish”. Tra un brano e l’altro il frontman Ben Ward ringrazia i presenti con timide parole in italiano.
Lo show procede con il pubblico che si scatena cantando i brani proposti e dando sfogo, strapazzati  dal sound corposo e incisivo che viene dal palco, ad un “pogo” che coinvolge le prime file. Il combo propone brani come “Heavy Lies the Crown”, “Blue Snow” e “Into the Arms of Morpheus”. Tra brani nuovi, presenti nella loro ottava ed ultima fatica da studio “Back from the Abyss”, e brani vecchi, si arriva a “The Fog”, anticipato da una simpatica messa in scena tra il cantante, che si finge uno zombie, e il chitarrista, vittima designata, che viene attaccato da Ben Ward in modalità zombie. Il brano è ispirato dai classici dell’horror italiano di Fulci e Argento, non che (visto il titolo) ovviamente dal film del 1980 diretto da John Carpenter. Chiudono il loro live con “Quincy the Pigboy” e “Red Tide Rising”. Che dire…dodici brani, tanto stoner doom ben miscelato con inserti più heavy di ottimo livello, grande show, una miscela davvero esplosiva!!!

Dopo un non troppo veloce cambio palco è la volta dei Saint Vitus, uno dei gruppi cardine della scena doom metal mondiale, capaci negli anni ’80 di proseguire il discorso stilistico iniziato nel decennio precedente dai Black Sabbath. Come già detto è il loro primo live qui a Roma e molti, me compreso, son curiosissimi di vederli in azione.
Due sono i membri storici della band, in carica dal ‘78 ad oggi: Dave Chandler, chitarrista solista della band, e Mark Adams, bassista del gruppo. Il cantante Scott “Wino” Weinrich che ha militato in altre band quali Spirit Caravan, The Hidden Hand, Place of Skulls e The Obsessed è entrato nella band nel ‘87 ed ha contribuito al maggior successo dei Saint Vitus. Il batterista Henry Vasquez è invece di recente acquisizione.
Il carismatico chitarrista, coadiuvato da un ottimo Scott alla voce e l’ottima sezione ritmica basso/batteria, danno vita ad uno show unico davvero portando sul palco dell’ottimo doom metal vecchio stampo con brani down tempo magistralmente suonati, alternati a brani dai BPM più elevati. Il singer più volte si avvicina con fare stralunato quasi stesse facendo un viaggio davanti alle casse Marshall del buon Dave: occhi sgranati, persi nel vuoto, mani appoggiate all’ampli e orecchio teso a sentire il suono decisamente so 70’s uscire dalle casse, quasi con l‘aria stupita di chi si meraviglia del suono che sente, il tutto sotto le martellate davvero devastanti del batterista e l’incedere deciso del bassista.
Il viaggio musicale parte con “Living Backwards” per approdare poi alla più famosa e celebre “I Bleed Black”. Purtroppo il live procede velocissimo tra brani quali “Let Them Fall”, “The Troll”, “White Stallions”, “The War Starter”, fino a giungere al brano finale che chiude questo straordinario live: “Born Too Late”.
35 anni di carriera e hanno ancora molto da insegnare alle giovani (e meno giovani) band che dovrebbero stare taccuino alla mano per prendere appunti sotto al palco. I Saint Vitus riescono ad infiammare tutto il pubblico con il loro incedere lento ed inesorabile, dalle sonorità rigorosamente anni 70 – anche chi all’inizio del live era un po’ scettico. I 13 brani che ci hanno regalato non hanno placato la voglia di doom del pubblico, ma anche se avessero suonato molto di più, sono sicuro che i presenti non ne avrebbero avuto ugualmente abbastanza.

Un grazie a tutti i partecipanti, numerosi come dovrebbe essere per ogni concerto, all’organizzazione e al locale che ospita queste manifestazioni. Infine, per ultimi, ma non ultime, le band che ci hanno regalato più di 2 ore di musica con la M maiuscola…. DOOM ON !!

[quote_simple]Galleria Fotografica a cura di Alessia Mancini
Per le foto in alta risoluzione: info@romebywild.it
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